set
29
L’ultima lezione. La vita spiegata da un uomo che muore.
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Nell’agosto 2007, il professor Randy Pausch ha saputo che il cancro contro il quale combatteva era incurabile e che gli restavano pochi mesi di vita. Ha scelto di lasciare subito il suo lavoro all’università per stare vicino alla moglie Jai e ai loro bambini. Prima, però, il 18 settembre 2007, ha tenuto davanti a 400 studenti e colleghi la sua “ultima lezione”, intitolata “Realizzare davvero i sogni dell’infanzia”. Con ironia, fermezza e coraggio, ha ripercorso le tappe della sua esperienza, e il suo discorso è una testimonianza toccante e profonda di una vita resa straordinaria dall’intensità con la quale è stata vissuta. Da quel giorno, milioni di persone hanno visto su internet l’ultima lezione di Randy Pausch. Oggi quel testo, ampliato e arricchito, diventa un libro capace di parlare al cuore di ciascuno individuo. Pausch non vuole rivelare il senso della vita; più modestamente, mostra perché vale la pena vivere.
Opinione personale:
Come purtroppo era prevedibile, Randy Pausch se ne è andato. Il professore della Carnegie Mellon è deceduto a causa del suo tumore pancreatico il 25 luglio 2008. Avevo già dedicato un articolo a Randy un po’ di tempo fa, quando ebbi l’intuizione che il professore era entrato nella vera e propria fase terminale della sua malattia.. Durante i suoi ultimi mesi, Randy ha fatto in tempo a lasciarci una testimonianza, la sua “ultima lezione”. Questo libro, scritto dallo stesso dottor Pausch, cerca di spiegare i retroscena della “lezione” e di approfondirne i temi principali. Un inno alla vita e alla speranza, verso la realizzazione dei propri sogni da bambino. Il sottotitolo dell’edizione italiana del testo, “la vita spiegata da un uomo che muore”, coglie nel segno. Cosa vuole lasciare al mondo un padre di famiglia che sa che non riuscirà veder crescere i propri figli, che sa che la moglie dovrà lottare da sola nella vita? Il segreto del libro, come d’altronde quello dell’”ultima lezione”, sta nei destinatari: il libro non è stato mai pensato o scritto per noi lettori comuni, ma per i tre figli di Randy. E’ la sintesi di tutto quello che il loro papà avrebbe voluto dirgli e insegnargli durante la loro infanzia, la loro adolescenza, la loro maturità. Un privilegio che il fato non ha voluto concedergli. Ci sono laghi d’inchiostro dedicati al come vivere, questo è uno dei rarissimi ed autentici esempi di lezioni sul come morire. Incredibilmente toccante e commovente, da avere a tutti i costi in biblioteca.
+ LINK ALLA TRADUZIONE IN ITALIANO DELL’ “ULTIMA LEZIONE” +
+ LINK AL VIDEO DELL’ “ULTIMA LEZIONE” SOTTOTITOLATO IN ITALIANO
Titolo: L’ ultima lezione. La vita spiegata da un uomo che muore
Autori: Pausch Randy, Zaslow Jeffrey
Editore: Rizzoli
Data di Pubblicazione: 2008
ISBN: 8817023140
ISBN-13: 9788817023146
Pagine: 231
Letto: agosto 2008
set
23
I medici nazisti
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Una delle pagine più infami della storia del Terzo Reich è quella della Shoah e dei campi di sterminio; ma all’interno di questo immane orrore ce n’è uno che sembra superare qualsiasi limite della ragione: i medici che nei Lager seviziarono e torturarono sino alla morte creature inermi con l’atroce pretesto di “effettuare ricerche scientifiche”. Josef Mengele è il più noto di questi criminali, ma in questo libro ne incontreremo tanti altri, piccoli uomini in grigio, che non arretrarono di fronte ad alcuna infamia. Ma “I medici nazisti” non è solo questo. Lifton ci guida alla scoperta di quei perversi meccanismi che trasformarono in mostri persone che, in circostanze normali, non avrebbero strappato un’ala a una mosca.
Opinone personale:
Ricordo tanti anni fa un pomeriggio piovoso d’autunno, seduto sulla poltrona a casa di parenti, passato sfogliando (più che leggendo) una monumentale “Storia del Terzo Reich”. Mi interessava molto guardare le foto, i volantini di propaganda, le prime pagine dei giornali d’epoca, i rapporti entusiastici dei cinegiornali. Era come assistere al germogliare dei semi delle moderne mediocrazie, dove chi è al potere è chi controlla i mezzi di comunicazione di massa. Andando avanti con la lettura, si passava dalla fase dell’affermazione del regime a quella, meno gradevole, della guerra e della persecuzione degli ebrei, fino ad arrivare alla “soluzione finale”. Fui molto colpito dal resoconto dell’operato di alcuni medici nazisti nei campi di concentramento e, in particolare, da tutta una serie di loro “esperimenti scientifici”: congelamento dei prigionieri, privazione del sonno, esperimenti sulla pressione atmosferica, prelievo di tatuaggi, risposta a dosaggi letali di vari farmaci e sostanze, chirurgia sperimentale. L’esito di queste esperienze era quantomeno scontato: la morte del prigioniero, spesso e volentieri dopo l’inflizione di una sequela di inutili e drammatiche sofferenze. Anni dopo, girovagando il libreria, il mio occhio è caduto su “I Medici Nazisti”. Dal vederlo a prenderlo il passo è stato breve. Il saggio, molto voluminoso (supera le 700 pagine, cosa non comune per i saggi quanto lo è per i romanzi), approfondisce, oltre che le atrocità commesse dai medici nazisti in senso stretto, anche i retroscena politici e psicologici di queste pagine oscure della storia, tanto scabrose da meritare, nel dopoguerra, un processo a sé, il c.d. “Processo ai Medici”. Tra gli argomenti trattati: l’eugenetica e l’eutanasia, la sterilizzazione di massa, la cura razziale, il sistema delle selezioni presso il campo di Auschwitz, le testimonianze dei medici prigionieri, i casi Mengele e Wirths, la psicologia del genocidio, lo sdoppiamento faustiano. Consigliato.
Titolo: I medici nazisti. La psicologia del genocidio
Autore: Lifton Robert J.
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
Data di Pubblicazione: 2003
Collana: Supersaggi
ISBN: 8817101036
ISBN-13: 9788817101035
Pagine: 725
set
22
I Simpson e la filosofia
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È possibile che Bart Simpson rappresenti l’incarnazione dell’ideale nichilista di Friedrich Nietzsche? Che il comportamento di Marge sia la realizzazione della classificazione aristotelica della virtù? Che la mentalità di Springfield sia frutto di un approccio decostruzionista al reale? Secondo gli autori, per capire l’epopea dei Simpson è più utile rivolgersi a Kant, Marx o Barthes che non ai sociologi o ai critici televisivi. Diciotto possibili percorsi interpretativi che offrono letture originali dei personaggi, dei linguaggi e della scorrettezza politica della serie. Uno studio che applica le armi della dialettica alla cultura pop, fondendo il rigore espositivo della filosofia all’ironia di un insolito oggetto d’indagine.
Opinione personale:
Girare per gli scaffali e imbattersi un libro dal titolo “I Simpson e la filosofia” fa un certo effetto. La prima reazione è quella di trasfigurare il titolo in “La filosofia spiegata dai Simpson”, come se fosse un testo satirico. Poi si prende il volume fra le mani, gli si da una prima sfogliata e ci si rende conto di avere a che fare con un vero e proprio saggio di filosofia. Allora il titolo cambia ancora, diventando “I Simpson spiegati dalla filosofia”. Sbagliando ancora. Il titolo è “I Simpson e la filosofia”, ovvero temi di filosofia che prendono spunto dalla caratterizzazione dei protagonisti della nota serie animata. Bisogna dimenticarsi le grasse risate: se ci si approccia a questo testo con quell’idea se ne resterà cocentemente delusi. Faccio un esempio, prendendo il personaggio Homer. Dopo qualche pagina in cui si ripercorrono alcune delle gag più famose della serie, si passa all’analisi del personaggio secondo la scala socratica virtù, continenza, incontinenza, vizio, passando ovviamente attraverso i punti chiavi di tutta la filosofia socratica. Allo stesso modo, Bart diventa il simbolo del nichilismo nietzschiano e su Lisa si costruisce la critica all’intellettualismo medio americano. E’ un testo per ripercorrere, con spunti originali e diversi dalla didattica canonica, alcuni temi centrali della storia della filosofia. Se avete interesse nella filosofia prima e nei Simpson poi, il libro può interessarvi come simpatico ripasso o approfondimento alternativo, altrimenti meglio passare al negozio di fumetti sotto casa o sintonizzarsi sulla televisione. Ma attenzione, anche se non lo credete, Marx vi guarderà.
Titolo: I Simpson e la filosofia
Autori: Irwin William H., Conard Mark T., Skoble Aeon J.
Editore: Isbn Edizioni
Data di Pubblicazione: 2005
ISBN: 8876380310
ISBN-13: 9788876380310
Pagine: 333
Letto: settembre 2008
lug
13
Nagasaki per scelta o per forza
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Oscurata per più di cinquant’anni dalla più nota missione dell’Enola Gay su Hiroshima e dalle poche e cattive informazioni diffuse e coperte da segreto militare, la missione del B29 Superfortress “Bockscar”, compiuta il 9 agosto 1945 su Nagasaki, è rimasta fino a oggi quasi sconosciuta. Scritto dal copilota del “Bockscar”, Luogotenente Colonnello Fred J. Olivi, italo-americano di prima generazione, “Nagasaki per scelta o per forza” rivela i veri dettagli legati alla Missione 16, le fasi segrete dell’addestramento e i dati sull’impiego di “Fat Man”, la bomba atomica al plutonio tre volte più potente di quella all’uranio sganciata su Hiroshima pochi giorni prima. Il libro, inedito e pubblicato in Italia per la prima volta al mondo, racconta con uno stile diretto le esperienze del giovane aviatore italo-americano, che fin dall’infanzia aveva sognato di diventare un pilota, e la cronaca del volo verso Nagasaki, facendoci rivivere minuto per minuto gli attimi drammatici che cambiarono la storia del mondo.
Opinione personale:
Fred Olivi, l’italoamericano che annientò Nagasaki. La biografia di uno degli uomini dell’equipaggio del Bockscar, il B29 modificato per ospitare Fat Man, la seconda bomba atomica utilizzata contro la popolazione civile della storia.
E’ un libro amaro. Viene letto concedendo l’attenuante dell’ignoranza di quei militari sul contenuto della particolare “bomba a zucca”, il cui addestramento mirava a portare, e sulle conseguenze innescabili da quel nuovo terribile ordigno.
La lettera finale, indirizzata al presidente Bush, con cui Olivi prima della morte si complimentava per la scelta degli Stati Uniti di non chiedere scusa al Giappone per le tragiche conseguenze dei bombardamenti atomici, sconfessa tutto il testo.
E’ un libro interessante per la cronaca e la storia, per avere conoscenza degli eventi che, al di là dei tavolini dei politici, portarono a trasformare in cenere 100.000 persone e a condannarne altre 200.000 ad una esistenza atroce, segnata dal dolore e dalle malattie.
E poi quel telegramma, scritto mezzo secolo dopo, che pesa come un macigno. Ve lo riporto:
“Da Fred J. Olivi
A Presidente George Bush
Chicago, 12 settembre 1991.
Signor Presidente,
in qualità di co-pilota del B29 “Bockscar” che sganciò la seconda bomba atomica su Nagasaki, mi complimento con Lei per la decisione presa di non chiedere le scuse ufficiali al Giappone per la missione atomica delle Seconda Guerra Mondiale.
Sono molto lusingato per il fatto che gli sforzi dei due equipaggi, coinvolti negli attacchi che posero fine alla guerra, non furono vani.
Fred J. Olivi, Chicago”
Gli sforzi degli equipaggi non furono vani, né potrebbero esserlo. Chiusero in una settimana la Seconda Guerra Mondiale. All’epoca dei fatti la scelta fu giusta.
Ma che, nel 1991, dopo la Guerra Fredda, dopo che gli effetti delle bombe si sono manifestati nella loro inumanità, ci si azzardi a complimentarsi per non aver chiesto scusa è troppo anche per me.
Ecco la mia opinione: Fred Olivi fu per me un ottuso stupido militare. Nato come tale, vissuto come tale, morto come tale. Non mi suscita né pietà né commozione, ma solo indignazione, rivolta a lui e a tutta quella classe, che per fortuna l’anagrafe sta ripulendo per ovvie ragioni di tempo, di ciechi militari che non reputano giusto chiedere oltre mezzo secolo dopo scusa all’umanità per Nagasaki, Hiroshima e Dresda.
La storia la scrivono i vincitori e i perdenti in questo caso erano davvero malvagi, ma neanche i vincitori potranno mai considerarsi degli stinchi di santo. Punto. Se vi consiglio il libro? Si, ve lo consiglio. Oltre le mie personali ed opinabili riflessioni. Sono pezzi di storia che non si affacciano spesso e volentieri al pubblico, meglio approfittarne quando c’è la possibilità.
Titolo: Nagasaki per scelta o per forza. Il racconto inedito del pilota italo-americano che sganciò la seconda bomba atomica
Autore: Olivi Fred J.
Editore: FBE
ISBN: 8889160586
ISBN-13: 9788889160589
Pagine: 239
mag
6
Toghe rotte. La giustizia raccontata da chi la fa.
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Il cittadino che abbia voglia di capire perché molte persone condannate per reati finanziari le ritroviamo coinvolte in scandali successivi; perché perfino i reati più comuni (rapine, estorsioni, sequestri di persona, omicidi, ecc.) spesso sono commessi da gente che è già stata condannata per altri reati; perché il processo termina, nel 95% dei casi, con una sentenza di non doversi procedere per prescrizione. Per capire perché accade tutto questo, è necessario sapere che cosa succede nelle aule dei tribunali e come si lavora nelle Procure. Ecco un libro che finalmente lo racconta. Se si supera lo choc di queste testimonianze offerte da vari magistrati e avvocati, sarà poi più facile valutare le esternazioni in materia di giustizia che provengono dal politico di turno, di volta in volta imputato, legislatore, opinion maker, e spesso contemporaneamente tutte queste cose. Accompagna le testimonianze un testo illustrativo ad uso dei cittadini, per capire come funziona la giustizia (la pena, i gradi di giudizio, le indagini, il processo ecc.). La prefazione al libro è di Marco Travaglio. Bruno Tinti è procuratore aggiunto presso la Procura di Torino. “Uno di quelli che prende ordini dal procuratore capo e non ne può dare ai sostituti.” Si occupa di reati finanziari: falsi in bilancio, aggiotaggio, frode fiscale, bancarotta.
Opinione personale:
C’è un problema in Italia, uno fra i troppi, che ha il nome e il cognome di tutta la classe politica italiana dell’ultimo ventennio, superando il confine fra Prima e Seconda Repubblica. La giustizia, ovvero del più perfettamente progettato trita-acqua della nazione. Ora, se tritare l’acqua vi sembra quanto meno un inutile spreco di energia, la lettura di “Toghe Rotte” farà senz’altro per voi. La giustizia raccontata da chi la fa, ovvero da giudici, pubblici ministeri, amministrativi. Da Bruno Tinti e dai suoi colleghi arriva una denuncia sotto forma di coro ad una voce: la giustizia italiana è stata scientificamente tarata per non funzionare. Corollario: andare in galera è semplicemente molto difficile, richiede impegno e crudeltà o, in alternativa, povertà e non cittadinanza. Un brevissimo passo rende l’idea del tutto: “…è bene dire che tutte le contravvenzioni in materia antinfortunistica, ambientale, ecologica, di inquinamento; tutti i delitti di corruzione, falso in bilancio, frode fiscale; tutti i delitti di maltrattamento in famiglia e violazione di assistenza famigliare, tutti i delitti di falsa testimonianza, tutti i delitti di truffa, anche ai danni dello Stato o di Enti Pubblici o dell’Unione Europea; tutti questi delitti e tanti altri che non cito non saranno mai puniti. Nessun processo per questi delitti si concluderà con una effettiva. Nessuno che abbia commesso uno di questi delitti andrà mai in prigione”. Punto. Un libro che ha il pregio di essere scritto pensando ai non addetti ai lavori e, quindi, immediatamente comprensibile. Se non fosse per l’esistenza del procedimento civile, che di solito si accompagna a quello penale nei delitti, alla luce di quanto letto in questo lavoro sarei tentato di passare dalla parte del ragioniere Casoria & compagni. Da incensurato comincerei a rischiare di finire in galera (pardon, casa circondariale) dall’usura in poi: per il resto o la sospensione della pena (che dopo cinque anni scomparirebbe anche dalla fedina) o una gustosa parcella ad uno smaliziato avvocato penalista con obiettivo, facilmente raggiungibile già solo cambiando ogni tanto residenza, prescrizione. Ci ho messo molto più del dovuto per completare la lettura di questo scritto: la presa d’atto di alcune delle situazioni esposte fa montare un senso di rabbia, nausea e impotenza che si oppone al proseguimento della lettura. “Toglietevi dalla testa l’idea della giustizia come la vedete nei film”, un buon secondo sottotitolo per il libro. Un’ultima nota: contiene la gustosa e raccapricciante guida “Come uccidere la moglie e vivere felici”. Con questo ho detto davvero tutto.
Titolo: Toghe rotte. La giustizia raccontata da chi la fa
Curato da: Tinti B.
Editore: Chiarelettere
Data di Pubblicazione: 2007
ISBN: 8861900305
ISBN-13: 9788861900301
Pagine: 181
mar
26
Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)
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“La prima stazione della nostra via crucis è l’inizio di tutti gli inizi: più precisamente, la mitologia ebraica della creazione del mondo e dell’uomo, narrata in due versioni diverse e contraddittorie nei capitoli I-XI del Genesi.” Comincia così questo viaggio che il matematico Piergiorgio Odifreddi compie dentro le Scritture e lungo la storia della Chiesa, fino ai giorni nostri. Come uomo di scienza, egli considera l’affermazione che quello della Bibbia è l’unico vero Dio una “bestemmia” nei confronti di colui che gli uomini di buona fede, da Pitagora e Platone a Spinoza e Einstein, hanno da sempre identificato con l’intelligenza dell’universo e l’armonia del mondo. Come cittadino, afferma che il cristianesimo ha costituito non la molla del pensiero democratico e scientifico europeo, bensì il freno che ne ha gravemente soffocato lo sviluppo civile e morale, e ritiene che l’anticlericalismo sia oggi più una difesa della laicità dello Stato che un attacco alla religione della Chiesa. “Se la Bibba fosse un’opera ispirata da un Dio, non dovrebbe essere corretta, coerente, veritiera, intelligente, giusta e bella? E come mai trabocca invece di assurdità scientifiche, contraddizioni logiche, falsità storiche, sciocchezze umane, perversioni etiche e bruttezze letterarie?”Come autore, legge l’Antico e il Nuovo Testamento e le successive elaborazioni dogmatiche della Chiesa per svelarne, con una critica tanto serrata quanto avvincente, non soltanto le incongruenze logiche ma anche le infondatezze storiche, dando alla ragione ciò che è della ragione e facendo emergere dai testi la verità: ovvero, dice Odifreddi, che “Mosè, Gesù e il papa sono nudi”.
Opinione personale:
Questo è libro che completa il sestetto di minima della dottrina atea ed anticlericale, secondo la mia personale opinione: si accompagna infatti con “Dio non è grande” di Hitchens, “L’illusione di Dio” di Dawkins, “Rompere l’incantesimo” di Dennett, “Libri Proibiti” di Cucca-LaMantia e “Sante Ragioni” di Castellacci-Pievani. La “via crucis” proposta da Oddifreddi ha avuto per me un gusto più anticlericale che ateo in senso stretto: si prende la Bibbia e la si sviscera, mettendone in risalto contraddizioni, inesattezze storiche, patemi stilistici, crudeltà, ipocrisie e patetici commenti “riparatori” dell’edizione CEI. Ma non è solo un attacco nudo e crudo al libro: ne rappresenta anche un’analisi storica e stilistica, in cui si individuano tre possibili fonti che tendono a ripresentarsi, sommandosi senza integrarsi, più volte nel corso del testo. Si scopre così che la Bibbia non ha, ovviamente, nessuna ispirazione divina, ma è venuta a formarsi per stratificazione di fonti, con la radice nel culto perduto della protodivinità Elohim (da cui Eloah e da lì, spezzandosi in due filoni, Allah e Jahweh). Le fonti, come già accennato, si scopriranno essere sommate fra loro e non integrate, nascondendo un fine equilibrio di natura politico-militare contestualizzato ai tempi delle tribù nomadi medio-orientali. Stesso tipo di indagine verrà applicata, successivamente, al Nuovo Testamento e ai Vangeli. Un grande (e critico) viaggio storico nella formazione del romanzo più venduto della storia.
Titolo: Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)
Autore: Odifreddi Piergiorgio
Editore: Longanesi
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Le spade
ISBN: 8830424277
ISBN-13: 9788830424272
Pagine: 264
Letto: febbraio 2008
mar
5
Dio non è grande
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Un atto di accusa contro la religione in tutte le sue manifestazioni, un duro pamphlet in difesa della ragione e del laicismo firmato da uno dei grandi nomi del giornalismo di opinione internazionale. “La fede religiosa è inestirpabile, appunto perché siamo creature ancora in evoluzione. Non si estinguerà mai, o almeno non si estinguerà finché non vinceremo la paura della morte, del buio, dell’ignoranza e degli altri”. Questa la tesi da cui parte “Dio non è grande”. Muovendosi tra l’analisi dei testi di fondazione delle grandi religioni (Bibbia e Corano sopra tutti) e la riflessione sull’attualità politica e sullo scontro di civiltà in atto, Hitchens costruisce un implacabile atto di accusa contro le follie cui l’uomo si abbandona nel nome di una fede: oscurantismo, superstizione, intolleranza, senso di colpa, terrore verso la sessualità, anti-secolarismo. Contro questi non-valori, e memore della grande tradizione laica anglosassone, Hitchens reclama un ritorno alle idee dell’illuminismo, intessendo un elogio arguto e a tratti commovente della ragione umana. Un saggio che senza mai rinunciare alle armi dell’ironia e del paradosso, costringe faziosamente il lettore a schierarsi.
Opinione personale:
E’ un libro snello, di livello ma scritto in modo da risultare discorsivo e di conseguenza non particolarmente impegnativo. Rappresenta, secondo me, una buona introduzione ai temi dell’ateismo, da proporre prima di avventurarsi in tomi più robusti e intensi. Introduce una biblioteca di minima composta da “L’Illusione di Dio”, per l’appunto “Dio non è grande”, “Rompere l’incantesimo”, “Perché non possiamo essere Cristiani e meno che mai cattolici” e “Libri Proibiti: quattro secoli di censura cattolica” (per contestualizzare il tutto anche allo scenario italiano). So che a livello editoriale sta riscuotendo un successo simile a “L’Illusione di Dio” di Dawkins: spero che il pubblico sia diverso, perché diverso è il target a cui sono rivolti i due libri. Se “L’Illusione di Dio” è un manuale di “conversione atea”, “Dio non è grande” ne rappresenta un compendio divulgativo di massa. Si riproduce un po’ lo stesso rapporto che intercorre fra la Bibbia e i manuali per catechisti. Liberamente ispirato, ma fatto della stessa sostanza del padre.
Tutti e due i libri, infatti, non si nascondono dietro al “rispetto non dovuto”, ma passano all’attacco della religione in modo secco e risoluto. L’intento è quello di scuotere, di dare uno schiaffo ad un pubblico dormiente. Rende l’idea il breve passaggio in cui la religione viene definita a bruciapelo come violenta, irrazionale, intollerante, alleata del razzismo e della bigotteria, unta d’ignoranza, ostile alla libera ricerca, sprezzante delle donne, coercitiva dei bambini. Segue dimostrazione, in cui Hitchens non risparmia il lancio di frecce avvelenate col veleno dell’ironia. Andando avanti nella lettura mi sono trovato, in un paio di occasioni, a chiedermi se l’Autore avesse letto “Il nome della Rosa” di Eco, con Dio timorato della commedia.
I titoli dei capitoli sono volutamente polemici e riassumono in una stilettata le tesi che vengono progressivamente esposte. Alcuni esempi: “La religione uccide”, “La pretese metafisiche della religione sono false”, “Il Nuovo Testamento supera in malvagità l’Antico”, “I guasti inizi della religione”, “Non c’è una soluzione orientale”, “La religione è abuso di minore” (quest’ultimo addirittura caustico). Pungente.
Titolo: Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa
Autore: Hitchens Christopher
Traduttore: Marchetti M.
Editore: Einaudi
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Einaudi. Stile libero. Inside
ISBN: 8806183370
ISBN-13: 9788806183370
Pagine: 271
Letto: agosto 2007
mar
2
Il matematico impertinente
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Impertinente, in senso letterale, è chi “non appartiene”, ad esempio a una politica o a una religione, e non appartenendo, suscita i risentimenti e le stizze di coloro che, appartenendo, lo tacciano di arroganza o insolenza. Il matematico impertinente è una specie del genere, caratterizzata dal fatto di non appartenere non per partito preso ma per motivi mutuati dalla più pura razionalità esistente: quella matematica. E l’incarnazione del matematico impertinente è Piergiorgio Odifreddi che nei saggi raccolti in questo volume su politica, religione, letteratura, filosofia e scienza – dispiega l’arsenale della ragione per argomentare che non è affatto vero che non possiamo non dirci cristiani, o che siamo tutti americani, o che la cultura è solo quella mitologica e (pseudo) filosofica sulla quale vive l’informazione. Ed è invece vero che non possiamo non dirci tecnologici, che siamo tutti africani, e che la cultura è anche (o soprattutto?) quella matematica e scientifica che informa la vita.
Opinione personale:
I bigotti lo definiscono mediocre e maleducato, ma confondendo maleducazione con impertinenza qualificano la loro pochezza culturale e si tagliano fuori dall’ambito di una critica creativa prediligendo la demolizione tanto cara all’estabilishment cristiano-cattolico. Sebbene vi sia in questo (ottimo) libro una parte in cui si attacca direttamente la religione in sé (l’intervista a Gesù è banale solo all’apparenza, denunciando come alla fine il vero cristiano cattolico dovrebbe essere anticlericale, abbracciando alcune teorie e dottrine “eretiche”), “Il Matematico Impertinente” è soprattutto un libro dedicato allo stupore del mondo, ai corsi e ricorsi storici dell’umanità e della sua cultura.
E’ un saggio di alto livello letterario e scientifico, tant’è che la sezione dedicata alla matematica e alle scienze può creare secondo me delle difficoltà al “baudesco mediocre medio”, che tanto spopola e prolifica in Italia. Il volume tratta di storia, politica, religione, logica, lingua, letteratura, scienze e, ovviamente, matematica. Oddifreddi accompagna il lettore in un percorso trasversale lungo i sentieri della ragione, invitandolo allo studio. Di particolare pregio sono le interviste che l’autore ha o realmente condotto negli anni o inventato sulla base dei suoi ritenimenti: Gesù, Chomsky, Hitler, il Dalai Lama, Dante, Saramago, Aristotele, Kripke, Archimede, Nash, Newton, Watson sono gli ospiti a sorpresa del saggio. Concordando con quanto annunciato in quarta di copertina da “Lo Specchio della Stampa”, il libro è secondo me e a pieno titolo “Un benefico massaggio per il cervello”. Buona terapia a tutti.
Titolo: Il matematico impertinente
Autore: Odifreddi Piergiorgio
Editore: TEA
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Saggistica TEA
ISBN: 8850214545
ISBN-13: 9788850214549
Pagine: 347
Letto: gennaio 2008
feb
20
McNudo
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“Queste pagine sono nate all’interno del Laboratorio Autogestito, luogo contaminato e contaminante di controinformazione, musica, arte, altrove in un luogo qualsiasi del verde Trentino. Sono nate in fotocopia, diffuse tra amici durante i concerti, i dibattiti, le mostre. Molte di queste prime copie sono macchiate di birra, sporcate da cenere di sigaretta, ad uso e consumo di una realtà autogestita che amava sognare assieme, lottare assieme, creare assieme. Questa realtà è stata cancellata dal grigio pensiero dei calcoli politici, che ci hanno definito incompatibili con la città, per il troppo colore. Era il mondo alla McDonald’s, grigio, piatto, calcolatore che stava iniziando a dilagare. Molti sono già rimasti intrappolati in questa invisibile ragnatela qualunquista.
Così, prima che questo nulla dilaghi, abbiamo deciso di sferrare un colpo a questo globalizzato McWorld, al suo cuore, al suo simbolo, decidendo di rivedere l’opuscolo iniziale, ampliandolo, correggendolo, dotandolo in appendice d’un piccolo manuale di resistenza alla McInvasione. Un trenino per il mondo McDonald’s, un mondo fatto di pagliaccetti colorati e divertenti, sorridenti personaggi e fischiettabili pubblicità, un mondo che dai finestrini appare sicuro, confortante, amichevole, perfino generoso. Abbiamo provato a spaccare il McVetro, e l’invitante s’è fatto nauseante. Questa locomotiva non sarà ideologica. Pensiamo che la cruda e talvolta grottesca McRealtà sia più stimolante alla riflessione rispetto ad astratte gabbie mentali simboleggiate sempre più da sterili slogan, così simili ai McStrumenti, che isolano anziché liberare.” Luther Blissett e Cyrano Autogestito
Opinione personale:
Volendo lo si legge in quarto d’ora. In attesa dal dottore, in macchina nel traffico, in bagno, nella pausa caffè…o mangiando un panino da McDonald’s per fare i “furbi all’italiana”. Non vi preoccupate del fatto che è assolutamente impossibile trovarlo in forma cartacea, è un libro senza copyright (o meglio, coperto da Creative Commons), quindi la sua distribuzione e duplicazione è libera e non perseguibile se non fatta per trarne profitto. In poche pagine potrete godervi una fotografia del McMondo, del McLavoro o McJob (neologismo di recente entrato a far parte del dizionario inglese ufficiale come definizione di un lavoro dipendente temporaneo, scarsamente appagante, senza prospettive per il futuro e/o crescita professionale e personale), del McBambino e delle McNefandezze. Il mondo Mc messo a nudo.
Scoprite com’è fatto un hamburger della famosa catena di fast food, come sono buone le patatine fritte in olio “rigorosamente vegetale” e tanto altro ancora. Un’iniezione di colesterolo buono per compensare il tanto colesterolo cattivo con la faccia da clown.
Titolo: McNudo
Autori: Luther Blissett, Cyrano Autogestito
Editore: Nuovi Equilibri – Stampa Alternativa
Prezzo: 1,00 euro
Il libretto è sotto Licenza Creative Commons, ed è liberamente distribuibile.
Luther Blissett - McNudo (16)feb
15
Libri proibiti: quattro secoli di censura cattolica
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A quarant’anni dalla abolizione dell’Indice, Libri Proibiti ripercorre un’attività censoria durata quattro secoli, nonché le conseguenze da essa prodotte: migliaia di volumi al rogo, autori, stampatori, lettori, divulgatori o semplici possessori di testi, perseguitati e condannati, talvolta alla pena capitale.
Il risultato sarebbe stato la totale asfissia della cultura e delle coscienze se non vi fosse stata un’avventurosa e drammatica resistenza al punto che oggi l’Indice rappresenta paradossalmente una insostituibile guida per chi voglia conoscere molti tra i migliori prodotti del pensiero umano. Con la soppressione, nel 1966, di quella censura, la volontà repressiva della Chiesa cattolica non è cessata, così come la sua secolare pretesa di condizionare la politica, il pensiero e le coscienze.
Opinione personale:
Quando arrivò vidi questo libretto con una punta di sospetto. Certo, me l’ero scelto io (come sempre, lungi da me i così detti “circoli” con proposta mensile), ma scritto da autori a me non noti e idem per la casa editrice. Mea maxima culpa. Per fortuna di tutti esistono anche i piccoli editori indipendenti. “Libri proibiti” non è un libro da grande distribuzione, sia per i contenuti che per la struttura stessa del libro.
E’ un ottimo “vocabolario” della censura, con circa il 35% del fogliaggio dedicato alla lista, parziale ma molto ricca e particolareggiata, dei libri e degli Autori contenuti nell’Indice Nero, partendo dal ‘500 per arrivare ai giorni nostri.
La stesura del saggio in sé non può fare a meno di passare attraverso momenti in cui elenca, in perfetto stile mitraglietta, i titoli messi all’Indice in un dato periodo della storia: lascio decidere al lettore se sia un bene o un male. Personalmente ho trovato utili queste “fotografie” per toccare con mano uno stralcio, attraverso le opere conosciute, del periodo di cui andavo a leggere capitolo per capitolo, anche se qualche volta ho rischiato di decontestualizzarmi dal discorso condotto fino a quel momento.
Il saggio è di alto livello culturale, richiede delle conoscenze letterarie almeno di base (altrimenti si paga dazio, e alcune parti diventano solo degli elenchi incomprensibili) e una buona memoria: soddisfatti i prerequisiti si viene colti da brividi a leggere quali contenuti sono finiti indicizzati, in che circostanze e con quale oscurantista durezza o leggere dei magnifici scritti di cui abbiamo rischiato di essere privati per sempre a causa dell’instancabile opera dei censori.
Vengono datati e stimati in termini di massa cartacea tutti i principali, e molti fra i secondari, roghi di libri avvenuti sulla Penisola; si affrontano elementi di diritto penale in materia di possedimento, copia, insegnamento, diffusione di testi proibiti nel tempo; si analizza l’evoluzione dell’ Indice (insieme alla meno nota ma più infida sorella Espurgazione), il suo rafforzamento nel tempo, la crisi e il progressivo decadimento della forza coercitiva della Chiesa a partire dalla rivoluzione francese, la sua conclusione nel 1966 e gli strascichi che, nonostante tutto, l’Indice ci porta dietro oggi.
Clamorosi gli esempi di testi “espurgati”, che dovrebbero giustamente indurre all’orrore ogni singola persona civile e ogni singolo amante della letteratura d’ogni genere. Ogni tanto, inoltre, ci si imbatte in curiosi aneddoti ed effetti collaterali della censura (in particolare legati alle scomuniche latentae sententiae e alla protezione della dottrina del culto) su cui ho intenzione di scrivere un articolo a breve.
E’ stampa alternativa, scrittura alternativa, lettura alternativa. E sicuramente impegnativa. Un acquisto indovinato, fatto sparando nel mucchio: mi compiaccio della mia fortuna.
Vi lascio col link ad una sezione del sito dell’Editore, da cui si possono scaricare in forma gratuita e sotto licenza Creative Commons, molti dei libri editi, anche fuori catalogo. Per esempio, ho appena scaricato “Il Maratoneta” di Luca Coscioni. Mi spiace solo di non avere un eBook reader per godermelo a letto, ma in qualche modo risolverò.
www.stampalternativa.it/liberacultura
Titolo: Libri proibiti. Quattro secoli di censura cattolica
Autori: La Mantia Benito, Cucca Gabriella
Editore: Nuovi Equilibri Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Eretica
ISBN: 887226961X
ISBN-13: 9788872269619
Pagine: 261
Letto: Febbraio 2008