XII.

Sorbe passite:

tenue sapore di

malinconia.


Le sorbe: frutto in decadenza. Si tratta di bacche che si presentano a grossi ceppi e che crescono su un arbusto in tardo autunno (il sorbo, per l’appunto). Sono tanniniche e amarissime e vanno fatte passire a lungo sotto il sole, alchè prendono un sapore liquoroso e dolciastro che trovo irripetibile. Non riesco a fare a meno di pensare alla mia vecchissima casa di Capodimonte quando le guardo e le mangio.

XIII.

Nalle sequoie

v’è la quotidianità

dell’eternità.

XIV.

Miele, vaniglia,

profumo di cannella.

Giorno di festa.

XV.

La gazza ladra:

sguardo torvo che vive

di ossessioni.

XVI.

Drago fra l’astri;

lunga coda d’argento.

Scia d’aereo.

XVII.

Rincorrendosi

giocavano col vento:

grani di sabbia.


XVIII.

Il buon boleto

s’è dato un abito

da satanasso.

Le altre di oggi non abbisognavano di commenti, questa si. E’ ispirata dall’incredibile somiglianza fra gli ovuli di Amanita Cesarea (l’ovulo buono, pregiatissimo) e quelli di Amanita Phalloides (quasi sempre mortale, anche in piccole dosi). Traetene voi le conclusioni.

XI.

Spuma sul mare
Disegna le nuvole
d’un cielo terso.

Se avete nostalgia di una nuvola in un cielo d’estate, guardate il mare e i suoi arazzi.

Non ho molto sonno, così pubblico questi due scatti e vado a vedermi un film in DVD: ne avrò fino alle 4. E domani puntualmente sveglia a mezzogiorno, possibilità da godersi finchè c’è.

IX.

Germe di grano

Nutrito o ucciso

Dal riverbero.

Non tutto il male viene per nuocere. E’ vero. Ma non tutto il bene viene per giovare.

X.

Nel contemplare

v’è sincera volontà

del girasole?

I desideri non risiedono nei gesti e nelle azioni. E’ volontà o necessità che ci spinge negli atti comuni del quotidiano? E prima di tutto: come facciamo a leggere, coscienti di questa domanda, una volontà negli atti altrui?

III.

Aghi di pino.

Alba di un Natale

Dimenticato.

Questa fotografia è legata ad un Natale di cui oggi mi porto dietro solo l’odore della resina che riempiva la casa fredda al mattino. E’ il mio primo ricordo legato al Natale.

IV.

Gloria del fuoco

Chiamò il vecchio bosco

A nuova vita.


Molto semplice, ma anche una delle prime. La tengo perché ha fatto da battistrada alle altre.

V.

Rigida notte

Sognare di volare

E’ già gioire

Avete mai sognato di riuscire a correre fin quasi a volare?

VI.

Alto il Cigno

Che apprese il volo

Dal suo patir.

VII.

Sogni e gioie

Ruba la tramontana

Dal loro nido

Dott. Jannelli. Chi mi conosce capirà: l’ho scritta poco dopo.

VIII.

Il diplomato:

un leone sdentato,

disoccupato

Questa (anche se non è proprio un haiku) la posso datare con sicurezza: il giorno dopo il diploma. Mi ha fatto sorridere allora ed è tornata d’attualità anche oggi che siamo a metà strada per la laurea.

II.

Stella cadente:

Vivi d’un desiderio

Per poi morire.


Scritta aspettando di vederne una nella notte di S. Lorenzo dell’anno scorso. Non si è fatta attendere.

 

Un’antica forma di poesia. Brevissima e con delle regole precise.
Io dico che non sono poesie, sono fotografie.
Fatte con una pellicola che non si rovina, che non si brucia. Fatte di 17 sillabe.
Ogni tanto ne metterò qualcuna delle mie.

I.

Goccia di sangue
nel giardino d’inverno
triste camelia.

Della camelia esistono varie varietà. Una di queste fiorisce d’inverno con un colore rosso rubino molto intenso. Nei grandi giardini fiorisce praticamente da sola, lontana dalla festa della primavera.