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Per la rubrica “Dentro Freenet”, oggi vi propongo la traduzione di un documento molto delicato.Si tratta di un documento interno della FBI riguardante i simboli utilizzati dai pedofili per riconoscersi fra loro. E’ interessante notare la complessità dei sistemi messi a punto da questi soggetti per nascondersi nelle trame della società, oltre che nella Rete.
Sempre in tema di pedofilia, sono in attesa del saggio “Olocausto Bianco” (Ferruccio Pinotti, ed. BUR) e del romanzo “Un assassino qualunque” (Piernicola Silvis, ed. Mondadori), di cui spero di potervi offrire prossimamente i relativi “Inviti alla Lettura”.
NOTE LEGALI: Questa è la traduzione di un documento etichettato come “UNCLASSIFIED” dalla FBI e quindi teoricamente accessibile al pubblico. La traduzione è da intendersi come non professionale e liberamente adattata. Non è intenzione del traduttore offrire con questa traduzione informazioni utili per la ricerca di materiale pedopornografico, né fare apologia di alcuno dei reati connessi alla pedofilia.
Il documento originale è disponibile presso WikiLeaks cliccando qui. Nel caso fosse rimosso, provvederò a reintegrarlo. Sia il collegamento al documento originale che la sua eventuale reintegrazione saranno rimossi in caso di richiesta da parte di aventi diritto e comunque nel rispetto delle libertà di parola e di informazione costituzionalmente protette.
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FEDERAL BUREAU OF INVESTIGATION
BOLLETTINO DI INTELLIGENCE
Divisione Cibernetica, Iniziativa Nazionale Immagini di Innocenti
31 Gennaio 2007
(U) Simboli e Loghi usati dai pedofili per identificare le preferenze sessuali.
(U//FOUO) Questo bollettino d’intelligence riguarda i crimini contro i bambini, in accordo all’informativa contenuta nel documento Q-FBI-2200-005-06, HRWC CAC-VI.A.5.
(U//LES) I pedofili, termine usato per includere chi abusa sessualmente dei bambini così come chi produce, distribuisce o commercia pedopornografia, stanno usando vari tipi di loghi identificativi o simboli per riconoscersi uno con l’altro e per distinguere le loro preferenze sessuali. Per indicare specificamente il genere sessuale preferito dal pedofilo, i membri delle organizzazioni pedofile incoraggiano l’uso di descrizioni come “boylove”, “girllove” e “childlove”.
Questi simboli sono incisi su anelli o ne viene data la forma di ciondoli e sono stati trovati impressi anche su monete.
(U) Il “BoyLover logo” (BLogo) è una piccola spirale triangolare azzurra circondata da un triangolo più grande, dove il triangolo più piccolo rappresenta un bambino e il triangolo più esterno rappresenta un uomo adulto. Una variante del BLogo e il “Little Boy Lover logo” (LBLogo), che a sua volta rappresenta una piccola spirale triangolare inscritta in un triangolo più largo; in questo caso gli angoli del logo sono arrotondati per dare l’impressione di un disegno fatto da un bambino piccolo. Le immagini del BLogo e del LBLogo sono presentate di seguito.
(U) Il “GirlLover logo” (GLogo) mostrato di seguito rappresentata un piccolo cuore circordante da un cuore esterno più grande, a simbolizzare una relazione fra un maschio o una donna adulti e una ragazza minorenne. (U) Il “ChildLover logo” (CLogo), come si può vedere di seguito, rappresenta una farfalla e rappresenta i molestatori di bambini senza preferenze di genere. “The Childlove Online Media Activism Logo” (CLOMAL), anch’esso visibile di seguito, è un logo per fini generali utilizzato da singoli individui per identificare dei media online, come blog e webcast, a contenuto pedofilo o pro-pedofilia.


(U//LES) Indagini della FBI in varie città hanno scoperto alcuni simboli utilizzati dai pedofili per proclamare la loro attrazione verso i bambini. Dopo il sequestro di un computer di un soggetto coinvolto in un caso di detenzione di immagini pedopornografiche nella Divisione di Jacksonville, il rapporto conclusivo d’indagine del gruppo d’analisi informatica forense ha segnalato un simbolo non familiare, in cui il gruppo si è imbattuto, che poi risultato essere stato integrato nel banner di un sito Web denominato “ATBOYS.COM”, dove la lettera “A” di “ATBOYS” era in realtà il BLogo, secondo la forma scritta “(BLogo)TBOYS.com”. E’ stato successivamente determinato che “ATBOYS” è un acronimo di “Attracted to Boys” (Attratto/a dai Ragazzi/ini). Questi simboli relativi alla pedofilia appaiono anche su siti Web come su uno dei banner pubblicizzati dal sito www.boylover.net, mostrato di seguito.
(U//LES) In un’altra indagine, la FBI di Sacramento è stata allertata dal Dipartimento di Giustizia della California circa l’inusuale punzonatura di una moneta. Le ricerche sul marchio impresso hanno concluso che il BLogo è stato punzonato sulla testa della moneta e la frase “Kids Love Pedos” (I Bambini Amano i Pedofili) sull’altra faccia della moneta stessa. L’apparizione del BLogo sulle monete è un altro metodo utilizzato dai pedofili per proclamare le loro preferenze sessuali. La moneta è mostrata nell’immagine seguente. (U) L’uso di simboli collegati alla pedofilia su gioielleria, bigiotteria (foto seguente), monete, siti Web ed altri mezzi sono indicativi dei metodi utilizzati dai predatori sessuali infantili per promuovere la loro causa. Gli attivisti pro-pedofilia (c.d. pedofilia culturale) avvocano il diritto all’accettazione sociale delle relazioni sessuali fra adulti e bambini. Queste organizzazioni cercano di decriminalizzare i rapporti sessuali fra adulti e bambini e di legalizzare la pornografia infantile/minorile, basandosi sul loro credo secondo cui i bambini hanno l’abilità di acconsentire ad atti sessuali. (U//LES) La presenza di simbologia o gioielleria identica o simile a quella descritta in questo bollettino d’intelligence dovrebbe sollevare il sospetto di possibili attività pro-pedofilia o relative alla pedopornografia quando ritrovata durante le ricerche. Gli investigatori dovrebbero inoltre essere attenti ai simboli collegati alla pedofilia sui siti Web. Durante l’esame di file su computer, gli investigatori dovrebbero essere a conoscenza dell’esistenza di soggetti che cercano di nascondere materiale pedopornografico etichettandolo con simboli invece che con i tipici, suggestivi ed espliciti nomi. BIBLIOGRAFIA: (U) Pedophile Activism, http://en.wikipedia.org/wiki/Childlove_movement. 


(U) BLogo Variations, http://www.freespirits.org/blogo/blvari.htm.
(U) Pedophile Activism, http://en.wikipedia.org/wiki/Childlove_movement.
(U) BoyLover.net Support and Fellowship, http://www.boylover.net.
(U) E-mail interna della FBI, 24 Ottobre 2006.
set
8
Quando il violentatore è donna (3)
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Terza e ultima parte dell’articolo tratto da Freenet che affronta il tema degli abusi sessuali commessi dalla donne. La parte finale dell’articolo è particolarmente dura, rispecchiando il drammatico vissuto dell’autore e le difficoltà, anche sociali, insiste nell’accettazione di questa forma misconosciuta di abuso.
Il lavoro cruciale, apripista per esporre al mondo la vasta gamma di molestie sessuali è stato fatto, e in larga misura continua ad essere fatto, da donne coinvolte e investite nel compito di cambiare una società che discrimina attivamente le donne e che perpetra un sistema brutale che sfrutta sessualmente le donne.
Ma per risvegliare le coscienze su questo reale olocausto, è stata messa in atto dai media una subdola demonizzazione degli uomini, con una ingiustificata santificazione concomitante delle donne. La responsabilità di ciò è di quelle donne, che si definiscono femministe, che hanno promosso questa dinamica e la supposizione che le donna siano solo delle vittime di una società patriarcale, innocenti di ogni crimine.
Do grande credito alle donne che hanno fatto da pioniere nel percorso di cura per l’incesto, visto che dubito che oggi sarei ancora vivo se loro non avessero tracciato, in passato, un sentiero. Eppure, allo stesso tempo, sono arrabbiato per la loro esclusione dei maschi dalla categoria delle vittime e delle donne da quella delle perpetratrici. Non c’è da discutere sul fatto che i violentatori siano in numero nettamente maggiore rispetto alle violentatrici, ma questa non è una scusa per ignorare le donne che si macchiano di questi crimini.
La coperta indiscriminata di vergogna stesa sugli uomini senza riguardo per le loro azioni individuali è servita per un grande, e in qualche modo nobile, scopo: indurre sensi di colpa negli uomini per provocare in loro i necessari cambiamenti. Eppure ciò ha avuto un effetto collaterale particolarmente distruttivo, mascherando gli abusi femminili sotto la maschera dell’incapacità: le donne sono per natura incapaci di perpetrare tali abusi.
Io credo che le madri fondatrici del nostro movimento di recupero abbiano, consciamente o inconsciamente, ignorato la questione, a causa della possibile invalidazione della richiesta femminile di superiorità etica e morale sugli uomini che l’accettazione del fatto che anche le donne abusano avrebbe provocato.
Nessuno trae divertimento dal doloroso processo di esplorazione del proprio lato oscuro. Preso atto che il settanta percento degli abusatori/trici sono stati a loro volta abusati, è innegabile che anche gran parte di quelle donne (le abusatrici) sono state a loro volta infettate, e che hanno avuto il mostruoso male introiettato nella profondità del loro animo.
La casualità del genere sessuale non garantisce immunità naturale all’esternazione della furia, anche se ci sono prove che dimostrano che le donne tendono a sfogare internamente la rabbia (autolesionismo), mentre gli uomini tendono ad esternarla. Non tutte le donne sfogano questa furia contro sé stesse, comunque.
Mia nonna molestò mia madre e mia madre ha molestato me; mio nonno molestò mio padre e mio padre ha molestato me. Io non sono un molestatore e posso ascrivere questo miracolo solo alla grazia divina, non al mio genere sessuale. Eppure io sono un uomo, condannato dall’ortodossia corrente, mentre quelle donne che hanno ereditato la “malattia” continuano a diffonderla.
Io non sono la sola vittima di un abusatore donna, ma le nostre voci di vittime si confondono, nel migliore dei casi, fra quelle di tutte le altre vittime e, nel peggiore dei casi, sono attivamente ridotte al silenzio.
La dolorosa ironia di questa dinamica è che i sopravvissuti all’abuso da parte di una donna sono la prova drammatica che le donne sono state create con in sè lo spettro potenziale di tutti i comportamenti umani, inclusi quelli che portano ai crimini più vili. Ciò però contraddice il dogma comune ad un grande segmento di terapisti professionali ed educatori ed ad una grande porzione della comunità di recupero. I sopravvissuti che rompono il silenzio, di conseguenza, sono frequentemente dimessi e messi all’indice anche dalle persone che avrebbero le capacità e le conoscenze per aiutarli a guarire.
Siamo tragicamente revittimizzati, a volte, da coloro a cui chiediamo assistenza per il nostro percorso di cura: le nostre ferrite non sono politicamente corrette ed inoltre sfidiamo la nozione secondo cui un sesso è sicuro mentre l’altro è pericoloso. Sarebbe una soluzione efficace, ed anche confortante, se potessimo esorcizzare le nostre paure dimostrandoci belligeranti solo contro gli uomini o mettendo all’indice solo gli uomini. Oh, che bello sarebbe sapere che i nostri bambini sono al sicuro o sapere di poter assicurare loro la sicurezza puntando i nostri occhi vigili solo su un sesso, sapendo che alle nostre spalle c’è la protezione di donne incorruttibili e fedeli.
Se solo questa fosse la verità.
Ma voi ed io sappiamo che le donne abusano.
E voi ed io dobbiamo parlare di questa altra verità.
ago
31
Seconda parte della traduzione dell’articolo offerto da VolodyA su Freenet, riguardante lo stupro e l’incesto perpretato da una donna, sui luoghi comuni e sulle omertà che accompagnano questa forma più sudbola e sommersa di abuso sessuale.
Penso che la natura di questa forma di esclusione parta da più da lontano che dalle pressioni sociali tradizionali volte a mantenere il silenzio sull’abuso di bambini. Il pregiudizio sembra, almeno parzialmente, germinare da una idealizzazione della femminilità: da una percezione secondo cui le donne sono incapaci non solo di violenza in sé, ma in particolar modo di violenza contro i loro bambini. Sia la società in senso generico che, in grado maggiore, i fautori di molto del contenuto della nostra teoria psicologica corrente sembrano ciechi alla realtà della testimonianza di legioni di sopravvissuti a queste violenze.
Questa inabilità a prendere atto della realtà delle violenze femminili prende origine da più di una mera idealizzazione, ovviamente. I violentatori uomini, per loro natura fisica, tendono a lasciare prove delle forme più estreme di abuso: una penetrazione violenta porta a lacrime e lesioni. Non ci fu nessuna mutilazione o lesione del mio corpo quando mia madre costrinse il suo figlioletto di cinque anni ad un rapporto orale. Il danno all’anima è un danno che la legge non può identificare, misurare e quantificare.
La natura dell’abuso sessuale femminile è di per sé molto più sudbola e difficile da identificare e definire rispetto a quello maschile. Il maschio penetra, la femmina avviluppa. Uno tende ad esibire, l’altra a coprire di segretezza. Le violentatrici possono mascherare l’abuso sessuale sotto la forma della cura parentale; per esempio, mia madre avrebbe potuto facilmente scusare la sua forma di tortura ai miei genitali affermando che mi stava semplicemente lavando, forse un po’ troppo entusiasticamente.
Ma lei non ha mai dovuto giustificarsi con nessuno delle sue azioni finchè io non l’ho presa di petto, perché nessuno mi avrebbe difeso o mi avrebbe creduto, se fossi stato tanto temerario da parlare.
I sopravvissuti maschi inoltre devono trascendere dalla abitudine sociale di considerare l’iniziazione sessuale da parte di una donna più anziana come un rito di passaggio, specialmente quando l’autrice del reato non è una parente. Ho posto una domanda ipotetica a varie persone mentre cercavo di spiegare la dinamica dei fatti: “Un uomo di trentadue anni fa sesso con una quattordicenne disponibile: è seduzione o stupro?”
Tutti hanno risposto: “Stupro”.
Scambiate i generi degli adescatori/trici e delle vittime e gli standard dell’etica e della moralità cambiano.
Io non sono stato “fortunato” quando ero quattordicenne. Non ho potuto affatto godere di un’adeguata transizione verso l’età adulta.
Io sono stato stuprato. Sono stato sfruttato da una donna avente dalla sua una esperienza ed un potere di gran lunga maggiore del mio e devo coesistere con le conseguenze di quei giorni. Eppure una vittimizzazione così orribile non è né capita né condivisa dalla gran parte della società, e le menzogne che marchiano la mia esperienza come un’iniziazione mi suonano, in modo oltre mai sospetto, come le razionalizzazioni di una violentatrice.
Eppure il diniego di queste violentatrici non è solo l’ostracismo comune della società verso ogni forma di incesto, o un mero prodotto dell’idealizzazione delle donne. C’è una orrenda forza strisciante al lavoro: la faccia oscura e politica di alcuni dei “pionieri” della riabilitazione dopo un incesto.
Non posso provarlo, e non sto per fare nomi, però posso elencarvi una parte dei loro pregiudizi. Per quel che può contare, offro la mia opinione.
(continua)
lug
17
Per avviare la rubrica “Dentro Freenet”, voglio cominciare con un documento proposto da una persona che gestisce un freesite (un sito Freenet) che, secondo il suo intendimento, vuole porsi come una piattaforma di discussione sullo stupro.
E’ interessante notare che il freesite vuole raccogliere informazioni anche sulle forme “atipiche” di violenza sessuale. In particolare presenta un’esperienza di violenza sessuale dove il violentatore è una donna, una persona appartenente alla categoria percepita dalle masse come “vittime” e molto raramente come aguzzine.
La scelta per la pubblicazione è caduta su Freenet per ragioni di occultamento dell’identità.
Vado a proporvi la prima parte della testimonianza.
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Gli uomini sono violentatori.
Gli uomini non possono essere le vittime.
Le donne sono le vittime.
Le donne non possono essere violentatrici.
Il messaggio è semplice e diretto, e pervade praticamente l’intera letteratura relative agli abusi sessuali sui minori. Che la cosa sia palese o occulta, diretta o indiretta, un sopravvissuto alle molestie di una donna che cerca conferme sull’orrore, che cerca un’autorità che può offrire un aiuto, va incontro alla negazione.
Che sia femmina o maschio, il superstite di un abuso perpetrato da una donna troverà pochissimo aiuto e un supporto minimo dai libri che pretenderebbero di soddisfare i loro bisogni. Invece, piuttosto che trovare strumenti per la guarigione, il superstite potrebbe – come è stato per me – essere attaccato e messo all’indice anche dalle organizzazioni per il recupero delle vittime di incesto. Come nelle nostre famiglie.
Stai zitto.
Stai mentendo.
Lo stai facendo apposta.
Non era abuso, era amore.
Le donne non abusano. Gli uomini abusano.
A volte l’omissione è sottile, una sorta di esclusione: l’essere ignorati nei libri che proclamano di avere una visione d’insieme del problema in tutte le sue prospettive. Ricordo di aver letto un libro raccomandatomi da un’amica – uno studio pioniere sull’abuso di minore – e mi sono ritrovato perplesso di fronte ad una prospettiva tanto ristretta.
Non solo gli autori hanno virtualmente esonerato il genitore non abusante da ogni responsabilità (rilevando che il non abusante, in questo libro, era sempre una donna), ma hanno praticamente ignorato l’esistenza di donne violentatrici, “sollevando” gli uomini dal ruolo di vittime. Non solo avendo la pretesa che in fondo non abbiano sofferto poi tanto, ma che esistano in numero tanto esiguo da non meritare menzione.
Mi sono infuriato. La mia amica, ovviamente, non ha notato la discrepanza, essendo stata vittima della forma classica di incesto: padre e fratello. Il libro parlava ai suoi bisogni e ignorava i miei. Non vorrei condannare gli autori per avermi ignorato, ma i loro errori mi hanno attivamente danneggiato: non solo mi hanno ignorato, ma hanno anche affermato che il problema dell’incesto femminile contro un ragazzo non esiste.
Per caso, ho visto il solo film che affronta direttamente il problema dell’incesto madre-figlio: Rompere il Silenzio. Mi ci sono sintonizzato solo perché il titolo mi intrigava. La guida TV riportava in un francobollo di spazio il solo tema principale del film. Il film non è stato promosso secondo il normale hype (livello di attesa): non ci sono state pubblicità e/o annunci, al contrario del bombardamento continuo che precede i film a tema d’incesto d’impostazione “tradizionale” (incesto di un uomo su una ragazza).
Mi è sembrato che la rete televisiva stesse trasmettendo il film come se dovesse rispondere ad uno sgradevole dovere, nascondendolo nei palinsesti estivi. Inoltre, secondo la mia personale opinione,, il film era strutturato in modo corretto sia per i contenuti che per la forma, e molto più guardabile di tanti polpettoni che pretendono di essere esempi di cinema sociale illuminato.
Ho visto più talk show televisivi di quanti possa contarne sulle forme “tradizionali” di incesto, ma non ho ancora avuto modo di vedere una sola trasmissione che si focalizzasse su uomini o donne sopravvissuti a molestie femminili.
Due anni e mezzo fa, ho pianto quando ho trovato il primo libro scritto specificamente per i sopravvissuti di sesso maschile. “Non più vittime” di Mike Lew. Non più. Precedentemente, la mia unica risorsa erano libri scritti da e per donne che focalizzavano la loro attenzione esclusivamente sui perpetratori maschi, sulle donne vittima di violenze sessuali. Dovevo tradurre lo loro esperienze sulle mie esigenze. Né potevo avvicinarmi a quei libri in uno stato tale da prendere io stesso le distanze dalla rabbia contro gli uomini che pervade la maggior parte di questi lavori: dalla subdola messa all’indice alla, talvolta deliberata e talvolta involontaria, inclusione di tutti gli uomini nella categoria dei violentatori.
Il tono mi ha ricordato la voce di mia madre. Ha condannato tutti gli uomini classificandoli come “mostri congeniti”, e ha violentato i suoi figli. Ha ereditato la sua voce da mia nonna, che aveva violentato i suoi nipoti. Sceglieva le sue amiche fra chi avesse lo stesso odio, come la vicina che mi ha sedotto quando ero un quattordicenne ferito, e che si è suicidata due mesi dopo.
Ho bisogno di sentire voci amiche, eppure oggi, tre anni dopo la pubblicazione del libro di Lew, gli uomini sono appena all’inizio del percorso per la costruzione di una bibliografia che parli delle nostre comuni esperienze.
Per essere più diretti, per quanto di mia conoscenza: non esistono pubblicazioni che parlano in generale di sopravvissuti ad abusi femminili, che le vittime siano uomini o donne; non esistono libri che sottolineano la realtà dei fatti che dice che anche le donne abusano dei bambini; non sono incappato in un solo libro che esplora il male più subdolo, passivo ed aggressivo del genitore non-abusante che in colpa, peccato, ignoranza o codardia, permette all’abuso di avvenire.
La dinamica del perpetratore è stata esaustivamente esplorata, ma troppo spesso in letteratura, il genitore non abusante è visto con indulgenza, come un’altra vittima con responsabilità attenuate o inesistenti.
La lista degli errori e delle omissioni è infinita. Ne menziono qualcuno per far luce sul problema, ma la più grande preoccupazione è la causa.
L’ovvio bersaglio del mio disprezzo è la società in tutta la sua grandezza: il tabù inveterato contro il parlare dell’incesto, il tacito permesso concetto dalla nozione assurda secondo cui i bambini sono delle proprietà. Non importa il genere dell’abusato o del violentatore, tutti noi dobbiamo combattere l’ignoranza e il pregiudizio, il silenzio e l’ostracismo, per raccontare le nostre storie e guarire.
Ed ancora: si è creato un ambiente in cui una vittima di abuso sessuale perpetrato da un uomo può trovare conforto e sostegno in gruppi in cui si possono raccontare la proprie verità e sentire quelle degli altri, dove si può testimoniare sulle proprie ferite e dibattere sui cambiamenti necessari per fermare le violenze.
Non esiste nessun luogo di ritrovo simile per le vittime di abuso femminile.
lug
15
Guida all’installazione e alla configurazione
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Installare Freenet è oltremodo semplice. Questa breve guida parlerà di come installarlo rapidamente sotto Windows, i collegamenti in fine articolo spiegheranno anche come installarlo sotto sistemi Linux.
Prerequisito per l’esecuzione di Freenet è l’installazione di JAVA Runtime Environment. Freenet, inoltre, richiede che la versione delle librerie JAVA installata sia quella della Sun, e non un suo equivalente a codice aperto (ciò vale soprattutto per i sistemi Linux).
Il primo passo è quindi procurarsi JAVA dal sito della SUN.
Dopodichè servirà avere a disposizione Firefox. Se già lo si usa, l’installazione di Freenet andrà a creare un profilo apposito quando si vorrà esplorare la rete anonima. In caso contrario, seppur Freenet funzioni anche con Internet Explorer, Opera e ogni altro browser, è consigliato procurarsi l’ultima versione di Firefox dal sito di Mozilla Europe.
A JAVA e Firefox installati si potrà procedere a installare, presso il sito del Freenet Project, l’ultima versione del programma, ovvero la Freenet 0.7 “Darknet” (ndA Alla data della revisione di quest’articolo è disponibile la versione 0.7.5). Non c’è nulla da scaricare, a librerie JAVA installate basta cliccare su “Install Freenet 0.7” per avviare il processo.
A installazione di Freenet completata, vi verranno richiesti alcuni semplici dati per la sua configurazione: un nickname, la quota di spazio da assegnare al datastorage (più spazio date, migliori saranno le vostre prestazioni), la quantità di RAM da assegnare a Freenet (con 2Gb di Ram se ne possono assegnare tranquillamente 256Mb).
Vi verrà infine chiesto se collegarvi a nodi conosciuti (agganciandovi ad una Darknet, una sorta di rete ancora più interna alla stessa Freenet) o a nodi aperti. Scegliere la seconda opzione non pregiudicherà l’anonimato e la sicurezza dell’esplorazione, mentre è necessario avere già dei contatti consolidati in Freenet per accedere alle Darknet.
Freenet, come vi ho già detto, lavora principalmente per indici, più che per motori di ricerca. Cliccate dalla vostra pagina principale di Freenet (che avrà indirizzo http://127.0.0.1:8888) uno dei bottoni fra “The Ultimate Freenet Index” (in foto) o “Freenet ActiveLink Text Version” e aspettate.
Per i primi due/tre giorni, finchè sul vostro datastorage non incominceranno ad accumularsi dati, l’apertura delle pagine richiederà anche svariati minuti. Poi la situazione migliorerà nettamente.
Ma volete mettere la soddisfazione di poter accedere all’intero oceano dell’Internet “nascosta”?
Valgono le raccomandazioni dell’articolo “Dentro Freenet: sulla lama del rasoio”. Non sono responsabile dei contenuti che potrete trovare e, principalmente, dell’uso che vorrete fare di quei contenuti.
Ripeto: Freenet è uno strumento. Ora sta a voi scegliere come utilizzarlo e come gestire quest’overdose di libertà.
Chiudo con le lezioni su Freenet, a cura di Punto Informatico e scritte da Marco Calamari, a cui vanno i miei ringraziamenti per lo sforzo profuso.
Freenet lezione 1: storia
Freenet lezione 2: installazione
Freenet lezione 3: configurazione
Freenet lezione 4: pubblicazione
lug
12

Si avvicina l’Olimpiade cinese, va incontro ad una sua ciclica crisi febbrile il tema delle libertà di stampa, opinione, critica contrapposta alla censura. Episodio uno.
Si avvicina il Grande Fratello Svedese, la legge sul controllo di stato di tutte le comunicazioni informatiche, ritorna la febbre malarica del tema privacy. Episodio due.
Si avvicinano le elezioni USA e si manifestano le convulsioni recidivanti del tema terrorismo e sicurezza, da conquistare vendendo al mercato sempre più libertà fondamentali. Episodio tre.
La Storia tenta di insegnare che a sistemi di controllo più stretti corrispondo vie di elusione più raffinate ed eleganti, che le informazioni che si vorrebbero eradicare, per contrappasso, tendono ad una migrazione spontanea verso le fessure più sommerse e improbabili del Sistema.
Questa compressione taglia via una fetta di popolazione in modo direttamente proporzionale alla forza del controllo dalla conoscenza dei contenuti indesiderati. Questi ultimi diventavano sempre più elitari e ristretti a cerchie, nel bene o nel male, selezionatissime di individui, con rigidissimi criteri di inclusione.
Questa accezione del rapporto censura/elusione viene rovinosamente meno con Freenet, uno fra i più potenti strumenti di elusione informatica del controllo ideologico, in grado di superare ogni tipo di censura (compresa quella dei filtri di stato cinesi). La correlazione fra grado di riservatezza di un dato e facilità di accesso allo stesso non esiste più: chiunque abbia le (poche) competenze per installare sul suo PC un nodo Freenet ha la possibilità di esplorare questa Internet “sommersa” in tutta la sua larghezza e profondità.
Allora, cosa è Freenet?
Freenet si presenta come una rete P2P, concettualmente al pari di eMule, BitTorrent e tante altre, ideata per resistere selettivamente al controllo delle informazioni, all’identificazione della loro origine, del loro percorso e della loro destinazione. La sicurezza della trasmissione delle informazioni è esaltata a danno della velocità: Freenet è una rete strutturalmente lenta, ma assolutamente incontrollabile ed inaffondabile. Chi vi si affaccia sparisce letteralmente dal mondo, confondendosi in un solo mare magnum in cui l’identificazione diretta dell’identità è impossibile, quella diretta estremamente improbabile a meno di grossi errori o di clamorose ingenuità dell’utente.
Funziona interfacciandosi preferibilmente con Mozilla Firefox o con i suoi applicativi nativi. L’esperienza è quindi, per la maggior parte degli utenti, simile ad una normale navigazione in Internet, seppur caratterizzata da una insolita lentezza.
L’idea di Freenet venne al suo padre fondatore, Ian Clarke, nel 1999: consisteva nella creazione di un protocollo di comunicazione finalizzato alla distribuzione e alla ricostruzione di dati in forma anonima. Il percorso di un dato si evolve dal concetto di origine-destinazione a quella di trasporto distribuito, ovvero di più origini (ognuna avente anche, ma non necessariamente, solo una parte dell’informazione di interesse), una rete di nodi trasportatori ed una destinazione inidentificabile col compito di ricostruire l’informazione. La sua struttura è intrinsecamente complessa e non è obiettivo di questo articolo affrontarla. Rimando i lettori interessati in tal senso alle pagine di Wikipedia, da cui mi limito a prelevare due brevi estratti.
L’esperienza di Freenet è quella di una navigazione in Internet insolitamente lenta e senza veri e propri motori di ricerca. Freenet si installa come un servizio di sistema che, all’occorrenza, può essere utilizzando configurando ad hoc Mozilla Firefox. Dal momento in cui si lancia la versione di Firefox configurata per Freenet, si esce da Internet e si entra in un’altra realtà.
Non esistono motori di ricerca, data la natura distribuita e frammentata dei dati: esistono invece i cataloghi, enormi collezioni di collegamenti, divisi per categorie, in cui la ricerca è fatta alla vecchia maniera. A mano, con occhi e pazienza da vendere.
Le pagine dei siti Freenet hanno tutte una struttura agevole, fatta di HTML base e immagini, con poco altro. Niente fronzoli in flash, niente quintali di script. Per distribuirsi e ricomporsi in modo efficiente, un sito Freenet deve essere lineare, leggero. Sotto questo punto di vista, la navigazione somiglia in estetica e velocità a quella su modem analogico della metà degli anni ’90: il caricamento di un sito si misura in minuti, non in secondi. E il download di un file si misura in ore, non minuti.
E’ un tuffo nel passato, fatto di argomenti attualissimi e, per scelta, convenienza e/o sicurezza degli autori, sommersi. Sottratti ad Internet.
Ed è qui che comincia la parte scottante della discussione.
Da Wikipedia: “Sebbene molte nazioni censurino le comunicazioni per motivi diversi, hanno tutte una caratteristica comune: qualcuno deve decidere cosa tagliare e cosa mantenere, cosa considerare offensivo e cosa no. Freenet è una rete che elimina per chiunque la possibilità di imporre la sua scala di valore sugli altri; in pratica, a nessuno è permesso decidere cosa sia accettabile. La tolleranza verso le opinioni altrui è fortemente incoraggiata, agli utenti è richiesto di non prestare attenzione ai contenuti che non approvano”.
Il problema della libertà assoluta di pubblicazione, accompagnata dalla sicurezza dell’anonimato, solleva la questione sulla capacità di autoregolamentazione di chi contribuisce ai contenuti di Freenet e, soprattutto, la questione relativa alla liceità di questi contenuti.
Per come è pensata, Freenet è la rara realizzazione di un’utopia anarchica. Un mondo virtuale nelle forme e reale nei contenuti, dove non esiste controllo, non esistono norme e non esistono pene.
La stessa disapprovazione sociale è eterea: come si fa a disapprovare un anonimo? La disistima non ha un bersaglio identificabile, non si può intervenire direttamente per rimuovere un contenuto.
Ancora da Wikipedia: “Per la sua stessa natura, Freenet è da sempre al centro di critiche, discussioni e accuse. La maggior parte di queste contesta il fatto che la stessa tecnologia che permette a persone perseguitate di comunicare le proprie idee a un gran numero di persone (senza che si possa risalire all’identità di chi le ha pubblicate o di chi le ha lette), viene anche usata per pubblicare materiale pedopornografico che, se cercato con costanza, può essere visionato da chiunque. In ogni caso Freenet è stata progettata per resistere alle deformazioni: i contenuti che non vengono letti per un lungo periodo, scadono e scompaiono.”
Sopravvivenza ed opinabilità dei contenuti di Freenet: un argomento delicato. Freenet è una rete: nulla di più e nulla di meno. E’ uno strumento lasciato volontariamente ed irreversibilmente nelle mani degli utilizzatori. Sottolineo la parola “irreversibilmente”: oltre a non essere basata su server centrali disattivabili (come nel caso della rete del defunto WinMX) o trasformabili in specchietti per le allodole (come nel caso della rete ED2K di eMule), è fatta per non poter essere censurata o controllata, in qualunque modo.
C’è solo un modo per far si che un contenuto sparisca da Freenet: scoraggiare gli altri a visionarlo. Una volta iniettato in rete, un contenuto in Freenet acquisisce vita propria: non può essere cancellato dall’autore, non può essere rimosso da terzi. Tutto finchè c’è qualcuno che lo cerca: rimbalzando da un nodo della rete all’altro, infatti, il contenuto si frammenta e si moltiplica. Non esistendo server in Freenet, l’unico modo che ha un dato per estinguersi è quello di essere dimenticato. In questo modo, dopo del tempo, le cache degli altri utenti, per ricambio, cestineranno i contenuti non richiesti, ripulendo la rete. Il discorso non vale se però c’è anche una sola persona (non necessariamente l’autore originale) che re-inietta nei nodi, ponendolo in condivisione, il contenuto a rischio d’estinzione. In tal senso, i contenuti di Freenet sono potenzialmente eterni, visto che la re-iniezione può anche essere parziale.
Una delle domande frequenti rivolte ai responsabili del progetto Freenet è la seguente: non voglio che informazioni che non condivido o trovo ripugnanti passino anche attraverso il mio nodo (il computer su cui si installa Freenet), per di più stazionando nel mio datastorage (la quota di spazio assegnata al funzionamento di Freenet). Cosa posso fare?
La risposta è lapidaria: disinstallare Freenet.
Non c’è nulla che si possa fare per controllare il tipo di dati in transito sul proprio nodo. Per di più essi non arrivano mai in forma completa (secondo il principio di frammentazione e duplicazione) e comunque sono completamente criptati in modo forte. Se volete usare Freenet dovrete venire a patti con i suoi lati oscuri. Ripeto: Freenet è una rete e come in tutte le reti ci sono galantuomini e sommersi.
No, non dovrete temere di ritrovarvi filmati pedopornografici o piani terroristici sul computer usando la rete anonima. Ma qualche frammento inutilizzabile, a causa e grazie alla cifratura imposta dal sistema, è praticamente certo che transiterà attraverso di voi.
Domanda immediatamente corollaria: ma allora, a livello legale, si rischia ad usare Freenet?
Risposta (banale): come tutte le cose del mondo, dipende da che uso ne fate.
Non dovrete preoccuparvi dei dati in transito: non essendo mai in forma completa, essendo cifrati e inaccessibili anche a voi (nonché alle forze di polizia), non c’è modo di dire cosa abbiate nel datastorage.
C’è una possibilità statistica che vi sia in transito materiale illegale, ma la sua presenza non è dimostrabile né in modo diretto (analisi dei dati), né in modo indiretto (eventuale analisi dei nodi vicini). Inoltre le chiavi di crittazione dei dati sono casuali e molto robuste. Essendo casuali, nessun giudice potrà ordinarvi di rivelarle, visto che vi sono ignote. Essendo robuste, nessun operatore umano potrà violarle in tempi umani. Essendo i dati altamente frammentati, nessuno potrà comunque mai tirar fuori un ragno dal buco. In tal senso, c’è stato un buco nella versione 0.5 del programma che permetteva un’analisi di pattern comportamentale del nodo indagato, ma con la versione 0.7 (quella corrente) anche questo minuscolo foro nella diga è stato sistemato a dovere.
Riassumendo: in Italia è perfettamente legale installare un nodo Freenet e usarlo a proprio piacimento. Allo stesso modo, è vietato procurarsi materiale considerato illegale in Italia, al pari di tutte le reti di condivisione dei file. La responsabilità, come è ragionevole, sta nell’utilizzatore di uno strumento, non nello strumento in sé.
Di conseguenza, se volete usare Freenet per procurarvi informazioni create dai diretti interessati sulla situazione cinese, sui problemi del Myanmar, se volete leggere rapporti sulla tortura negli Stati Uniti, la controstoria del DC-9 di Ustica o di tanti altri fatti su cui l’informazione pubblica, anche in paesi liberali, tace o i resoconti di situazioni su cui invece un’informazione connivente applica una rigorosa censura, Freenet fa per voi.
Ecco l’utente medio di Freenet: uno spirito libero, curioso, critico ed intraprendente. Il popolo dei fuorilegge e dei paranoici fa da contorno: Freenet realizza l’utopia dell’informazione libera, non quella del mondo ideale dove il male non esiste. Fatevene una ragione, prima di cominciare il vostro percorso.
Con questo articolo vado a creare una nuova categoria del blog denominata “Dentro Freenet”. Mi propongo di presentare, senza periodicità e secondo mia volontà e discrezionalità, alcuni contenuti di Freenet al mondo esterno. Contenuti che, nei paesi di origine, sarebbero soggetti a censura o considerati illegali e che, per l’appunto, selezionerò fra quelli la cui riproduzione non dovrebbe creare problemi in un paese a livello di libertà d’espressione intermedio quale è oggi l’Italia (dato internazionale sulla libertà di stampa).
Non mi si equivochi: fornirò, per chi vorrà utilizzarle fattivamente, le nozioni adeguate per avviare un’esplorazione autonoma di Freenet. Il mio fine non è pormi come filtro: devo, purtroppo, proteggere me stesso dalla sempre più lunga trafila di fattispecie compatibili con l’apologia di reato.
Questo è un dato di fatto. Semplice ed imperativo.
Per questo motivo, in un futuro (spero breve) avrete modo di leggere la traduzione della cronaca di una gita abusiva in motocicletta nientedimeno che a Chernobyl, con visita al complesso dei reattori ed esplorazione della “zona morta”, con soste e infiltrazioni nelle case lasciate frettolosamente nel 1986.
Ma non potrete vedere in questa sede i progetti (o scaricare il software di navigazione) per la costruzione di un missile con motore a reazione Cruiser-ridotto con componenti a medio-bassa tecnologia, guida GPS, precisione 20 metri, gittata 30 chilometri e capacità di carico (esplosivi o agenti chimico-biologici) di 15kg, da assemblarsi con l’aiuto di un elettrauto, un tornitore e un tecnico informatico con spesa complessiva in materiali di ventimila euro, componente offensiva esclusa.
A presto con i primi contenuti e con la guida passo-passo all’installazione di un nodo Freenet, sia su un sistema Windows che su uno Linux!
Collegamenti essenziali per capire la realtà Freenet:
Sito ufficiale di Freenet
P2P-Sicuro: cos’è Freenet?
Freenet su Wikipedia (ver. Italiana)
Freenet su Wikipedia (ver. Inglese, con più dettagli)