ott
13
De Linea Mentis
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Esiste dentro le nostre teste una specie di confine: un confine fatto di barriere morali che neanche l’immaginazione osa passare. C’è una paura recondita di cancellare una sorta di linea, tracciata di polvere sottile, che ti separa dalla parte più feroce di te, una parte che non conosce pena e ignora il significato della pietà.
Stavo guardando un documentario in TV, su uno dei vari serial killer che hanno fatto la storia della criminologia: il mostro di Milwakee. Mi chiedevo in cosa fosse diversa la testa di un pluriomicida, di un cannibale, di un seviziatore, dalla testa delle persone “normali” perchè in posizione di maggioranza, in che cosa fosse diversa dalla mia testa.
Io penso a quella linea: una linea mentale da cui traggo divertimento nel passarla. Certo, divertimento.
Hai una qualche persona che non ti suscita simpatie? O meglio ti ispira odio? Uccidila, nella tua testa, col metodo che ti da più soddisfazione. La mia maestra delle elementari, una persona che mi ha rubato una cosa, una qualità: quante volte l’ho uccisa, nella mia mente. Mi sono raffinato ogni volta, diventato più cruento, immaginato il momento in cui si perde conoscenza del tempo e della causalità, in cui si tocca la Monade Oscura, la quint’essenza della fine della ragione, e la si rende libera di aggredire il mondo che ti aggredisce.
E alla fine uno trova l’apoteosi: la cruenza diventa arte, emblema immortale della potenza umana. E allora immagino di inchiodare al muro quella vecchina, di sventrarla, sgozzarla, aprirle il costato, trafiggerle e strapparle il cuore, bruciarne a vivo le carni. E alla fine dopo la morte resta un’arte: la mia arte, estrema. Il ritratto della vita nel fulgore della sua fine.
Ammiro il mio creato, lo fotografo come se l’avessi vissuto e lo tengo da parte in qualche circuito sinaptico, a mia imperitura memoria, il Me che glorifica il Sè. Varcata quella linea mentis fatta di tabù, di moralità, ti si apre la strada infinita verso la libertà assoluta: la tua Onnipotenza.
Ma è una linea mentis: se sei di visioni abbastanza ampie puoi abilitarti a superarla e alla fine addirittura divertirti a sentirne lo schianto quando la superi, puoi ridurre il viaggio oltre il suo confine ad una semplice fantasticheria.
Ma devi essere stabile di testa: la linea mentis è una difesa. Se la superi ne fai volontariamente a meno, diventi vulnerabile. L’Ira si amplifica nella mancanza di questa linea, puoi quasi controllarla e gonfiarla a tuo piacimento. Quasi. Perchè l’Ira vera non la controlli, controlli solo l’illusione della stessa che ti procuri andando per il sentiero oltre quella riga.
C’è chi varca la linea, credo, e trova scenari diversi dal mio: penso sia realistico pensare che oltre la linea potrei trovare dei Dittatori, dei Sadici, dei Pervertiti, dei Santi, dei Martiri e ancora quant’altro non so, nelle persone che incontro tutti i giorni.
Io oltre la linea sono il Cinico.
Oltre le bestie sopite nelle persone c’è la Tangente del Vuoto. Quando passi la linea mentis ne senti lo schianto, riesci a diventare per qualche minuto un altro.
Guai ad assuefarsi: serve tempo e secondo me serve passare la linea migliaia di volte.
Ecco per me il serial killer: è un Assuefatto dal viaggio nella Monade Oscura, prigioniero della sua libertà assoluta, che trascende il mondo al di là della linea.
Non ha più una linea mentis, non è in grado di “drogarsi” delle sue sensazioni più forti.
E cerca una nuova linea che lo soddisfi: ma stavolta trova una linea dove il suo pensiero si sposa con l’agire e così esce dal mondo mentale ed entra nel mondo reale, quasi senza avvertire il cambiamento.
Ha trovato la Tangente del Vuoto.
Un passo oltre e sei nel vuoto della ragione: hai chiuso con questo mondo.
Non si parli di delirio di onnipotenza: questo è l’errore, secondo me. Nella psicologia classica ad ogni serial killer sono associati la componente sessuale (il piacere di uccidere) e un delirio di onnipotenza.
Io non mi esprimo sulla componente sessuale, anche se la considero un riflesso del delirio di Libertà. Dalla monarchia deriva la dittatura, dalla democrazia la demagogia, dalla fede ardente può derivare lo stesso Anticristo, come ne “Il nome della Rosa”: mi consento di affermare che dalla Libertà deriva quel delirio, detto “di Onnipotenza” dai più. Guardo invece alla linea mentis e alla sua estinzione: oltre la linea c’è la Libertà di distruggere i costrutti morali, i tabù, la dignità dell’essere umano. E’ oltre la linea che prende vita l’embrione di quella componente sessuale che si riflette nel momento in cui il Delirio di Libertà va oltre la linea corporis e diventa delitto, la potenza che diventa atto.
L’omicidio, la sevizia, lo stupro, il cannibalismo ed ogni altra nefandezza impronunciabile o inimmaginabile sono gli urli della Libertà degenerata.
Chi uccide è un uomo libero, più di quanto gli altri potranno mai esserlo. Diventa talmente libero che la sua Libertà lo incatena alla Responsabilità: l’omicida è schiavo della libertà.
Non ha morale, è vero: ha varcato tante volte la linea mentis da distruggerla.
Non ha pietà, è verissimo: la zona oltre la linea mentis non ne prevede.
Non è neanche “umano”, sacrosanto: ha passato la Tangente del Vuoto.
Fa paura che la Libertà possa portare alla distruzione, secondo questa visione? E perchè? C’è mai stato qualcosa che in eccesso non sia diventato faccia del mal di vivere e d’essere?
Lo è lo Zelo, che diventa Fanatismo, lo è la Fede che diventa Integralismo, lo è l’Ateismo che diventa Egocentrismo, lo è la Libertà che diventa Violenza, lo è la Ragione che diventa Follia, lo è la Solidarietà che diventa Ipocrisia.
Ecco, confesso: occultai una monade oscura per sottrarre alla fiera Ombra il pasto del Mondo. Contro chi ha causato, contro chi ha voluto, contro chi ha deciso, contro chi non ha impedito. Trascende l’esistenza, perchè nel vuoto è ora libera. Vendetta, erga omnes.
ott
12
La rivoluzione laica di Zapatero
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Quanti cristi inchiodati a una sedia o a un letto la gente scavalca, per inchinarsi a un cristo di legno. Quanti sacrifici dimenticati, per ricordarne uno. Se mi facessero entrare in una chiesa, griderei: smettete di guardare quell’altare vuoto. Adoratevi l’un l’altro. (Stefano Benni)
Tratto da Repubblica.it
Se il centrodestra avesse rivinto le elezioni questo sarebbe stato l’anno di Isabella la Cattolica, la regina che avendo cacciato i Mori dalla Spagna oggi ispira un culto di cui la Fallaci è la fondatrice, Aznar il sacerdote e opinionisti italiani i missionari. Ricorrendo il quinto centenario della morte (1504), il governo aveva predisposto grandi mostre, concerti di musica antica e l’esposizione del trattato con cui s’arrese l’ultimo re musulmano, Boabdil di Granada.
Alla Moncloa il cerimoniale avrebbe regalato agli ospiti illustri la biografia di Isabella già consegnata da Aznar al papa alla vigilia dell’invasione dell’Iraq, per ricordargli che dopotutto anch’egli combatteva i Mori come la Cattolica. E l’ambasciatore spagnolo presso la Santa Sede avrebbe raddoppiato gli sforzi perché Isabella sia beatificata malgrado i cacadubbi ricordino che la candidata inaugurò in Europa la persecuzione statale degli ebrei. Insomma la paffuta regina castigliana sarebbe diventata un’icona della Spagna aznariana, la polena del galeone spagnolista che avanzava nel nome della civiltà cristiana: finché non è arrivata la tempesta.
In marzo Aznar ha perso le elezioni, e dopo quel naufragio non solo Isabella è sparita tra i flutti, ma all’improvviso non è più chiaro se il cattolicesimo sia un tratto costitutivo dell’identità spagnola. Cosa voglia dire essere cattolici in Spagna era una questione complicata già tre secoli fa, al tempo della Mas Catolica Monarquia, la monarchia più cattolica del pianeta, quando le ragazze dell’aristocrazia scandalizzavano madame d’Aulnoy parlando delle loro malattie veneree “come si trattasse d’un’emicrania”. Però questo rimescolamento di codici morali non impediva alla Chiesa spagnola di conservare, talvolta con metodi feroci, la sua centralità nel potere e nella storia: rappresentava i valori della tradizione, il nucleo etico della nazione. Adesso proprio quella centralità sta per essere abrogata dal governo socialista con un’offensiva su più fronti che incontra una resistenza debole.
E forse per questo oggi la palazzina dell’Opus dei in via Vitruvio, col suo pianterreno vuoto e silenzioso, sembra un po’ il comando d’un esercito che stia preparando la ritirata per salvare il salvabile. Da qui al 2008 i socialisti vorrebbero, nell’ordine, autorizzare gli omosessuali a contrarre il matrimonio e ad adottare; riformare la legge (ora sospesa) per la quale gli insegnanti di religione avrebbero dato il voto agli studenti iscritti a quella materia; creare un “registro centrale delle ultime volontà” contro l’accanimento terapeutico (cioè in sostanza cominciare a discutere d’eutanasia); snellire tempi e procedure per il divorzio, complicato come in Italia; allargare le maglie d’accesso all’aborto; formulare un progetto di legge sulla ricerca con cellule staminali.
Infine il Psoe allude alla possibilità di rinegoziare i patti per i quali lo Stato risulta determinante sia nel pagamento dei salari di 20mila sacerdoti, 30mila insegnanti di religione, un migliaio di cappellani militari, ospedalieri o carcerari, sia nell’agevolare le scuole cattoliche parificate, di fatto gratuite. Anche se la questione del finanziamento probabilmente sarà risolta aumentando la percentuale che il contribuente può devolvere alla Chiesa, oggi il 52 per mille, la sostanza non cambia: il governo intende “abolire la posizione di innegabile vantaggio di cui gode la confessione cattolica… nessuna religione può essere più ufficiale delle altre” (così il sottosegretario alla Giustizia, Guerra). Insomma, la rivoluzione. O perlomeno una trasformazione inimmaginabile in Italia, dove la sola idea di togliere i crocefissi dalle aule, da tempo spariti in quasi tutte le scuole pubbliche spagnole, provoca svenimenti nel centrosinistra.
A fronte di questa sfida la reazione del vertice ecclesiastico sulle prime è stata veemente, talvolta sopra le righe: si è gridato al “fondamentalismo laicista”, e monsignor Gea ha accusato i socialisti di volere la morte della Chiesa, nientemeno. Ma spentesi queste voci, dal silenzio che è seguito si poteva perlomeno sospettare che a negare centralità alla Chiesa non fosse Zapatero ma la società spagnola. L’appello alla controffensiva aveva radunato non molto più di quella destra dura che vorrebbe usare la religione per rissare con i socialisti e impedire la riconversione centrista del Partido popular, non più sotto il controllo di Aznar. Il Pp se ne restava defilato, e anzi i suoi sindaci annunciavano che avrebbe celebrato nozze gay se così avesse deciso il parlamento. Dormivano le tv con proprietari o direttori cattolici: i cardinali non fanno audience. La stampa amica non si scalmanava.
E soprattutto, i sacerdoti e i fedeli non seguivano. Stando anzi a quanto ci dice un conoscitore, il sociologo cattolico Rafael Diaz Salazar, nella Chiesa ora prevalgono “malessere” e “irritazione” per l’atteggiamento conflittuale adottato da un vertice ecclesiastico già malvisto, “perché in genere scelto da Roma e perché caro all’Opus dei”. Forse anche a causa di questo isolamento adesso l’Opus cerca il dialogo, come ricaviamo da una conversazione con il numerario Manuel Garrido. Ma se dialogo vuol dire trattativa, stando al primo test, la legge che estende il matrimonio agli omosessuali, il psoe non pare disponibile. “Non consideriamo negoziabile l’eguaglianza dei diritti”, ci dice la deputata Carmen Monton.
Dunque all’inizio del 2005 il parlamento riconoscerà agli omosessuali non solo il diritto a sposarsi, ma anche ad adottare, come in Olanda. Nella realtà cambierebbe poco: in Spagna le coppie gay già ora possono adottare bambini ricorrendo alla legge (non osteggiata dal Pp) che permette l’adozione ai single. Secondo la Monton, ricerche statunitensi e spagnole dimostrano che i figli adottivi delle coppie omosessuali (di solito i più bisognosi, perché in precedenza scartati dalle coppie etero) distinguono perfettamente i ruoli maschile e femminile; invece ne dubita il cardinal Rouco, primate di Spagna.
Ma questo aspetto resta sulla sfondo, come se non fosse cruciale. Lo scontro è soprattutto di principio. Ciascuno dei due campi vuole affermare un assoluto.
Da una parte l’eguaglianza dei diritti, quali che ne siano i titolari; dall’altra il diritto naturale, per il quale è insensato chiamare “matrimonio” un’unione senza possibilità di procreare. Secondo il portavoce della Conferenza episcopale, i socialisti stanno immettendo “un virus” nella società, quasi fossero appestatori; a loro volta i socialisti si dichiarano “rattristati dalla reazione del vertice ecclesiastico”, quasi fosse dovere dei ministri dì una fede millenaria allinearla ai voleri effimeri dell’elettorato.
Non è facile tenere bassi i toni d’uno scontro mai sopito da quando, nell’Ottocento, clericalismo e liberalismo spagnoli cominciarono a combattersi ferocemente. Ed è enorme la questione sottesa dalle riforme annunciate dal Psoe: infatti si tratta di decidere se il cattolicesimo sia un elemento residuale o costitutivo, se lo Stato debba tutelarlo come qualcosa di prezioso oppure considerarlo un gravame. Qual è il suo posto in una Spagna non più rurale, dove 12 neonati su 100 sono figli di immigrati, dove sono arrivati dal Maghreb l’islam e dall’America latina il cristianesimo riformato, sicché ora l’Alleanza evangelica (un milione di fedeli) ha diritto di chiedere un’istruzione “depurata dei pregiudizi contro il protestantesimo”? La società spagnola è così cambiata che secondo il rettore dell’ateneo di Madrid, Josè Luis Abellan, diventa inevitabile rifondare anche la hispanidad senza il cattolicesimo: l’unico ostacolo sarebbero le “poderose forze della reazione”.
Le “poderose forze” devono essersi ben camuffate perché non se ne vede traccia in giro. E anzi il cattolicesimo spagnolo dà l’impressione d’essere armato di vecchi archibugi, e fiacco, e diviso in fazioni che si odiano con l’intensità che riesce solo ai cattolici quando detestano altri cattolici.
La Chiesa dimostra poi un’incapacità di comunicare “quasi patetica”, concorda un cattedratico vicino all’Opus dei, Rafael Navarro Valls, fratello del portavoce vaticano. Infine è difficile mobilitare una fede plurima com’è anche in Spagna il cattolicesimo. Molti fedeli, e la metà dell’elettorato di centrodestra, sono favorevoli alle nozze gay (il cattolicissimo sindaco di Victoria ne è stato tra i promotori). E ancora: secondo una ricerca della Fundacion Santa Maria, solo il 5% dei giovani cattolici segue la morale della Chiesa. Insomma non c’è un cattolicesimo, magari con le sue morali doppie o triple ma politicamente univoco: ve ne sono diversi, di destra o di sinistra, ortodossi o eterodossi, tra loro distanti quanto Baget Bozzo e Nigrizia, don Milani e Biffi. Prevale una fede “à la carte”, secondo la definizione sarcastica che ci consegna Navarro Valls.
Però una sezione del menù è fissa, non solo per i cattolici ma per gran parte della popolazione: sia convinzione o convenzione, gli spagnoli battezzano i figli (il 90%), li iscrivono all’ora di religione (il 75%), in grande maggioranza si sposano in chiesa e per l’81% dichiarano il cattolicesimo la loro fede. In virtù di tutto questo la Chiesa ha particolare diritto, conclude Navarro Valls, a quella cooperazione che la Costituzione garantisce alle religioni, lì dove stabilisce la “distanza amichevole” che le separa dallo Stato aconfessionale; invece il governo sarebbe mosso da un “laicismo ostile”, di cui sarebbero prova “l’intenzione di degradare il rango della religione (cattolica) all’interno dell’insegnamento scolastico, l’attacco al matrimonio anche attraverso il divorzio express, e lo stesso metodo di annunciare quelle riforme senza prima discuterne (con il vertice dell’espiscopato)”.
L’Opus rimpiange il tempo di Aznar e della concertazione, quando la Chiesa s’illuse di conservare con accordi di potere quella centralità che avrebbe fatto meglio a conquistarsi nella società spagnola, magari osando chiedere un minimo d’autenticità al cattolicesimo light così diffuso tra i suoi credenti. Ora non pare facile trovare comprensione in una sinistra dove, ci dice Lola Galan del quotidiano el Pais, “se un politico dicesse del papa le stesse cose positive che mi disse Bertinotti, susciterebbe uno scandalo”. Ma anche il psoe dev’essere giudizioso. Zapatero ha dimostrato l’audacia che manca a tante sinistre europee, ma deve guardarsi dal rischio di maneggiare questioni assai delicate con una disinvoltura eccessiva. Inoltre sarebbe stolto dimenticare che la Chiesa qua e là produce un sapere non banale, anche se poi lo spreca malamente quasi temendo di comunicarlo. Infine (ma di questo al psoe sembrano consapevoli) in Spagna come altrove i preti di periferia – magari rozzi, magari esagitati – ormai sono quasi gli unici a dare ancora concretezza alla parola più usata dalla sinistra europea: solidarietà.
ott
11
Trentatrè piccoli fatti
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Sarebbe bello se mi ricordassi dove ho letto sta roba che mi sono trovato salvato in un anonimo “Nuovo file di testo.txt” che ho sul desktop. Ho però il sospetto che venga da qualche sito di evangelisti.
1. Tra tutte le invenzioni umane praticate dalla Chiesa Romana e contrarie al Vangelo, le più antiche sono la preghiera per i morti e il segno della Croce. Ambedue furono inventate verso l’anno 310. Furono ufficialmente adottate intorno al 500 dopo Cristo.
2. La venerazione di santi e morti e di angeli, verso l’anno 375.
3. La definizione attribuita al Papa di “santo Padre” non ha alcun riscontro nei vangeli, dove Gesù insegna che tutti siamo fratelli con un unico maestro e un unico Padre. (matteo 23:8) E nel versetto successivo ci viene ricordato: “non chiamate nessuno padre vostro sulla terra, perchè uno solo è il Padre vostro del Cielo. Addirittura, il titolo di “santo Padre” lascia intendere che il papa sia più importante di Dio, semplice “padre”.
4. Il Culto di Maria, madre di Gesù, e l’uso dell’espressione «Madre di Dio» a lei applicato, ebbe origine nel Concilio di Efeso del 431. (ED E’ UN’AUTENTICA BLASFEMIA, del tutto antivangelica)
5. Il Monachismo fu introdotto in occidente da Benedetto da Norcia che costruì il primo monastero a Monte Cassino nel 528. Gesù ordinò ai Suoi discepoli di predicare a tutti i popoli della terra, non di segregarsi in conventi o monasteri (Matteo 10:5-8; 28:19-20; Marco 16:15-20)
6. La dottrina del Purgatorio fu istituita da Gregorio Magno verso l’anno 593.
7. Secondo il Vangelo le preghiere devono essere dirette solo a Dio. Nella chiesa primitiva non ci furono mai preghiere rivolte a Maria o ai Santi. Tale pratica ebbe origine 600 anni dopo Cristo. (Leggi: Matteo 11:28; Luca 1:46; Atti 10:25-26; 14:14-18).
8. Il Papato è di origine pagana. Il titolo di Papa, ossia di vescovo universale, venne per la prima volta dato dall’empio imperatore Foca al vescovo di Roma nell’anno 610. Ciò egli fece per far dispetto al vescovo Ciriaco di Costantinopoli che lo aveva scomunicato per aver egli fatto assassinare il suo predecessore, l’imperatore Maurizio. L’allora vescovo di Roma, Gregorio I, ricusò il titolo, e fu il suo successore, Bonifazio III il primo ad avvalersi del titolo di Papa. Gesù non lasciò nessun capo fra gli apostoli, essendo Egli sempre il capo fra gli apostoli, essendo Egli sempre il capo immortale della Chiesa (Leggi: Luca 22:24-26; Efesini 1:22-23; Colossei 1:18; 1° Corinzi 3:11).
9. Il bacio del piede del Papa cominciò nell’anno 709. Gli imperatori pagani si facevano baciare il piede. Il Vangelo condanna simili pratiche. (Leggi: Atti: 10:25-26; Apocalisse 10:10; 22:9)
10. Il potere temporale papale cominciò nell’anno 750. Quando Pipino, l’usurpatore del trono di Francia, discese in Italia chiamato da Papa Stefano II per far guerra ai Longobardi, li sconfisse e dette la città e i dintorni di Roma al Papa. Gesù assolutamente proibì ciò, ed Egli stesso rifiutò di essere fatto re. (Leggi: Matteo 4:8-9; 20:25-26 e Giovanni 18:36).
11. L’adorazione della croce, delle immagini e delle reliquie fu adottata ufficialmente nel 788. Ciò fu per ordine dell’imperatrice Irene di Costantinopoli, che prima fece cavare gli occhi al proprio figlio Costantino IV, e poi convocò un concilio della Chiesa per richiesta di Adriano I, vescovo di Roma in quel tempo. Nella Bibbia tale pratica è chiamata idolatria ed è severamente condannata. (Leggi: Esodo: 20:4-6; Deuteronomio 27:15; Salmo 115; Geremia 10:1-5).
12. La venerazione di San Giuseppe ebbe inizio nell’anno 890.
13. La canonizzazione dei santi avvenne per la prima volta ad opera di Papa Giovanni XV nell’anno 995. La Bibbia chiama santi tutti i credenti e i veri seguaci di Cristo (Leggi: Romani: 1:7; 1° Corinzi 1-2; ecc.)
14. La Messa come sacrificio fu sviluppata gradualmente e la frequenza ad essa resa obbligatoria nell’undicesimo secolo. Il Vangelo insegna che il sacrificio di Cristo fu offerto una sola volta per tutte, e non dev’essere ripetuto, ma solo commemorato nella Santa Cena (Leggi: Ebrei 7-27; 9:26-28; 10:10-14).
15. Il celibato dei preti fu decretato da Papa Gregorio VII nell’anno 1079. Il Vangelo invece insegna che i ministri di Dio possono avere moglie e figli, San Pietro era ammogliato, Paolo prescrisse che i vescovi devono avere famiglia. (Leggi: 1° Timoteo 3:2, 5, 12; Matteo 8:14-15)
16. La Corona del Rosario fu introdotta da Pietro l’eremita nell’anno 1090. Questa fu copiata dai Maomettani. Il contare le preghiere è pratica pagana ed è severamente condannata da Cristo (Leggi: Matteo 6:5-13)
17. La Inquisizione per gli eretici fu istituita dal Concilio di Verona nell’anno 1184. Gesù condanna la violenza e non forza nessuno ad accettare la Sua religione.
18. Le Indulgenze (con le quali si rimetteva la punizione per i peccati) vennero concesse per la prima volta nell’anno 850 da Papa Leone IV a coloro che salivano la «Scala Santa» sulle loro ginocchia. Le vendita di esse iniziò nell’anno 1190 e continuò fino all’epoca della Riforma 850 e 1190. San Pietro rifiutò danaro da Simon Mago che credeva di poter acquistare il dono di Dio con l’oro (Atti 8:20). La religione cristiana secondo l’insegnamento dell’Evangelo è contro un simile traffico e fu appunto la protesta contro tale traffico che provocò la Riforma Protestante del XVI secolo.
19. Il dogma della Transustanziazione fu decretato da Papa Innocenzo III nell’anno 1215. Con questa dottrina il prete pretende di creare Gesù Cristo ogni giorno e poi mangiarLo in presenza del popolo durante la Messa. Il Vangelo condanna simili assurdità. Nella Santa Cena c’è solo la presenza spirituale di Cristo (Leggi: Luca 19-20; Giovanni 6:63; 1° Corinzi 11:26).
20. L’adorazione dell’ostia fu sancita da Papa Onorio III nell’anno 1120. Così la Chiesa Romana adora un Dio fatto nelle mani di uomini. Tale pratica è il colmo dell’’idolatria ed è assolutamente contraria allo spirito del Vangelo (Leggi: Giovanni 4:23-24)
21. Lo scapolare fu inventato da Simone Stock, monaco carmelitano inglese, nell’anno 1287.
22. Il battesimo per aspersione fu reso legale dal Concilio di Ravenna nell’anno 1311. Il battesimo secondo il Nuovo Testamento è per immersione in acqua, da amministrarsi ai soli credenti (Matteo 3:6, 7, 16; 28:18-20; Marco 16:16; Atti 8:36-39 ed altri passi)
23. La Chiesa Romana proibì il calice ai fedeli nella comunione, al Concilio di Costanza, nell’anno 1414. Il Vangelo ci comanda di celebrare la comunione col pane e col vino (Leggi: Matteo 26:27; 1° Corinzi 11:25-27)
24. I Sette Sacramenti vennero per la prima volta così elencati da Pietro Lombardo nell’anno 1160 dopo Cristo ma la dottrina dei Sette Sacramenti divenne ufficiale con Concilio di Firenze, nell’anno 1439. L’Evangelo dice che Cristo istituì due soli sacramenti, il Battesimo e la Santa Cena (Leggi: Matteo 28:19-20; 26:26-28)
25. L’Ave Maria, preghiera indirizzata a Maria, venne ordinata tale nella sua prima parte, che è tolta dalla Bibbia, da Oddo, vescovo di Parigi nel 1196 A.D. e la sua seconda parte come «preghiera della chiesa» venne completata da Papa Pio V nell’anno 1568. La Bibbia ci esorta in molti passi a pregare Iddio soltanto. Il pregare altri è considerato idolatria. Maria non disse mai di indirizzare a lei le nostre preghiere.
26. Il Concilio di Trento dichiarò che la Tradizione deve essere ritenuta di eguale autorità che la Bibbia, nell’anno 1545. Per tradizione s’intendono insegnamenti umani. I Farisei credevano lo stesso e Gesù li rimproverò acerbamente, poiché con la tradizione degli uomini si annulla la Parola di Dio (Leggi: Marco 7:7-13; Colossei 2:8; Apocalisse 22:18)
27. Il Credo Cattolico di Pio IV fu imposto nel 1560. I veri cristiani si attengono solo al Vangelo e al Credo degli Apostoli, che è di 1500 anni più antico del Credo dei Cattolici.
28. La devozione del «Sacro Cuore» fu adottata ufficialmente nel 1765.
29. L’immacolata concezione di Maria fu proclamata dogma da Papa Pio IX nell’anno 1854. Il Vangelo invece dice che tutti gli uomini, eccetto Cristo, sono peccatori, e Maria stessa ebbe bisogno del Salvatore (Leggi: Luca 1:30; 46-47; Romani 3:23; 5:12; Salmo 51:5)
30. Nell’anno 1870 dopo Cristo, Papa Pio IX stabilì il dogma della Infallibilità Papale. Questo è il colmo della bestemmia e il segno dell’apostasia e dell’anticristo predetto da S. Paolo (Leggi: 2° Tess. 2:2-12; Apocalisse 13:5-8-18). La Bibbia dice che non v’è nessun uomo giusto sulla terra che non pecchi. (Leggi: Romani 3:4-23; 2° Tess. 2:3-4; Apocalisse 17:3-9; 13:18).
31. Pio X nel 1907 condannò assieme al «Modernismo» tutte le scoperte della scienza che non piacciono al Papa. (Lo stesso aveva fatto Pio IX nel Sillabo del 1864).
32. Nel 1931 lo stesso Pio XI ha confermato la dottrina che Maria è «Madre di Dio». Dottrina che fu per la prima volta inventata dal Concilio di Efeso nel 431. Questa è una eresia contraria alle stesse parole di Maria. (Leggi: Luca 1:46-49).
33. Nell’anno 1950 l’ultimo dogma, l’Assunzione della Vergine Maria, proclamato da Papa Pio XII.
ott
10
La legge di Murphy esiste!
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((U+C+I) x (10-A))/20 x E x 1/(1-sen(F/10))
Più che la legge in sè mi fa paura il corollario “E andrà male nel momento peggiore…”
Tratto da Repubblica.it
Da oggi, anche il più inguaribile degli ottimisti dovrà arrendersi all’evidenza: la “legge di Murphy”, il celeberrimo adagio secondo il quale “se una cosa può andare male, lo farà”, esiste, ed è pronta a colpire nel momento peggiore. Lo dimostra, con matematica certezza, una formula elaborata da un economista, uno psicologo e un matematico britannici.
((U+C+I) x (10-A))/20 x E x 1/(1-sen(F/10)). Questa l’equazione messa nero su bianco dai tre dopo aver studiato un migliaio di soggetti. Più che dimostrare la legge di Murphy, peraltro ampiamente verificata per via sperimentale, la formula permette di prevedere se e quando essa colpirà. E mette in guardia, inoltre, circa una componente finora trascurata: le cose non solo andranno male, ma lo faranno nel momento più inopportuno.
Le variabili di cui tenere conto per cautelarsi contro i nefasti efffetti dell’infallibile norma sono cinque: U sta per “urgenza”, C per “complessità”, I per “importanza”, A per “abilità”, F per “frequenza”. A ognuna bisogna assegnare un valore tra 0 e 9. Una sesta variabile (E, ovvero l’esasperazione) è stata fissata a 0,7 dagli studiosi sulla base dell’osservazione empirica. A conti fatti, si ottiene un coefficiente di probabilità variabile tra 0 e 8,6: più questo valore è alto, più la malasorte è pronta a colpire.
“Per ridurre gli effetti della legge di Murphy, bisogna lavorare sugli elementi dell’equazione”, spiega il dottor David Lewis, lo psicologo del gruppo. “Quindi, se non si possiedono le abilità per fare qualcosa di importante, meglio lasciar perdere. Se una cosa è urgente o complessa, bisogna trovare un modo più semplice di farla”. Tradotto in termini pratici, spiega Lewis, è molto probabile rovesciarsi un drink sulla maglietta prima di un appuntamento perché, nell’urgenza di decidere cosa indossare, non ci si concentra sull’atto del bere. Oppure, se si deve inviare un’e-mail molto importante, l’ansia può portare a premere un tasto per un altro, bloccando il pc o cancellando i dati. “Non bisogna mai far capire al computer quando si ha fretta”, chiosa lo psicologo.
Ovviamente, come tutte le azioni umane, anche il calcolo delle variabili contenute nell’equazione ricade sotto il governo della legge di Murphy: “Se si sbaglia a valutare uno dei fattori”, spiega il dottor Lewis, “si rischia di diventare troppo ottimisti. Ed è là che la legge colpisce”.
Lo studio è stato finanziato dalla British Gas, che proprio sulla legge di Murphy basa la sua più recente campagna pubblicitaria: “Se una cosa può andare male, lo farà, e nel momento meno opportuno”, recitano gli spot trasmessi dalla compagnia del gas, nei quali si vedono scaldabagni rotti nel mezzo del gelo invernale, case allagate in piena notte, tubature che esplodono durante i preparativi per un matrimonio. “E’ per questo che la nostra assistenza funziona 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno”.
Del team che ha elaborato l’equazione fanno parte, oltre al dottor Lewis, il matematico Philip Obadya e Keelan Leyser, uno strano tipo di economista, che dice di essere discendente di Karl Marx e tiene conferenze molto seguite nelle quali mescola l’economia, la psicologia e i giochi di prestigio.
ott
8
Cibo di plastica
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Da McNudo*
E’ fin troppo facile dire, nonostante la martellante pubblicità alla mulino bianco, che il nostro cibo non nasce da rustiche fattorie, ma da laboratori chimici. Forse però siamo un po’ troppo ottimisti in merito alla coscienza alimentare delle masse.
Degli oltre 2 miliardi di dollari che Mc Donald spende ogni anno in pubblicità, molto viene investito per attirare nel McWorld tutta quella fetta di potenziali clienti che identifica almeno in parte il cibo dei fast food con il cosiddetto Cibo-spazzatura, divulgando un’autoimmagine di qualità, di genuinità, perfino salutista. Nel famoso volantino “Mc Donald, tutto il gusto della qualità” si dice che “sono di pura carne bovina 100% senza additivi e conservanti. Sono cotti al punto giusto in modo tale da poterne conservare il corretto apporto nutrizionale. Le patatine fritte sono preparate esclusivamente con olio di origine vegetale e con un procedimento unico che le rende sempre leggere e croccanti. I gelati e i milk-shake sono prodotti con latte di prima qualità e sono ricchi di calcio”.
Perfetto! Se non fosse che Mc donald ritirò ai tempi dell’allarme diossina i propri milk-shake, certo, per precauzione…
Prendiamo un libro di medicina nell’alimentazione, quello del salutista dottor Enzo Rocchi (”Il medico in cucina” 1985). Oltre ai soliti non bere e non fumare, è sottolineato un altro grave errore comune: mangiare alimenti manipolati. Parlando dell’elemento carne (nel nostro caso pura carne bovina al 100%) non si sa mai se questa è allevata nella fattoria di nonna papera o nei più realistici allevamenti-lager dove gli animali sono tenuti in strettissime gabbie e nutriti a suon di ormoni e antibiotici per ingrassarli meglio e in meno tempo.
Tra le altre cose scopriamo che i cosiddetti aromi naturali “possono essere imitati, simulati, da sostanze chimiche artificiali, create in laboratorio e a lungo andare possono essere dannosi per la salute. In Italia quando su un’etichetta c’è scritto aromi naturali, nel cibo ci possono benissimo essere soltanto aromi artificiali”.
Nel 1990 l’associazione statunitense Associazione nutrizionale per la protezione del cuore, lanciò una violenta campagna stampa contro Mc Donald accusandolo di essere “il veleno dell’America del nord” e solo dopo questa campagna Mc Donald ha introdotto l’olio vegetale nella frittura delle patatine , olio che ora si vanta di usare per la salute dei suoi consumatori…
Aries, nel sopracitato saggio, si spinge fino ad affermare il dubbio che l’alimentazione di Mc Donald non sia un’alimentazione come le altre. Punto di partenza è l’artificiosità degli alimenti, la precisione meccanica dei loro formati, del loro gusto, del loro colore, caratteristiche di cui Mc Donald fa un vanto. “Le patatine fritte sono congelate e impacchettate in sacchi standard da 10 kg. e si conservano per 9 mesi. Vengono fritte il più velocemente possibile proprio perchè le patatine fritte non possono essere conservate per più di 7 minuti.
L’involucro che le contiene rafforza l’idea di igiene ma anche l’illusione di un maggior volume: infatti le patatine sembrano traboccare di fuori, escono di fuori”. Per quanto riguarda l’olio di frittura esso è composto per il 92% da grasso di manzo e per l’8% da olio di cotone.
Riguardo all’hamburger, continua Aries, esso pesa 103 grammi e misura 10 cm esatti, viene cotto per 35 secondi e il pane in cui è avvolto è di misura leggermente ridotte per dare il senso di abbondanza, come il contenitore delle patatine. Ma esso non è del vero pane, a causa del suo colore eternamente bruno pallido, della sua composizione molle e mai croccante, della sua assenza di sapore e gusto.
Questa iper-razionalizzazione è una vera è propria religione della forma e della misura col fine unico e immacolato del profitto.
A conclusione riportiamo “la struttura” di un hamburer di 80 gr.
46 g. di carne bovina macinata (lingua, cuore, grasso, cartilagini, tendini, intestino compresi )
10 g. di carne recuperata meccanicamente dal resto della carcassa e poi tritata
20 g d’acqua
2 g. di sale e spezie
1 g. di gluttamato monosodico
5 g. di polifosfati e conservanti
Aries, riguardo all’utilizzo di scarti di animali, vale a dire pelle, ossa, sangue, viscere, eccetera, non dà una risposta certa in mancanza di prove certe. Infatti, dice, “le nostre domande inoltrate a Mc Donald sono rimaste per lungo tempo lettera morta, poi l’ufficio per la comunicazione ci ha fatto ufficialmente sapere che ciò riguarda segreti di fabbricazione”. D’altro canto si sa che la macelleria moderna utilizza largamente questo tipo di prodotto ricostituito. La triturazione industriale permette infatti di eliminare la durezza di alcuni componenti come le ossa.
* Il testo non è coperto da copyright. La diffusione è incoraggiata, senza scopo di lucro, in ogni sua forma.
ott
7
Le virgolette
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Leggete questo testo (tratto da: “La civiltà cattolica, 18/10/1997)……
«La crisi che in questa fine di millennio sta attraversando il cristianesimo nel mondo occidentale – e di riflesso in tutto il pianeta – ha un doppio aspetto. Da una parte, per molti uomini del nostro tempo, il cristianesimo sembra aver perduto ogni senso e quindi ogni interesse: molti lo ignorano del tutto e non si curano di conoscerlo o di farsene almeno un’idea; altri lo ritengono una cosa del passato, di cui non vale la pena occuparsi; altri si sentono assolutamente estranei a esso, in quanto realtà religiosa che pretende di incidere sulla vita umana, in particolare sulla vita morale, e perciò non soltanto rifiutano tale pretesa, ma la combattono aspramente. Tutte queste persone sono “fuori” dal cristianesimo: questo è “assente” dalla loro vita senza che tale assenza sia avvertita o faccia problema.
D’altra parte, c’è una crisi che è “interna” al cristianesimo, in quanto fatto propriamente religioso, che per i cattolici ha la sua espressione visibile nella Chiesa: taluni – un tempo cristiani – confessano di non credere più e di aver abbandonato da molto tempo ogni pratica religiosa (in particolare, di non partecipare quasi mai alla Messa domenicale); altri cristiani non sanno se credono o no: ad ogni modo hanno gravi dubbi sulle verità fondamentali del cristianesimo o si dichiarano agnostici nei riguardi di esse; altri accettano alcuni punti della fede e della morale cristiana, ma ne rigettano altri: così, senza tener conto di quanto insegna la Chiesa, fanno una “scelta” nelle verità da credere e nelle norme morali da osservare, secondo i propri gusti e le proprie esigenze individualistiche; altri sono fortemente critici circa alcune decisioni attuali della Chiesa (rifiuto di ammettere all’Eucaristia i divorziati che hanno contratto un nuovo matrimonio; mantenimento del celibato sacerdotale; contrarietà al sacerdozio femminile); altri ancora si sentono attratti da forme nuove di religiosità, che essi ritengono più vive, più capaci del cristianesimo di far nascere in essi forti emozioni religiose e di dare loro quel calore umano e quel senso di fraternità di cui talvolta mancano le assemblee eucaristiche domenicali, individualistiche, fredde e distaccate; altri infine si convertono all’islam, perché lo ritengono una religione più semplice, oppure diventano “praticanti” buddisti o indù sotto la guida di lama tibetani e di guru indiani».
Ora, non voglio neanche avvicinarmi al contenuto del brano.
Voglio parlare delle “virgolette”.
In un testo di divulgazione, filosofico o giornalistico i doppi apici vengono usati in due modi: riportare fedelmente asserzioni di un terzo o funzione di accordo con in lettore, nel senso che viene virgolettata una parola con l’intenzione di comunicare che quella parola non è giusta, ma si avvicina soltanto, in apparenza e significato, a quel concetto che si vorrebbe esprimere.
Si possono usare in senso sminuitivo, critico, goliardico. Il ricevente non ha modo, se non il contesto, di indovinare quale senso ha usato lo scrittore. Presupponendo nel testo citato un canale comune e un target selezionato di lettori si può oggettivamente parlare di un senso riduttivo della virgolettatura usata.
Rileggete: il testo sarebbe una onesta e imparziale veduta critica delle cose e dei fatti se non fosse per le virgolette.
Piazzate abilmente, comunicano una estraneità di quei concetti al gruppo ateo o che si allontana comunque dalla chiesa cristiana, oltre che a sviarne il contenuto letterale. E’ una mossa di grande disonestà intellettuale, quasi quanto quella di citare con sicurezza numeri per dogmatizzarne dati certi e incontrastabili (di questo altro affare parlerò qualche altro giorno).
Ora vi riporto ogni parola virgolettata e come è stata (molto bene) sminuita in questo brano, sprecandone le buone potenzialità comunicative e rendendolo fazioso, di parte, schierato.
“fuori” e “assente”: riflettono lo stesso concetto. Chi scrive NEGA la possibilità che si possa uscire dalla Chiesa e che la religione possa uscire dalla vita di un libero cittadino. Dichiaratevi pure Atei, ma noi vi considereremo sempre impastati dalla nostra rete di ragno fatta di precetti, di scherno sociale, di dogmi. Non ci potete sfuggire. (Credono loro).
Più seriamente, la virgolettatura a quelle parole distrugge il loro significato sociale rendendola solo apparenza. Chi si dichiara fuori diventa solo materiale da convertire a ogni costo, decadendo quasi dalla posizione di essere umano. Il rispetto della scelta non è neanche ipotizzato.
“interno”: chi scrive elude l’esistenza di un non cristianesimo. Interno è solo senso figurato, tutto il mondo è per nostra forma mentis cristiano. O se ne è reso già conto o i nostri missionari prima o poi compiranno l’assorbimento. Il Grande Fratello mi fa meno paura.
“scelta”: l’apoteosi dell’ipocrisia a stampo ecclesiastico. Virgolettare scelta significa distruggerla, prima di non rispettarla. In questi doppi apici è racchiusa tutta la mentalità ultraconservatrice delle istituzioni religiose. La “scelta” d’apparenza è fatta solo per ingenuità e contrasta con la Verità di cui solo i Cristiani sono unti, quindi non è scelta ma errore. La possibilità che le foglie dell’albero della verità crescano anche su altri rami non è contemplata e vista come aberrazione. Chi sceglie è uno stupido, meglio che la chiesa scelga per lui. I principi scelti, le regole, seppur correttissime, morali scelte in libertà non sono validate dalla Fede, quindi sono quanto meno discutibili. Ecco il succo: la Verità, per definizione oggettiva, vuole essere soggettivata ed imposta; la discussione e il confronto banditi e derubati della loro dignità per mezzo del dogma.
Odio la religione, dal profondo. Odio chi la rappresenta, sto cominciando a provare risentimento anche per chi la difende. E’ un nuovo stadio del mio anticlericalismo?
“praticanti”: chi scrive schernisce. Inutile praticare, siete solo dei bambini senza testa che giocano a fare Dio. Siete piccoli e scemi mentre noi siamo grandi e abbiamo sempre ragione. Non importa a cosa vi convertiate, cercheremo di insidiarvi ad ogni modo. Seriamente, la libertà di religione è un abominio inconcepibile nella testa del clero culturale, da cui derivano anche il restrittivismo nella libertà di pensiero, di parola e di azione.
Risultato: non c’è LIBERTA’ nel vostro “Dio”. Tenetevelo.
Il concetto di Rispetto in questo brano finisce direttamente sotto i tacchi.
Con le virgolette.