
Scrivere una, seppur breve, opinione personale sul Grande Inquisitore di Dostoevskij è sempre un sentirsi scolaretti al primo vero esame di scuola. Si vorrebbe dire tutto, ma si ha sempre l’impressione di elencare ridicole ovvietà. Cosa posso dire io? E’ un breve testo da leggere assolutamente almeno una volta nella vita, anche se si vuole ignorare il romanzo in cui è incastonato. Non c’è bisogno di traboccare fede o esser pronti alla rivoluzione atea per afferrare e comprendere lo straordinario impatto emotivo ed empatico del Gesù Cristo indicato come sobillatore e rivoluzionario dalla sua stessa Chiesa, degenerata nella gerarchia, corrotta dal potere e aliena di ogni moralità connessa al Trono di Pietro.
Il testo non è una dichiarazione pro o contro la possibilità che Dio esista. Non è l’esistenza di Dio che interessa all’autore, quanto la distanza fra i principi dichiarati dal cristianesimo e i metodi applicati dalla sua Chiesa, sovrapponibili a quelli di un regime totalitario dove il singolo è spogliato del suo libero arbitrio e della sua libertà in nome di una permanente inabilità d’azione e supposta ignoranza del bene e del male.
Il dilemma proposto è dei più antichi: libertà contro felicità. Quale scegliereste? L’errore dell’Inquisitore, che alla fine mostra turbamento ma non ravvedimento, è credere ciecamente nella impossibilità di sintesi di questi stati dell’essere.
Da leggere e da usare come momento di riflessione, per soppesare i propri valori e il proprio ruolo nella realtà.
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Estratto rielaborato da Wikipedia:
Il Grande Inquisitore è un capitolo del romanzo “I fratelli Karamàzov”, dello scrittore russo Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Il racconto può essere analizzato e compreso anche fuori dal contesto del romanzo. Vengono rielaborati temi che riguardano la filosofia morale, la filosofia politica, la filosofia della storia e la filosofia della religione.
Dopo quindici secoli dalla morte, Cristo fa ritorno sulla terra. Non viene mai menzionato per nome, ma sempre chiamato “Lui”. Il popolo lo riconosce e lo acclama come salvatore, tuttavia egli viene subito incarcerato per ordine del Grande Inquisitore.
Nelle segrete l’inquisitore si reca poi a trovarlo, e, dopo avergli comunicato la sua condanna a morte, gli rimprovera di avere seminato confusione, di aver voluto portare la libertà ad un popolo che è incapace di usufruirne, poiché un popolo felice non può essere libero, ma sottoposto ad un potere autoritario che decida per lui. Cristo infatti con il suo messaggio dà all’umanità la libertà, la quale è però troppo pesante da sopportare per la maggior parte degli uomini; essi hanno invece bisogno delle necessità materiali relative alle tentazioni di Satana che Cristo ha rifiutato.
Il Grande Inquisitore spiega a Cristo come sia necessaria un’autorità forte, quella da lui rappresentata, che dia al popolo i suoi veri bisogni materiali e richieda loro obbedienza, in modo che essi siano davvero felici. L’inquisitore conclude l’interrogatorio comunicando al condannato che la sua esecuzione avverrà l’indomani e che il popolo ne gioirà, attendendo poi una replica a quanto ha detto. Cristo rimane sempre in silenzio, e come unica risposta si avvicina al vecchio inquisitore e lo bacia sulle sue vecchie labbra esangui.
Il vecchio sussulta. Gli angoli delle sue labbra hanno come un tremito; va verso la porta, l’apre e gli dice: “Vattene e non venire più… mai più, mai più!”. E lo lascia andare per le oscure vie della città. L’inquisitore è turbato, eppure Ivan commenta: “…quel bacio gli brucia nel cuore, ma il vecchio non muta la sua idea”.
Le parole di Ivàn Karamàzov rispecchiano il pensiero dell’autore, egli reputa possibile l’esistenza di Dio ma al tempo stesso lancia una pesante critica alla Chiesa cattolica, colpevole, secondo Dostoevskij-Ivan Karamazov, di essere col tempo mutata, da semplice organizzazione di fedeli apostoli della parola di Dio, a sistema gerarchico-statale con enorme potere autoritario.
Il testo de “Il Grande Inquisitore” è scaricabile di seguito, come estratto non sostitutivo dell’opera (rappresentando meno del 10% del testo totale del romanzo “I fratelli Karamazov”).
Dostoevskij - I Fratelli Karamàzov - Il grande Inquisitore (19)

Il processo attraverso il quale le piante acquisiscono energia per crescere e prosperare è la fotosintesi. “La fotosintesi comporta una settantina di distinte reazioni chimiche, è un fenomeno assolutamente miracoloso”. Le piante verdi sono state chiamate le “fabbriche” della natura: belle, silenziose e anti inquinanti, producono ossigeno, riciclano l’acqua e forniscono nutrimento al mondo. Si sono formate per caso? È credibile che si siano formate per caso?
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