ultima lezioneNell’agosto 2007, il professor Randy Pausch ha saputo che il cancro contro il quale combatteva era incurabile e che gli restavano pochi mesi di vita. Ha scelto di lasciare subito il suo lavoro all’università per stare vicino alla moglie Jai e ai loro bambini. Prima, però, il 18 settembre 2007, ha tenuto davanti a 400 studenti e colleghi la sua “ultima lezione”, intitolata “Realizzare davvero i sogni dell’infanzia”. Con ironia, fermezza e coraggio, ha ripercorso le tappe della sua esperienza, e il suo discorso è una testimonianza toccante e profonda di una vita resa straordinaria dall’intensità con la quale è stata vissuta. Da quel giorno, milioni di persone hanno visto su internet l’ultima lezione di Randy Pausch. Oggi quel testo, ampliato e arricchito, diventa un libro capace di parlare al cuore di ciascuno individuo. Pausch non vuole rivelare il senso della vita; più modestamente, mostra perché vale la pena vivere.

Opinione personale:
Come purtroppo era prevedibile, Randy Pausch se ne è andato. Il professore della Carnegie Mellon è deceduto a causa del suo tumore pancreatico il 25 luglio 2008. Avevo già dedicato un articolo a Randy un po’ di tempo fa, quando ebbi l’intuizione che il professore era entrato nella vera e propria fase terminale della sua malattia.. Durante i suoi ultimi mesi, Randy ha fatto in tempo a lasciarci una testimonianza, la sua “ultima lezione”. Questo libro, scritto dallo stesso dottor Pausch, cerca di spiegare i retroscena della “lezione” e di approfondirne i temi principali. Un inno alla vita e alla speranza, verso la realizzazione dei propri sogni da bambino. Il sottotitolo dell’edizione italiana del testo, “la vita spiegata da un uomo che muore”, coglie nel segno. Cosa vuole lasciare al mondo un padre di famiglia che sa che non riuscirà veder crescere i propri figli, che sa che la moglie dovrà lottare da sola nella vita? Il segreto del libro, come d’altronde quello dell’”ultima lezione”, sta nei destinatari: il libro non è stato mai pensato o scritto per noi lettori comuni, ma per i tre figli di Randy. E’ la sintesi di tutto quello che il loro papà avrebbe voluto dirgli e insegnargli durante la loro infanzia, la loro adolescenza, la loro maturità. Un privilegio che il fato non ha voluto concedergli. Ci sono laghi d’inchiostro dedicati al come vivere, questo è uno dei rarissimi ed autentici esempi di lezioni sul come morire. Incredibilmente toccante e commovente, da avere a tutti i costi in biblioteca.

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Titolo: L’ ultima lezione. La vita spiegata da un uomo che muore
Autori: Pausch Randy, Zaslow Jeffrey
Editore: Rizzoli
Data di Pubblicazione: 2008
ISBN: 8817023140
ISBN-13: 9788817023146
Pagine: 231
Letto: agosto 2008

einstein dioEsiste il libero arbitrio o è tutto predestinato? Qual è l’essenza dell’universo? Qual è il fine ultimo, lo scopo dell’umanità e perché l’uomo è stato creato? Se il mondo è destinato a finire con il Big Crunch, che senso ha vivere? Sulle scale del Museo egizio del Cairo, Tomás Noronha viene avvicinato da una splendida sconosciuta. Il suo nome è Ariana Pakravan, è iraniana ed è in possesso della copia di un documento inedito, un antico manoscritto dal contenuto enigmatico. Questo incontro condurrà Tomás Noronha nei misteri della crisi nucleare iraniana e lo porterà, attraverso l’incontro con i più importanti scienziati e pensatori del tempo, ad investigare su uno dei più grandi misteri dell’umanità: la prova scientifica dell’esistenza di Dio. Una storia d’amore e di tradimenti, un intrigo, una persecuzione implacabile, ma soprattutto una ricerca spirituale che ci porta alla rivelazione più stupefacente di tutti i tempi lasciandoci a bocca aperta davanti all’ultimo, definitivo e insondabile segreto del mondo.

Opinione personale:
Devo dire la verità, mi accosto sempre con grande diffidenza a testi che citino, direttamente o indirettamente, la divinità nel titolo. Il rischio di un punto di vista di parte o fazioso è molto alto e da solo può bastare ad invalidare l’acquisto di un libro. Se con i saggi la cosa è compensata dal fatto che sono indirizzati verso un pubblico ben definito (io non comprerei mai una biografia papale, per intenderci), con i romanzi le opinioni dell’autore sul tema prendono toni più sfumati, ma possono permeare tutta la struttura del testo. Se mi sono deciso all’acquisto di “Einstein e la formula di Dio” è stato proprio per la parola “Einstein”, anticipatrice di una visione non antropomorfa del divino e metafora della straordinaria complessità ed eleganza dell’Universo.Dando fiducia all’autore di non commettere un errore banale e macroscopico quale quello di avvicinare Einstein ad un dio di matrice squisitamente religiosa, mi sono avventurato nella lettura delle oltre 550 pagine del romanzo. E, come tutti i romanzi che riescono ad appassionarmi, l’ho divorato in una sola, lunghissima sessione di lettura. Il libro contiene numerosi elementi di fisica, filosofia, teologia, politica internazionale e, udite udite, di ateismo razionale. Per quanto di mia competenza, posso dire che tutti i concetti espressi sono spiegati al lettore in modo coerente e corretto, con qualche errore marginale solo nella descrizione del cosidetto principio antropico (errori che non si ripetono nella presentazione del principio antropico finale, vera chiave di lettura del testo). Il testo, nonostante le pause narrative necessarie a dare al lettore una infarinatura delle teorie presentate, scorre via in modo agile sotto la veste di un “terrorism thriller”. Più impegnativo della media, ma molto gradevole per il lettore che riesca a comprenderne a fondo i contenuti.

Titolo: Einstein e la formula di Dio
Autore: Rodrigues Dos Santos José
Editore: Cavallo di Ferro
Data di Pubblicazione: 2008
ISBN: 8879070339
ISBN-13: 9788879070331
Pagine: 557
Letto: luglio 2008

medici nazistiUna delle pagine più infami della storia del Terzo Reich è quella della Shoah e dei campi di sterminio; ma all’interno di questo immane orrore ce n’è uno che sembra superare qualsiasi limite della ragione: i medici che nei Lager seviziarono e torturarono sino alla morte creature inermi con l’atroce pretesto di “effettuare ricerche scientifiche”. Josef Mengele è il più noto di questi criminali, ma in questo libro ne incontreremo tanti altri, piccoli uomini in grigio, che non arretrarono di fronte ad alcuna infamia. Ma “I medici nazisti” non è solo questo. Lifton ci guida alla scoperta di quei perversi meccanismi che trasformarono in mostri persone che, in circostanze normali, non avrebbero strappato un’ala a una mosca.

Opinone personale:
Ricordo tanti anni fa un pomeriggio piovoso d’autunno, seduto sulla poltrona a casa di parenti, passato sfogliando (più che leggendo) una monumentale “Storia del Terzo Reich”. Mi interessava molto guardare le foto, i volantini di propaganda, le prime pagine dei giornali d’epoca, i rapporti entusiastici dei cinegiornali. Era come assistere al germogliare dei semi delle moderne mediocrazie, dove chi è al potere è chi controlla i mezzi di comunicazione di massa. Andando avanti con la lettura, si passava dalla fase dell’affermazione del regime a quella, meno gradevole, della guerra e della persecuzione degli ebrei, fino ad arrivare alla “soluzione finale”. Fui molto colpito dal resoconto dell’operato di alcuni medici nazisti nei campi di concentramento e, in particolare, da tutta una serie di loro “esperimenti scientifici”: congelamento dei prigionieri, privazione del sonno, esperimenti sulla pressione atmosferica, prelievo di tatuaggi, risposta a dosaggi letali di vari farmaci e sostanze, chirurgia sperimentale. L’esito di queste esperienze era quantomeno scontato: la morte del prigioniero, spesso e volentieri dopo l’inflizione di una sequela di inutili e drammatiche sofferenze. Anni dopo, girovagando il libreria, il mio occhio è caduto su “I Medici Nazisti”. Dal vederlo a prenderlo il passo è stato breve. Il saggio, molto voluminoso (supera le 700 pagine, cosa non comune per i saggi quanto lo è per i romanzi), approfondisce, oltre che le atrocità commesse dai medici nazisti in senso stretto, anche i retroscena politici e psicologici di queste pagine oscure della storia, tanto scabrose da meritare, nel dopoguerra, un processo a sé, il c.d. “Processo ai Medici”. Tra gli argomenti trattati: l’eugenetica e l’eutanasia, la sterilizzazione di massa, la cura razziale, il sistema delle selezioni presso il campo di Auschwitz, le testimonianze dei medici prigionieri, i casi Mengele e Wirths, la psicologia del genocidio, lo sdoppiamento faustiano. Consigliato.

Titolo: I medici nazisti. La psicologia del genocidio
Autore: Lifton Robert J.
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
Data di Pubblicazione: 2003
Collana: Supersaggi
ISBN: 8817101036
ISBN-13: 9788817101035
Pagine: 725

simpson filosofi

È possibile che Bart Simpson rappresenti l’incarnazione dell’ideale nichilista di Friedrich Nietzsche? Che il comportamento di Marge sia la realizzazione della classificazione aristotelica della virtù? Che la mentalità di Springfield sia frutto di un approccio decostruzionista al reale? Secondo gli autori, per capire l’epopea dei Simpson è più utile rivolgersi a Kant, Marx o Barthes che non ai sociologi o ai critici televisivi. Diciotto possibili percorsi interpretativi che offrono letture originali dei personaggi, dei linguaggi e della scorrettezza politica della serie. Uno studio che applica le armi della dialettica alla cultura pop, fondendo il rigore espositivo della filosofia all’ironia di un insolito oggetto d’indagine.

simpson filosofiaOpinione personale:
Girare per gli scaffali e imbattersi un libro dal titolo “I Simpson e la filosofia” fa un certo effetto. La prima reazione è quella di trasfigurare il titolo in “La filosofia spiegata dai Simpson”, come se fosse un testo satirico. Poi si prende il volume fra le mani, gli si da una prima sfogliata e ci si rende conto di avere a che fare con un vero e proprio saggio di filosofia. Allora il titolo cambia ancora, diventando “I Simpson spiegati dalla filosofia”. Sbagliando ancora. Il titolo è “I Simpson e la filosofia”, ovvero temi di filosofia che prendono spunto dalla caratterizzazione dei protagonisti della nota serie animata. Bisogna dimenticarsi le grasse risate: se ci si approccia a questo testo con quell’idea se ne resterà cocentemente delusi. Faccio un esempio, prendendo il personaggio Homer. Dopo qualche pagina in cui si ripercorrono alcune delle gag più famose della serie, si passa all’analisi del personaggio secondo la scala socratica virtù, continenza, incontinenza, vizio, passando ovviamente attraverso i punti chiavi di tutta la filosofia socratica. Allo stesso modo, Bart diventa il simbolo del nichilismo nietzschiano e su Lisa si costruisce la critica all’intellettualismo medio americano. E’ un testo per ripercorrere, con spunti originali e diversi dalla didattica canonica, alcuni temi centrali della storia della filosofia. Se avete interesse nella filosofia prima e nei Simpson poi, il libro può interessarvi come simpatico ripasso o approfondimento alternativo, altrimenti meglio passare al negozio di fumetti sotto casa o sintonizzarsi sulla televisione. Ma attenzione, anche se non lo credete, Marx vi guarderà.

Titolo: I Simpson e la filosofia
Autori: Irwin William H., Conard Mark T., Skoble Aeon J.
Editore: Isbn Edizioni
Data di Pubblicazione: 2005
ISBN: 8876380310
ISBN-13: 9788876380310
Pagine: 333
Letto: settembre 2008

nagasakiOscurata per più di cinquant’anni dalla più nota missione dell’Enola Gay su Hiroshima e dalle poche e cattive informazioni diffuse e coperte da segreto militare, la missione del B29 Superfortress “Bockscar”, compiuta il 9 agosto 1945 su Nagasaki, è rimasta fino a oggi quasi sconosciuta. Scritto dal copilota del “Bockscar”, Luogotenente Colonnello Fred J. Olivi, italo-americano di prima generazione, “Nagasaki per scelta o per forza” rivela i veri dettagli legati alla Missione 16, le fasi segrete dell’addestramento e i dati sull’impiego di “Fat Man”, la bomba atomica al plutonio tre volte più potente di quella all’uranio sganciata su Hiroshima pochi giorni prima. Il libro, inedito e pubblicato in Italia per la prima volta al mondo, racconta con uno stile diretto le esperienze del giovane aviatore italo-americano, che fin dall’infanzia aveva sognato di diventare un pilota, e la cronaca del volo verso Nagasaki, facendoci rivivere minuto per minuto gli attimi drammatici che cambiarono la storia del mondo.

Opinione personale:
Fred Olivi, l’italoamericano che annientò Nagasaki. La biografia di uno degli uomini dell’equipaggio del Bockscar, il B29 modificato per ospitare Fat Man, la seconda bomba atomica utilizzata contro la popolazione civile della storia.

E’ un libro amaro. Viene letto concedendo l’attenuante dell’ignoranza di quei militari sul contenuto della particolare “bomba a zucca”, il cui addestramento mirava a portare, e sulle conseguenze innescabili da quel nuovo terribile ordigno.

La lettera finale, indirizzata al presidente Bush, con cui Olivi prima della morte si complimentava per la scelta degli Stati Uniti di non chiedere scusa al Giappone per le tragiche conseguenze dei bombardamenti atomici, sconfessa tutto il testo.

E’ un libro interessante per la cronaca e la storia, per avere conoscenza degli eventi che, al di là dei tavolini dei politici, portarono a trasformare in cenere 100.000 persone e a condannarne altre 200.000 ad una esistenza atroce, segnata dal dolore e dalle malattie.

E poi quel telegramma, scritto mezzo secolo dopo, che pesa come un macigno. Ve lo riporto:

“Da Fred J. Olivi

A Presidente George Bush

Chicago, 12 settembre 1991.

Signor Presidente,

in qualità di co-pilota del B29 “Bockscar” che sganciò la seconda bomba atomica su Nagasaki, mi complimento con Lei per la decisione presa di non chiedere le scuse ufficiali al Giappone per la missione atomica delle Seconda Guerra Mondiale.

Sono molto lusingato per il fatto che gli sforzi dei due equipaggi, coinvolti negli attacchi che posero fine alla guerra, non furono vani.

Fred J. Olivi, Chicago”

Gli sforzi degli equipaggi non furono vani, né potrebbero esserlo. Chiusero in una settimana la Seconda Guerra Mondiale. All’epoca dei fatti la scelta fu giusta.
Ma che, nel 1991, dopo la Guerra Fredda, dopo che gli effetti delle bombe si sono manifestati nella loro inumanità, ci si azzardi a complimentarsi per non aver chiesto scusa è troppo anche per me.

Ecco la mia opinione: Fred Olivi fu per me un ottuso stupido militare. Nato come tale, vissuto come tale, morto come tale. Non mi suscita né pietà né commozione, ma solo indignazione, rivolta a lui e a tutta quella classe, che per fortuna l’anagrafe sta ripulendo per ovvie ragioni di tempo, di ciechi militari che non reputano giusto chiedere oltre mezzo secolo dopo scusa all’umanità per Nagasaki, Hiroshima e Dresda.

La storia la scrivono i vincitori e i perdenti in questo caso erano davvero malvagi, ma neanche i vincitori potranno mai considerarsi degli stinchi di santo. Punto. Se vi consiglio il libro? Si, ve lo consiglio. Oltre le mie personali ed opinabili riflessioni. Sono pezzi di storia che non si affacciano spesso e volentieri al pubblico, meglio approfittarne quando c’è la possibilità.

Titolo: Nagasaki per scelta o per forza. Il racconto inedito del pilota italo-americano che sganciò la seconda bomba atomica
Autore: Olivi Fred J.
Editore: FBE
ISBN: 8889160586
ISBN-13: 9788889160589
Pagine: 239

le invenzioni della nottePotrebbe essere una giornata come tante quella che Jonas, giovane viennese, ha davanti al proprio risveglio. Ma dopo il solito caffè, scopre che la televisione non funziona, internet non va, il giornale non gli è stato consegnato e il telefono della sua fidanzata suona a vuoto. Perplesso, esce per andare al lavoro, e scopre una città deserta: uomini e animali sono scomparsi, volatilizzati nella notte, lasciando ogni cosa intatta. Rimasto solo con gli oggetti, con il silenzio e con il tempo, Jonas si dà a una disperata quanto inutile ricerca di un indizio sulle ragioni di un simile stato di cose. A poco a poco, il terrore di essere solo si trasforma nella paranoia di non esserlo, gli oggetti sembrano mutare in rettili freddi che lo osservano immobili, in una minaccia che percorre le pagine con una violenza sottile, mai sopita. Finché i sogni travalicano la realtà, si mescolano ai ricordi, e Jonas comincia a dubitare della propria mente, risucchiato in un vortice di delirio…

Opinione personale:
Thomas Glavinic. Mai letto. Sono stato indotto a prendere questo libro dopo aver letto una mini-recensione su una guida TV. Per la serie “provare per credere”, verrebbe da dire. Ed io ho provato, ed ho creduto. In alcuni passaggi sembra richiamare lo stile cupo di Stephen King, con un evidente ammiccamento al thriller. Mi piace molto il giudizio sintetico di Daniel Kehlmann, che a lettura finita ho condiviso pienamente e più vissutamente degli “urli” di quarta: “A Glavinic riesce l’impossibile. Un virtuosismo sulla paura e le sue molte variazioni… al contempo inquietante romanzo del brivido e complessa opera letteraria.” Alla fine il libro parla di questo: della paura, o meglio, delle paure primordiali dell’essere sociale uomo. La paura di restare solo, di doversi guardare indietro per nutrirsi dei propri ricordi, la paura di sé stessi e delle lacune della propria coscienza. Il finale disorienta, ma a ben leggere è in sintonia perfetta con i contenuti del testo: l’intento dell’autore non è quello di offrire soluzioni, ma di raccontare una caduta nel delirio. L’ultima pagina è da staccare e conservare per i posteri, di una struggente e malinconica bellezza. Uno one-man-show di classe.

Titolo: Le invenzioni della notte
Autore: Glavinic Thomas
Editore: Longanesi
Data di Pubblicazione: 2007
ISBN: 8830424722
ISBN-13:9788830424722
Pagine: 376

asimov fine dell'eternitàNella segreta, ristrettissima casta degli Eterni, un Tecnico è come un chirurgo: glaciale, preciso, impietoso, “opera” sui secoli e sui millenni, modificando minuscoli particolari della realtà. Un barattolo spostato, una lettera non spedita, un appuntamento mancato, e tutto il corso successivo della storia sarà diverso, miliardi di uomini non saranno mai esistiti, terribili guerre saranno state evitate, funeste invenzioni resteranno in inventate. Una nobile missione, che ha il solo fine di assicurare all’umanità uno sviluppo pacifico, armonioso, razionale; così, per lo meno, crede il Tecnico Harlan, finchè il suo lavoro lo mette, letteralmente, davanti a se stesso. E a questo punto gli si forma attorno un gioco di specchi dove passato, presente e futuro, realtà ed irrealtà, possibile e impossibile si mescolano in un vortice in apparenza insensato, ma di cui toccherà a lui dipanare il senso profondo e decisivo.

Opinione personale:
Ne ho letto una non più comunissima copia della serie Urania (n°572, edita l’8 agosto 1971). Attualmente è disponibile sempre presso Mondadori nella collana Best Sellers. Quello che mi impressiona sempre di Asimov è la sua straordinaria logicità, un autentico “passista” dei tempi e del rapporto causa/effetto. Anche in questo caso, come in “Notturno”, il finale a sopresa risulta essere il più logico e difatti l’unico possibile. La fine dell’Eternità rappresenta in un sol momento il presupposto fondamentale alle Fondazioni e la loro conclusione a lunghissimo termine. Lo stile è coinciso, la lettura agevole anche nei momenti in cui il tempo degli eventi si ripiega su sé stesso per allineare tutti gli eventi del racconto, facendo scoprire la chiave di volta di tutta l’opera di Asimov, rappresentata dal secolo settantamillesimo. Magnifico.

Titolo: La fine dell’eternità
Autore: Asimov Isaac
Editore: Mondadori
Data di Pubblicazione: 1996
Collana: Oscar bestsellers
ISBN: 8804414510
ISBN-13: 9788804414513
Pagine: 238

toghe rotteIl cittadino che abbia voglia di capire perché molte persone condannate per reati finanziari le ritroviamo coinvolte in scandali successivi; perché perfino i reati più comuni (rapine, estorsioni, sequestri di persona, omicidi, ecc.) spesso sono commessi da gente che è già stata condannata per altri reati; perché il processo termina, nel 95% dei casi, con una sentenza di non doversi procedere per prescrizione. Per capire perché accade tutto questo, è necessario sapere che cosa succede nelle aule dei tribunali e come si lavora nelle Procure. Ecco un libro che finalmente lo racconta. Se si supera lo choc di queste testimonianze offerte da vari magistrati e avvocati, sarà poi più facile valutare le esternazioni in materia di giustizia che provengono dal politico di turno, di volta in volta imputato, legislatore, opinion maker, e spesso contemporaneamente tutte queste cose. Accompagna le testimonianze un testo illustrativo ad uso dei cittadini, per capire come funziona la giustizia (la pena, i gradi di giudizio, le indagini, il processo ecc.). La prefazione al libro è di Marco Travaglio. Bruno Tinti è procuratore aggiunto presso la Procura di Torino. “Uno di quelli che prende ordini dal procuratore capo e non ne può dare ai sostituti.” Si occupa di reati finanziari: falsi in bilancio, aggiotaggio, frode fiscale, bancarotta.

Opinione personale:
C’è un problema in Italia, uno fra i troppi, che ha il nome e il cognome di tutta la classe politica italiana dell’ultimo ventennio, superando il confine fra Prima e Seconda Repubblica. La giustizia, ovvero del più perfettamente progettato trita-acqua della nazione. Ora, se tritare l’acqua vi sembra quanto meno un inutile spreco di energia, la lettura di “Toghe Rotte” farà senz’altro per voi. La giustizia raccontata da chi la fa, ovvero da giudici, pubblici ministeri, amministrativi. Da Bruno Tinti e dai suoi colleghi arriva una denuncia sotto forma di coro ad una voce: la giustizia italiana è stata scientificamente tarata per non funzionare. Corollario: andare in galera è semplicemente molto difficile, richiede impegno e crudeltà o, in alternativa, povertà e non cittadinanza. Un brevissimo passo rende l’idea del tutto: “…è bene dire che tutte le contravvenzioni in materia antinfortunistica, ambientale, ecologica, di inquinamento; tutti i delitti di corruzione, falso in bilancio, frode fiscale; tutti i delitti di maltrattamento in famiglia e violazione di assistenza famigliare, tutti i delitti di falsa testimonianza, tutti i delitti di truffa, anche ai danni dello Stato o di Enti Pubblici o dell’Unione Europea; tutti questi delitti e tanti altri che non cito non saranno mai puniti. Nessun processo per questi delitti si concluderà con una effettiva. Nessuno che abbia commesso uno di questi delitti andrà mai in prigione”. Punto. Un libro che ha il pregio di essere scritto pensando ai non addetti ai lavori e, quindi, immediatamente comprensibile. Se non fosse per l’esistenza del procedimento civile, che di solito si accompagna a quello penale nei delitti, alla luce di quanto letto in questo lavoro sarei tentato di passare dalla parte del ragioniere Casoria & compagni. Da incensurato comincerei a rischiare di finire in galera (pardon, casa circondariale) dall’usura in poi: per il resto o la sospensione della pena (che dopo cinque anni scomparirebbe anche dalla fedina) o una gustosa parcella ad uno smaliziato avvocato penalista con obiettivo, facilmente raggiungibile già solo cambiando ogni tanto residenza, prescrizione. Ci ho messo molto più del dovuto per completare la lettura di questo scritto: la presa d’atto di alcune delle situazioni esposte fa montare un senso di rabbia, nausea e impotenza che si oppone al proseguimento della lettura. “Toglietevi dalla testa l’idea della giustizia come la vedete nei film”, un buon secondo sottotitolo per il libro. Un’ultima nota: contiene la gustosa e raccapricciante guida “Come uccidere la moglie e vivere felici”. Con questo ho detto davvero tutto.

Titolo: Toghe rotte. La giustizia raccontata da chi la fa
Curato da: Tinti B.
Editore: Chiarelettere
Data di Pubblicazione: 2007
ISBN: 8861900305
ISBN-13: 9788861900301
Pagine: 181

non cristiani“La prima stazione della nostra via crucis è l’inizio di tutti gli inizi: più precisamente, la mitologia ebraica della creazione del mondo e dell’uomo, narrata in due versioni diverse e contraddittorie nei capitoli I-XI del Genesi.” Comincia così questo viaggio che il matematico Piergiorgio Odifreddi compie dentro le Scritture e lungo la storia della Chiesa, fino ai giorni nostri. Come uomo di scienza, egli considera l’affermazione che quello della Bibbia è l’unico vero Dio una “bestemmia” nei confronti di colui che gli uomini di buona fede, da Pitagora e Platone a Spinoza e Einstein, hanno da sempre identificato con l’intelligenza dell’universo e l’armonia del mondo. Come cittadino, afferma che il cristianesimo ha costituito non la molla del pensiero democratico e scientifico europeo, bensì il freno che ne ha gravemente soffocato lo sviluppo civile e morale, e ritiene che l’anticlericalismo sia oggi più una difesa della laicità dello Stato che un attacco alla religione della Chiesa. “Se la Bibba fosse un’opera ispirata da un Dio, non dovrebbe essere corretta, coerente, veritiera, intelligente, giusta e bella? E come mai trabocca invece di assurdità scientifiche, contraddizioni logiche, falsità storiche, sciocchezze umane, perversioni etiche e bruttezze letterarie?”Come autore, legge l’Antico e il Nuovo Testamento e le successive elaborazioni dogmatiche della Chiesa per svelarne, con una critica tanto serrata quanto avvincente, non soltanto le incongruenze logiche ma anche le infondatezze storiche, dando alla ragione ciò che è della ragione e facendo emergere dai testi la verità: ovvero, dice Odifreddi, che “Mosè, Gesù e il papa sono nudi”.

Opinione personale:
Questo è libro che completa il sestetto di minima della dottrina atea ed anticlericale, secondo la mia personale opinione: si accompagna infatti con “Dio non è grande” di Hitchens, “L’illusione di Dio” di Dawkins, “Rompere l’incantesimo” di Dennett, “Libri Proibiti” di Cucca-LaMantia e “Sante Ragioni” di Castellacci-Pievani. La “via crucis” proposta da Oddifreddi ha avuto per me un gusto più anticlericale che ateo in senso stretto: si prende la Bibbia e la si sviscera, mettendone in risalto contraddizioni, inesattezze storiche, patemi stilistici, crudeltà, ipocrisie e patetici commenti “riparatori” dell’edizione CEI. Ma non è solo un attacco nudo e crudo al libro: ne rappresenta anche un’analisi storica e stilistica, in cui si individuano tre possibili fonti che tendono a ripresentarsi, sommandosi senza integrarsi, più volte nel corso del testo. Si scopre così che la Bibbia non ha, ovviamente, nessuna ispirazione divina, ma è venuta a formarsi per stratificazione di fonti, con la radice nel culto perduto della protodivinità Elohim (da cui Eloah e da lì, spezzandosi in due filoni, Allah e Jahweh). Le fonti, come già accennato, si scopriranno essere sommate fra loro e non integrate, nascondendo un fine equilibrio di natura politico-militare contestualizzato ai tempi delle tribù nomadi medio-orientali. Stesso tipo di indagine verrà applicata, successivamente, al Nuovo Testamento e ai Vangeli. Un grande (e critico) viaggio storico nella formazione del romanzo più venduto della storia.

Titolo: Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)
Autore: Odifreddi Piergiorgio
Editore: Longanesi
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Le spade
ISBN: 8830424277
ISBN-13: 9788830424272
Pagine: 264
Letto: febbraio 2008

cronache del dopobombaChe cosa accade dopo la fine del mondo? Cosa avviene quando la Bomba, di cui tutti parlavano dal 1945, viene finalmente lanciata? Apparso nel 1963, questo libro racconta il mondo dopo il lancio dell’ordigno che ha messo in ginocchio l’umanità, cancellando dalla faccia della terra città e popolazioni. I superstiti non sono più uguali a prima, ma rappresentano l’embrione di una stirpe che rappresenta una razza ai suoi albori. L’intero pianeta viene rappresentato da una piccola comunità californiana aggrappata alle onde radio che provengono dallo spazio. Il loro profeta è un’astronauta rimasto bloccato in orbita prima della catastrofe atomica, e che dal cielo trasmette alla terra nastri musicali e pedagogici.

Ampiamente riconosciuto come il maggior scrittore di fantascienza dei suoi tempi e adorato come un vero e proprio oggetto di culto da parte delle migliaia di fan che ha conquistato, Philip K. Dick è oggi visto come autore universale, che sfugge a una rigida classificazione di genere. Dotato di un intuito fuori del comune, crea mondi realistici e al tempo stesso lontani dall’esperienza di tutti i giorni, attraverso i quali evoca con sarcasmo e acume società e stili di vita realmente esistenti. Dick è autore di più di cinquanta volumi tra romanzi e racconti, e la sua “scoperta” è passata per il giudizio di scrittori e intellettuali molto diversi, da Jean Baudrillard ad Art Spiegelman, da Ursula Le Guin a Friedric Jameson. La notorietà dello scrittore, naturalmente, deve molti agli adattamenti cinematografici: “Blade Runner” di Ridley Scott ha segnato l’immaginario visivo di fine XX secolo, creando il modello più affascinante e credibile della metropoli del futuro; e a Dick si sono rivolti Spielberg per il suo “Minority Report”, John Woo per “Paycheck”, Linklater con il film tratto da “Oscuro scrutare”, con Keanu Reeves e Winona Ryder.

Opinione personale:
Vi dirò, quando l’ho preso, leggendo il frontespizio, credevo che il libro avrebbe avuto a che con un semidio “orbitante”. Niente di più sbagliato. E’ un libro di fantascienza pura, dipinto a tinte fosche e con sviluppi a volte addirittura disarmanti. Non posso addentrarmi troppo nella trama, visto che dopotutto sto parlando di un romanzo e non di un saggio: è stilisticamente (volutamente?) incostante, con un modo di porsi davanti alla pagina vuota che cambia ogni volta che il racconto cambia “scena”o che va in introspezione dei personaggi. Molto buona la caratterizzazione di questi ultimi, rappresentativi dei sopravvissuti ad un olocausto nucleare con le relative fobie, ossessioni e involuzioni (non per niente uno dei protagonisti è uno psichiatra ed un altro un pazzo) meno la descrizione degli effetti a breve e medio termine dell’olocausto stesso (parlo principalmente delle sindromi da radiazioni), fantascientifica nel senso letterale del termine la risposta nel tempo della natura al bombardamento nucleare. Credo sia affidabile anche la ricostruzione di Dick di un’umanità post-bellica e della sua nuova economia e delle sue nuove dinamiche sociali.

Alla fine, delle tre reclàme in quarta di copertina, riconosco di più la mia opinione in quella espressa da “Il Messaggero” che afferma che Dick “E’ riuscito a cogliere gli aspetti più aberranti del nostro presente, ha saputo rappresentare la falsità eterna del potere che punta solo a perpetuare se stesso, riproducendosi all’infinito in simulacri artificiali”. A ben vedere, infatti, tutto è solo un pretesto per denunciare la corruzione di cui si fa portatrice il Potere e la concussione degli uomini dinanzi alle sue lusinghe. Fantascienza catastrofico-evoluzionistica di buonissima fattura. Letto d’un colpo, come la maggior parte della narrativa che mi piace.

Titolo: Cronache del dopobomba
Autore: Dick Philip K.
Curato da: Pagetti C.
Traduttore: Nati M.
Editore: Fanucci
Data di Pubblicazione: 2006 (ripubblicato nel 2007)
ISBN: 8834711475
ISBN-13: 9788834711477
Pagine: 293
Letto: marzo 2008

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