einstein dioEsiste il libero arbitrio o è tutto predestinato? Qual è l’essenza dell’universo? Qual è il fine ultimo, lo scopo dell’umanità e perché l’uomo è stato creato? Se il mondo è destinato a finire con il Big Crunch, che senso ha vivere? Sulle scale del Museo egizio del Cairo, Tomás Noronha viene avvicinato da una splendida sconosciuta. Il suo nome è Ariana Pakravan, è iraniana ed è in possesso della copia di un documento inedito, un antico manoscritto dal contenuto enigmatico. Questo incontro condurrà Tomás Noronha nei misteri della crisi nucleare iraniana e lo porterà, attraverso l’incontro con i più importanti scienziati e pensatori del tempo, ad investigare su uno dei più grandi misteri dell’umanità: la prova scientifica dell’esistenza di Dio. Una storia d’amore e di tradimenti, un intrigo, una persecuzione implacabile, ma soprattutto una ricerca spirituale che ci porta alla rivelazione più stupefacente di tutti i tempi lasciandoci a bocca aperta davanti all’ultimo, definitivo e insondabile segreto del mondo.

Opinione personale:
Devo dire la verità, mi accosto sempre con grande diffidenza a testi che citino, direttamente o indirettamente, la divinità nel titolo. Il rischio di un punto di vista di parte o fazioso è molto alto e da solo può bastare ad invalidare l’acquisto di un libro. Se con i saggi la cosa è compensata dal fatto che sono indirizzati verso un pubblico ben definito (io non comprerei mai una biografia papale, per intenderci), con i romanzi le opinioni dell’autore sul tema prendono toni più sfumati, ma possono permeare tutta la struttura del testo. Se mi sono deciso all’acquisto di “Einstein e la formula di Dio” è stato proprio per la parola “Einstein”, anticipatrice di una visione non antropomorfa del divino e metafora della straordinaria complessità ed eleganza dell’Universo.Dando fiducia all’autore di non commettere un errore banale e macroscopico quale quello di avvicinare Einstein ad un dio di matrice squisitamente religiosa, mi sono avventurato nella lettura delle oltre 550 pagine del romanzo. E, come tutti i romanzi che riescono ad appassionarmi, l’ho divorato in una sola, lunghissima sessione di lettura. Il libro contiene numerosi elementi di fisica, filosofia, teologia, politica internazionale e, udite udite, di ateismo razionale. Per quanto di mia competenza, posso dire che tutti i concetti espressi sono spiegati al lettore in modo coerente e corretto, con qualche errore marginale solo nella descrizione del cosidetto principio antropico (errori che non si ripetono nella presentazione del principio antropico finale, vera chiave di lettura del testo). Il testo, nonostante le pause narrative necessarie a dare al lettore una infarinatura delle teorie presentate, scorre via in modo agile sotto la veste di un “terrorism thriller”. Più impegnativo della media, ma molto gradevole per il lettore che riesca a comprenderne a fondo i contenuti.

Titolo: Einstein e la formula di Dio
Autore: Rodrigues Dos Santos José
Editore: Cavallo di Ferro
Data di Pubblicazione: 2008
ISBN: 8879070339
ISBN-13: 9788879070331
Pagine: 557
Letto: luglio 2008

le invenzioni della nottePotrebbe essere una giornata come tante quella che Jonas, giovane viennese, ha davanti al proprio risveglio. Ma dopo il solito caffè, scopre che la televisione non funziona, internet non va, il giornale non gli è stato consegnato e il telefono della sua fidanzata suona a vuoto. Perplesso, esce per andare al lavoro, e scopre una città deserta: uomini e animali sono scomparsi, volatilizzati nella notte, lasciando ogni cosa intatta. Rimasto solo con gli oggetti, con il silenzio e con il tempo, Jonas si dà a una disperata quanto inutile ricerca di un indizio sulle ragioni di un simile stato di cose. A poco a poco, il terrore di essere solo si trasforma nella paranoia di non esserlo, gli oggetti sembrano mutare in rettili freddi che lo osservano immobili, in una minaccia che percorre le pagine con una violenza sottile, mai sopita. Finché i sogni travalicano la realtà, si mescolano ai ricordi, e Jonas comincia a dubitare della propria mente, risucchiato in un vortice di delirio…

Opinione personale:
Thomas Glavinic. Mai letto. Sono stato indotto a prendere questo libro dopo aver letto una mini-recensione su una guida TV. Per la serie “provare per credere”, verrebbe da dire. Ed io ho provato, ed ho creduto. In alcuni passaggi sembra richiamare lo stile cupo di Stephen King, con un evidente ammiccamento al thriller. Mi piace molto il giudizio sintetico di Daniel Kehlmann, che a lettura finita ho condiviso pienamente e più vissutamente degli “urli” di quarta: “A Glavinic riesce l’impossibile. Un virtuosismo sulla paura e le sue molte variazioni… al contempo inquietante romanzo del brivido e complessa opera letteraria.” Alla fine il libro parla di questo: della paura, o meglio, delle paure primordiali dell’essere sociale uomo. La paura di restare solo, di doversi guardare indietro per nutrirsi dei propri ricordi, la paura di sé stessi e delle lacune della propria coscienza. Il finale disorienta, ma a ben leggere è in sintonia perfetta con i contenuti del testo: l’intento dell’autore non è quello di offrire soluzioni, ma di raccontare una caduta nel delirio. L’ultima pagina è da staccare e conservare per i posteri, di una struggente e malinconica bellezza. Uno one-man-show di classe.

Titolo: Le invenzioni della notte
Autore: Glavinic Thomas
Editore: Longanesi
Data di Pubblicazione: 2007
ISBN: 8830424722
ISBN-13:9788830424722
Pagine: 376

asimov fine dell'eternitàNella segreta, ristrettissima casta degli Eterni, un Tecnico è come un chirurgo: glaciale, preciso, impietoso, “opera” sui secoli e sui millenni, modificando minuscoli particolari della realtà. Un barattolo spostato, una lettera non spedita, un appuntamento mancato, e tutto il corso successivo della storia sarà diverso, miliardi di uomini non saranno mai esistiti, terribili guerre saranno state evitate, funeste invenzioni resteranno in inventate. Una nobile missione, che ha il solo fine di assicurare all’umanità uno sviluppo pacifico, armonioso, razionale; così, per lo meno, crede il Tecnico Harlan, finchè il suo lavoro lo mette, letteralmente, davanti a se stesso. E a questo punto gli si forma attorno un gioco di specchi dove passato, presente e futuro, realtà ed irrealtà, possibile e impossibile si mescolano in un vortice in apparenza insensato, ma di cui toccherà a lui dipanare il senso profondo e decisivo.

Opinione personale:
Ne ho letto una non più comunissima copia della serie Urania (n°572, edita l’8 agosto 1971). Attualmente è disponibile sempre presso Mondadori nella collana Best Sellers. Quello che mi impressiona sempre di Asimov è la sua straordinaria logicità, un autentico “passista” dei tempi e del rapporto causa/effetto. Anche in questo caso, come in “Notturno”, il finale a sopresa risulta essere il più logico e difatti l’unico possibile. La fine dell’Eternità rappresenta in un sol momento il presupposto fondamentale alle Fondazioni e la loro conclusione a lunghissimo termine. Lo stile è coinciso, la lettura agevole anche nei momenti in cui il tempo degli eventi si ripiega su sé stesso per allineare tutti gli eventi del racconto, facendo scoprire la chiave di volta di tutta l’opera di Asimov, rappresentata dal secolo settantamillesimo. Magnifico.

Titolo: La fine dell’eternità
Autore: Asimov Isaac
Editore: Mondadori
Data di Pubblicazione: 1996
Collana: Oscar bestsellers
ISBN: 8804414510
ISBN-13: 9788804414513
Pagine: 238

cronache del dopobombaChe cosa accade dopo la fine del mondo? Cosa avviene quando la Bomba, di cui tutti parlavano dal 1945, viene finalmente lanciata? Apparso nel 1963, questo libro racconta il mondo dopo il lancio dell’ordigno che ha messo in ginocchio l’umanità, cancellando dalla faccia della terra città e popolazioni. I superstiti non sono più uguali a prima, ma rappresentano l’embrione di una stirpe che rappresenta una razza ai suoi albori. L’intero pianeta viene rappresentato da una piccola comunità californiana aggrappata alle onde radio che provengono dallo spazio. Il loro profeta è un’astronauta rimasto bloccato in orbita prima della catastrofe atomica, e che dal cielo trasmette alla terra nastri musicali e pedagogici.

Ampiamente riconosciuto come il maggior scrittore di fantascienza dei suoi tempi e adorato come un vero e proprio oggetto di culto da parte delle migliaia di fan che ha conquistato, Philip K. Dick è oggi visto come autore universale, che sfugge a una rigida classificazione di genere. Dotato di un intuito fuori del comune, crea mondi realistici e al tempo stesso lontani dall’esperienza di tutti i giorni, attraverso i quali evoca con sarcasmo e acume società e stili di vita realmente esistenti. Dick è autore di più di cinquanta volumi tra romanzi e racconti, e la sua “scoperta” è passata per il giudizio di scrittori e intellettuali molto diversi, da Jean Baudrillard ad Art Spiegelman, da Ursula Le Guin a Friedric Jameson. La notorietà dello scrittore, naturalmente, deve molti agli adattamenti cinematografici: “Blade Runner” di Ridley Scott ha segnato l’immaginario visivo di fine XX secolo, creando il modello più affascinante e credibile della metropoli del futuro; e a Dick si sono rivolti Spielberg per il suo “Minority Report”, John Woo per “Paycheck”, Linklater con il film tratto da “Oscuro scrutare”, con Keanu Reeves e Winona Ryder.

Opinione personale:
Vi dirò, quando l’ho preso, leggendo il frontespizio, credevo che il libro avrebbe avuto a che con un semidio “orbitante”. Niente di più sbagliato. E’ un libro di fantascienza pura, dipinto a tinte fosche e con sviluppi a volte addirittura disarmanti. Non posso addentrarmi troppo nella trama, visto che dopotutto sto parlando di un romanzo e non di un saggio: è stilisticamente (volutamente?) incostante, con un modo di porsi davanti alla pagina vuota che cambia ogni volta che il racconto cambia “scena”o che va in introspezione dei personaggi. Molto buona la caratterizzazione di questi ultimi, rappresentativi dei sopravvissuti ad un olocausto nucleare con le relative fobie, ossessioni e involuzioni (non per niente uno dei protagonisti è uno psichiatra ed un altro un pazzo) meno la descrizione degli effetti a breve e medio termine dell’olocausto stesso (parlo principalmente delle sindromi da radiazioni), fantascientifica nel senso letterale del termine la risposta nel tempo della natura al bombardamento nucleare. Credo sia affidabile anche la ricostruzione di Dick di un’umanità post-bellica e della sua nuova economia e delle sue nuove dinamiche sociali.

Alla fine, delle tre reclàme in quarta di copertina, riconosco di più la mia opinione in quella espressa da “Il Messaggero” che afferma che Dick “E’ riuscito a cogliere gli aspetti più aberranti del nostro presente, ha saputo rappresentare la falsità eterna del potere che punta solo a perpetuare se stesso, riproducendosi all’infinito in simulacri artificiali”. A ben vedere, infatti, tutto è solo un pretesto per denunciare la corruzione di cui si fa portatrice il Potere e la concussione degli uomini dinanzi alle sue lusinghe. Fantascienza catastrofico-evoluzionistica di buonissima fattura. Letto d’un colpo, come la maggior parte della narrativa che mi piace.

Titolo: Cronache del dopobomba
Autore: Dick Philip K.
Curato da: Pagetti C.
Traduttore: Nati M.
Editore: Fanucci
Data di Pubblicazione: 2006 (ripubblicato nel 2007)
ISBN: 8834711475
ISBN-13: 9788834711477
Pagine: 293
Letto: marzo 2008

7 grammi in 70 anniColazione: un pinolo masticato 300 volte. Oppure: nulla. Così a pranzo e a cena. Unica concessione, una brocca di plastica di 10 litri di acqua di rubinetto. Questa è solo una delle diete proposte a Paolo Villaggio in anni passati nel tentativo di dimagrire. Con il consueto gusto dell’iperbole e del paradosso, il comico genovese raccoglie come in un diario di bordo le sue peregrinazioni di obeso da quando, all’età di cinquantadue anni, è diventato bulimico ed è iniziata la sua estenuante via crucis fra cliniche, centri di benessere e istituti. Tra Italia, Europa, Cina, Corea, un frenetico giro del mondo tra pillole abbattipeso, digiuni affamanti e tragicomiche, liberatorie abbuffate.

Paolo Villaggio (Genova, 31 dicembre 1932) è un attore, comico, regista e scrittore italiano. Con la sua dissacrante e grottesca ironia, è stato uno dei primi attori brillanti in Italia che, attraverso la satira, è riuscito a far riflettere sui problemi della nostra società. Il suo nome è legato indissolubilmente alla figura del ragionier Ugo Fantozzi, la sua creatura cinematografica più fortunata. Dopo aver portato in scena il monologo autobiografico “Delirio di un povero vecchio”, nel 2002 Villaggio ha pubblicato la sua autobiografia intitolata “Vita, morte e miracoli di un pezzo di merda” dove ha raccontato molto sulla sua famiglia, su sua moglie, suo fratello gemello Piero (docente universitario) e suo figlio. Fino ad allora non aveva mai amato parlare della sua famiglia, e tutte le volte che era stato costretto a farlo si era sempre divertito ad imbrogliare le carte raccontando storie quasi del tutto inventate.

Opinione personale:
Si ride di gusto, si ride amaro, ci si commuove. E alla fine, con un epilogo semplicissimo, da anche da riflettere. Teorema finale del libro: la felicità è un’idea ignota ai felici. Villaggio parla di sé in terza persona, mischiando la sua vita con la sua fantasia: racconta storie non sue ed ogni tanto si sente che quella terza persona, l’attore dei suoi racconti, si personifica in lui. Racconta di diete, un’odissea di diete, una via crucis di diete, con uno stile vagamente fantozziano. D’altronde cos’era Fantozzi, se non l’icona delle ansie del medio borghese (oggi medio proletario, visti i tempi che corrono e le acque che scorrono)? E quale ansia è più cupa di quella di lottare contro un accanito fato impalpabilesenza mai riuscire ad averla vinta? L’ansia di definirsi sconfitti? Gli effetti collaterali di quest’ansia portano agli alterni stati d’animo del lettore, dalla viva partecipazione alla vicenda umana dell’Autore all’ilarità di alcuni passaggi “coloriti”.

Si va avanti nella lettura d’un fiato (il libro è durato nelle mie mani quattro ore scarse) finchè Villaggio tira il colpo gobbo: dopo aver presentato in metafora la sua vita da obeso e le lotte contro questa condizione, d’improvviso si volta indietro e negli ultimi due racconti formula il suo teorema, prendendo a prestito le figure del polinesiano Virì e del masai Ailè Magabi. Primo corollario: se avete un’idea di felicità, allora non siete felici. Ma a libro chiuso diventa manifesto il secondo tragico corollario: se non si può dimenticare un’idea, non si può diventare genuinamente felici. Eppure non tutto è perduto: possiamo compensare con l’accettazione delle nostre esistenze, la tolleranza, la comprensione e l’ironia. In poche parole, tutto quel “buono” che ispirava nello spettatore l’anonimo ragionier Ugo Fantozzi. Lo stato “divino” di felicità non ci appartiene, ma possiamo ogni tanto affacciarci insieme alla sua finestra.

Una bella lezione di vita in salsa satirica. Ci voleva.

Titolo: Sette grammi in 70 anni. L’odissea di un povero obeso
Autore: Villaggio Paolo
Editore: Mondadori
Data di Pubblicazione: 2004
Collana: Oscar bestsellers
ISBN: 880453284X
ISBN-13: 9788804532842
Pagine: 226
Letto: febbraio 2008

notturnoSul pianeta Kalgash, illuminato da sei soli, il Buio non è immaginabile e l’evento di un’eclissi, già profetizzato da una setta religiosa come preludio della fine del mondo, scatena prima un’agitazione e poi una follia distruttiva e omicida. Soltanto Theremon e Siferra, un giornalista e un’archeologa, cercano di opporsi all’ondata di panico che travolge la popolazione e di riportare l’ordine sul pianeta di Kalgash. Un romanzo di fantascienza che gioca con sottile abilità su una delle paure più recondite dell’uomo: cosa si nasconde nel buio della notte?

Opinione personale:
Polverizzato in due giorni. Asimov è Asimov, c’è poco da fare. Più che il libro in sé, vorrei commentare il finale (ovviamente non ne rieverò particolari): dopo un intero libro impostato secondo una certo orientamento, la sequenza di colpi di scena finale è talmente scioccante che pare dia l’impressione che lo stesso Asimov l’abbia elaborata e messa per iscritto quasi controvoglia. Eppure, nel suo contesto e vista con gli occhi dell’ultima pagina, è assolutamente ineccepibile. Confesso di essere rimasto a pensare alla nostra storia medio-antica a romanzo finito. La via del progresso culturale è effettivamente obbligata? La descrizione dell’eclissi che condanna Kalgash a vivere l’esperienza della Notte e la comparsa delle Stelle condannano gli atterriti Kalgashiani ad un’esperienza di impotenza e ad una percezione dell’infinità che lascia turbato anche il lettore. Quale potrebbe essere la nostra Notte? E riusciremmo a reggere la vista delle Stelle? Begli interrogativi lasciati da un bel libro.

Titolo: Notturno
Autori: Asimov Isaac, Silverbert Robert
Editore: Bompiani
Data di Pubblicazione: 2001
Collana: I grandi tascabili
ISBN: 8845247872
ISBN-13: 9788845247873
Pagine: 382
Letto: gennaio 2008
Nota: Bompiani fa oggi parte del gruppo RCS Libri. Trovare il libro in disponibilità potrebbe comportare qualche difficoltà. In tal caso, meglio provare il canale della media distribuzione sul territorio o il circuito dell’usato.

musashiNato dalla penna di Yoshikawa Eiji, prolifico autore di oltre una cinquantina di romanzi e racconti di ambientazione storica, e pubblicato in Giappone tra il 1935 ed il 1939, “Miyamoto Musashi” fu subito acclamato come esempio fra i più riusciti della letteratura popolare. Questo libro di Yoshikawa si presentava come la biografia di un personaggio storico già famoso, quel Miyamoto Musashi che, uscito dalla battaglia di Sekigahara (1600, l’ultimo grande scontro fra daimyo prima della pace Tokugawa), aveva impersonato la figura dell’uomo d’armi, dedito all’arte della spada e alla trasmissione delle sue tecniche segrete, partecipe, secondo la tradizione, di almeno sessanta duelli, con rivali agguerriti, dai quali sarebbe uscito sempre vittorioso; ma allo stesso tempo, anche pittore rinomato, scultore, forgiatore e autore di un trattato rimasto famoso. In breve, modello perfetto di una società che affiancava un’aristocratica esigenza intellettuale a ideali guerrieri altrimenti anacronistici nella lunga pace e dopo l’avvento delle armi da fuoco. Non a caso, nella finzione del romanzo, alla abilità tecnica di spadaccino del giovane Musashi si accompagna un processo spirituale perseguito senza debolezze e cedimenti, in una rigida forma di ascetismo che lo porta a sacrificare ogni affetto e a superare le proprie debolezze umane. In questo Musashi non era molto diverso da altri eroi della narrativa giapponese popolare di fine Ottocento, pronti ad abbandonare la famiglia e a scegliere la morte come unico strumento che potesse soddisfare il loro senso del dovere e l’esigenza di giustizia. Analogamente, il rigore di Musashi non è volto al raggiungimento egoistico di successi e onori personali, ma sembra mirare al superamento di sé in vista di una fusione fra spada e zen, all’ottenimento di una sorta di illuminazione attraverso l’uso dell’arma, che rappresenta certo la proposta più affascinante di tutto il romanzo. Trasferito in una luce contemporanea e sfrondato di elementi culturali troppo visibilmente appartenenti al passato, è diventato specchio dell’esigenza di emergere all’interno di una società molto competitiva, che tuttavia incoraggia il conformismo e tende a limitare l’affermazione individuale.

Opinione personale
Un capolavoro. Punto. Un romanzo magnifico che ha il pregio di dare un quadro preciso ed esaustivo della società, degli usi e dei costumi del Giappone del ‘600. Si arriva facilmente a dedurre alcuni degli aforismi e dei precetti morali contenuti nel “Libro dei Cinque Anelli” (scritto di proprio pugno dal vero Musashi Miyamoto) già alla prima lettura. Il percorso del giovane Musashi, la storia della sua formazione culturale, militare e umana è, anche se ovviamente in forma romanzata, incredibilmente affascinante per ogni appassionato di cultura giapponese (il quale potrà senz’altro apprezzare il bushido, l’invenzione del nintoryu ed altre “chicche”), ma non manca di far presa anche sul lettore occasionale che non si lasci spaventare dallo spessore del tomo. Anche io, da avidissimo lettore, ho dovuto suddividere la lettura in quattro giorni per fisiologica rimostranza degli occhi ad ingoiare le oltre 800 pagine del libro. Eccezionale anche il ritmo della narrazione, lento e d’accompagnamento nei passaggi etici e filosofici del lavoro, stretto e agile nelle scene militari. Grande successo letterario, ha ispirato trasposizioni cinematografiche (secondo me manchevoli) in passato e continua a ispirare anche i disegnatori di manga odierni: ne è l’esempio Vagabond di Takehiko Inoue, che ne è però solo liberamente ispirato. Va letto in ogni caso con bene in mente il periodo in cui è stato scritto è la società a cui era originariamente rivolto: ciò giustifica ampiamente la presenza di alcuni personaggi a caratterizzazione altamente stereotipata (la vecchia Oba-san, ad esempio, che vorrete morta prima della metà del libro). Dovreste considerarvi dei criminali se decideste deliberamente di non averlo in biblioteca. Mi ripeto: capolavoro.

Titolo: Musashi
Autore: Yoshikawa Eiji
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
Data di Pubblicazione: 1994
ISBN: 8817114677
ISBN-13: 9788817114677
Pagine: 848
Note: la stampa del 1994 è introvabile, per fortuna la BUR è venuta in nostro soccorso con una nuova ristampa nel 2001, facilmente reperibile.
Letto: luglio 2007

venditore di armiThomas Lang è un ex poliziotto diventato mercenario. Senza un soldo e cronicamente single, non ha niente da perdere tranne il cuore e la sua Kawasaki ZZR 1100. Ma ha ancora dei principi, così quando gli offrono centomila dollari per assassinare un industriale americano rifiuta sdegnato e decide invece di avvertirlo del pericolo che corre. Una buona azione che si rivela una pessima mossa: da quel momento Lang viene risucchiato in un vortice di menzogne, corruzione e violenza.

Opinione personale:
Ogni tanto capita che qualcuno faccia una sorpresa. Una bella sopresa, di quelle che non t’aspetti. Faletti sorprese un pò tutti con “Io Uccido” e Hugh Laurie (l’arcigno Dr. House) fa altrettanto con quest’ottimo romanzo. Letto in una domenica: agile, umoristico, con personaggi ben strutturati e con un ottimo crescendo finale, cosa che non fa mai male. Faccio miei due giudizi della critica: “Come scrittore, Mr. Laurie è brillante, affascinante coinvolgente e pieno di humour” New York Times Book Review – “Un esordio straordinario. Thomas Lang è un James Bond dei nostri giorni, con gli stessi ingredienti ma aggiornati, e con battute molto più spiritose” Daily Telegraph. Davvero consigliatissimo, un thriller d’intrattenimento d’autore (o di dottore?).

Titolo: Il venditore di armi
Autore: Hugh Laurie
Editore: Marsilio
Genere: Thriller
Collana: Farfalle
Traduttore: Curtoni V.
Data di Pubblicazione: 2007
Pagine: 352
ISBN: 883179248
Letto: maggio 2007


tokyo soupIl romanzo è incentrato sull’incontro tra Frank, turista americano apparentemente alla ricerca di avventure sessuali, e Kenji, giovane guida turistica senza licenza che cerca di sbarcare il lunario accompagnando turisti stranieri alla ricerca di piacere per i quartieri del sesso di Tokyo. L’incontro trasformerà la vita sia di Frank, partito per il Giappone nel tentativo di recuperare una stabilità psicologica mai trovata e Kenji, che si ritroverà proiettato all’interno di un turbine di violenza, orrore e pazzia.

Opinione personale:
Libro a lettura veloce e coinvolgente, è andato giù in un pomeriggio. Da una immagine rapida ma abbastanza esaustiva della Tokyo dei piaceri e della perversione, con una decisa idolatria del denaro e della realizzazione di sè attraverso i beni materiali, contrapposta ad una desolante miseria d’animo. La figura di Frank è accompagnata da alcuni canoni (diversità in sè e scoperta della diversità in una società, ricerca di un equilibrio, gusto per l’orrido) che non ne indeboliscono l’impatto sul lettore, tutt’altro. Si vive con Kenji il coinvolgimento in un quadro tipico da sindrome di Stoccolma, quando l’efferato omicida, illustrando la sua visione del mondo, arriva a far confondere gli elementi strutturali della morale comune. L’effetto è quello di una zuppa, in cui Frank non si cala anche avendone la volontà e in cui al contrario Kenji vive la sua quotidianità.Il passaggio dei 108 bonno è spettacolo puro, con un ritmo lento e poetico, accompagnato dalla denuncia della decadenza culturale in Giappone, che non ti aspetteresti da uno scritto passato attraverso la violenza più efferata e gratuita. Bello.

Titolo: Tokyo soup
Autore: Murakami Ryu
Traduttori: Tashiro K., Bagnoli K.
Editore: Mondadori
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Piccola biblioteca oscar
ISBN: 8804566310
ISBN-13: 9788804566311
Pagine: 232

Letto: giugno 2007