nov
4
C’era il tempo in cui ti facevi comprare un diario di scuola solo perchè in omaggio veniva allegata una VHS.
Era il 1993, era il tempo dei Careca, Baggio, Signori e tanti altri.
Era il tempo in cui ammiravo estasiato una serpentina di Gascoigne in un Lazio – Pescara, in cui lo stesso Pescara metteva alle corde il Milan dei record e della danza volante di Papin, battuto solo da Asprilla su punizione. Lo stesso Asprilla che in un Parma – Samp copriva tutto in campo in 7 secondi per un coast-to-coast vincente.
Era il tempo del miracolo Foggia, dei gol di Di Vincenzo, di Hagi e Raduciou al Brescia, di un missile di Minotti dai 40 metri che ti costringeva a cercare per minuti la mandibola…
Più che i gol, era l’ammirazione per chi all’epoca era più grande di te, mentre oggi i giovani talenti hanno l’età dei compagni di tuo fratello piccolo.
Una proposta, un tuffo nel passato e in emozioni d’annata.
Perchè in Italia, si sa, siamo tutti Mister.
set
9
Cancellazione sicura: più di così!
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Per la serie: cancelliamo in sicurezza i nostri dati sensibili…
Avete i piani della bomba atomica al peperoncino sul vostro hard disk e i federali bussano alla porta?
Cancellazione rapida, sicura e inarrestabile dei vostri dati!
Usate la termite e un vaso di terracotta!
Cos’è la termite? Una polvere incendiaria, composta dal 50% di polvere fine d’ossido di ferro (ruggine) e 50% di polvere fine d’alluminio, innescata da una striscia di magnesio. In mancanza del magnesio, potete usare una candeletta elettrica (le “stelline”, quei fuochi artificiali per bambini che conoscete tutti).
Ve la potete fare in casa, una volta accesa fonde e taglia l’acciaio come una lama rovente nel burro e non si può spegnere, nè soffocandola nè raffreddandola.
Con la sua infernale temperatura di combustione (più di 2000 gradi!), brucia anche se ci buttate dell’azoto liquido sopra!
Il must del secure data erasing! Oggi per tutti!
TERMITE! ANCHE SATANA DICE:
“COMME CAZZE COCE!!!”
Avvertenze per l’uso: libera gas tossici, può sfondarvi il solaio di casa, il suo uso in casa è giusta causa di divorzio e di condanna per crimini contro l’umanità. Leggere attentamente il foglietto illustrativo. Non è un medicinale, ma può avere ed avrà effetti collaterali sicuramente gravi.
Nota bene: c’è una (non tanto) velata ironia in questo articoletto…che dite?
mag
9
Cosplay Napoli Comicon ‘08 (4)
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Quarto ed ultimo blocco dei video da me registrati Domenica 27 Aprile al Castel Sant’Elmo a Napoli, durante la Cosplay Challenge della X Edizione del Comicon. Buon divertimento!
Trinity Blood
Vampire Knight
Nana
Star Wars – Guerre Stellari
Kiss Me Licia – Jem!
mag
8
Cosplay Napoli Comicon ‘08 (3)
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Da Wikipedia: Cosplay. E’ la pratica che consiste nell’indossare un costume che rappresenti un personaggio riconoscibile in un determinato ambito e interpretarne il modo di agire. Poiché il fenomeno ha avuto origine in Giappone, il personaggio rappresentato da un cosplayer viene spesso scelto tra quelli individuabili nei manga e negli anime giapponesi, ma non è raro che il campo di scelta si estenda ai tokusatsu, ai videogiochi alle band musicali, particolarmente di artisti J-Pop e J-Rock (musica pop e rock giapponese), ai giochi di ruolo, ai film e telefilm e ai libri di qualunque genere e persino alla pubblicità. Il termine è una contrazione delle parole inglesi costume (”costume”) e play (”interpretare/recitare”), che descrivono accuratamente l’hobby di divertirsi vestendosi come il proprio personaggio preferito. Oltre a travestirsi in occasione di manifestazioni pubbliche come i convegni sugli anime, non è inusuale per gli adolescenti giapponesi radunarsi assieme ad amici con la stessa passione solo per fare del cosplay.
Naruto (1)
Inuyasha
Legend of Zelda
Naruto (2)
mag
7
Pitagora Switch
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Chi si ricorda di un vecchio (e famosissimo) gioco per PC chiamato “The Incredible Machine”? Lo scopo di questo videogioco era quello di riuscire a fare un qualcosa, dato come obiettivo, usando, posizionando e collegando fra di loro una miriade di oggetti di uso comune. Rompere palloncini, far mangiare un topolino da un gatto, far rimbalzare palle da bowling, far rotolare una pallina in un cestello e tante altre cosette. Un gioco semplice nell’interfaccia e nella grafica, diabolico nella realizzazione, intrigante da giocare. E come tutte le cose più fuori di testa del mondo, i giapponesi l’hanno copiata nella realtà. Vi propongo due video (ma cercando su YouTube se ne possono trovare degli altri) in cui vi dimostrano cosa vuol dire per loro giocare a Incredible Machine nella realtà. Assolutamente pazzesco, da far impallidire le Domino Challenge.
mag
5
Cosplay Napoli Comicon ‘08 (1)
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Direttamente dal Comicon 2008 di Napoli, i video che ho registrato relativi alla gara di cosplay della giornata di Domenica 27 Aprile. Due giornate divertenti, di cultura e intrattenimento.
300 – Gli spartani
Scary Movie
Alvin & the Chipmunks
Final Fantasy X-2
Final Fantasy VII vs Final Fantasy VIII
mar
20
24/02/07 – In quel del Murrayfield
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Propongo un pò di sano intrattenimento sportivo. Sono appassionato di Rugby, seguo l’Italia nel Sei Nazioni sin dal suo esordio contro la Scozia che fece bere bile al Principe Carlo d’Inghilterra.
Il Sei Nazioni per tanto tempo è restato semplicemente un osso troppo duro da masticare per la giovane Italia del Rugby. Ogni tanto qualche perla, ma il successo in trasferta continuava a mancare…
Poi arriva il 24 febbraio 2007. Scozia – Italia, nel tempio scozzese del Murrayfield, in posto in cui si passa in pochi e a fatica. Succede l’incredibile: la Scozia, messa subito sotto pressione, sbaglia a ripetizione e l’Italia segna TRE mete in SETTE minuti. Impressionante.
Pronti-via e subito muro di di Mauro Bergamasco sul calcio di Godman, 5-0. Scanavacca trasforma, 7-0. E’ il primo minuto. Esulto selvaggiamente, ma so (!) che in fondo è solo un episodio.
La Scozia prova a riorganizzarsi, malamente, provando un gioco alla mano forzato e non finalizzato. Cusiter sbaglia un facile passaggio poggiando l’ovale a mò di bebè fra le braccia di Scanavacca: corsa solitaria e schiacciata fra i pali, 12-0. Scanavacca trasforma, 14-0. Urla disumane, via la maglia di dosso, scagliata lì dove osano le aquile. Non capisco cosa sta succedendo, ma intuisco che è cosa rara e mirabile. E’ il quarto minuto.
Il Murrayfield è tramortito, Cusiter è nel pallone più completo. Gli italiani guardano gli spalti dove si aspettano l’apparizione di Babbo Natale in carne, barba, ossa e renne al seguito. Rimessa laterale scozzese, Godman scarica su Cusiter. Lo scozzese è in coma anossico e tenta un passaggio con salto di uomo in orizzontale di venticinque metri. Un lob molle, alto, sostenuto dai venti. Robertson salta in orbita, altro intercetto e corsa in meta. E’ la terza. E’ 19-0. Scanavacca trasforma, 21-0. Ventuno a zero, il cronometro segna sette minuti. Il Murrayfield è un’orda di “booo” contro i loro beniamini, gli italiani che urlano e cantano nemmeno si sentono. Gli scozzesi sono punti nel vivo e cotti a puntino. Non ho più praticamente abiti addosso, si salta come invasati, recupererò la voce soltanto verso fine gara. Una cosa del genere so che l’ho vista oggi, non la vedrò mai più. La sera affogo nella birra, amen.
IL TABELLINO: Scozia-Italia 17-37 (10-24)
MARCATORI: p.t. 1’ m. Ma. Bergamasco tr. Scanavacca, 4’ m. Scanavacca tr. Scanavacca, 6’ m. Robertson tr. Scanavacca, 14’ m. Dewey tr. Paterson, 19’ c.p. Scanavacca, 40’ c.p. Paterson; s.t. 21’ m. Paterson tr. Paterson, 26’ e 31’ c.p. Scanavacca, 35’ m. Troncon tr. Scanavacca.
SCOZIA: Southwell; Lamont, Di Rollo, Dewey (36’ s.t. Henderson), Paterson; Godman (18’ s.t. Walker), Cusiter; Callam (9’ s.t. Hogg), Brown, Taylor; S. Murray (34’ s.t. Hamilton), Hines (26’ s.t. Lawson); E. Murray (38’ p.t.-1’ s.t. Jacobsen), Hall (18’ s.t. Ford), Kerr (9’ s.t. Jacobsen). All. Hadden.
ITALIA: De Marigny; Robertson, G. Canale, Mi. Bergamasco, Masi (32’ p.t. Zaffiri); Scanavacca (40’ s.t. Pez), Troncon; Parisse, Ma. Bergamasco, Zanni; Bortolami, Dallapè (24’ s.t. Bernabò); Castrogiovanni (16’ p.t. Nieto), Festuccia (18’ s.t. Ongaro), Lo Cicero (18’ s.t. Perugini). All. Berbizier.
ARBITRO: Courtney (Irl).
NOTE: spettatori 50.284. Gialli: 19’ p.t. Taylor, 40 s.t. Canale. Calci: Paterson 3 su 3 (7 punti), Scanavacca 7 su 7 (17 punti). Uomo del match: Troncon.
feb
27
Scrub me Mama with a boogie beat
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Lavoro del Walter Lantz Studio del 1941, basato su una canzone boogie-woogie di successo del 1940 di Don Raye. E’ diventato di pubblico dominio, quindi la sua visione/diffusione non è perseguibile. Il cortometraggio, probabilmente diretto da Walter Lantz stesso, fu rilasciato il 28 marzo del 1941. E’ infarcito di stereotipi sulla negritudine e sul modo di vivere della comunità afro-americana degli stati del sud degli USA. La canzone che accompagna praticamente tutto il cartoon ha assonanze jazz, il suo testo descrive una lavandaia di Harlem, il cui modo di lavare è tanto inusuale da spingere la gente a venire da fuori per vedere la sua “tecnica di strofinio”.
La trama è abbastanza semplice: la pigra popolazione di colore di Lazy Town viene scossa dall’arrivo di una ragazza di Harlem molto carina ed estroversa (probabilmente una octoroon*). La ragazza si trova a passeggio per la cittadina e incontra una matrona dedita al bucato: il lavoro lento della donna non deve apparire il massimo della vita, così decide di mostrargli un’alternativa “ritmica”, iniziando a cantare proprio “Scrub Me Mama with a Boogie Beat”, con tutto il paese che le si accoda. Quando la ragazza lascia Lazy Town, la comunità è ormai preda dello swing.
L’animazione era di ottimo livello nel 1941, ed è gradevole alla vista ancora oggi, per fluidità e ricchezza dei disegni. Censurato, come al solito, negli Stati Uniti per i suoi (comici e ormai anacronistici, secondo me) riferimenti razziali: vengono presi di mira gli stereotipi dei minstel shows, delle “faccette nere” (blackface: intrattenitori bianchi con la faccia laccata di nero per proporre nei loro spettacoli i luoghi comuni più diffusi all’epoca sulla negritudine), delle grandi labbra, del simbolo sessuale rappresentato dalla giovane e frivola ragazza di colore.
Sulla censura lo stesso Walter Lantz si espresse in seguito, affermando di non aver mai voluto dare una rappresentazione degradante degli afro-americani fine a sé stessa, ma di aver sempre lavorato essenzialmente al servizio della comicità e nel caso specifico, di aver mirato a creare cartoon musicali di qualità che fossero al contrario un tributo alla comunità dei musicisti jazz/swing di colore del tempo.
* octoroon: termine di matrice razzista usato fino a non molto tempo fa specialmente nel sud degli Stati Uniti per identificare una persona con un bisnonno di colore e sette bisnonni bianchi. Le octoroon, ragazze socialmente inquadrate come afro-americane ma dalla pelle dal colore molto più chiaro, simile ad una abbronzatura, erano molto apprezzate nel circuito della prostituzione, soprattutto nei numerosi bordelli di Harlem e di New Orleans. Stesso destino avevano le quadroon, cioè ragazze con un nonno di colore e tre bianchi. Gli octoroon e i quadroon, quale che fosse il loro sesso, venivano comunque equiparati ai purosangue afro-americani, tant’è che non sfuggirono, ad esempio, al doloroso fenomeno della tratta degli schiavi.
feb
18
Si conclude oggi la presentazione dei “Censored Eleven”, con gli ultimi quattro lavori, in ordine di data di rilascio, a essere stati messi all’indice. Si tratta di Coal Black and de Sebben Dwarfs, Tin Pan Alley Cats, Angel Puss e Goldilocks and the Jivin’ Bears.
Tanti altri sono stati i cartoon ad essere oggetto di scomunica di fatto (in gergo cattolico si intende la scomunica d’ufficio senza bisogno di notifica come latae sententiae) dopo e insieme a questi undici precursori messi al rogo nelle intenzioni inquisitrici degli USA. Di quelli che trattano di apologie razziste in sé mi interessa e sempre mi interesserà poco, ma nulla potrà spegnere la mia attenzione verso i cartoon di propaganda politico-militare prodotti durante la Seconda Guerra Mondiale e quelli che, nella loro intenzione di denuncia-caricatura dei costumi degli afro-americani, presentano accompagnamenti presi a prestito dal meglio della rappresentanza jazz-blues-soul d’epoca. Sto sondando il terreno per vedere se c’è la possibilità (proprio in termini di fonti video e documentali) di organizzare degli omonimi “percorsi essenziali” nei due campi. Buona visione.
Coal Black and de Sebben Dwarfs
Prodotto nel 1943 da Leon Schlesinger e diretto da Clampett, questo cartoon presenta una reinterpretazione in chiave afro-americana della favola di Biancaneve. Lo stile è quello della iconografia razzista della prima metà del secolo (ricordo che ancora negli anni ’60 negli USA era in corso la battaglia per i diritti civili della comunità afro-americana), ben accetta dalla maggioranza bianca del tempo. E’ uno dei lavori d’animazione più controversi nell’intera produzione della Warner Bros: di rado visto in TV, non è mai entrato, ad esempio, nel mercato dell’home-video. Anche se è considerato il capolavoro di Clampett (anche per la sua ispirazione agli stereotipi dello swing e del jazz) è stato marchiato d’infamia con il suo inserimento nella lista degli “Undici Censurati”: undici cartoni basati sull’umorismo razzista e sull’iconografia bianca della negritudine. La storia è ambientata negli USA durante la seconda guerra mondiale (non molto dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor) e l’atmosfera favolesca di Biancaneve è sostituita da un’impalcatura dai toni maliziosi, ispirati dalla percezione delle dinamiche sociali dei ghetti. Originariamente Clampett voleva una jazz-band di colore per accompagnare il cartoon. A causa del rifiuto del produttore Clampett fu costretto ad utilizzare la banda che aveva già scritturato (Eddie Beals and his Orchestra) solo per la scena finale del lavoro, lasciando il resto della composizione musicale ad un “alfiere” della Warner, Carl Stalling.
Tin Pan Alley Cats
Ecco un altro vero capolavoro ingiustamente finito sul patibolo dei censori, firmato Bob Clampett. Visto il successo di pubblico avuto con Coal Black, Clampett decide di battere il ferro a caldo dirigendo un’altra apologia in “all-black”, poggiandosi su una caricatura felina al limite del formidabile di Fats Waller. Credetemi: due soltanto sono i jazzisti riprodotti così efficacemente in versione animata: lui e Cab Calloway. Non c’è molto spazio per gli altri. In realtà il tema proposto è trito e ritrito: come in Sunday Go to Meetin’ Time di Freleng si tratta il tema della dissoluzione (Fats inizialmente sceglie il lascivo Kit Kat Club alla congregazione dello Zio Tom-Cat), seguita dalla paura di una visita all’Inferno con annessa conversione. La trama conta zero ed è poco più di pretesto per Clampett (che, si sottolinei, era molto lontano dall’essere un razzista, avendo una stima enorme per gli esponenti della nuova musica afro-americana, stavolta da intendersi proprio come ibridazione di culture) per dirigere a braccio un’antologia jazz che porta (parola di Waller) “ancora più su!”. Curiosità: ospiti del cartoon sono, in una scena della decadenza infernale, Hirohito, Stalin e Hitler. Bello, bello, bello.
Angel Puss Il meno convincente degli undici e contemporaneamente, mistero della fede, l’unico a cui la Warner da ancora oggi una caccia spietata su YouTube e allegra compagnia. Trama banalotta: tal Li’l Sambo (e qui si dovrebbe aprire un ampio discorso su cosa il nome Sambo si porta dietro per la comunità nera d’America, basterà per ora dire che indica in genere lo schiavo compiaciuto della sua posizione, mediamente instupidito, totalmente ignorante, volto al mero divertimento del panciuto padrone bianco con canti, frizzi e lazzi) si trova nella situazione di dover affogare un gatto che si dimostra più furbo del previsto: oltre a scampare all’affogamento torna indietro e si fa passare per la coscienza di Sambo, convincendolo a varie amenità. Unico elemento di novità: credo sia uno dei primi cartoon in cui il “furbo della situazione” viene alla fine ucciso a fucilate, pur rientrando subito dopo con cotanto di sfilata delle sue nove vite.
Goldilocks and the Jivin’ Bears Caricatura in chiave all-black della favola di Riccioli d’Oro e i Tre Orsi. In questo caso, i tre orsi sono anche musicisti jazz che non perdono davvero mai occasione per una jam-session…a spese del povero Lupo Cattivo. Cosa c’entra il Lupo Cattivo nella favola dei Tre Orsi? Il cartoon è stato prodotto nel 1944, in piena Seconda Guerra Mondiale. Cappuccetto Rosso (anche lei versione in black) è operaia presso la Lockheed, impegnata a tempo pieno nello sforzo bellico, e il Lupo deve trovare altre fonti di sostentamento. Peccato che alla fine dell’incontro con i tre (quattro compresa Riccioli d’Oro) assatanati dello swing avrà da rimpiangere amaramente il Cacciatore. Non un capolavoro, ma senza dubbio simpatico.
feb
17
Continuo oggi la presentazione dei “Censored Eleven”, gli undici cartoon messi all’indice nel 1968 negli USA per i loro contenuti razzisti.
Friz Freleng ha diretto la maggior parte dei cartoon sulla lista nera (ben 4), seguito da Tex Avery con tre e Bob Clampett con due. Rudolf Ising, come Chuck Jones, compare nella lista con una sola direzione. Angel Puss è l’unico cartoon presente fra i Looney Tunes, gli altri dieci sono tutti dalla serie Merrie Melodies.
Oltre a questi, altri cartoni sono scomparsi dalla circolazione dopo la creazione della lista, come i vari Looney Tunes con Bosko fra i personaggi, la serie Inki di Chuck Jones e un gran numero di cartoon prodotti durante la Seconda Guerra Mondiale, focalizzati su stereotipi sui tedeschi, sui giapponesi e sugli italiani.
4. Uncle Tom’s Bungalow
Caricatura de “La capanna dello zio Tom”, è un cartoon razzista “a due sensi”. L’unico bianco è definito “vipera”, la bambina bianca all’inizio del cartone animato è impacciata e ignorante al punto da non riuscire a fare lo spelling di “cat”. In contemporanea sono però presentati molti fra i luoghi comuni sugli afro-americani, in particolare sul solo slang, sulle loro abitudini di vita nel Nuovo Mondo e sulla tratta degli schiavi, sul gioco d’azzardo.
5. Jungle Jitters
Scene di vita quotidiana in un villaggio di cannibali del centro Africa, con annesso invadente piazzista bianco che viene visto come un ottimo tacchino da festa. Presentato di forza alla regina incuriosita dalla venuta di questo visitatore, preferisce la cottura in brodo al matrimonio con la racchia, incantata dal suo modo (goffo e claudicante, fra l’altro) di parlare. Carino, mi è piaciuto.
6. The Isle of Pingo Pongo
Cortometraggio di Tex Avery, in cui viene seguito un gruppo di turisti durante la loro visita sull’isola di Pingo Pongo. Si tratta di un tema (visita guidata con turisti in chiava animata) abbastanza comune all’epoca, ma in questo cartoon vi è una densità non comune di stereotipi razzisti frequenti del pensar comune del bianco nei confronti del nero. Visto lo humour intrinseco nel lavoro, c’è da pensare che Avery in fondo lavorò in buona fede, vivendo la produzione di questo cartone animato più come un’operetta d’intrattenimento puro, con un tributo al canto in scat di Fats Waller. E’ tutt’ora considerato un cartoon “proibito”: viene da pensare, con tutta la roba di infima qualità che gira oggi nelle varie TV e specialmente nel contesto delle tv pubbliche americane, quanto possa “The Isle of Pingo Pongo” essere considerato degno di censura. Divertente.
7. All This and Rabbit Stew
Questo cartoon è stato l’ultimo in cui Avery ha diretto Bugs Bunny, in ordine di rilascio al pubblico. Il titolo è la caricatura di “All This and Heaven Too”. La trama è molto semplice: a Bugs Bunny viene data la caccia da un cacciatore di colore, molto simile nei modi e nelle movenze a Stepin Fetchit. Dopo aver ingannato il cacciatore varie volte alla sua maniera, Bugs completa l’opera vincendo a dadi l’intero vestiario dello sfortunato cacciatore. Pare sia stato il primo cartoon a proporre la gag del cacciatore che corre nel tronco cavo finendo puntualmente in un dirupo. Ultima curiosità: una volta che Bugs spoglia di ogni suo avere il cacciatore, quest’ultimo esce da un cespuglio vestito solo di una foglia con la battuta “Call me Adam!” (Chiamatemi Adamo!), ma durante la dissolvenza in uscita finale Bugs gli ruba anche quella!