cimt guantoIMPORTANTE: La presentazione PowerPoint della lezione è sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Le immagini in essa contenuta sono sotto Copyright dei rispettivi autori ed utilizzate a fini didattici, secondo le modalità previste dal “Fair-Use” di opere intellettuali.

Autore: Claudio Gatta

Titolo: Introduzione alla Constraint Induced Movement-Therapy

Diapositive: 86

Introduzione: PowerPoint della lezione da me tenuta agli studenti del I-II-III anno del Corso di Laurea in Fisioterapia presso l’A.O.R.N. Monaldi nell’ambito del corso di Neurologia del Dott. Roberto Luciano. Il seminario-lezione arriva quest’anno alla sua “terza edizione”: al solito, il suo argomento è stato l’introduzione alla metodica neuroriabilitativa denominata CIMT (Constraint Induced Movement Therapy, in italiano terapia CIM o Terapia del Movimento Vincolo-Indotta). Durante la lezione è stato presentato il razionale alla base della metodica, il concetto di amnesia motoria funzionale e di learned non use applicati a concetti di neuroplasticità. Successivamente si è introdotta la storia della metodica e delle sue varianti dal 1993 ad oggi, si è l’illustrata l’esecuzione pratica della tecnica e si è discusso del problema delle evidenze in riabilitazione. Sono stati presentati gli ultimi studi di rilievo sulla CIMT ed è stata presentata una vecchia esperienza personale con la tecnica.

NOTA: La presentazione è stata composta usando sia Microsoft Office 2007 che Microsoft Office 2003. Non so per quali motivi, ma anche salvando il file in modalità di retrocompatibilità, alla visualizzazione su alcuni computer dotati di Office 2003 compaiono sporadici errori di allineamento del testo e delle immagini. Il problema pare non presentarsi se è installato Office in una delle seguenti versioni: Office 2007 aggiornato con la Service Pack 1 o Office 2003 aggiornato con la service pack 3.

La lezione è liberamente scaricabile cliccando sul link di seguito.

Segue l’indice dei contenuti.

01) Prima di tutto: cos’è una linea guida?
02) Le linee guida SPREAD: presentazione
03) Elementi di neuroplasticità
04) Recupero estrinseco e recupero intrinseco
05) Henry Meige e l’Amnesia Motoria Funzionale
06) Il fenomeno del Learned non Use
07) Correlazione fra Learned non Use e plasticità
08) La Constraint Induced Movement Therapy
09) Problemi iniziali
10) Alla ricerca di varianti alla tecnica base
11) La variante mCIMT (modified-CIMT)
12) Il dispositivo AutoCITE (Automated C.I.T. Extension)
13) Definizione di CIMT al 2006
14) Definizione di CIMT al 2008
15) Le “figlie” della Motor Imagery
16) Criteri di inclusione ed esclusione
17) Esecuzione della CIMT: categorie di esercizi
18) La proposta terapeutica di AutoCITE
19) Boylstein: il comportamento del fisioterapista
20) Il problema delle evidenze in riabilitazione
21) Gerarchia di studi, evidenze e raccomandazioni
22) CIMT e riorganizzazione corticale
23) La CIMT nella V Edizione delle linee guida SPREAD
24) Valutazione dell’outcome
25) Il Wolf Motor Function Test (WMFT)
26) Il Motor Activity Log (MaL-AoU e MaL-QoM)
27) L’Indice di Barthel
28) L’Action Research Arm Test (ARAT)
29) La scala FIM
30) La scala Abilhand
31) Letteratura: situazione al 2008
32) Presentazione degli ultimi studi di rilievo
33) Report: un’esperienza personale
34) La CIMT in Italia

Claudio Gatta - CIMT - Seminario ed. 2008 (69)

ebm riabilitazione

IMPORTANTE: La presentazione PowerPoint della lezione è sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Le immagini in essa contenuta sono sotto Copyright dei rispettivi autori ed utilizzate a fini didattici, secondo le modalità previste dal “Fair-Use” di opere intellettuali.

Autore: Claudio Gatta

Titolo: Introduzione alle Evidenze in Riabilitazione

Diapositive: 73

Introduzione: PowerPoint della lezione da me tenuta oggi (26 maggio 2008) agli studenti del I anno del Corso di Laurea in Fisioterapia presso l’A.O.R.N. Monaldi. La lezione ha avuto come argomento l’introduzione al problema delle evidenze in riabilitazione. Sono state presentate la nascita dell’EBM, con relative definizione di base, l’approccio in autoapprendimento, il problema dei quesiti clinici, il modello PICO, i problemi specifici dell’applicazione dell’EBM alla riabilitazione, la gerarchia delle evidenze/raccomandazioni e i vari tipi di studio scientifico (dalle revisioni sistematiche ai case-report), le fonti di aggiornamento e il problema della disseminazione delle evidenze. La lezione è liberamente scaricabile da questo sito cliccando sul link di seguito.

Segue l’indice dei contenuti.

01) Introduzione
02) Efficacia ed Efficienza
03) Corrente continua (galvanica)
04) Evidence Based Medicine (EBM): presupposti
05) EBM: nascita e definizione
06) La riabilitazione nell’EBM
07) L’autoapprendimento
08) L’approccio EBM
09) Porsi il quesito clinico
10) Il modello PICO
11) Le evidenze in riabilitazione
12) I presunti ostacoli
13) I veri problemi
14) Le fonti di informazione
15) Studi scientifici: denominazioni
16) Gerarchia degli studi e livelli di evidenza
17) Il caso-controllo
18) Lo studio di coorte
19) Il trial clinico randomizzato
20) Lo studio trasversale
21) Il case-report
22) Le revisioni sistematiche
23) La Cochrane Collaboration
24) Linee guida
25) Le banche dati biomediche
26) Limiti dei trattati e delle riviste
27) Limiti dell’EBM: la zona grigia
28) Informazione ai pazienti e disseminazione
29) Conclusioni

Claudio Gatta - Introduzione al problema dell'Evidenza in Riabilitazione (43)

elettrostimolatori

IMPORTANTE: La presentazione PowerPoint della lezione è sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Le immagini in essa contenuta sono sotto Copyright dei rispettivi autori ed utilizzate a fini didattici, secondo le modalità previste dal “Fair-Use” di opere intellettuali.

Autore: Claudio Gatta

Titolo: Elettrostimolatori: comprensione dei segnali

Diapositive: 49

Introduzione: propongo oggi la presentazione PowerPoint della lezione da me tenuta agli studenti del I anno del Corso di Laurea in Fisioterapia presso l’A.O.R.N. Monaldi. La lezione ha avuto come argomento la comprensione dei segnali in elettroterapia, con accenni all’elettronica degli elettrostimolatori. La lezione presenta i vari tipi di segnale oggi disponibili in elettroterapia, con le relative indicazioni d’uso. La parte pratica della lezione ha previsto il disassemblaggio di un dispositivo palmare per uso sportivo (modello Gold-Hand 502), per rendere partecipi gli studenti della struttura concettuale di base di un elettrostimolatore e per istruire gli stessi alla lettura e interpretazione delle specifiche di un apparecchio per elettroterapia. La lezione è liberamente scaricabile da questo sito cliccando sul link di seguito.

Segue l’indice dei contenuti.

01) Definizioni (anodo/catodo, corrente elettrica e parametri, tempo attivo, frequenza, periodo, treno, reobase, cronassia, accomodamento)
02) Tetanizzazione
03) Corrente continua (galvanica)
04) Corrente rettangolare
05) Corrente alternata
06) Corrente faradica
07) Correnti triangolari, esponenziali, triangolo-esponenziali
08) Assorbimento dei farmaci nella ionoforesi
09) Correnti diadinamiche monofase e difase
10) Correnti diadinamiche corto periodo, lungo periodo, sincopate
11) Correnti interferenziali
12) Teoria del Cancello (Gate Control Theory)
13) Corrente TENS tradizionale ed endorfinica
14) Corrente neofaradica
15) Corrente rettangolare bifasica
16) Corrente triangolare monofasica e bifasica
17) Corrente rettangolare monofasica asimmetrica compensata
18) Corrente di Kotz
19) Mappe dei punti motori e muscoli correlati
20) Parte pratica: disassemblaggio di un elettrostimolatore
21) Elettronica di base degli elettrostimolatori
22) Leggere le specifiche tecniche

Claudio Gatta - Terapia Fisica - Elettrostimolazione (29)

barca a vela al tramonto

Quarta e penultima puntata della guida pratica di sopravvivenza alla perdita di un amico.

Nota bene: visto che ho ricevuto un paio di e-mail sull’argomento: per perdita di un amico intendo il venir meno improvviso e irreversibile del rapporto di amicizia per tradimento/cattiveria/litigio, non per morte. In tal caso non può bastare un anno scarso per superare la perdita di un amico di lunga data, è impensabile. Ed in tal caso la postilla “e vivere felici” sarebbe decisamente fuori luogo.

Argomento di oggi: Considerazioni sul primo mese

Il primo mese, ovvero il mese della riorganizzazione e della ricerca di una nuova normalità, da intendersi come una protettiva routine fatta di lavoro, studio, attività sociali e culturali, intrattenimento e amicizie. Più o meno nella prima settimana avrete raccontato la vicenda della rottura della Gemma un paio centinaia di volte, tante da alienarvi dal fatto in sé e tramutarvi in lettori di un copione già scritto e rifinito con partecipazione emotiva via via più blanda. Ma, a un mesetto di distanza, almeno non si cade sul discorso con quella frequenza allucinante dei primi giorni. Finalmente.

Il che vuol dire: avete finalmente la libertà, nonché il dovere morale, di riorganizzare la vostra vita negli aspetti lacerati dalla rottura.

Prima di tutto: ad un mese circa di distanza non ci sarà molta più materia, di quella che fu l’amicizia, ancora in putrefazione. Non dovreste temere ulteriori travasi di elisir tossici, la guerra del Day After appartiene al passato, così come le controversie più sterili che di solito vi si accompagnano (relative a proprietà, civiltà, educazione). Il gruppo superstite, tranne il caso non si tratti di capre e muli, avrà avuto il tempo, nel bene e nel male, di formarsi una opinione e scegliere più o meno chi appoggiare, in che ambito e perché.

Contrariamente alla prima settimana, questo è il momento delle “immense compagnie”, dei viaggi, dell’intrattenimento, del relax convintamente cercato.

Dato che il mio crack è avvenuto durante una vacanza, ho voluto bissare la vacanza stessa per ripulire l’estate dai ricordi taglienti di quel che era avvenuto. Certo, ho scelto un altro posto di mio gradimento, sia per luoghi che per ritmi. Nel caso specifico, un soggiorno ad Ischia, con annesse cure termali. Ovviamente ho previsto ed ottenuto la presenza del Diamante, l’amico più stretto e anch’egli coinvolto indirettamente nella catastrofe, oltre che quella dei fratelli/compagni. Assolutamente rigenerante, un autentico lenitivo del corpo e della mente. A distanza di un mese, ho ripreso a ridere di gusto, ad addormentarmi senza pensieri angoscianti e a svegliarmi sereno.

Replicare, ripulendola dai connotati maligni, lo stesso tipo di esperienza durante la quale si è spezzata l’amicizia, secondo la mia opinione ed esperienza, è una terapia efficace e preziosa.

Vista l’efficacia della “terapia”, ne ho ordinato una seconda dose, andando (sempre in compagnia) al Romics 2007 (manifestazione culturale/commerciale con tema il mondo del fumetto), cosa che mi ero proposto più volte negli anni addietro. E che avevo sacrificato al bene più grande di quella vecchia amicizia: visto che l’ex-amico non aveva molto gusto di viaggiare per andare a vedere i “cartoni animati” ho sempre lasciato perdere, giusto perché non mi sembrava né bello né corretto andarmene per i fatti miei con qualcun’altro del gruppo spezzandolo, sia pure occasionalmente, a metà. Ben fatto, due giorni intensi e divertenti. Il mondo può essere migliore anche senza quella vecchia Amicizia, sulla terra arsa dal fuoco ricresce l’erba.

Anche le idee cominciano a riordinarsi. Le dinamiche del crack, i suoi prodromi, i giorni immediatamente ad esso successivi, possono essere ripensati e catalogati con una migliorata obiettività. Immediato il beneficio: nel mio caso, il crack stava rischiando di espandersi ad un’altra amicizia una quindicina di giorni più tardi, ma, indovinate un po’, è stato possibile evitare il secondo collasso col dialogo. Civile. Ricostruendo gli avvenimenti, interpretandoli criticamente, formulando equilibrati proponimenti. Di comune accordo.

Praticamente il tipo di confronto che, ad oggi, sono sicuro di non riuscire ad ottenere dall’Innominato, anche a dieci mesi dalla rottura. Non voglio che si presenti da me (o meglio, da noi: non sono stato io solo il “bersaglio” della forza dirompente) strisciante, madido di lacrime e vestito solo di un cilicio, ma almeno i due secondi necessari per pronunciare la frase “Credo di aver fatto una cazzata” mi (ci) sembrano dovuti. Due secondi per stendere un ponte. Un secondo a pilastro, trovatemi un ingegnere tanto brillante.

Quattro sono i Mali del Mondo: religione, orgoglio, onore, viltà. Fare un passo indietro non richiede uno sforzo fisico, di quelli che ti fanno dire “è al di là delle tue possibilità”. E’ solo questione di intelligenza e volontà, corroborate dal coraggio di cercare una verità.

Siano maledette le volontà accecate dall’orgoglio e le intelligenze azzoppate dalla viltà.

Tornando alla chiarificazione delle idee: ho potuto, col senno di poi, ripensare a certe stranezze nel comportamento dell’ex-amico e chiedere consiglio. Ho così preso coscienza, anche grazie ad alcune interpretazioni e riflessioni fornitemi appunto dal resto del gruppo degli Amici, che con tutta probabilità il fattaccio era in preparazione da Aprile.

Insomma, se la decisione di provocare una rottura in fondo era già stata presa nessuno di noi avrebbe potuto farci proprio niente. Agosto è stata una mera data, la località di vacanza un mero luogo. Al massimo oggi saremmo stati qui a parlare di coordinate spazio-tempo diverse, ma la mano era già armata e decisa all’affondo. Ite, missa est.

In forza anche di questo convincimento ho potuto affrontare da li a poco una prova importante per la mia futura vita lavorativa in piena serenità e, permettetemi il narcisismo, anche con un certo sentimento di superiorità.

Si, il giorno dell’esame di ammissione alla laurea specialistica è stato il primo giorno in cui mi sono guardato indietro e ho soffiato via con insperata semplicità le polveri che restavano di quel che fu. La ferita stava guarendo.

Nella prossima e ultima puntata: le amicizie crescono, i rifiuti avvizziscono. E finalmente si buttano.

Si chiude un libro, se ne apre un altro. Barra a dritta, Capitano, e pronti a scalare il Vento!

lenteNegli ultimi anni si è assistito al progressivo formarsi in riabilitazione di un corpo letterario orientato alle evidenze (nell’accezione inglese del termine: prove di efficacia), nonostante alcune oggettive difficoltà. Oltre che farmaci e terapie strumentali, sono emerse anche nuove metodiche riabilitative. Si tratta di metodiche derivate dalle neuroscienze e dall’imaging di ultima generazione: la neuroriabilitazione appare come sotto-disciplina privilegiata da queste nuove correnti. Il motivo è di fondo semplice: da sempre lo studio nelle altre branche della fisioterapia è stato facilitato da una indiscutibile situazione di complessità ridotta, sia pur nel suo elevato livello medio, rispetto alla neurologia.

La conseguenza immediata, nella realtà attuale, e che se la branca della riabilitazione ortopedica (portando un esempio) gode di protocolli stabili e consolidati, innovati perlopiù da nuove e più avanzate disponibilità in termini di macchinari biomedicali, la riabilitazione neurologica è rimasta ancorata su un sistema prevalentemente basato su modelli.

Di fatto quello che si sta creando in neuroriabilitazione è un dualismo fra scuola neuroriabilitativa tradizionale (di stampo prevalentemente europeo) e la neonata scuola neuroriabilitativa dell’evidenza. Il problema non va né sottostimato né stigmatizzato. In pochi avranno fatto a meno di notare, per esempio, la curiosa contrapposizione fra il Rome Rehabilitation 2006 e l’edizione dell’anno successivo. Mentre l’edizione 2006 si faceva promotrice del tema “Ricerca in riabilitazione”, con attacchi talvolta anche schietti ad alcune metodiche empiriche di larga diffusione, quella del 2007 incarnò quasi la reazione della lesa maestà empirica, col titolo “La Mia riabilitazione”.

Bontà della riabilitazione basata sull’esperienza contro bontà di quella basata sull’evidenza.

Ho avuto occasione di essere presente a tutti e due gli eventi, ricavandone le seguenti impressioni:

a) sia nel 2006 che nel 2007 il pubblico era, in modo poco sfumato, diviso fra i Depositari della Verità e i Crociati dell’Indagine. Le definizioni sono senza dubbio pittoriche e un po’ forzate, ma il clima di vivace confronto degli eventi ha reso giustizia all’esistenza di una questione sospesa, con una volontà mediamente incerta di affrontarla in modo risolutivo;

b) oltre ad un problema di volontà, esiste anche una questione di intrinseca resistenza al cambiamento. L’attrito fra gli atti congressuali del 2006 e quanto visto nel 2007 mi è parso, in alcuni passaggi, malamente celato;

c) in ultimo, ho dovuto prendere atto in questi primi anni di vita professionale di una questione di prestigio ed economica. Più che i dubbi sull’efficacia del nuovo che avanza, ho avuto più volte modo di sentire come validata una metodica tradizionale col solo peso professionale del suo promotore territoriale. La cosa viene a tradursi, di fatto, nella sostanziale non equivalenza di corsi privati di formazione professionale isocontenuti ma non isodocenti.

È da chiarire che questo breve articolo è chiaramente di parte: sono, infatti, fervido sostenitore della riabilitazione basata sulle evidenze, con tutto ciò che intellettualmente ne consegue: per quanto convincenti possano essere dei modelli teorici, pretendo un loro riscontro sperimentale.

Ciò vale, secondo la mia personale opinione, anche nel caso dei modelli ricavati dall’osservazione. Ogni modello osservazionale ha i suoi gradi di libertà, secondo la sequenza rilevazione – ipotesi – integrazione – definizione protocollo – risultato atteso. Se la rilevazione è un dato di norma oggettivo, l’integrazione è un procedimento logico-consequenziale e come tale soggetto ad errori di formulazione e di interpretazione (il paradosso del sillogismo aristotelico è semplice ed efficace come esempio a supporto dell’affermazione). Il metodo scientifico interviene, appunto, sostituendo all’integrazione la sperimentazione e al risultato atteso la riproducibilità degli stessi nel bene e nel male, offrendo stabilità e obiettività al sistema. Anche il metodo sperimentale ha le sue aree grigie (a cavallo fra sperimentazione ed opinione, nel caso di patologie rare, nelle lacune della letteratura), ma anche se non perfetto si pone come alternativa migliore all’empirismo.

Una delle più comuni obiezioni mosse dai tradizionalisti alla corrente delle evidenze propugna l’impossibilità di svolgere una ricerca scientifica nel suo senso compiuto quando si parla di metodiche riabilitative, con amplificazione del problema nella neuroriabilitazione. La questione sostanzialmente non si pone: se è vero che è praticamente impossibile ottenere una struttura in doppio cieco, è pur vero che restano percorribili tutte le altre strade: studi in singolo cieco, trial randomizzati, studi di coorte, studi caso-controllo, case-report ed, ovviamente, metanalisi e revisioni sistematiche qualitative. L’esistenza stessa di un cluster Riabilitazione all’interno dell’organizzazione della Cochrane Collaboration testimonia la fattibilità di una ricerca compiuta in Fisioterapia. Per contro, secondo l’attuale scala delle evidenze come proposta dal Manuale Metodologico del PNLG, si attribuisce alle esperienze empiriche il rango di opinione professionale, fonte di evidenza debole rispetto ad una qualsiasi forma di studio scientifico.

Con ciò non voglio cestinare in toto proposte riabilitative come quelle di Vojta, Kabat, Bobath, Perfetti, Puccini e quant’altre. Chiedo, io come tutti i “Crociati dell’Indagine”, che i loro promotori accettino il banco di prova delle evidenze, mostrando disponibilità al cambiamento e all’integrazione dei relativi modelli teorici. L’unica cosa che non voglio accettare sono obiezioni del tipo “ma ha sempre funzionato così”, “nei miei lunghi anni di esperienza…”, “non c’è modo di verificare il contrario” o, peggio, manifestazioni comportamentali da Verità Rivelata.

Io stesso, cercando di portare un si spera buon esempio, apprezzo molto il modello del Learned non Use posto alla base della CIMT, ma non l’accetto come atto di fede. Ha a suo sostegno rilevazioni strumentali importanti (TMS, PET, RMNf) e i risultati della tecnica da esso derivata sono statisticamente significativi e riproducibili, ma sarei pronto ad accettarne anche lo stravolgimento di fronte ad evidenze migliori. Quindi anche se sostengo, nella sua finestra di applicabilità, la CIMT con la stessa forza di chi sostiene metodiche tradizionali di scuola europea, mi riservo l’accesso al cambiamento.

Un esempio e una possibile previsione: è notizia di questi giorni la scoperta di una linea di cellule staminali cerebrali probabilmente associata all’apprendimento e alla vicariazione-supplenza di altre funzioni. Se la cosa fosse confermata, sarebbe possibile immaginare una tecnica volta all’apprendimento intensivo di funzioni motorie durante la fase di differenziazione e migrazione delle staminali post-trapianto. Una tale tecnica avrebbe, con buon grado di fiducia, una efficacia nella riabilitazione delle lesioni cerebrali superiore alla CIMT, che a quel punto declasserei a seconda linea, riservata ai pazienti non eleggibili al trapianto di staminali.

In conclusione: vivano le esperienze, se integrate dalle evidenze. Prosperino i modelli teorici, se corroborati dall’indagine della realtà. Soccomba chi rifiuta l’evoluzione. Anche in riabilitazione, la fede incondizionata è per di più una falsa amica che una buona consigliera.

eeepc ssd

(nella foto: i moduli dei dischi SSD dell’Asus EEE-PC mod. 900)

Vi presento due trucchi per WindowsXP per liberare fino ad 1Gb di memoria sull’hard disk di sistema (quello da 4Gb, ad alte prestazioni) degli Asus EEE-PC. L’informazione è valida sia per i modelli della serie 700 che per quelli della serie 900.

Sotto C:\Windows esiste la cartella ServicePackFiles. E’ un mostro enorme divora-memoria, e serve un pò si e un pò no.

Serve a Windows quando deve ripescarsi qualche file come se avesse il cd inserito della service pack. Cd che ovviamente voi non avete, avendo al più il file di installazione dell’ultima service pack. In caso di file corrotti, danneggiati o di qualche ripristino di qualche versione vecchia di un file, WinXP riprende quel che gli serve da li, altrimenti vi chiede il fantomatico (mio caso) “CD di Installazione di Windows XP Service Pack 3″.

Il CD in questione è realizzabile solo e solamente masterizzando la ISO della SP3 messa a disposizione da Microsoft a questo indirizzo.

Spostando l’intera cartella su una scheda di memoria di poche lire e poca memoria (io ho usato una vecchia MMC-Plus della Trascend da 512mb) potete recuperare mezzo giga circa in un solo colpo secco, avendo poi cura di conservare e/o portare con se la schedina in caso di problemi. Se WinXP vi chiede il fantomatico CD di cui sopra per qualche operazione, gli infilate dentro la scheda e lo fate vivere felice.

 

Per farlo:

a) Copiare la cartella C:\WINDOWS\SERVICEPACKFILES su una scheda di capienza adeguata (F:\)

b) Start-> Esegui -> Regedit

c) Percorso: HKEY_LOCAL_MACHINE\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Setup

d) Modificare i valori delle chiavi ServicePackCachePath e ServicePackSourcePath cambiandoli in F:\SERVICEPACKFILES

e) Chiudere RegEdit e riavviare

f) Una volta ripartito WinXP, sfilare la scheda di memoria e riavviare ancora (controllo per sicurezza)

g) Se WinXP riparte di nuovo senza porre problemi, cancellare C:\WINDOWS\SERVICEPACKFILES e custodire con cura la scheda di memoria che ora contiene quelle informazioni potenzialmente vitali.

Col 900 invece della scheda di memoria si può usare l’altro disco rigido, col 700 è un buon modo di recuperare mezzo giga dai 4 disponibili.

Non è utile cancellare direttamente la cartella o spostarla su scheda di memoria senza applicare quelle modifiche di registro: se WindowsXP ne avrà bisogno, infatti, vi chiederà i file mancanti UNO PER UNO, con notevolissima perdita di tempo e pazienza.

Da pochi megabyte fino ad oltre mezzo gigabyte è invece il quantitativo di memoria recuperabile svuotando la cartella C:\WINDOWS\SoftwareDistribution.

SoftwareDistribution è una cartella che cambia moltissimo di dimensione a seconda dell’utente.

Conserva praticamente copia di tutti gli aggiornamenti mai fatti al sistema operativo. Partendo da una versione di Windows integrata con SP3 via Nlite, ovviamente la cartella diventa molto piccola (nel mio caso appena 49Mb), se si installano quintali di aggiornamenti diventa anche lei un mostro mangia-risorse (riportata un’occupazione anche di 790Mb).

In questo caso esiste l’aggravante che non c’è nemmeno il pericolo reale che Windows richieda quei files in futuro.

Per cancellarla in sicurezza bisogna arrestare il servizio Aggiornamenti Automatici, che tiene sotto controllo la cartella in oggetto. Una volta cancellata si può riavviare a mano il servizio.

Queste due procedure combinate, se già importantissime da fare sul modello 900, diventano addirittura vitali sui meno capienti modelli 700, dove permettono di liberare talvolta anche un intero gigabyte sui quattro disponibili.

Il che non è male, direi.

ma620

Download Mobile Action USB Irda Adapter Driver compatible with Windows XP.

MA620 Usb Irda WinXP driver (24)

ENGLISH: Here you can find a reconstructed and fully working driver for Mobile Action 620 USB to IrDA (Infrared) Adapter, compatible with Windows XP. MA620 adapter is an old but common device and its drivers are becoming rarities. I hope that this file can solve your problems. I don’t know if this driver is Vista-Compatible: if you try it with the latest Microsoft OS, let me know. Click on the link above to download.

ITALIANO: Ho ricostruito partendo da vari driver singolarmente non funzionanti un driver “amatoriale” ma perfettamente compatibile con Windows XP per l’adattatore USB a IrDA (infrarossi) Mobile Action 620. L’adattatore MA620 è una periferica ormai vecchia, ma di uso ancora molto comune. Putroppo i driver per questo adattatore sono diventati una vera rarità. Spero che questo file possa risolvere i vostri problemi. Non so se questo driver è compatibile con Windows Vista: se lo provate con l’ultimo sistema operativo di casa Microsoft, fatemelo sapere. Cliccate sul link in alto per scaricare il file.

flagelliIl processo attraverso il quale le piante acquisiscono energia per crescere e prosperare è la fotosintesi. “La fotosintesi comporta una settantina di distinte reazioni chimiche, è un fenomeno assolutamente miracoloso”. Le piante verdi sono state chiamate le “fabbriche” della natura: belle, silenziose e anti inquinanti, producono ossigeno, riciclano l’acqua e forniscono nutrimento al mondo. Si sono formate per caso? È credibile che si siano formate per caso?

No, non è credibile; ma elencare tutti questi esempi non ci porta da nessuna parte. La logica creazionista è sempre la stessa. Un dato fenomeno naturale è statisticamente troppo improbabile, complesso, bello e mirabile per essersi originato dal caso.

Il “progetto intelligente” è l’unica alternativa al caso che il creazionista sa immaginare. Dunque deve esserci stato un autore.

Anche la risposta della scienza a questa logica fallace è sempre la stessa. Il progetto non è l’unica alternativa al caso. La selezione naturale è un’alternativa migliore. Anzi, il progetto non è una vera alternativa, perché solleva un problema ancora più grande di quello che risolve: chi ha progettato il progettista? La vera risposta è la selezione naturale, l’unica soluzione concreta che sia mai stata avanzata; e non solo concreta, ma anche di un’eleganza e una potenza meravigliose.

Come mai la selezione naturale risolve il problema dell’improbabilità, laddove il caso e il progetto restano al palo? Perché è un processo cumulativo, che scompone il problema in piccole parti. Ciascuna parte è leggermente, ma non totalmente improbabile. Quando innumerevoli eventi leggermente improbabili si accumulano uno dietro l’altro, il prodotto finale risulta molto, molto improbabile; così improbabile da non poter essersi verificato per caso. Il creazionista si ostina a trattare la genesi dell’improbabilità statistica come un evento unico e straordinario. Non capisce il potere dell’accumulazione.

In “Alla conquista del Monte Improbabile”, ho spiegato la questione con una parabola. Un versante della montagna è ripidissimo e inaccessibile, mentre l’altro è un lieve declivio erboso. Sulla vetta si trovano congegni complessi come l’occhio o il motore flagellare batterico. L’idea assurda che tale complessità possa nascere spontaneamente da sola è simboleggiata dal balzo che si dovrebbe fare per passare direttamente dalla base alla cima. L’evoluzione, invece, agisce sull’altro versante che si arrampica sul lieve declivio. Facile! Il principio dell’ascesa graduale, che si contrappone al balzo impossibile in cui bisognerebbe cimentarsi sul versante scosceso, è molto semplice e stupisce che sia stato proposto solo nel 1859.

I creazionisti che cercano di usare l’argomento dell’improbabilità a loro vantaggio spesso assumono che l’adattamento biologico sia una questione di tutto o niente. Un altro nome dell’errore tutto o niente è la complessità irriducibile. L’occhio vede o non vede. Le ali volano o non volano. Si dà per scontato che non ci siano stadi intermedi. La vita reale guarda ai dolci declivi del Monte Improbabile, mentre i creazionisti guardano solo il picco inaccessibile del versante scosceso.

L’idea di complessità irriducibile non è nuova, ma questa particolare espressione è stata coniata nel 1996 dal creazionista Michael Behe, cui si attribuisce il merito (se merito è il termine giusto) di avere portato il creazionismo in un nuovo settore della biologia, quello della biochimica e della biologia cellulare, da lui ritenute forse un miglior terreno di caccia alle lacune di quanto non si siano dimostrati gli occhi e le ali. Il suo esempio migliore (ma pur sempre cattivo) di lacuna è il motore flagellare batterico.

Il motore flagellare batterico è una meraviglia della natura. È l’unico esempio noto, al di fuori della tecnologia umana, di asse a rotazione libera. Le ruote di animali di grandi dimensioni sarebbero, penso, esempi autentici di complessità irriducibile ed è forse per questo che non esistono. Come potrebbero i nervi e i vasi sanguigni attraversare il mozzo? Il flagello è un propulsore simile ad un filamento, con cui il batterio si scava la strada nell’acqua. Diversamente dal flagello di altri organismi come i protozoi, il flagello batterico non ondeggia come una frusta nè rema come un remo. Ha un vero e proprio asse a rotazione libera che gira in continuazione all’interno di un vero mozzo, propulso da un incredibile quanto microscopico motore molecolare. A livello molecolare, il motore utilizza in pratica lo stesso principio del muscolo, ma a rotazione libera anziché a contrazione intermittente. È stato definito, con felice espressione, un minuscolo motore fuoribordo.

Senza giustificare, spiegare o ampliare il discorso, Behe afferma che il motore flagellare batterico è irriducibilmente complesso. Poiché non fornisce argomenti per suffragare l’asserzione, c’è da sospettare che non abbia sufficiente immaginazione. La chiave per illustrare la complessità irriducibile è, secondo Behe, dimostrare che nessuna delle parti potrebbe avere una sua funzione: tutte dovevano avere quella precisa struttura prima che una qualsiasi di esse potesse servire a qualcosa. In realtà, i biologi molecolari non stentano a trovare parti che funzionano al di fuori dell’ insieme, sia nel caso del motore flagellare sia negli altri pretesti esempi di complessità irriducibile.

Nel caso del motore rotante batterico, Miller richiama alla nostra attenzione un meccanismo chiamato type three secretory system (sistema secretivo di tipo tre) o TTSS. Il TTSS non serve al movimento rotatorio. È uno dei molti sistemi usati dai batteri parassitici per pompare sostanze tossiche nelle pareti cellulari allo scopo di avvelenare l’organismo ospite. Le molecole proteiche da cui è composto il TTSS sono molto simili ai componenti del motore flagellare.

L’evoluzionista capisce che, quando il motore flagellare si evolse, i componenti del TTSS furono requisiti per una funzione nuova, ma non del tutto priva di relazioni con quella precedente. Non stupisce che il TTSS, il quale fa girare le molecole del suo “distributore”, utilizzi una versione rudimentale del principio alla base del motore flagellare, il quale fa girare le molecole dell’asse. Evidentemente, componenti cruciali del motore flagellare erano già esistenti e funzionanti prima che il motore flagellare si evolvesse. Requisire meccanismi esistenti è uno dei metodi con cui una struttura che sembra irriducibilmente complessa può salire sul Monte Improbabile.

Come ha osservato il genetista americano Jerry Coyne nella recensione al libro di Behe: “Una cosa ci ha dimostrato la storia della scienza: che non arriviamo da nessuna parte dando alla nostra ignoranza il nome di Dio”.

Estratto sintetizzato da “L’Illusione di Dio”, di R. Dawkins.

preghiereFonti (consultabili):
Archivio Ultimissime UAAR
Giornalismo Atipico
Fox News (inglese)
Chicago Tribune (inglese)

ASSOLUTAMENTE NO COMMENT, non una sola parola sui giornali nazionali…

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Un vero studio scientifico: pregare aiuta a guarire?

Una bambina di 11 anni è morta perchè i suoi genitori pregavano per la sua guarigione invece di cercare aiuto da un qualsiasi medico per una curabile forma di diabete.”Hanno pregato e pregato finchè la bambina non è morta” ha detto la polizia.

L’ autopsia ha determinato che la ragazza è morta per chetoacidosi diabetica, una malattia che l’ ha tenuta malata per circa 30 giorni, soffrendo di sintomi come nausea, vomito, sete eccessiva, perdita di appetito e debolezza.

Il capo della polizia metropolitana di Weston( città della ragazzina morta) Dan Vergin ha detto che i genitori di Madeline Neumann, la bambina, è morta a causa della loro poca fede e credevano che la chiave per la guarigione della figlia fosse continuare a pregare. Ma la cosa che ha sorpreso di più gli agenti è stato quando la madre ha confessato la speranza che la figlia possa ancora resuscitare.

Questo strano comportamento può essere spiegato dal fatto che quando la bambina aveva 3 anni fu portata dal dottore il quale venne sorpreso dai genitori mentre stava fotografando la loro figlia.

Madeline aveva frequentato il primo semestre, ma non era più tornata a causa della malattia. Così preoccupati i parenti hanno chiamato la polizia chiedendo che controllassero la casa. Quando gli agenti arrivarono, la portarono subito in ospedale dove dichiararono il decesso.

La bambina aveva anche 3 fratelli di che vanno dai 13 ai 16 anni.
“Sono ancora in casa”, ha detto il capo della polizia. “Non vi è alcun motivo per rimuoverli. Non vi è alcun abuso o segni di abusi che possiamo notare”.

Un’ altra storia di, non so come dire, in effetti non ci sono parole per certi genitori. Credere che la figlia possa guarire con la preghiera e che poi possa resuscitare è veramente incredibile, ormai se ne sentono di tutti i colori.

Titolo: La Constraint Induced Movement Therapy nell’approccio riabilitativo precoce al paziente ospedalizzato con ictus.

Data: 24 Ottobre 2006, Napoli.

Presenta: Claudio Gatta
Relatore: Dott. Roberto Luciano

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