flagelliIl processo attraverso il quale le piante acquisiscono energia per crescere e prosperare è la fotosintesi. “La fotosintesi comporta una settantina di distinte reazioni chimiche, è un fenomeno assolutamente miracoloso”. Le piante verdi sono state chiamate le “fabbriche” della natura: belle, silenziose e anti inquinanti, producono ossigeno, riciclano l’acqua e forniscono nutrimento al mondo. Si sono formate per caso? È credibile che si siano formate per caso?

No, non è credibile; ma elencare tutti questi esempi non ci porta da nessuna parte. La logica creazionista è sempre la stessa. Un dato fenomeno naturale è statisticamente troppo improbabile, complesso, bello e mirabile per essersi originato dal caso.

Il “progetto intelligente” è l’unica alternativa al caso che il creazionista sa immaginare. Dunque deve esserci stato un autore.

Anche la risposta della scienza a questa logica fallace è sempre la stessa. Il progetto non è l’unica alternativa al caso. La selezione naturale è un’alternativa migliore. Anzi, il progetto non è una vera alternativa, perché solleva un problema ancora più grande di quello che risolve: chi ha progettato il progettista? La vera risposta è la selezione naturale, l’unica soluzione concreta che sia mai stata avanzata; e non solo concreta, ma anche di un’eleganza e una potenza meravigliose.

Come mai la selezione naturale risolve il problema dell’improbabilità, laddove il caso e il progetto restano al palo? Perché è un processo cumulativo, che scompone il problema in piccole parti. Ciascuna parte è leggermente, ma non totalmente improbabile. Quando innumerevoli eventi leggermente improbabili si accumulano uno dietro l’altro, il prodotto finale risulta molto, molto improbabile; così improbabile da non poter essersi verificato per caso. Il creazionista si ostina a trattare la genesi dell’improbabilità statistica come un evento unico e straordinario. Non capisce il potere dell’accumulazione.

In “Alla conquista del Monte Improbabile”, ho spiegato la questione con una parabola. Un versante della montagna è ripidissimo e inaccessibile, mentre l’altro è un lieve declivio erboso. Sulla vetta si trovano congegni complessi come l’occhio o il motore flagellare batterico. L’idea assurda che tale complessità possa nascere spontaneamente da sola è simboleggiata dal balzo che si dovrebbe fare per passare direttamente dalla base alla cima. L’evoluzione, invece, agisce sull’altro versante che si arrampica sul lieve declivio. Facile! Il principio dell’ascesa graduale, che si contrappone al balzo impossibile in cui bisognerebbe cimentarsi sul versante scosceso, è molto semplice e stupisce che sia stato proposto solo nel 1859.

I creazionisti che cercano di usare l’argomento dell’improbabilità a loro vantaggio spesso assumono che l’adattamento biologico sia una questione di tutto o niente. Un altro nome dell’errore tutto o niente è la complessità irriducibile. L’occhio vede o non vede. Le ali volano o non volano. Si dà per scontato che non ci siano stadi intermedi. La vita reale guarda ai dolci declivi del Monte Improbabile, mentre i creazionisti guardano solo il picco inaccessibile del versante scosceso.

L’idea di complessità irriducibile non è nuova, ma questa particolare espressione è stata coniata nel 1996 dal creazionista Michael Behe, cui si attribuisce il merito (se merito è il termine giusto) di avere portato il creazionismo in un nuovo settore della biologia, quello della biochimica e della biologia cellulare, da lui ritenute forse un miglior terreno di caccia alle lacune di quanto non si siano dimostrati gli occhi e le ali. Il suo esempio migliore (ma pur sempre cattivo) di lacuna è il motore flagellare batterico.

Il motore flagellare batterico è una meraviglia della natura. È l’unico esempio noto, al di fuori della tecnologia umana, di asse a rotazione libera. Le ruote di animali di grandi dimensioni sarebbero, penso, esempi autentici di complessità irriducibile ed è forse per questo che non esistono. Come potrebbero i nervi e i vasi sanguigni attraversare il mozzo? Il flagello è un propulsore simile ad un filamento, con cui il batterio si scava la strada nell’acqua. Diversamente dal flagello di altri organismi come i protozoi, il flagello batterico non ondeggia come una frusta nè rema come un remo. Ha un vero e proprio asse a rotazione libera che gira in continuazione all’interno di un vero mozzo, propulso da un incredibile quanto microscopico motore molecolare. A livello molecolare, il motore utilizza in pratica lo stesso principio del muscolo, ma a rotazione libera anziché a contrazione intermittente. È stato definito, con felice espressione, un minuscolo motore fuoribordo.

Senza giustificare, spiegare o ampliare il discorso, Behe afferma che il motore flagellare batterico è irriducibilmente complesso. Poiché non fornisce argomenti per suffragare l’asserzione, c’è da sospettare che non abbia sufficiente immaginazione. La chiave per illustrare la complessità irriducibile è, secondo Behe, dimostrare che nessuna delle parti potrebbe avere una sua funzione: tutte dovevano avere quella precisa struttura prima che una qualsiasi di esse potesse servire a qualcosa. In realtà, i biologi molecolari non stentano a trovare parti che funzionano al di fuori dell’ insieme, sia nel caso del motore flagellare sia negli altri pretesti esempi di complessità irriducibile.

Nel caso del motore rotante batterico, Miller richiama alla nostra attenzione un meccanismo chiamato type three secretory system (sistema secretivo di tipo tre) o TTSS. Il TTSS non serve al movimento rotatorio. È uno dei molti sistemi usati dai batteri parassitici per pompare sostanze tossiche nelle pareti cellulari allo scopo di avvelenare l’organismo ospite. Le molecole proteiche da cui è composto il TTSS sono molto simili ai componenti del motore flagellare.

L’evoluzionista capisce che, quando il motore flagellare si evolse, i componenti del TTSS furono requisiti per una funzione nuova, ma non del tutto priva di relazioni con quella precedente. Non stupisce che il TTSS, il quale fa girare le molecole del suo “distributore”, utilizzi una versione rudimentale del principio alla base del motore flagellare, il quale fa girare le molecole dell’asse. Evidentemente, componenti cruciali del motore flagellare erano già esistenti e funzionanti prima che il motore flagellare si evolvesse. Requisire meccanismi esistenti è uno dei metodi con cui una struttura che sembra irriducibilmente complessa può salire sul Monte Improbabile.

Come ha osservato il genetista americano Jerry Coyne nella recensione al libro di Behe: “Una cosa ci ha dimostrato la storia della scienza: che non arriviamo da nessuna parte dando alla nostra ignoranza il nome di Dio”.

Estratto sintetizzato da “L’Illusione di Dio”, di R. Dawkins.

preghiereFonti (consultabili):
Archivio Ultimissime UAAR
Giornalismo Atipico
Fox News (inglese)
Chicago Tribune (inglese)

ASSOLUTAMENTE NO COMMENT, non una sola parola sui giornali nazionali…

Articolo correlato:
Un vero studio scientifico: pregare aiuta a guarire?

Una bambina di 11 anni è morta perchè i suoi genitori pregavano per la sua guarigione invece di cercare aiuto da un qualsiasi medico per una curabile forma di diabete.”Hanno pregato e pregato finchè la bambina non è morta” ha detto la polizia.

L’ autopsia ha determinato che la ragazza è morta per chetoacidosi diabetica, una malattia che l’ ha tenuta malata per circa 30 giorni, soffrendo di sintomi come nausea, vomito, sete eccessiva, perdita di appetito e debolezza.

Il capo della polizia metropolitana di Weston( città della ragazzina morta) Dan Vergin ha detto che i genitori di Madeline Neumann, la bambina, è morta a causa della loro poca fede e credevano che la chiave per la guarigione della figlia fosse continuare a pregare. Ma la cosa che ha sorpreso di più gli agenti è stato quando la madre ha confessato la speranza che la figlia possa ancora resuscitare.

Questo strano comportamento può essere spiegato dal fatto che quando la bambina aveva 3 anni fu portata dal dottore il quale venne sorpreso dai genitori mentre stava fotografando la loro figlia.

Madeline aveva frequentato il primo semestre, ma non era più tornata a causa della malattia. Così preoccupati i parenti hanno chiamato la polizia chiedendo che controllassero la casa. Quando gli agenti arrivarono, la portarono subito in ospedale dove dichiararono il decesso.

La bambina aveva anche 3 fratelli di che vanno dai 13 ai 16 anni.
“Sono ancora in casa”, ha detto il capo della polizia. “Non vi è alcun motivo per rimuoverli. Non vi è alcun abuso o segni di abusi che possiamo notare”.

Un’ altra storia di, non so come dire, in effetti non ci sono parole per certi genitori. Credere che la figlia possa guarire con la preghiera e che poi possa resuscitare è veramente incredibile, ormai se ne sentono di tutti i colori.

vittoria

Quando già avevo pronta la diffida per decorrenza dei termini, stamattina arriva una nuova comunicazione della Curia Arcivescovile circa la mia pratica di sbattezzo. Passati (molto abbondantemente, a dir la verità) i 15 giorni di “riflessione”, si è provveduto ad inoltrare disposizioni al parroco della chiesa dove sono stato battezzato di annotare la mia volontà di uscire per sempre dalla confessione religiosa denominata “Chiesa Cattolica Apostolica Romana”. L’annotazione è avvenuta in data 22 marzo, data da cui anche formalmente non sono più un cattolico. Contestualmente mi è stata comminata la scomunica latae sententiae. Contenti loro, contento io!

Riporto di seguito la lettera inviatami oggi dal Vice Cancelliere Arcivescovile e ricordo a tutti i lettori che revocare il battesimo ed uscire dalla Chiesa è possibile. Per coerenza, per onestà, per integrità, per protesta, per libero vivere, per critico pensare. Ogni interessato troverà le sue motivazioni.

Ogni altra informazione è a vostra disposizione sulla scheda sullo sbattezzo dell’U.A.A.R. (Unione Atei Agnostici Razionalisti italiani).

Gentile Signore,

In risposta alla Sua richiesta di “non essere più considerato aderente alla confessione religiosa denominata Chiesa Cattolica Apostolica Romana” datata 13 febbraio 2008, indirizzata al Parroco della Parrocchia S. Maria delle Grazie a Capodimonte, in Napoli.

Visto l’art.2 §7 del decreto generale della Conferenza Episcopale Italiana recante Disposizioni per la tutela del diritto alla buona fama e alla riservatezza, del 30 ottobre 1999, Le confermo di avere dato disposizione in data 17 marzo 2008, al parroco di S. Maria delle Grazie a Capodimonte, in Napoli, di apporre sul libro dei battezzati, concernente la volontà di non essere più considerato aderente alla confessione religiosa denominata “Chiesa Cattolica Apostolica Romana “

Il predetto parroco, in data 22 marzo 2008, ha dichiarato di aver effettuato la predetta annotazione, che comporta le conseguenze di ordine giuridico riportate in nota*.

Napoli 4 aprile 2008
Il Vice Cancelliere Arcivescovile

* Conseguenze dì ordine giuridico:
- esclusione dall’incarico di padrino per il Battesimo e la Confermazione (cann.874 § 1; 893§ 1);
- necessità della licenza dell’Ordinario del luogo per l’ammissione al matrimonio canonico (canti. 1071 § 1,5°; 1124);
- privazione delle esequie ecclesiastiche in mancanza di segni di pentimento (con. 11S4§ 1,1°);
- esclusione dai sacramenti e dai sacramentali (cann. 1331 § 1,2; 915);
- scomunica latae sententiae (eun. 1364 § 1).


non cristiani“La prima stazione della nostra via crucis è l’inizio di tutti gli inizi: più precisamente, la mitologia ebraica della creazione del mondo e dell’uomo, narrata in due versioni diverse e contraddittorie nei capitoli I-XI del Genesi.” Comincia così questo viaggio che il matematico Piergiorgio Odifreddi compie dentro le Scritture e lungo la storia della Chiesa, fino ai giorni nostri. Come uomo di scienza, egli considera l’affermazione che quello della Bibbia è l’unico vero Dio una “bestemmia” nei confronti di colui che gli uomini di buona fede, da Pitagora e Platone a Spinoza e Einstein, hanno da sempre identificato con l’intelligenza dell’universo e l’armonia del mondo. Come cittadino, afferma che il cristianesimo ha costituito non la molla del pensiero democratico e scientifico europeo, bensì il freno che ne ha gravemente soffocato lo sviluppo civile e morale, e ritiene che l’anticlericalismo sia oggi più una difesa della laicità dello Stato che un attacco alla religione della Chiesa. “Se la Bibba fosse un’opera ispirata da un Dio, non dovrebbe essere corretta, coerente, veritiera, intelligente, giusta e bella? E come mai trabocca invece di assurdità scientifiche, contraddizioni logiche, falsità storiche, sciocchezze umane, perversioni etiche e bruttezze letterarie?”Come autore, legge l’Antico e il Nuovo Testamento e le successive elaborazioni dogmatiche della Chiesa per svelarne, con una critica tanto serrata quanto avvincente, non soltanto le incongruenze logiche ma anche le infondatezze storiche, dando alla ragione ciò che è della ragione e facendo emergere dai testi la verità: ovvero, dice Odifreddi, che “Mosè, Gesù e il papa sono nudi”.

Opinione personale:
Questo è libro che completa il sestetto di minima della dottrina atea ed anticlericale, secondo la mia personale opinione: si accompagna infatti con “Dio non è grande” di Hitchens, “L’illusione di Dio” di Dawkins, “Rompere l’incantesimo” di Dennett, “Libri Proibiti” di Cucca-LaMantia e “Sante Ragioni” di Castellacci-Pievani. La “via crucis” proposta da Oddifreddi ha avuto per me un gusto più anticlericale che ateo in senso stretto: si prende la Bibbia e la si sviscera, mettendone in risalto contraddizioni, inesattezze storiche, patemi stilistici, crudeltà, ipocrisie e patetici commenti “riparatori” dell’edizione CEI. Ma non è solo un attacco nudo e crudo al libro: ne rappresenta anche un’analisi storica e stilistica, in cui si individuano tre possibili fonti che tendono a ripresentarsi, sommandosi senza integrarsi, più volte nel corso del testo. Si scopre così che la Bibbia non ha, ovviamente, nessuna ispirazione divina, ma è venuta a formarsi per stratificazione di fonti, con la radice nel culto perduto della protodivinità Elohim (da cui Eloah e da lì, spezzandosi in due filoni, Allah e Jahweh). Le fonti, come già accennato, si scopriranno essere sommate fra loro e non integrate, nascondendo un fine equilibrio di natura politico-militare contestualizzato ai tempi delle tribù nomadi medio-orientali. Stesso tipo di indagine verrà applicata, successivamente, al Nuovo Testamento e ai Vangeli. Un grande (e critico) viaggio storico nella formazione del romanzo più venduto della storia.

Titolo: Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)
Autore: Odifreddi Piergiorgio
Editore: Longanesi
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Le spade
ISBN: 8830424277
ISBN-13: 9788830424272
Pagine: 264
Letto: febbraio 2008

teiera giganteStando all’articolo precedente, apparirebbe evidente l’impossibilità di un “culto della teiera” o quanto meno solare la presa d’atto che siamo tutti agnostici della teiera. Cito una delle frasi più famose di Einstein: “Due cose soltanto sono infinite: l’Universo e la stupidità umana. E sul primo ho ancora qualche dubbio”. Esiste, sbalordisco, anche un Culto della Teiera.

Riprendo un articolo di Francesca Belotti, pubblicato sul Corriere della Sera online il 5 marzo 2008.

“Certo è che adorare una teiera può sembrare alquanto bizzarro. Per i membri del «Regno dei cieli» però la teiera rosa alta due piani, ispirata al sogno di un seguace, che campeggia all’interno del loro villaggio, riveste un significato ben preciso: è il recipiente che usa il Creatore per distribuire la sua benevolenza agli uomini. Ecco perché chi entra nel villaggio, molto simile a un parco-divertimenti, per la prima volta è invitato a bere l’acqua contenuta nel grosso vaso blu accanto alla teiera. Qua e là poi potrà capitare di vedere colonne greco-romane, una barca da pesca, e persino un grande ombrello, metafora del conforto e riparo che offre la fede.”

Abbiamo quindi anche dei teieristi. Certo, se può esistere il Mostro Volante di Spaghetti, con relative chiese ed anche uno scisma, non vedo perché no.

Ma dalla stravaganza e senso del buffo si passa immediatamente a risvolti più drammatici. “Come la religione avvelena ogni cosa”, è il sottotitolo del libro di Hitchens. E infatti, sempre dall’articolo della Belotti:

“È in carcere da lunedì Kamariah Ali, un’ex insegnante di 57 anni, condannata a due anni di reclusione per apostasia da un tribunale islamico nello stato di Terengganu, in Malesia. Tanto le è costato il cosiddetto «culto della teiera», ovvero l’adorazione di una grande teiera venerata dai seguaci del «Regno del cielo», una setta religiosa nata negli anni Ottanta, a cui la donna appartiene, che predica pace e amore. […]Nel 2000 il Partito islamico, all’epoca alla guida dello stato del Terengganu, aveva cercato di far chiudere la setta, ma i seguaci ebbero la meglio grazie a un ordine del tribunale. Nel luglio del 2005 invece qualche decina di membri della comunità, fra cui la stessa Kamariah Ali, sono stati arrestati con l’accusa di possedere materiale contrario all’Islam. […] Ma quanti sono i membri della setta? Il leader Ayah Pin ne conta diverse migliaia fra la Malesia, Bali, Singapore e altri paesi, grazie al messaggio di amore e tolleranza che predica, invocando la libertà di professare qualunque culto.”

Anche una setta di importanza assolutamente secondaria come quella della Teiera, in una società teocratica, è degna dell’attenzione dei ligi inquisitori. E non si creda che sia una situazione vissuta soltanto in Iran. Avete mai sentito parlare, in Italia, della setta dei Satanisti di LaVey? No? Informatevi, avrete qualche sorpresa. Gran parte della loro dottrina si può riassumere in un modo di dire partenopeo: “O’ munno è ‘nfame” (trad. “Il mondo è infame”), e nella presa d’atto di tale assunto. Eppure sono equiparati a fenomeni settari molto più “neri”, sullo stile dei vari Bambini di Satana e compagnia (sic!) bella.

In conclusione, avanti teieristi, in questo mondo senza rotelle c’è posto davvero per tutti.

(nella foto: la teiera gigante, simbolo del culto dei “Teieristi”)

teieraLo spettro delle probabilità si adatta bene all’agnosticismo temporaneo. Si sarebbe tentati a prima vista di porre l’agnosticismo permanente al centro dello spettro, nella categoria del 50% di probabilità, ma non sarebbe corretto. Gli agnostici permanenti affermano che non si può dire né che Dio esiste né che Dio non esiste. Secondo loro la questione è in linea di principio senza risposta, sicché a rigor di termini dovrebbero rifiutarsi di collocarsi in qualsiasi punto dello spettro di probabilità. L’impossibilità di sapere se il rosso di qualcun altro è uguale al mio verde non rende le probabilità 50 e 50: la proposizione è troppo priva di significato perché le si conceda l’onore delle probabilità. Eppure è un errore comune, in cui ci imbatteremo ancora, saltare dalla premessa che la questione di Dio sia teoricamente insolubile alla conclusione che l’esistenza e l’inesistenza di Dio siano equiprobabili.

Si può illustrare la dinamica dell’errore anche in termini di onere della prova e, in effetti, Bertrand Russell si è divertito a usare questo metodo quando ha proposto il paradosso della teiera celeste.

Molti credenti sembrano ritenere che sia compito degli scettici confutare i dogmi vigenti anziché compito dei credenti dimostrare la verità di ciò in cui credono. È un errore, naturalmente. Se sostenessi che esiste tra la Terra e Marte una teiera di porcellana che gira intorno al sole con orbita ellittica, nessuno potrebbe confutare la mia asserzione, purché fossi abbastanza prudente da specificare che la teiera è troppo piccola per essere individuata dai più potenti telescopi terrestri. Ma se aggiungessi che, siccome la mia asserzione non può essere confutata, è un’intollerabile presunzione della ragione dubitare dell’esistenza della teiera, si avrebbe motivo di ritenere il mio discorso sciocco. Se però la storia della teiera comparisse in antichi testi, se ogni domenica venisse definita dal pulpito una verità sacra e se a scuola fosse insegnata ai bambini, non credervi diverrebbe segno di eccentricità e lo scettico sarebbe mandato dallo psichiatra in un’epoca illuminata e dall’inquisitore in un’epoca più oscura.

Non ci disturbiamo a dichiarare il nostro scetticismo perché nessuno, ch’io sappia, adora le teiere, ma, se costretti, non esiteremmo a dirci convinti che non esistono teiere nello spazio compreso tra la Terra e Marte. Per la verità, a rigor di termini, dovremmo essere tutti agnostici della teiera: non possiamo dimostrare in maniera incontrovertibile che non esiste una teiera celeste. Invece, in pratica, non siamo agnostici, ma a-teieristi.

Un mio amico educato nella religione ebraica, che osserva ancora il sabato e altre consuetudini per fedeltà alla propria cultura, si autodefinisce «un agnostico del topino del dente». A suo avviso, le probabilità che Dio esista sono pari alle probabilità che esista il topino del dente. Entrambe le ipotesi non possono essere confutate ed entrambe sono altrettanto improbabili. È a-teo nella stessa ampia misura in cui è a-topinista. Ed è agnostico su Dio e sul topino nella stessa limitata misura.

La teiera di Russell vale, naturalmente, per le innumerevoli cose di cui si può concepire ma non confutare l’esistenza. Ha detto il celebre avvocato americano Clarence Darrow: «Non credo in Dio come non credo in Mamma Oca». Il giornalista Andrew Mueller ritiene che abbracciare una religione sia «bizzarro quanto credere che il mondo sia romboidale e viaggi nel cosmo sorretto da Keith ed Esmeralda, le chele di una gigantesca aragosta verde». Il grande favorito per il ruolo di divinità inesistente è l’invisibile, intangibile, inudibile unicorno rosa, adottato come esercizio alla confutazione per i bambini di Camp Quest, il primo campo estivo di libero pensiero per ragazzi. Una popolare divinità di Internet è, al momento attuale, il Mostro Volante di Spaghetti – inconfutabile quanto Jahvè o qualsiasi altro dio – che con i suoi lunghi tentacoli di pasta ha toccato, a sentir loro, molti fedeli. Sono deliziato di vedere che è stato pubblicato con successo perfino un suo vangelo. Non l’ho letto, ma che bisogno c’è di leggere un vangelo quando si sa che è vero? A proposito, com’era inevitabile, si è già verificato un Grande Scisma che ha prodotto la Chiesa Riformata del Mostro Volante di Spaghetti.

Tutti questi bizzarri esempi sono inconfutabili, eppure nessuno pensa che l’ipotesi della loro esistenza stia su un piano di parità con l’ipotesi della loro inesistenza. In sostanza, Russell sostiene che l’onere della prova spetta ai credenti, non già ai non credenti. E, in questo quadro, io ritengo che le probabilità a favore dell’esistenza della teiera (o dell’unicorno o del Mostro Volante di Spaghetti o di Keith ed Esmeralda) non sono pari alle probabilità a sfavore.

Nessuna persona ragionevole ritiene che il fatto che teiere orbitanti o topini del dente sono inconfutabili li consacri come argomenti interessanti. Nessuno di noi si sente in dovere di confutare i milioni di cose improbabili che una fantasia fertile o faceta può concepire. Quando mi hanno chiesto se ero ateo, mi sono divertito a sottolineare che chi mi rivolgeva la domanda era a sua volta ateo nei confronti di Zeus, Apollo, Amon-Ra, Mitra, Baal, Thor, Odino, il vitello d’oro e il Mostro Volante di Spaghetti. In fondo, sono ateo solo nei confronti di un dio in più.

Tutti ci sentiamo in diritto di esprimere grande scetticismo o totale rifiuto verso unicorni, topini del dente e dèi greci, romani, egizi e vichinghi, solo che (oggi) la nostra indifferenza non importa a nessuno. Nel caso del Dio di Abramo, invece, importa parecchio, perché molti abitanti del pianeta sono convinti che esista. La teiera di Russell dimostra che l’ampia diffusione della credenza in Dio, rispetto alla scarsa diffusione della credenza nelle teiere celesti, non modifica dal punto di vista logico l’onere della prova, anche se sembra modificarlo dal punto di vista della politica pratica. Che non si possa dimostrare l’inesistenza di Dio è un fatto riconosciuto, se non altro perché non si può dimostrare in maniera incontrovertibile l’inesistenza di niente. L’importante non è se Dio sia confutabile (non lo è), ma se Dio sia probabile. È tutt’altra questione.

Alcune cose inconfutabili sono giudicate dalle persone ragionevoli molto meno probabili di altre cose inconfutabili. Non c’è ragione per ritenere che Dio non debba rientrare nello spettro delle probabilità. E di sicuro non c’è nessuna ragione per presumere che, siccome la sua esistenza non può essere né provata né confutata, egli abbia il 50% di probabilità di esistere.

Come vedremo, è proprio il contrario.

DAWKINS R., L’illusione di Dio. Le ragioni per non credere (tit. originale: The God Delusion, 2006). Mondadori, 2007. Pagg. 58-60.

>dio non è grandeUn atto di accusa contro la religione in tutte le sue manifestazioni, un duro pamphlet in difesa della ragione e del laicismo firmato da uno dei grandi nomi del giornalismo di opinione internazionale. “La fede religiosa è inestirpabile, appunto perché siamo creature ancora in evoluzione. Non si estinguerà mai, o almeno non si estinguerà finché non vinceremo la paura della morte, del buio, dell’ignoranza e degli altri”. Questa la tesi da cui parte “Dio non è grande”. Muovendosi tra l’analisi dei testi di fondazione delle grandi religioni (Bibbia e Corano sopra tutti) e la riflessione sull’attualità politica e sullo scontro di civiltà in atto, Hitchens costruisce un implacabile atto di accusa contro le follie cui l’uomo si abbandona nel nome di una fede: oscurantismo, superstizione, intolleranza, senso di colpa, terrore verso la sessualità, anti-secolarismo. Contro questi non-valori, e memore della grande tradizione laica anglosassone, Hitchens reclama un ritorno alle idee dell’illuminismo, intessendo un elogio arguto e a tratti commovente della ragione umana. Un saggio che senza mai rinunciare alle armi dell’ironia e del paradosso, costringe faziosamente il lettore a schierarsi.

Opinione personale:
E’ un libro snello, di livello ma scritto in modo da risultare discorsivo e di conseguenza non particolarmente impegnativo. Rappresenta, secondo me, una buona introduzione ai temi dell’ateismo, da proporre prima di avventurarsi in tomi più robusti e intensi. Introduce una biblioteca di minima composta da “L’Illusione di Dio”, per l’appunto “Dio non è grande”, “Rompere l’incantesimo”, “Perché non possiamo essere Cristiani e meno che mai cattolici” e “Libri Proibiti: quattro secoli di censura cattolica” (per contestualizzare il tutto anche allo scenario italiano). So che a livello editoriale sta riscuotendo un successo simile a “L’Illusione di Dio” di Dawkins: spero che il pubblico sia diverso, perché diverso è il target a cui sono rivolti i due libri. Se “L’Illusione di Dio” è un manuale di “conversione atea”, “Dio non è grande” ne rappresenta un compendio divulgativo di massa. Si riproduce un po’ lo stesso rapporto che intercorre fra la Bibbia e i manuali per catechisti. Liberamente ispirato, ma fatto della stessa sostanza del padre.

Tutti e due i libri, infatti, non si nascondono dietro al “rispetto non dovuto”, ma passano all’attacco della religione in modo secco e risoluto. L’intento è quello di scuotere, di dare uno schiaffo ad un pubblico dormiente. Rende l’idea il breve passaggio in cui la religione viene definita a bruciapelo come violenta, irrazionale, intollerante, alleata del razzismo e della bigotteria, unta d’ignoranza, ostile alla libera ricerca, sprezzante delle donne, coercitiva dei bambini. Segue dimostrazione, in cui Hitchens non risparmia il lancio di frecce avvelenate col veleno dell’ironia. Andando avanti nella lettura mi sono trovato, in un paio di occasioni, a chiedermi se l’Autore avesse letto “Il nome della Rosa” di Eco, con Dio timorato della commedia.

I titoli dei capitoli sono volutamente polemici e riassumono in una stilettata le tesi che vengono progressivamente esposte. Alcuni esempi: “La religione uccide”, “La pretese metafisiche della religione sono false”, “Il Nuovo Testamento supera in malvagità l’Antico”, “I guasti inizi della religione”, “Non c’è una soluzione orientale”, “La religione è abuso di minore” (quest’ultimo addirittura caustico). Pungente.

Titolo: Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa
Autore: Hitchens Christopher
Traduttore: Marchetti M.
Editore: Einaudi
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Einaudi. Stile libero. Inside
ISBN: 8806183370
ISBN-13: 9788806183370
Pagine: 271
Letto: agosto 2007

il matematico impertinenteImpertinente, in senso letterale, è chi “non appartiene”, ad esempio a una politica o a una religione, e non appartenendo, suscita i risentimenti e le stizze di coloro che, appartenendo, lo tacciano di arroganza o insolenza. Il matematico impertinente è una specie del genere, caratterizzata dal fatto di non appartenere non per partito preso ma per motivi mutuati dalla più pura razionalità esistente: quella matematica. E l’incarnazione del matematico impertinente è Piergiorgio Odifreddi che nei saggi raccolti in questo volume su politica, religione, letteratura, filosofia e scienza – dispiega l’arsenale della ragione per argomentare che non è affatto vero che non possiamo non dirci cristiani, o che siamo tutti americani, o che la cultura è solo quella mitologica e (pseudo) filosofica sulla quale vive l’informazione. Ed è invece vero che non possiamo non dirci tecnologici, che siamo tutti africani, e che la cultura è anche (o soprattutto?) quella matematica e scientifica che informa la vita.

Opinione personale:
I bigotti lo definiscono mediocre e maleducato, ma confondendo maleducazione con impertinenza qualificano la loro pochezza culturale e si tagliano fuori dall’ambito di una critica creativa prediligendo la demolizione tanto cara all’estabilishment cristiano-cattolico. Sebbene vi sia in questo (ottimo) libro una parte in cui si attacca direttamente la religione in sé (l’intervista a Gesù è banale solo all’apparenza, denunciando come alla fine il vero cristiano cattolico dovrebbe essere anticlericale, abbracciando alcune teorie e dottrine “eretiche”), “Il Matematico Impertinente” è soprattutto un libro dedicato allo stupore del mondo, ai corsi e ricorsi storici dell’umanità e della sua cultura.

E’ un saggio di alto livello letterario e scientifico, tant’è che la sezione dedicata alla matematica e alle scienze può creare secondo me delle difficoltà al “baudesco mediocre medio”, che tanto spopola e prolifica in Italia. Il volume tratta di storia, politica, religione, logica, lingua, letteratura, scienze e, ovviamente, matematica. Oddifreddi accompagna il lettore in un percorso trasversale lungo i sentieri della ragione, invitandolo allo studio. Di particolare pregio sono le interviste che l’autore ha o realmente condotto negli anni o inventato sulla base dei suoi ritenimenti: Gesù, Chomsky, Hitler, il Dalai Lama, Dante, Saramago, Aristotele, Kripke, Archimede, Nash, Newton, Watson sono gli ospiti a sorpresa del saggio. Concordando con quanto annunciato in quarta di copertina da “Lo Specchio della Stampa”, il libro è secondo me e a pieno titolo “Un benefico massaggio per il cervello”. Buona terapia a tutti.

Titolo: Il matematico impertinente
Autore: Odifreddi Piergiorgio
Editore: TEA
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Saggistica TEA
ISBN: 8850214545
ISBN-13: 9788850214549
Pagine: 347
Letto: gennaio 2008

curia

Vanno avanti i carteggi per lo sbattezzo. Il parrocco della chiesa dove sono stato battezzato ha ricevuto la mia richiesta formale di annotazione della volontà di uscire dalla confessione religiosa denominata Chiesa Cattolica apostolica romana e l’ha girata alla Curia Arcivescovile di Napoli. Il Vice Cancelliere mi ha scritto, dandomi un periodo di “meditazione” di 15 giorni prima di procedere nel dare indicazioni al parroco su come effettuare la notifica. L’importante è il risultato, ma da procedura il parroco non aveva né diritto civile né canonico di girare la mia missiva alla Curia. Doveva di persona procedere direttamente alla notifica e confermarmi via raccomandata A.R. l’esecuzione della stessa.

Posso però comprenderlo, non credo che in una chiesetta di Capodimonte a Napoli (praticamente una roccaforte della credenza popolare) arrivino richieste a pioggia di questo tipo. Banale ignoranza. In punto di diritto non avrebbe da esistere neanche l’invito a fissare un incontro secondo la proposta del Vice Cancelliere, ma in questo caso personalmente compenso la cosa con la frase finale della sua lettera, che mi ha fatto piacere.

Prendo atto che c’è stato il coraggio di definire la mia scelta come passo nel cammino della verità, anche se in una direzione diversa da quella canonica. Chi si contenta, gode. Io più che godermela, gongolo.

Tornerò sull’argomento quando riceverò a metà marzo la notifica dell’annotazione. Riporto il testo della lettera inviatami dalla Curia, ho omesso solo il numero di protocollo e i numeri telefonici per fissare l’eventuale incontro “chiarificatore”.

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Prot. xxx/08

Gentilissimo Signore,

ho preso atto della Sua richiesta di non essere più considerato aderente alla “confessione religiosa denominata Chiesa Cattolica apostolica romana” con lettera inviata al parroco di “S. Maria delle Grazie a Capodimonte”, da Lui trasmessa il 18.02.2008, e darò disposizioni al parroco del luogo del Battesimo, secondo quanto da Lei richiesto.

Nel frattempo, se lo riterrà opportuno, mi dichiaro disponibile a un incontro per illustrarLe le conseguenze pastorali e giuridiche della Sua scelta*. L’incontro potrà essere fissato telefonicamente allo 081557xxxx-557xxxx.

Nel caso in cui, entro quindici giorni a partire dalla data odierna, non ricevessi alcun riscontro da parte Sua, darò disposizioni al parroco e, successivamente, Le confermerò l’avvenuta annotazione.

Pur rammaricandomi per la Sua decisione, desidero anche manifestarLe sentimenti di fiducia nel cammino di ricerca della verità, che ci accomuna, e distintamente La saluto.

Napoli, 18 febbraio 2008

Il Vice Cancelliere Arcivescovile
Sac. Ciro Esposito

* Conseguenze di ordine giuridico

- esclusione dall’incarico di padrino per il Battesimo e la Confermazione (cann. 874 § 1; 893 § 1)
- necessità della licenza dell’Ordinario del luogo per l’ammissione al matrimonio canonico (cann. 1071 § 1,5°; 1124)
- privazione delle esequie ecclesiastiche in mancanza di segni di pentimento (cann. 1184 § 1, 1°)
- esclusione dai sacramenti e dai sacramentali (cann. 1331 § 1,2°; 915)
- scomunica latae sententiae (can. 1364 § 1)


libri proibitiA quarant’anni dalla abolizione dell’Indice, Libri Proibiti ripercorre un’attività censoria durata quattro secoli, nonché le conseguenze da essa prodotte: migliaia di volumi al rogo, autori, stampatori, lettori, divulgatori o semplici possessori di testi, perseguitati e condannati, talvolta alla pena capitale.

Il risultato sarebbe stato la totale asfissia della cultura e delle coscienze se non vi fosse stata un’avventurosa e drammatica resistenza al punto che oggi l’Indice rappresenta paradossalmente una insostituibile guida per chi voglia conoscere molti tra i migliori prodotti del pensiero umano. Con la soppressione, nel 1966, di quella censura, la volontà repressiva della Chiesa cattolica non è cessata, così come la sua secolare pretesa di condizionare la politica, il pensiero e le coscienze.

Opinione personale:
Quando arrivò vidi questo libretto con una punta di sospetto. Certo, me l’ero scelto io (come sempre, lungi da me i così detti “circoli” con proposta mensile), ma scritto da autori a me non noti e idem per la casa editrice. Mea maxima culpa. Per fortuna di tutti esistono anche i piccoli editori indipendenti. “Libri proibiti” non è un libro da grande distribuzione, sia per i contenuti che per la struttura stessa del libro.

E’ un ottimo “vocabolario” della censura, con circa il 35% del fogliaggio dedicato alla lista, parziale ma molto ricca e particolareggiata, dei libri e degli Autori contenuti nell’Indice Nero, partendo dal ‘500 per arrivare ai giorni nostri.

La stesura del saggio in sé non può fare a meno di passare attraverso momenti in cui elenca, in perfetto stile mitraglietta, i titoli messi all’Indice in un dato periodo della storia: lascio decidere al lettore se sia un bene o un male. Personalmente ho trovato utili queste “fotografie” per toccare con mano uno stralcio, attraverso le opere conosciute, del periodo di cui andavo a leggere capitolo per capitolo, anche se qualche volta ho rischiato di decontestualizzarmi dal discorso condotto fino a quel momento.

Il saggio è di alto livello culturale, richiede delle conoscenze letterarie almeno di base (altrimenti si paga dazio, e alcune parti diventano solo degli elenchi incomprensibili) e una buona memoria: soddisfatti i prerequisiti si viene colti da brividi a leggere quali contenuti sono finiti indicizzati, in che circostanze e con quale oscurantista durezza o leggere dei magnifici scritti di cui abbiamo rischiato di essere privati per sempre a causa dell’instancabile opera dei censori.

Vengono datati e stimati in termini di massa cartacea tutti i principali, e molti fra i secondari, roghi di libri avvenuti sulla Penisola; si affrontano elementi di diritto penale in materia di possedimento, copia, insegnamento, diffusione di testi proibiti nel tempo; si analizza l’evoluzione dell’ Indice (insieme alla meno nota ma più infida sorella Espurgazione), il suo rafforzamento nel tempo, la crisi e il progressivo decadimento della forza coercitiva della Chiesa a partire dalla rivoluzione francese, la sua conclusione nel 1966 e gli strascichi che, nonostante tutto, l’Indice ci porta dietro oggi.

Clamorosi gli esempi di testi “espurgati”, che dovrebbero giustamente indurre all’orrore ogni singola persona civile e ogni singolo amante della letteratura d’ogni genere. Ogni tanto, inoltre, ci si imbatte in curiosi aneddoti ed effetti collaterali della censura (in particolare legati alle scomuniche latentae sententiae e alla protezione della dottrina del culto) su cui ho intenzione di scrivere un articolo a breve.

E’ stampa alternativa, scrittura alternativa, lettura alternativa. E sicuramente impegnativa. Un acquisto indovinato, fatto sparando nel mucchio: mi compiaccio della mia fortuna.

Vi lascio col link ad una sezione del sito dell’Editore, da cui si possono scaricare in forma gratuita e sotto licenza Creative Commons, molti dei libri editi, anche fuori catalogo. Per esempio, ho appena scaricato “Il Maratoneta” di Luca Coscioni. Mi spiace solo di non avere un eBook reader per godermelo a letto, ma in qualche modo risolverò.

www.stampalternativa.it/liberacultura

Titolo: Libri proibiti. Quattro secoli di censura cattolica
Autori: La Mantia Benito, Cucca Gabriella
Editore: Nuovi Equilibri Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Eretica
ISBN: 887226961X
ISBN-13: 9788872269619
Pagine: 261
Letto: Febbraio 2008

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