giappone“…perché rimanga vivo in tutti noi il senso di lealtà e giustizia che ci è stato insegnato dai cartoni giapponesi”

Vi propongo oggi la versione PDF della famosa “Lista Cartoni”, ovvero la lista dei cartoni giapponesi trasmessa in Italia. Curata inizialmente e fino al 1998 da Paolo Marazzi e Roberto Pappalettera, è stata ripresa e continuata da Mauro Trevisan. La versione che ho a disposizione è aggiornata al 3 ottobre 2006, contiene 688 cartoni indicizzati.

Quando, già nel 1998, la Lista cominciò a circolare sul giovane Web italiano, era coperta da qualcosa di molto simile ad una licenza Creative Commons. Il documento recitava infatti testualmente “La Lista dei Cartoni Giapponesi Trasmessi in Italia può essere distribuita senza alcun permesso (siamo realisti!), purchè non cancelliate queste righe di commento, per favore. La richiesta di permesso è gradita, invece, se volete utilizzare la nostra opera in un prodotto commerciale o ospitarla su un sito web.”

Un ringraziamento finale va al Giappone, che ci ha donato un’infanzia felice e costruttiva, un periodo della vita da ricordare per sempre e di cui essere fieri, a dispetto di quanti pensano ancora oggi che l’invasione di robot abbia danneggiato la nostra società.

Trovate la lista di seguito. Se vi interessa ho a disposizione anche la versione della Lista, in formato DOC, del 25 dicembre 1998. Scrivetemi una email e provvederò ad inoltrarvela.

Considerazioni (estratto dal documento):

Dalla lettura di questa lista, si può concludere che la maggior parte delle storie è tratta da un romanzo occidentale, o ha una trama presa tra queste 5: (si applicano anche nel caso di personaggi animali):

1) Il protagonista è un ragazzo fuggito da un pianeta lontano, distrutto da una razza ostile; egli viene sulla Terra per proteggerla dallo stesso pericolo grazie a un robot, e viene accolto da un prof. di una base di ricerca, e da alcuni aiutanti.
2) La protagonista è una maga proveniente dal Regno della Magia, che deve studiare le abitudini dei terrestri, o recuperare un oggetto magico.
3) La protagonista è una ragazza terrestre che riceve dei poteri che dureranno solo un anno coi quali può trasformarsi in una persona adulta.
4) Il/La protagonista è un orfano/a, spesso alla ricerca della madre, e deve subire soprusi e angherie durante la ricerca.
5) Il/La protagonista è appassionato/a di uno sport, e con grandi sacrifici riuscirà a vincere il campionato.

Un’altra curiosa caratteristica che ricorre spesso è la composizione dei gruppi d’azione di cinque persone. Abbiamo, nell’ordine:

1) l’eroe principale: deciso, coraggioso, simpatico
2) uno introverso e razionale
3) una bella ragazza
4) un ragazzino
5) un ciccione dai comportamenti spesso grossolani

Anche nei gruppi con meno persone, i personaggi ricadono sempre in uno di questi stereotipi.

Tipica struttura di un episodio di qualsiasi serie robotica:

1) situazione iniziale, in cui spesso il cattivo fa qualcosa di losco, i buoni gli rovinano i piani, e il cattivo, incazzato, invoca o si trasforma lui stesso in un mostro gigante
2) apparizione del mostro alieno, introdotto da un fermo immagine con sottotitoli in giapponese
3) mostro alieno che distrugge qualche città, preferibilmente Tokyo, a partire dalla famosa torre simile alla torre Eiffel
4) trasformazione/composizione/attivazione del robot
5) combattimento con vittoria del buono
6) fuga del cattivo superstite (se c’è) e/o maledizioni da parte del capo dei cattivi
7) cena finale, che di solito si conclude sotto il sole infuocato del tramonto

Numerosi sono anche i riferimenti indiretti alle leggende e mitologie giapponesi: una tra tutte, quella dei terribili Oni, demoni già sconfitti dagli eroi giapponesi in un lontano passato e che hanno promesso di ritornare e vendicarsi.

Lista cartoni rev. 2006-10-03 (23)
penna bigmangeo

No, non è l’ultimo ritrovato di casa Apple. Si tratta di una penna roller che ho comprato ieri al Galassia Gutenberg. Fra la quantità astronomica di espositori, c’erano anche degli artigiani incisori di Pisa (padre e figlio, simpaticissimi) che facevano sfoggio di un set di penne biro, roller e stilografiche davvero invidiabile. Ho provato qualche roller e quando ho impugnato questa ho avuto la sensazione che fosse stata ideata, disegnata e fabbricata per la mia mano. Assolutamente perfetta, scrive praticamente da sola con un tratto elegante e sottilissimo. E visto che faccio Claudio Gatta all’anagrafe, ma sono e sarò sempre BigManGeo, quale migliore occasione per un’incisione personalizzata? Spettacolo!

pila di libriAbbiamo il nostro articolo. Lo abbiamo selezionato nel mare magnum delle banche dati biomediche, facendo anche ricorso a delle scorciatoie concettuali. Ora ci apprestiamo a leggerlo.

Salto l’abstract, già descritto nella scorsa puntata, per andare direttamente al razionale.

Il Razionale. Ovvero la parte introduttiva di ogni articolo, posta prima della definizione dei materiali e dei metodi, ha lo scopo di rispondere essenzialmente al perché della necessità di un dato studio. Deve quindi affrontare il problema clinico, senza implicitarlo o rimandarlo alla bibliografia, in modo sintetico e circostanziato, dando le definizioni della patologia/condizione di interesse, del problema collegato alla patologia/condizione che si vuole affrontare, del tipo di terapia/trattamento che si intende mettere alla prova. Superati questi primi convenevoli, deve spiegare perché è stata scelta una data popolazione da osservare, portando a citazioni le evidenze pre-esistenti che potessero indirizzare in tal senso. E’ un passaggio molto importante, perché darà al lettore una misura, sebbene non intuitiva e non parametrica, della potenza dello studio, cioè dell’aspettativa di trovarsi poi davanti a risultati significativi. Chiude il razionale, sulla base di quanto argomentato precedentemente, la dichiarazione d’intenti con la relativa individuazione degli obiettivi.

Materiali e metodi. Prima di tutto è indispensabile che venga dedicato un paragrafo ai soggetti dello studio, con criteri di inclusione, esclusione, caratteristiche generali del campione. Per quanto riguarda i criteri di inclusione, deve essere specificata la popolazione campionaria, il range di età, l’eventuale provenienza da cliniche o ospedali diversi, il periodo di reclutamento, i punteggi di inclusione sulle scale di misurazione più adatte, le caratteristiche cliniche di inclusione e i gradi di libertà nel campione, da intendersi come inclusione anche con altri trattamenti concomitanti e/o precedenti a breve/medio/lungo termine, il permesso o meno all’uso di ausili (se si quali).

I criteri di esclusione hanno bisogno di essere giustificati con rigore anche maggiore: vanno definiti, infatti, tutti i fattori di esclusione dallo studio. Ogni fattore di esclusione deve essere argomentato, anche se brevemente: è in questo punto dello studio che, se presenti, tendono ad emergere i problemi d’etica deontologica. Vanno poi descritti a parte i metodi utilizzati per la composizione dello studio, il sistema per l’eventuale randomizzazione, la dichiarazione di approvazione da parte del comitato etico e le modalità del consenso informato ai pazienti e/o ai vicari legali degli stessi.

Infine, andrebbe ridescritto il campione a posteriori, indicandone la più o meno omogenità con quello di controllo (dove presente), stratificandolo per dati anagrafici, dati antropometrici, condizione clinica, condizioni economico-sociali.

Solo allora si dovrebbe passare alla descrizione particolareggiata della terapia/trattamento. Devono essere indicati dosaggi, specialità farmaceutica utilizzata o tipo di terapia fisica/elettromedicale/altro macchinario (in questo caso coi tempi di esposizione), intervallo fra le somministrazioni, dose/esposizione massima consentita, utilizzo di ausili (eventuale), interventi familiari (eventuali), individuazione ed eventuale randomizzazione del personale che ha somministrato il trattamento. Il tutto, ovviamente, sia per il gruppo di studio che per il gruppo di controllo, quando presente. E’ indispensabile che venga descritto il protocollo terapeutico quanto più minuziosamente possibile, per garantire la replicabilità dei risultati.

Valutazione dell’outcome. Per la valutazione dell’outcome è necessario che sia proposto un paragrafo per ogni variabile oggetto di studio. Vanno definiti, caso per caso, gli strumenti utilizzati (nel caso di scale di valutazione, i punteggi di riferimento delle stesse devono essere riportati almeno in una tabella, non si deve dare per scontato che il lettore conosca ogni scala di questo mondo), le modalità di raccolta dei dati, il personale addetto alla raccolta, l’eventuale zero di riferimento, il contesto delle rilevazioni (casa, clinica, ambulatorio), la scansione temporale delle rilevazioni.

Soltanto dopo si può pensare di illustrare l’analisi statistica dei dati raccolti. Quest’ultima deve specificare il livello di significatività statistica (valore alpha o P-Value, generalmente 0.05 o 0.01) atteso per l’accettazione dell’ipotesi alternativa, la proporzione di soggetti che hanno completato lo studio, il tipo di distribuzione oggetto dell’analisi, i test statistici a cui sono stati sottoposti i dati. Non è necessaria una descrizione approfondita, ma serve l’elenco dei test: il lettore sarà più probabilmente una figura sanitaria, molto più difficilmente uno statistico.

I risultati devono essere presentati con chiarezza e con i rispettivi P-Value, integrati da grafici per favorire la comprensione visiva dell’entità dei cambiamenti delle variabili oggetto di studio, ulteriormente integrati da tabelle con la stratificazione dei pazienti per migliorati, non peggiorati, peggiorati (con i relativi valori delle variabili d’outcome).

Discussione. La discussione deve essere quanto più ampia e circostanziata possibile, basata sul confronto dei risultati ottenuti nello studio con le evidenze della letteratura. Sarebbe preferibile se contenesse anche l’autocritica degli autori sugli eventuali limiti o lacune rilevate nella progettazione, esecuzione, valutazione del lavoro.

Conclusioni. Praticamente nessuna evidenza può essere assoluta, per quanto forte. Sono rarissimi, infatti, i casi di studi interrotti anticipati per manifesta efficacia/inefficacia. Lo studio si porrà a favore o contro l’ipotesi alternativa, ma dovrà tenere conto dei suoi limiti (se individuati dagli Autori), della dimensione del campione, dell’ampiezza dei risultati, del tempo di follow-up, di ogni possibile fonte di invalidazione. Le conclusioni, quindi, più che della definitività dovrebbero prendere il carattere della propositività.

E per finire, bisogna dare uno sguardo anche alla bibliografia. Senza ovviamente aver bisogno di consultare tutti gli articoli citati, si può avere ad occhio un’idea di rappresentatività e coerenza delle fonti anche solo dai titoli dei lavori, dagli autori e dalle riviste citate, in una riapplicazione delle scorciatoie di massima illustrate nella prima parte di questo scritto.

Un esempio di recensione critica di un articolo scientifico è disponibile per il download di seguito. Si noti che una recensione deve contenere a sua volta un razionale argomentato e bibliografato. Nell’archivio troverete anche l’articolo, in formato completo, oggetto della recensione.

Claudio Gatta - Recensione articolo scientifico (29)
File contenuto (1): Recensione di un articolo scientifico – Claudio Gatta – Antonio Ciasca.pdf (PDF – 190KB)

File contenuto (2): Long-Term Effect of Botulinum Toxin A in the Management of Calf Spasticity in Children with Diplegic Cerebral Palsy.pdf (PDF – 86KB)

gutenberg

28 Marzo 2008 – 31 Marzo 2008 – Stazione Marittima

La XIX edizione di Galassia Gutenberg, rassegna storica dedicata alla promozione della lettura, al mondo dell’editoria e ai linguaggi multimediali, fortemente radicata nella città di Napoli e nel Sud, si terrà dal 28 al 31 marzo 2008 presso la Stazione Marittima, nel porto di Napoli e nel centro della città. La manifestazione, un osservatorio attento alle iniziative per il libro e la lettura da Napoli per tutto il Sud Italia, si avvale di un comitato di esperti che racchiude tutti i rappresentanti della filiera del libro, dagli editori ai librai, fino alle biblioteche.Oltre al programma dedicato al tema guida della Natura, ci saranno anche per il 2008 le tradizionali rassegne dedicate alle culture del Mediterraneo, alla scuola, al mondo della formazione e dell’e-learning, alla promozione della lettura e al settore dei professionali in editoria. E’ stata rinnovata la sezione dedicata ai taccuini di viaggio, con la mostra collettiva dei Moleskine su Napoli, dove la città viene raccontata con parole e immagini da osservatori/viaggiatori di ogni età; la mostra di diari e carnet di viaggio interiore di autori italiani e stranieri; i taccuini di viaggio nel web come binomio blog/carnet di viaggio.

VADO A SEGUIRE L’EDIZIONE ANNUALE DI GALASSIA IN QUESTO FINE SETTIMANA. CI RILEGGIAMO LA SETTIMANA PROSSIMA!

rete da pesca

Vado avanti con la seconda puntata della guida pratica di sopravvivenza alla perdita di un amico. Risalendo a pochi articoli fa potrete trovare il primo capitolo.

La Rete del Buon Pescato

Siamo al Day After, è avvenuto quello che è avvenuto. Personalmente l’ultimo ricordo che mi è rimasto della persona che fu un tempo una delle sette gemme è lui che, pochi minuti dopo aver preso a bastonate un rapporto di solidarietà, complicità e libertà lungo dodici anni, scende le scale dell’albergo per andarsene in discoteca. Lasciando agonizzare la gemma che puntualmente, nella notte, è spirata.

Prima di parlare della Week After, è meglio che vi spieghi l’importanza della (altro concetto che mi piace chiamare in tal modo) Rete del Buon Pescato. Ogni persona non fa solo parte di una serie più o meno definita di legami, cristalli o vetri amorfi. Tutti i Cristalli sono contenuti in un sacchetto, fatto di dinamiche di gruppo, gerarchie più o meno esplicitate in contesti più o meno definiti, interazioni sociali, conoscenze familiari, gruppi di compagnia incrociati ed ogni possibile evento “collaterale” all’esistenza del Cristallo preso in sé.

Visto che in parte possiamo controllare lo svilupparsi di questa rete, cercando ovviamente di trarne e conservarne il meglio delle infinite possibili “pescate” fra la cerchia di tutti i nostri conoscenti, mi pare adeguato il nomignolo che le ho dato. Ma la Rete è e resta un contenitore, non è viva in sé. E può cedere, in vari punti, molto più facilmente dei suoi contenuti. Il modo migliore per farla cedere è spezzare uno dei Cristalli da essa raccolti. La rete tenderà autonomamente a riconfigurarsi, creando zone grigie e alterando i contatti fra i soggetti contenuti.

All’atto pratico: nascono divisioni, sottogruppi, prese di posizione, aut-aut, omertà e altre meschinità simili.

Ancora prima di aspettare il Day After bisogna pilotare la riconfigurazione della Rete, per evitare che vi tagli fuori o sminuisca i contatti con le altre Gemme a voi vicine. Quando un amico se ne va dalla rete, ne viene cacciato o ne provoca la rottura, è probabile che si realizzi il primo corollario della Teoria dei Cristalli, ovvero “Quanto più era solida l’amicizia, più velenosi saranno i prodotti della sua putrefazione”. Il primissimo rifiuto tossico che produce una gemma spezzata è la competizione della terra bruciata, ovvero la gara vicendevole fra i due (o più) frammenti volta ad isolare ed escludere gli altri vetri rotti dalla Rete.

Il fenomeno non riguarda, di solito, i presenti al momento della rottura: i testimoni diretti hanno esperienza e capacità mentale propria per decidere, nel bene e nel male, da che parte stare e cosa approvare/criticare nei due contendenti. Ma gli assenti? Nel mio caso personale, conoscendo i difetti e il lignaggio del soggetto (nessuno è perfetto, nemmeno fra gli amici strettissimi), intuii che avrebbe cercato di tirar via nel torrente anche altre Gemme, cosa che poi ha effettivamente tentato. Mi misi quindi in contatto immediatamente, poche decine di minuti dopo il grave litigio, con chi non volevo fosse influenzato da racconti distorti e tendenziosi, raccontando pacatamente l’accaduto dal mio punto di vista e raccomandandomi di mettersi in contatto con i presenti alla ricerca di conferme di quanto gli avevo detto, ben cosciente che la verità poteva essere messa in discussione, anche tenendo conto della gravità degli eventi. Questo valse a “vaccinazione” dai maldestri tentativi di fare intorno a me terra bruciata, anzi, contribuì a evidenziare la malafede dell’ex-amico, mettendolo con le spalle al muro e provocando, nella sua Rete, la caduta e/o la compromissione di altre relazioni, con perdita di credibilità irreversibile.
In sintesi: evitare sin da subito che vi sia fatta terra bruciata intorno.

La discussione civile, pacata e argomentata è l’arma e risorsa migliore per gestire anche con gli altri le prime e roventi fasi della rottura. Ciao, è successo questo, credo a causa di questo, con queste conseguenze, io ne penso questo, vorrei una tua opinione, ti prego di chiedere ulteriori informazioni ai presenti al fattaccio, resto libero a critiche e a qualunque cosa voglia dirmi, anche prendendo appuntamento per parlarne in gruppo in pizzeria, al pub o dove vuoi. Non bisogna genuflettersi, ma far passare il messaggio che con noi si può parlare. Civilmente.

Quella del Day After è, purtroppo, una fine guerra diplomatica volta al contenimento dei danni. Bisogna impiegare tutta la dialettica di cui si dispone, nel modo migliore possibile che si riesce a produrre, senza dimenticare, anche se in preda all’ira e al rancore, civiltà, onestà, chiarezza, spirito di confronto. Non è affatto detto che possiate tentare di chiarirvi con l’ormai ex-amico. Ci ho provato: ho avuto urla, bestemmie, improperi, offese e un telefono attaccato in faccia, tutto in risposta ad un “Senti, credi abbia fatto qualcosa di male?”. L’ex-amico, messo alle strette e conscio del suo torto, ha risposto con la voce dell’orgoglio e dell’ego che non ammette l’esistenza di propri errori, qualificando i suoi (credevo celati) attributi di arroganza e sciatta cafoneria. Chi urla, sbraita e offende è perduto. Oggi, avendo assistito al riorganizzarsi della mia Rete del Buon Pescato e a come si sono conservati tutti i rapporti per me importanti (qualcuno si è addirittura ulteriormente solidificato), posso dire di aver vinto la guerra del Day After.

Nel caso disgraziato che vi accada qualcosa di simile, cercate di vincere la vostra.

(nella prossima puntata: La prima settimana)

legge 626

Visto che è un ricorrente tema d’attualità, propongo oggi un interessante documento introduttivo degli aspetti principali del D.L. 626/94 sulla sicurezza sul lavoro, in forma non tecnica e discorsiva e con particolare riguardo al comparto Sanità, alla portata anche di coloro che non avessero pratica col “legalese”. Il documento nella sua forma completa è liberamente scaricabile in fondo all’articolo.

Sommario
Il Decreto legislativo n.626 del 19 settembre 1994 (pubblicato sul Supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale il 12 novembre 1994) recepisce in Italia otto direttive della CEE finalizzate a promuovere la salute e la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro. Il Decreto modifica lo scenario normativo che è alla base di tutta l’attività di prevenzione negli ambienti di lavoro. Attualmente si assiste ad un trasferimento di autonomia, fiducia e responsabilità ai datori di lavoro. La filosofia della prevenzione è dunque cambiata e ora spetta alle aziende la responsabilità di individuare e valutare i rischi per la salute e la sicurezza, ma soprattutto di programmare e di gestire le misure di prevenzione, di coinvolgere i lavoratori nel processo valutativo, di informarli e formarli, di assicurare una adeguata sorveglianza medica dove è necessario.

INDICE DEI PARAGRAFI DEL DOCUMENTO:

01) Cos’è il decreto legislativo 626 del 19 settembre 1994
02) A chi si applica la legge?
03) Di quali aspetti si occupa la nuova legge?
04) Il nuovo sistema aziendale per la sicurezza
05) Come funziona il nuovo sistema di sicurezza
06) Cosa si deve fare per garantire un ambiente di lavoro sicuro?
07) La valutazione dei rischi nell’ambiente di lavoro
08) Valutazione dei rischi: un sistema utile all’impresa
09) Cosa deve contenere il “Documento”?
10) Servizio di prevenzione e protezione
11) Quando deve esistere un servizio aziendale di prevenzione e protezione?
12) Il “Medico Competente”
13) La sorveglianza sanitaria
14) Ci sono novità anche negli obblighi dei lavoratori?
15) Cosa deve sapere il lavoratore?
16) In cosa consiste la formazione dei lavoratori?
17) Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
18) Le emergenze
19) Altri adempimenti
20) L’organo di vigilanza: cenni storici
21) Cosa succede in caso di violazione delle norme?
22) Principali scadenze
23) Passi per l’attuazione

Cos'è il Decreto Legislativo 626 del 19 settembre 1994 (17)

vetri rotti

Ineluttabilità degli eventi e Teoria dei Cristalli.

Prima o poi succede. Mi sembra ovvio. Non si può pretendere che tutte le amicizie durino in eterno, dall’infanzia alla vecchiaia, passando per i turbini dell’adolescenza e le evoluzioni della maturità. Vi guardate intorno e ne discutete davanti a pizza e birra concludendo che, no, a voi non accadrà mai. Mai? Non abbiamo come umani abbastanza potere predittivo per indovinare quel che succederà dal mattino alla sera e abbiamo comunque la sfrontatezza di tessere interi apparati previsionali sull’eternità (nella limitata durata delle nostre vite).

Gli amici si conoscono, si vivono e si perdono. Gli amici “per la vita” si potranno contare, quando saremo tutti sul letto di morte, sulle punta delle dita di una mano. Si tratta di quegli amici per cui vi buttereste fra le fiamme prima di chiedere perché, sia chiaro. Conoscenti, simpatizzanti e compagni non sono ammessi alla nobile conta. Io al momento me ne fregio di sei e sottolineo sei, compresi i miei due fratelli con cui sono cresciuto prima da amico (con tutte le dinamiche proprie del rapporto di amicizia), poi da consanguineo.

Come, solo sei? Rileggete la definizione di amico “per la vita”, grazie. Se includessi tutte le persone con cui sono comunque in buoni o ottimi rapporti reciproci avrei bisogno di un regolo calcolatore.

Ad ogni modo, l’anno scorso erano sette.

Questo scritto in libertà tratterà appunto di questo: come perdere un amico (vero) e vivere felici. Non intendo dire, ovviamente, che letto questo scritto dobbiate impegnarvi a perdere un amico: mi propongo di presentare, sulla base della mia esperienza personale, una vademecum di sopravvivenza a tradimenti e coltellate alle spalle, con perdita irreversibile di un rapporto (stimato) eterno e relativa suppurazione di veleni. L’intero percorso dura mesi, come testimonia questo stesso scritto, elaborato con serenità soltanto oggi pur essendo in riferimento a fatti dell’estate dello scorso anno.

Prima di tutto è necessario esporre quella che mi piace chiamare Teoria dei Cristalli. Le amicizie credo siano equiparabili a cristalli, che possono organizzarsi con un loro reticolato geometrico di legami o restare, come il vetro, amorfi, senza legami immutabili. Quanto più tempo passa e quante più esperienze si condividono, tanti più legami definiti nel tempo e nello spazio si formano, dando al tutto una forma armonica, precisa, stabile. Il rapporto diventa una gemma, una pietra dura, inscalfibile, luminosa, bella.

Il vetro è la metafora dei rapporti di compagnia, conoscenza, simpatia. Tutte cose lodevoli, ma prive dei contenuti d’eccellenza dell’amicizia consolidata. La rottura di questi rapporti segue, secondo me, la stessa dinamica della fusione del vetro e della frantumazione delle gemme.

Uno stimolo contrario medio-blando, come il riscaldamento, porta alla lenta dissoluzione del vetro, che cambia densità, diventando un liquido pastoso e filante. Se mettete fra due anche ottimi compagni uno stimolo approssimabile al calore (lontananza, divergenza di interessi, percorsi di vita) il loro rapporto si diluirà fino alla dissoluzione senza lasciare tracce visibili. Allo stesso modo, riproponendo in senso inverso lo stesso stimolo (riconvergenza), le due masse vetrose si rimescoleranno una dentro l’altra, conservando la loro mutabilità. Sottoponete questa massa amorfa ai due fattori geologici adatti, tempo e pressione, metafora di esperienze condivise e profondità delle stesse, ed anche il vetro diventerà Cristallo.

La Gemma resterà insensibile alla sollecitazione di questi per lei trascurabili stimoli. Per rompere una Gemma serve uno stimolo secco, traumatico, eccessivo rispetto alla misura della sua resistenza, indirizzato lungo le sue naturali sfaldature. L’effetto è immediato: la Gemma si frantuma in modo fragoroso ed eclatante, talvolta in modo teatrale e spettacolare. Nulla delle sue rimanenze ricorderà l’originaria bellezza ed armonia dell’insieme: ogni frammento sarà appuntito, asimmetrico, affilato, ruvido, opaco, ferito, brutto. Da un’approssimazione della perfezione se ne ottiene quella, molto più fedele, della spazzatura. Nessun restauro potrà mai più (e questo mai è certo ed ineluttabile) restituire al mondo la Gemma che fu, bisognerà venire a patti con questa verità.

Questo è quel che è successo a me. Una delle sette gemme ha ricevuto un colpo netto e violento (anzi, più colpi netti e violenti in un brevissimo lasso di tempo) esattamente lungo la sua unica sfaldatura con un martello fatto di malizia e cinismo, diventando poco meno che brillantina per capelli da “Tutto Mille Lire”.

Otto mesi dopo ho finito di fare le pulizie. Vi racconto come, nella prossima puntata.

non cristiani“La prima stazione della nostra via crucis è l’inizio di tutti gli inizi: più precisamente, la mitologia ebraica della creazione del mondo e dell’uomo, narrata in due versioni diverse e contraddittorie nei capitoli I-XI del Genesi.” Comincia così questo viaggio che il matematico Piergiorgio Odifreddi compie dentro le Scritture e lungo la storia della Chiesa, fino ai giorni nostri. Come uomo di scienza, egli considera l’affermazione che quello della Bibbia è l’unico vero Dio una “bestemmia” nei confronti di colui che gli uomini di buona fede, da Pitagora e Platone a Spinoza e Einstein, hanno da sempre identificato con l’intelligenza dell’universo e l’armonia del mondo. Come cittadino, afferma che il cristianesimo ha costituito non la molla del pensiero democratico e scientifico europeo, bensì il freno che ne ha gravemente soffocato lo sviluppo civile e morale, e ritiene che l’anticlericalismo sia oggi più una difesa della laicità dello Stato che un attacco alla religione della Chiesa. “Se la Bibba fosse un’opera ispirata da un Dio, non dovrebbe essere corretta, coerente, veritiera, intelligente, giusta e bella? E come mai trabocca invece di assurdità scientifiche, contraddizioni logiche, falsità storiche, sciocchezze umane, perversioni etiche e bruttezze letterarie?”Come autore, legge l’Antico e il Nuovo Testamento e le successive elaborazioni dogmatiche della Chiesa per svelarne, con una critica tanto serrata quanto avvincente, non soltanto le incongruenze logiche ma anche le infondatezze storiche, dando alla ragione ciò che è della ragione e facendo emergere dai testi la verità: ovvero, dice Odifreddi, che “Mosè, Gesù e il papa sono nudi”.

Opinione personale:
Questo è libro che completa il sestetto di minima della dottrina atea ed anticlericale, secondo la mia personale opinione: si accompagna infatti con “Dio non è grande” di Hitchens, “L’illusione di Dio” di Dawkins, “Rompere l’incantesimo” di Dennett, “Libri Proibiti” di Cucca-LaMantia e “Sante Ragioni” di Castellacci-Pievani. La “via crucis” proposta da Oddifreddi ha avuto per me un gusto più anticlericale che ateo in senso stretto: si prende la Bibbia e la si sviscera, mettendone in risalto contraddizioni, inesattezze storiche, patemi stilistici, crudeltà, ipocrisie e patetici commenti “riparatori” dell’edizione CEI. Ma non è solo un attacco nudo e crudo al libro: ne rappresenta anche un’analisi storica e stilistica, in cui si individuano tre possibili fonti che tendono a ripresentarsi, sommandosi senza integrarsi, più volte nel corso del testo. Si scopre così che la Bibbia non ha, ovviamente, nessuna ispirazione divina, ma è venuta a formarsi per stratificazione di fonti, con la radice nel culto perduto della protodivinità Elohim (da cui Eloah e da lì, spezzandosi in due filoni, Allah e Jahweh). Le fonti, come già accennato, si scopriranno essere sommate fra loro e non integrate, nascondendo un fine equilibrio di natura politico-militare contestualizzato ai tempi delle tribù nomadi medio-orientali. Stesso tipo di indagine verrà applicata, successivamente, al Nuovo Testamento e ai Vangeli. Un grande (e critico) viaggio storico nella formazione del romanzo più venduto della storia.

Titolo: Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)
Autore: Odifreddi Piergiorgio
Editore: Longanesi
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Le spade
ISBN: 8830424277
ISBN-13: 9788830424272
Pagine: 264
Letto: febbraio 2008

Propongo un pò di sano intrattenimento sportivo. Sono appassionato di Rugby, seguo l’Italia nel Sei Nazioni sin dal suo esordio contro la Scozia che fece bere bile al Principe Carlo d’Inghilterra.

Il Sei Nazioni per tanto tempo è restato semplicemente un osso troppo duro da masticare per la giovane Italia del Rugby. Ogni tanto qualche perla, ma il successo in trasferta continuava a mancare…

Poi arriva il 24 febbraio 2007. Scozia – Italia, nel tempio scozzese del Murrayfield, in posto in cui si passa in pochi e a fatica. Succede l’incredibile: la Scozia, messa subito sotto pressione, sbaglia a ripetizione e l’Italia segna TRE mete in SETTE minuti. Impressionante.

Pronti-via e subito muro di di Mauro Bergamasco sul calcio di Godman, 5-0. Scanavacca trasforma, 7-0. E’ il primo minuto. Esulto selvaggiamente, ma so (!) che in fondo è solo un episodio.

La Scozia prova a riorganizzarsi, malamente, provando un gioco alla mano forzato e non finalizzato. Cusiter sbaglia un facile passaggio poggiando l’ovale a mò di bebè fra le braccia di Scanavacca: corsa solitaria e schiacciata fra i pali, 12-0. Scanavacca trasforma, 14-0. Urla disumane, via la maglia di dosso, scagliata lì dove osano le aquile. Non capisco cosa sta succedendo, ma intuisco che è cosa rara e mirabile. E’ il quarto minuto.

Il Murrayfield è tramortito, Cusiter è nel pallone più completo. Gli italiani guardano gli spalti dove si aspettano l’apparizione di Babbo Natale in carne, barba, ossa e renne al seguito. Rimessa laterale scozzese, Godman scarica su Cusiter. Lo scozzese è in coma anossico e tenta un passaggio con salto di uomo in orizzontale di venticinque metri. Un lob molle, alto, sostenuto dai venti. Robertson salta in orbita, altro intercetto e corsa in meta. E’ la terza. E’ 19-0. Scanavacca trasforma, 21-0. Ventuno a zero, il cronometro segna sette minuti. Il Murrayfield è un’orda di “booo” contro i loro beniamini, gli italiani che urlano e cantano nemmeno si sentono. Gli scozzesi sono punti nel vivo e cotti a puntino. Non ho più praticamente abiti addosso, si salta come invasati, recupererò la voce soltanto verso fine gara. Una cosa del genere so che l’ho vista oggi, non la vedrò mai più. La sera affogo nella birra, amen.

IL TABELLINO: Scozia-Italia 17-37 (10-24)

MARCATORI: p.t. 1’ m. Ma. Bergamasco tr. Scanavacca, 4’ m. Scanavacca tr. Scanavacca, 6’ m. Robertson tr. Scanavacca, 14’ m. Dewey tr. Paterson, 19’ c.p. Scanavacca, 40’ c.p. Paterson; s.t. 21’ m. Paterson tr. Paterson, 26’ e 31’ c.p. Scanavacca, 35’ m. Troncon tr. Scanavacca.
SCOZIA: Southwell; Lamont, Di Rollo, Dewey (36’ s.t. Henderson), Paterson; Godman (18’ s.t. Walker), Cusiter; Callam (9’ s.t. Hogg), Brown, Taylor; S. Murray (34’ s.t. Hamilton), Hines (26’ s.t. Lawson); E. Murray (38’ p.t.-1’ s.t. Jacobsen), Hall (18’ s.t. Ford), Kerr (9’ s.t. Jacobsen). All. Hadden.
ITALIA: De Marigny; Robertson, G. Canale, Mi. Bergamasco, Masi (32’ p.t. Zaffiri); Scanavacca (40’ s.t. Pez), Troncon; Parisse, Ma. Bergamasco, Zanni; Bortolami, Dallapè (24’ s.t. Bernabò); Castrogiovanni (16’ p.t. Nieto), Festuccia (18’ s.t. Ongaro), Lo Cicero (18’ s.t. Perugini). All. Berbizier.
ARBITRO: Courtney (Irl).
NOTE: spettatori 50.284. Gialli: 19’ p.t. Taylor, 40 s.t. Canale. Calci: Paterson 3 su 3 (7 punti), Scanavacca 7 su 7 (17 punti). Uomo del match: Troncon.

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Autore: Federico Camarda (in foto, durante un trattamento)

Titolo: LA RIEDUCAZIONE MOTORIA CON ESERCIZIO TERAPEUTICO CONOSCITIVO NEI PAZIENTI AFFETTI DA SCLEROSI MULTIPLA

Pagine: 71

Introduzione (in extenso): La Sclerosi Multipla è una malattia cronica e progressiva del Sistema Nervoso Centrale, con esito spesso ineluttabilmente invalidante, che colpisce abitualmente i giovani fra i 20 e i 40 anni.

La ricerca scientifica ha consentito di conoscere meglio il meccanismo di soppressione della mielina, di capire in dettaglio il funzionamento del sistema immunitario e quindi di individuare delle più valide possibilità terapeutiche.

La terapia riabilitativa è da sempre proposta come presidio utile e dovuto al paziente con sclerosi multipla. É infatti universalmente indicata come capace di migliorare la qualità della vita del paziente promuovendone l’autonomia. É altresì doveroso affermare, che tale indicazione terapeutica, proposta senza ulteriori e più mediate precisazioni, presenta il rischio di accreditare un repertorio molto vasto di interventi, alcuni dei quali, per la loro genericità sicuramente inefficaci.

Proporre un trattamento infruttuoso è ancora più grave in ragione della presenza del sintomo “fatica”, che obbliga ad un intervento quanto più oculato possibile, onde evitare frustrazioni nonché una inutile dispersione di preziose risorse.

Con questo mio lavoro mi propongo di inquadrare la patologia in una prospettiva diversa, alla luce delle più attuali conoscenze maturate in ambito riabilitativo. In questi anni si è realizzato un percorso di rinnovamento, che ha messo a punto nuove metodologie di avanguardia come l’ “Esercizio Terapeutico Conoscitivo” indispensabile ausilio nell’affrontare quella sfida che la sclerosi multipla rappresenta.

In passato riabilitare un disabile cronico significava forzare il suo stato di malato, perchè fosse quanto più possibile conforme alla “normalità”, svalutando la diversa identità maturata nello stato di malattia.

Oggi riabilitare un disabile cronico vuol dire innanzitutto impostare una rieducazione volta allo sviluppo di competenze, ad una valorizzazione delle risorse e ad un incremento delle capacità adattive del soggetto.

L’essere umano è perfetto nelle sue imperfezioni e ha in se la chiave per aprire qualsiasi porta, la tenacia, la voglia di non arrendersi, la fiducia, e l’amore per la vita, che nessuna malattia deve mai portare via.

La tesi è disponibile per il download, di seguito.
Federico Camarda - La rieducazione motoria con esercizio terapeutico conoscitivo nei pazienti affetti da sclerosi multipla (72)

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