set
24
Einstein e la formula di Dio
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Esiste il libero arbitrio o è tutto predestinato? Qual è l’essenza dell’universo? Qual è il fine ultimo, lo scopo dell’umanità e perché l’uomo è stato creato? Se il mondo è destinato a finire con il Big Crunch, che senso ha vivere? Sulle scale del Museo egizio del Cairo, Tomás Noronha viene avvicinato da una splendida sconosciuta. Il suo nome è Ariana Pakravan, è iraniana ed è in possesso della copia di un documento inedito, un antico manoscritto dal contenuto enigmatico. Questo incontro condurrà Tomás Noronha nei misteri della crisi nucleare iraniana e lo porterà, attraverso l’incontro con i più importanti scienziati e pensatori del tempo, ad investigare su uno dei più grandi misteri dell’umanità: la prova scientifica dell’esistenza di Dio. Una storia d’amore e di tradimenti, un intrigo, una persecuzione implacabile, ma soprattutto una ricerca spirituale che ci porta alla rivelazione più stupefacente di tutti i tempi lasciandoci a bocca aperta davanti all’ultimo, definitivo e insondabile segreto del mondo.
Opinione personale:
Devo dire la verità, mi accosto sempre con grande diffidenza a testi che citino, direttamente o indirettamente, la divinità nel titolo. Il rischio di un punto di vista di parte o fazioso è molto alto e da solo può bastare ad invalidare l’acquisto di un libro. Se con i saggi la cosa è compensata dal fatto che sono indirizzati verso un pubblico ben definito (io non comprerei mai una biografia papale, per intenderci), con i romanzi le opinioni dell’autore sul tema prendono toni più sfumati, ma possono permeare tutta la struttura del testo. Se mi sono deciso all’acquisto di “Einstein e la formula di Dio” è stato proprio per la parola “Einstein”, anticipatrice di una visione non antropomorfa del divino e metafora della straordinaria complessità ed eleganza dell’Universo.Dando fiducia all’autore di non commettere un errore banale e macroscopico quale quello di avvicinare Einstein ad un dio di matrice squisitamente religiosa, mi sono avventurato nella lettura delle oltre 550 pagine del romanzo. E, come tutti i romanzi che riescono ad appassionarmi, l’ho divorato in una sola, lunghissima sessione di lettura. Il libro contiene numerosi elementi di fisica, filosofia, teologia, politica internazionale e, udite udite, di ateismo razionale. Per quanto di mia competenza, posso dire che tutti i concetti espressi sono spiegati al lettore in modo coerente e corretto, con qualche errore marginale solo nella descrizione del cosidetto principio antropico (errori che non si ripetono nella presentazione del principio antropico finale, vera chiave di lettura del testo). Il testo, nonostante le pause narrative necessarie a dare al lettore una infarinatura delle teorie presentate, scorre via in modo agile sotto la veste di un “terrorism thriller”. Più impegnativo della media, ma molto gradevole per il lettore che riesca a comprenderne a fondo i contenuti.
Titolo: Einstein e la formula di Dio
Autore: Rodrigues Dos Santos José
Editore: Cavallo di Ferro
Data di Pubblicazione: 2008
ISBN: 8879070339
ISBN-13: 9788879070331
Pagine: 557
Letto: luglio 2008
mar
26
Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)
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“La prima stazione della nostra via crucis è l’inizio di tutti gli inizi: più precisamente, la mitologia ebraica della creazione del mondo e dell’uomo, narrata in due versioni diverse e contraddittorie nei capitoli I-XI del Genesi.” Comincia così questo viaggio che il matematico Piergiorgio Odifreddi compie dentro le Scritture e lungo la storia della Chiesa, fino ai giorni nostri. Come uomo di scienza, egli considera l’affermazione che quello della Bibbia è l’unico vero Dio una “bestemmia” nei confronti di colui che gli uomini di buona fede, da Pitagora e Platone a Spinoza e Einstein, hanno da sempre identificato con l’intelligenza dell’universo e l’armonia del mondo. Come cittadino, afferma che il cristianesimo ha costituito non la molla del pensiero democratico e scientifico europeo, bensì il freno che ne ha gravemente soffocato lo sviluppo civile e morale, e ritiene che l’anticlericalismo sia oggi più una difesa della laicità dello Stato che un attacco alla religione della Chiesa. “Se la Bibba fosse un’opera ispirata da un Dio, non dovrebbe essere corretta, coerente, veritiera, intelligente, giusta e bella? E come mai trabocca invece di assurdità scientifiche, contraddizioni logiche, falsità storiche, sciocchezze umane, perversioni etiche e bruttezze letterarie?”Come autore, legge l’Antico e il Nuovo Testamento e le successive elaborazioni dogmatiche della Chiesa per svelarne, con una critica tanto serrata quanto avvincente, non soltanto le incongruenze logiche ma anche le infondatezze storiche, dando alla ragione ciò che è della ragione e facendo emergere dai testi la verità: ovvero, dice Odifreddi, che “Mosè, Gesù e il papa sono nudi”.
Opinione personale:
Questo è libro che completa il sestetto di minima della dottrina atea ed anticlericale, secondo la mia personale opinione: si accompagna infatti con “Dio non è grande” di Hitchens, “L’illusione di Dio” di Dawkins, “Rompere l’incantesimo” di Dennett, “Libri Proibiti” di Cucca-LaMantia e “Sante Ragioni” di Castellacci-Pievani. La “via crucis” proposta da Oddifreddi ha avuto per me un gusto più anticlericale che ateo in senso stretto: si prende la Bibbia e la si sviscera, mettendone in risalto contraddizioni, inesattezze storiche, patemi stilistici, crudeltà, ipocrisie e patetici commenti “riparatori” dell’edizione CEI. Ma non è solo un attacco nudo e crudo al libro: ne rappresenta anche un’analisi storica e stilistica, in cui si individuano tre possibili fonti che tendono a ripresentarsi, sommandosi senza integrarsi, più volte nel corso del testo. Si scopre così che la Bibbia non ha, ovviamente, nessuna ispirazione divina, ma è venuta a formarsi per stratificazione di fonti, con la radice nel culto perduto della protodivinità Elohim (da cui Eloah e da lì, spezzandosi in due filoni, Allah e Jahweh). Le fonti, come già accennato, si scopriranno essere sommate fra loro e non integrate, nascondendo un fine equilibrio di natura politico-militare contestualizzato ai tempi delle tribù nomadi medio-orientali. Stesso tipo di indagine verrà applicata, successivamente, al Nuovo Testamento e ai Vangeli. Un grande (e critico) viaggio storico nella formazione del romanzo più venduto della storia.
Titolo: Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)
Autore: Odifreddi Piergiorgio
Editore: Longanesi
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Le spade
ISBN: 8830424277
ISBN-13: 9788830424272
Pagine: 264
Letto: febbraio 2008
mar
18
La teiera di Russell (1): nessuno dovrebbe…
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Lo spettro delle probabilità si adatta bene all’agnosticismo temporaneo. Si sarebbe tentati a prima vista di porre l’agnosticismo permanente al centro dello spettro, nella categoria del 50% di probabilità, ma non sarebbe corretto. Gli agnostici permanenti affermano che non si può dire né che Dio esiste né che Dio non esiste. Secondo loro la questione è in linea di principio senza risposta, sicché a rigor di termini dovrebbero rifiutarsi di collocarsi in qualsiasi punto dello spettro di probabilità. L’impossibilità di sapere se il rosso di qualcun altro è uguale al mio verde non rende le probabilità 50 e 50: la proposizione è troppo priva di significato perché le si conceda l’onore delle probabilità. Eppure è un errore comune, in cui ci imbatteremo ancora, saltare dalla premessa che la questione di Dio sia teoricamente insolubile alla conclusione che l’esistenza e l’inesistenza di Dio siano equiprobabili.
Si può illustrare la dinamica dell’errore anche in termini di onere della prova e, in effetti, Bertrand Russell si è divertito a usare questo metodo quando ha proposto il paradosso della teiera celeste.
Molti credenti sembrano ritenere che sia compito degli scettici confutare i dogmi vigenti anziché compito dei credenti dimostrare la verità di ciò in cui credono. È un errore, naturalmente. Se sostenessi che esiste tra la Terra e Marte una teiera di porcellana che gira intorno al sole con orbita ellittica, nessuno potrebbe confutare la mia asserzione, purché fossi abbastanza prudente da specificare che la teiera è troppo piccola per essere individuata dai più potenti telescopi terrestri. Ma se aggiungessi che, siccome la mia asserzione non può essere confutata, è un’intollerabile presunzione della ragione dubitare dell’esistenza della teiera, si avrebbe motivo di ritenere il mio discorso sciocco. Se però la storia della teiera comparisse in antichi testi, se ogni domenica venisse definita dal pulpito una verità sacra e se a scuola fosse insegnata ai bambini, non credervi diverrebbe segno di eccentricità e lo scettico sarebbe mandato dallo psichiatra in un’epoca illuminata e dall’inquisitore in un’epoca più oscura.
Non ci disturbiamo a dichiarare il nostro scetticismo perché nessuno, ch’io sappia, adora le teiere, ma, se costretti, non esiteremmo a dirci convinti che non esistono teiere nello spazio compreso tra la Terra e Marte. Per la verità, a rigor di termini, dovremmo essere tutti agnostici della teiera: non possiamo dimostrare in maniera incontrovertibile che non esiste una teiera celeste. Invece, in pratica, non siamo agnostici, ma a-teieristi.
Un mio amico educato nella religione ebraica, che osserva ancora il sabato e altre consuetudini per fedeltà alla propria cultura, si autodefinisce «un agnostico del topino del dente». A suo avviso, le probabilità che Dio esista sono pari alle probabilità che esista il topino del dente. Entrambe le ipotesi non possono essere confutate ed entrambe sono altrettanto improbabili. È a-teo nella stessa ampia misura in cui è a-topinista. Ed è agnostico su Dio e sul topino nella stessa limitata misura.
La teiera di Russell vale, naturalmente, per le innumerevoli cose di cui si può concepire ma non confutare l’esistenza. Ha detto il celebre avvocato americano Clarence Darrow: «Non credo in Dio come non credo in Mamma Oca». Il giornalista Andrew Mueller ritiene che abbracciare una religione sia «bizzarro quanto credere che il mondo sia romboidale e viaggi nel cosmo sorretto da Keith ed Esmeralda, le chele di una gigantesca aragosta verde». Il grande favorito per il ruolo di divinità inesistente è l’invisibile, intangibile, inudibile unicorno rosa, adottato come esercizio alla confutazione per i bambini di Camp Quest, il primo campo estivo di libero pensiero per ragazzi. Una popolare divinità di Internet è, al momento attuale, il Mostro Volante di Spaghetti – inconfutabile quanto Jahvè o qualsiasi altro dio – che con i suoi lunghi tentacoli di pasta ha toccato, a sentir loro, molti fedeli. Sono deliziato di vedere che è stato pubblicato con successo perfino un suo vangelo. Non l’ho letto, ma che bisogno c’è di leggere un vangelo quando si sa che è vero? A proposito, com’era inevitabile, si è già verificato un Grande Scisma che ha prodotto la Chiesa Riformata del Mostro Volante di Spaghetti.
Tutti questi bizzarri esempi sono inconfutabili, eppure nessuno pensa che l’ipotesi della loro esistenza stia su un piano di parità con l’ipotesi della loro inesistenza. In sostanza, Russell sostiene che l’onere della prova spetta ai credenti, non già ai non credenti. E, in questo quadro, io ritengo che le probabilità a favore dell’esistenza della teiera (o dell’unicorno o del Mostro Volante di Spaghetti o di Keith ed Esmeralda) non sono pari alle probabilità a sfavore.
Nessuna persona ragionevole ritiene che il fatto che teiere orbitanti o topini del dente sono inconfutabili li consacri come argomenti interessanti. Nessuno di noi si sente in dovere di confutare i milioni di cose improbabili che una fantasia fertile o faceta può concepire. Quando mi hanno chiesto se ero ateo, mi sono divertito a sottolineare che chi mi rivolgeva la domanda era a sua volta ateo nei confronti di Zeus, Apollo, Amon-Ra, Mitra, Baal, Thor, Odino, il vitello d’oro e il Mostro Volante di Spaghetti. In fondo, sono ateo solo nei confronti di un dio in più.
Tutti ci sentiamo in diritto di esprimere grande scetticismo o totale rifiuto verso unicorni, topini del dente e dèi greci, romani, egizi e vichinghi, solo che (oggi) la nostra indifferenza non importa a nessuno. Nel caso del Dio di Abramo, invece, importa parecchio, perché molti abitanti del pianeta sono convinti che esista. La teiera di Russell dimostra che l’ampia diffusione della credenza in Dio, rispetto alla scarsa diffusione della credenza nelle teiere celesti, non modifica dal punto di vista logico l’onere della prova, anche se sembra modificarlo dal punto di vista della politica pratica. Che non si possa dimostrare l’inesistenza di Dio è un fatto riconosciuto, se non altro perché non si può dimostrare in maniera incontrovertibile l’inesistenza di niente. L’importante non è se Dio sia confutabile (non lo è), ma se Dio sia probabile. È tutt’altra questione.
Alcune cose inconfutabili sono giudicate dalle persone ragionevoli molto meno probabili di altre cose inconfutabili. Non c’è ragione per ritenere che Dio non debba rientrare nello spettro delle probabilità. E di sicuro non c’è nessuna ragione per presumere che, siccome la sua esistenza non può essere né provata né confutata, egli abbia il 50% di probabilità di esistere.
Come vedremo, è proprio il contrario.
DAWKINS R., L’illusione di Dio. Le ragioni per non credere (tit. originale: The God Delusion, 2006). Mondadori, 2007. Pagg. 58-60.
mar
5
Dio non è grande
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Un atto di accusa contro la religione in tutte le sue manifestazioni, un duro pamphlet in difesa della ragione e del laicismo firmato da uno dei grandi nomi del giornalismo di opinione internazionale. “La fede religiosa è inestirpabile, appunto perché siamo creature ancora in evoluzione. Non si estinguerà mai, o almeno non si estinguerà finché non vinceremo la paura della morte, del buio, dell’ignoranza e degli altri”. Questa la tesi da cui parte “Dio non è grande”. Muovendosi tra l’analisi dei testi di fondazione delle grandi religioni (Bibbia e Corano sopra tutti) e la riflessione sull’attualità politica e sullo scontro di civiltà in atto, Hitchens costruisce un implacabile atto di accusa contro le follie cui l’uomo si abbandona nel nome di una fede: oscurantismo, superstizione, intolleranza, senso di colpa, terrore verso la sessualità, anti-secolarismo. Contro questi non-valori, e memore della grande tradizione laica anglosassone, Hitchens reclama un ritorno alle idee dell’illuminismo, intessendo un elogio arguto e a tratti commovente della ragione umana. Un saggio che senza mai rinunciare alle armi dell’ironia e del paradosso, costringe faziosamente il lettore a schierarsi.
Opinione personale:
E’ un libro snello, di livello ma scritto in modo da risultare discorsivo e di conseguenza non particolarmente impegnativo. Rappresenta, secondo me, una buona introduzione ai temi dell’ateismo, da proporre prima di avventurarsi in tomi più robusti e intensi. Introduce una biblioteca di minima composta da “L’Illusione di Dio”, per l’appunto “Dio non è grande”, “Rompere l’incantesimo”, “Perché non possiamo essere Cristiani e meno che mai cattolici” e “Libri Proibiti: quattro secoli di censura cattolica” (per contestualizzare il tutto anche allo scenario italiano). So che a livello editoriale sta riscuotendo un successo simile a “L’Illusione di Dio” di Dawkins: spero che il pubblico sia diverso, perché diverso è il target a cui sono rivolti i due libri. Se “L’Illusione di Dio” è un manuale di “conversione atea”, “Dio non è grande” ne rappresenta un compendio divulgativo di massa. Si riproduce un po’ lo stesso rapporto che intercorre fra la Bibbia e i manuali per catechisti. Liberamente ispirato, ma fatto della stessa sostanza del padre.
Tutti e due i libri, infatti, non si nascondono dietro al “rispetto non dovuto”, ma passano all’attacco della religione in modo secco e risoluto. L’intento è quello di scuotere, di dare uno schiaffo ad un pubblico dormiente. Rende l’idea il breve passaggio in cui la religione viene definita a bruciapelo come violenta, irrazionale, intollerante, alleata del razzismo e della bigotteria, unta d’ignoranza, ostile alla libera ricerca, sprezzante delle donne, coercitiva dei bambini. Segue dimostrazione, in cui Hitchens non risparmia il lancio di frecce avvelenate col veleno dell’ironia. Andando avanti nella lettura mi sono trovato, in un paio di occasioni, a chiedermi se l’Autore avesse letto “Il nome della Rosa” di Eco, con Dio timorato della commedia.
I titoli dei capitoli sono volutamente polemici e riassumono in una stilettata le tesi che vengono progressivamente esposte. Alcuni esempi: “La religione uccide”, “La pretese metafisiche della religione sono false”, “Il Nuovo Testamento supera in malvagità l’Antico”, “I guasti inizi della religione”, “Non c’è una soluzione orientale”, “La religione è abuso di minore” (quest’ultimo addirittura caustico). Pungente.
Titolo: Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa
Autore: Hitchens Christopher
Traduttore: Marchetti M.
Editore: Einaudi
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Einaudi. Stile libero. Inside
ISBN: 8806183370
ISBN-13: 9788806183370
Pagine: 271
Letto: agosto 2007
feb
13
13 Febbraio 2008 – Nuntio vobis gaudium magnum!
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Ho una terza data importante nella mia vita, dopo l’horribilis 31 Ottobre 1989 e la liberazione del 31 Ottobre 2007. E’ il 13 Febbraio 2008.
Oggi mi sono sbattezzato. La raccomandata diretta alla Parrocchia Santa Maria delle Grazie di Capodimonte è partita. E’ fatta. Suono fuori dalla Chiesa. Sono fuori dalla Chiesa!
Sono uscito dall’ufficio postale che il mondo sembrava più colorato. Bellissimo.
Ma in definitiva, cos’è lo sbattezzo? Rappresenta l’atto con cui si cancellano gli effetti civili del battesimo. E’ una scelta di coerenza, di democrazia diretta, di protesta, di autodeterminazione. Priva la Chiesa dei finanziamenti relativi alla presenza del vostro nome sul registro dei fedeli e della possibilità di sventolarvi al vento come “cattolico” nelle loro indagini statistiche.
In Italia la grande maggioranza dei cattolici non è praticante. Un’altra buona fetta è “atea battezzata”. L’Italia non è più, nei fatti, una nazione col 97% di rappresentanza cattolica. Resta tale solo sulle carte vaticane usate per batter annualmente cassa.
Propongo una sintesi delle parti più rappresentative della scheda sullo “sbattezzo” dell’UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti Italiani, di cui da oggi sono socio ordinario).
Prima di tutto, cos’è il battesimo? Gesù, pur battezzato da Giovanni, stando al Nuovo Testamento personalmente non battezzò mai nessuno, né tanto meno risulta siano mai stati battezzati gli apostoli.
Stando al catechismo della Chiesa cattolica, il battesimo è il mezzo «mediante il quale ci si libera dal peccato e, rigenerati come figli di Dio, si diventa membra di Cristo, ci si incorpora alla Chiesa e resi partecipi della sua missione». Come un bambino di pochi giorni possa essere reso partecipe della missione della Chiesa resta, ovviamente, un mistero della fede.
Gesù decise di farsi battezzare solo quando ebbe compiuto trent’anni. Anche agli albori della cristianità il battesimo veniva impartito agli adulti, e solo dopo un congruo periodo di catecumenato. Successivamente, con l’affermarsi della nuova religione, il rito venne gradatamente anticipato agli infanti (di qui il nome di “pedobattesimo”).
Se un neonato non ha la potestà legale di stipulare alcun atto, non si capisce perché debba compiere una scelta che potrebbe pregiudicarne l’accesso al paradiso. L’ assurdità della cosa le Chiese a istituire la cresima: la Chiesa cattolica ha tuttavia, anche in questo caso, giocato d’astuzia, anticipando progressivamente l’età della cresima, che oggi viene somministrata anche a dieci anni.
La Chiesa cattolica, nel corso della sua storia, ha spesso abusato del battesimo per ottenere “conversioni forzate”. Ancora oggi il diritto canonico stabilisce questa norma: «il bambino di genitori cattolici e persino di non cattolici, in pericolo di morte è battezzato lecitamente anche contro la volontà dei genitori». Tale articolo stabilisce anche che «è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i propri figli». Attenzione, però: “istruire” non significa affatto “imporre”.
Ed allora, cos’è lo “sbattezzo”? Si tratta dell’ atto che, visto dalla parte della Chiesa, prende il nome di apostasìa. Esistono tuttavia delle differenze: l’apostasia, stando al Codice di diritto canonico, è «il ripudio totale della fede cristiana», e non ha bisogno di essere formalizzato; lo “sbattezzo”, invece, è proprio la formalizzazione, in ottemperanza alla legge italiana, dell’abbandono della Chiesa cattolica (io ho percorso entrambe le vie: atto di apostasia letto ad alta voce a Piazza San Pietro e richiesta formale inviata oggi. Non sia mai detto che il troppo storpia… NdA).
Ne consegue che, per la Chiesa cattolica, chi si proclama ateo e agnostico, anche se non si “sbattezza”, è da considerarsi un’apostata, e pertanto soggetto alla scomunica latae sententiae (can. 1364), un tipo di provvedimento canonico che si applica automaticamente, anche se la Chiesa non è al corrente del “delitto” commesso.
Chiudo con una piccola raccolta di link utili, sempre dal sito dell’UAAR.
La scheda completa sullo “sbattezzo”:
http://www.uaar.it/laicita/sbattezzo/
Il modulo da compilare (in RTF) e inviare alla parrocchia dove si è stati battezzati:
http://www.uaar.it/laicita/sbattezzo/sbattezzo-modulo-per-parroco.rtf
La presentazione in PowerPoint sullo “sbattezzo”:
http://www.uaar.it/laicita/sbattezzo/sbattezzo.pps
(foto: scansione busta A/R della mia lettera di sbattezzo)
feb
13
L’ A.T. Field
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Anche l’At Field può essere inquadrato in un’ottica cabalistica, usando un po’ di logica e l’albero della vita: abbiamo visto come dalla sefirà Keter si sprigioni l’energia divina, un flusso di energia vitale che scorre nei canali dell’albero della vita fino ad arrivare ad ogni sefirà. All’interno di ogni sefirà questa energia si distribuisce e frazione ulteriormente. Alla sefirà Chesed o alla sefirà Ghevurà arriva un grosso quantitativo dell’energia divina, motivo per cui gli angeli possono utilizzarla per mantenersi in vita e creare un campo difensivo che li tiene separati dal mondo circostante.
Perché l’essenza dell’At field è in definitiva questa: mantenere separate le varie entità ed evitare il tantai, che avviene quando l’anti-At Field, rappresentato dalla Rei fantasma dell’End of Evangelion, entra in azione. Ma al livello Malkut, quello degli uomini, l’energia che arriva è gia poca di per sé, e per di più viene divisa fra tutti gli uomini. L’energia individuale che ognuno di noi conserva diviene così appena sufficiente per mantenerci separati uno dall’altro. Sappiamo anche che Shinji si evolve e risale le sefirot, ed anche possibile individuare un momento in cui, dopo uno scatto evolutivo, Shinji ha un picco di At Field.
Quando viene, infatti, assorbito dall’unità 01, si fonde con l’LCL perdendo la sua forma fisica. Se non avesse avuto un picco, il suo At Field non sarebbe più stato capace di farlo tornare dallo stato immateriale in cui era.
feb
11
La SEELE
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Incredibile ma vero, sfogliando i testi della cabala si possono addirittura trovare riferimenti sulla Seele. In particolare si possono trovare dei riferimenti per quanto riguarda il suo simbolo (i 7 occhi): esistono 2 interpretazioni che è possibile dare al simbolo di questa organizzazione e ora le vedremo nel dettaglio.
1. I sette occhi corrispondono ai sette occhi del volto di Dio e ai 7 occhi di Lilith. Questa prima ipotesi è avvalorata dal fatto che Tabris chiama Lilims gli umani, considerandoli di fatto figli non del “vero Dio” e quindi non a sua immagine e somiglianza, somiglianza che hanno Lilith e Adam. Il fatto che poi i cloni di Lilith, le unità Eva, abbiano meno di sette occhi è probabilmente da imputare ad una manipolazione genetica operata dalla Nerv (ipotesi più che possibile, se sono stati capaci di fondere il Dna di Yui con quello di Lilith).
2. I sette occhi rappresentano le mente dei sette saggi depositari della Torah e quindi “osservatori” dei loro tempi. Questa altra ipotesi porta a suo supporto il seguente piccolo passo tratto dallo Zohar: << Allora Rabbi Sim’on si alzò e disse: “Sovrano dell’Universo! Rabbi Ishaq è illustre fra noi, per così dire egli è uno dei sette occhi sul mondo”.>>
Personalmente ritengo che siano valide ambedue le ipotesi e che, come sempre, la verità si trovi nel mezzo (volendo intendere che il simbolo della Seele rappresenta sia una che l’altra ipotesi).
feb
10
Gerarchie degli Angeli
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1. Adam, Lilith: vanno esclusi da questa catalogazione, in quanto da essi nasce la vita sulla Terra. Nel 2015, inoltre, non fanno parte degli angeli che sfideranno l’umanità.
2. Sachiel, Shamshel: sono i due angeli cherubini, preposti alla difesa dell’Eden e dell’albero della vita. Una volta morti, il cammino per l’evoluzione e il raggiungimento di uno stato superiore è aperto.
3. Ramiel, Bardiel: sono i due arcangeli che compaiono nella serie; Ramiel viene in Terra come per vendicare il servo e amico Shamshel. Con la loro morte la via della resurrezione è aperta (motivo per cui nel tantai si potranno trovare sia Kaji che Yui).
4. Gaghiel, Matriel, Yrouel: i demoni che compaiono nella serie sono loro: angeli decaduti, per Gaghiel si può parlare addirittura di sovrapposizione con Satana.
5. Israfel, Sandalphon: sono i due angeli che si occuperanno nel giorno del giudizio della musica e dei cori di gloria.
6. Leliel, Shaaquiel: sono gli angeli che vigilano sulla rettitudine e spianano la strada alla giustizia divina.
7. Arael, Armisael, Zeliel: sono gli angeli servi diretti di Dio, in qualche senso considerabili più importanti degli arcangeli stessi.
8. Tabris: va considerato a parte, in quanto non classificabile (si tratta dell’angelo dell’apocalisse e per sua natura non può essere inteso né come angelo né come demone) e nella serie Tv lo si può addirittura accomunare a Cristo per il sacrificio con cui salva l’umanità da fine certa.
feb
4
L’evoluzione dell’umanità
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Gli angeli hanno in loro il Frutto della vita, il nucleo, collegabile idealmente alla mela dell’albero della vita del giardino dell’Eden. Attraverso questo la longevità viene assicurata.
L’uomo possiede il Frutto della conoscenza, Dio li possiede entrambi: egli è sapiente e immortale, ma anche molto egocentrico se segue un comportamento di tipo assolutamente repressivo nei confronti di Adamo e Eva quando, attraverso loro e la loro discendenza, l’uomo si appropria della conoscenza. A questo punto il giocattolo costruito da Dio per se stesso sfugge di mano, va fuori dal suo controllo. Dio ha ancora dalla sua la potenza della vita, e caccia l’uomo dall’Eden relegandolo sulla terra, dove non ha possibilità di trovare alcun tipo di strumento o “frutto” che possa portarlo alla sua stessa linea di potenza e innescare così l’Armageddon, la grande lotta fra il bene e il male, lotta che, se si legge la Bibbia, viene specificamente collocata territorialmente: avverrà sulla Terra.
Da notare che il concetto di bene e il concetto di male sono puramente oggettivi: sia l’uomo che Dio avrebbero lottato per la loro sopravvivenza e il sopravvissuto avrebbe imposto il concetto di bene secondo i fatti (ex: se Hitler avesse vinto la seconda guerra mondiale, oggi sarebbe considerato un eroe, invece ha perso, ed è divenuto sommo simbolo del male). Ma qualcosa cambia: Lucifero, angelo di Dio e a lui praticamente pari, decide, avviando la più grande guerra divina, che il comportamento di Dio non era stato giusto e si ribella, radunando con sè altri angeli dotati come Dio della conoscenza del bene e del male e della vita eterna.
Si avvia una rivoluzione, la rivoluzione dei cieli. Lucifero è il primo fra tutti ad operare una scelta: vuole la libertà e l’evoluzione a grado di Dio di quei “giocattoli” che ora hanno preso coscienza di se stessi, vuole che ognuno possa scegliere il proprio destino.
Ed ora che si vengono a creare le condizioni che porteranno inevitabilmente all’Armageddon: si creano tre fazioni: l’umanità, Dio e i suoi angeli, Lucifero con i suoi angeli (chiamateli demoni o come vi pare, in origine erano angeli). Ma l’Armageddon deve essere combattuto da due sole entità. Lucifero perde lo scontro con Dio, e viene ricacciato in Terra: ai suoi angeli viene tolto il dono della conoscenza, come punizione per la loro ribellione, ma non quello della vita eterna, affinché rimangano per sempre vivi nella loro ignoranza. Lucifero è chiaramente collegato ad Evangelion, ed oltretutto compare nella sigla d’apertura (l’angelo coperto da ali, che lasciano intravedere solo il suo volto e il suo frutto della Vita).
L’uomo, attraverso la conoscenza, sta per produrre un frutto della vita artificiale: il meccanismo S2.
E qui comincia la grande saga di Evangelion, il cui nome giapponese può anche, volendo, essere considerato come “Vangelo del nuovo secolo”, quasi a voler far capire che quello che sta per succedere avrà l’importanza che potrebbe aver avuto la Genesi, di cui questo è un replay (alla fine di tutto troveremo Shinji e Asuka come l’Adamo e l’Eva della nuova storia, della nuova Genesi). Dal basso degli Inferi, Lucifero capisce che si può ricominciare, che l’uomo può ora divenire il nuovo Dio: ha creato quello che Dio non ha potuto fare, un frutto della vita artificiale. Lucifero capisce e si ingegna: può far sì che gli umani riacquistino la potenza della vita.
Anche la SEELE lo capisce, anche Gendo lo capisce, ma in due maniere differenti. La maniera attiva, quella delle SEELE, che capisce che l’uomo può sostituirsi a Dio, divenendo un’entità unica (come lo stesso Dio) e la maniera passiva, quella di Gendo, che capisce che l’uomo può avere il dono della vita, ma vuole convivere con Dio, evolversi per conto proprio, senza dover causare l’Armageddon.
Gli Angeli quindi aiuteranno l’uomo a divenire Dio. Ma non tengono conto di una cosa: gli uomini avevano creato le Unità Eva, dei semidei. Ciò non avrebbe avuto conto se non ci fosse stata l’Unità 01, dotata del frutto della conoscenza, datole dall’anima della madre di Shinji. Gli angeli intuiscono questo, e decidono di accelerare il tutto, perché se le unità Eva venissero dotate di un frutto della vita vero, e in special modo l’unità 01, si creerebbe un nuovo Dio, portando a 4 le entità in gioco.
Come possono però gli Angeli aiutare l’uomo a divenire Dio?
Morendo. Infatti, se un Angelo dovesse toccare Adam, l’umanità verrebbe distrutta dal Third Impact, espressione dell’apparizione della potenza della vita, che andrebbe a tutti tolta, facendo rimanere solo gli Angeli, senza più alcuna possibilità di avere per loro la Conoscenza. Ma se il 18° angelo, l’uomo, riuscisse ad annientarli tutti, potrebbe evolversi.
Tutti gli Angeli agiscono solo per istinto, non avendo la conoscenza. E il primo istinto, quello della sopravvivenza, comincia a battere. O noi o loro, queste le regole. Ma accade un imprevisto che porterà al fallimento del Third Impact inteso come evoluzione dell’ uomo (questo tipo di Impatto, quello evolutivo, si dovrebbe avere creando con unità dotate della vita —Eva 05 a 13 + Eva 01 + Lancia Longinus, bagnata col sangue di Cristo e quindi contenente insieme vita e conoscenza —- la struttura dell’ albero della vita, il cui frutto si estenderà a tutta l’ umanità):
la liberazione dell’ unità 01, che ingloba il nucleo, il frutto della vita di Zeliel e diventa un Dio, fondendo la vita con la conoscenza datagli dall’ anima di Yui Ikari.
Passano i giorni, passano gli angeli.
Ogni volta che un nuovo angelo attacca, impara e fa imparare qualcosa agli altri, imita il modello dell’uomo, dotato della conoscenza. E le strategie degli angeli si affinano, al punto che per l’ultimo di essi si deciderà di attaccare la NERV e attraverso essa l’umanità, dall’interno.
L’ultimo angelo, Tabris, è quello che va più vicino al successo, ma viene fermato dal suo aver capito che l’umanità vuole solo vivere, che gli fa vincere l’istinto di sopravvivenza nascosto comunque in lui. Quando, là sulla croce, vede Lilith, sua madre, e non Adam, suo fratello, capisce.
Capisce che l’umanità, come lui, vuole solo sopravvivere e decide che è meglio che sopravvivano in 3 miliardi che in uno. Smette di vivere in quel momento, e chiede a Shinji di ucciderlo, perché in caso contrario, sarebbe costretto a distruggere tutto e tutti. E muore per la salvezza dell’umanità: il Cristo del “Vangelo del nuovo secolo”.
A questo punto l’uomo è solo: può evolversi.
Ora subentra la dannata faccenda dei due finali…
•FINALE 1) L’ uomo si evolve secondo l’idea di Gendo e Fuyutsuki. Acquista la vita, ma evita lo scontro con Dio. Aveva già la conoscenza, quindi diviene il secondo Dio a tutti gli effetti. Da ora esisteranno due Dei paralleli, ognuno in un proprio mondo, ognuno in un proprio universo. La nuova Genesi è risultata essere la Genesi di un Dio dalle infinite identità e memorie, tante quante sono le persone che lo compongono….
•FINALE 2) La SEELE decide che è il momento di sostituirsi a Dio. Libera gli Eva05 e i suoi cloni fino al 13, li dota del dummy di Kaworu, di una copia informatica del frutto della vita, che si integra al meccanismo S2. Uccidono l’unità 02, inutile per i loro scopi e con l’unità 01 dotata della conoscenza e della vita, e quindi l’unica capace di creare la vera luce della mente e dell’anima, creano l’albero della vita, dando inizio al Third Impact. Gendo cerca di controllarlo, cercando di entrare in Lilith con Rei, per fermare tutto nelle sue nuove vesti di Dio. Ma fallisce: Lilith/Rei si libera e comincia ad assorbire le anime, comincia a far sì che l’umanità diventi una sola entità…
Ma un Dio non può assorbirne un altro: l’Eva 01 si rifiuta di entrare in Rei, il Third Impact fallisce. Sulla Terra rimangono Shinji e Asuka, gli Adamo ed Eva della nuova Storia, e nel cielo rimane un nuovo Dio: l’Unità 01, destinata a viaggiare nell’eterno con la Lancia Longinus, strumento portatore di vita e di morte.
Passo ora alla descrizione dell’Albero della vita, descrizione necessaria per poter poi capire la seconda interpretazione di Eva, visto stavolta come processo evolutivo del solo Shinji.
gen
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L’illusione di Dio
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Sono sicuro che molte persone cresciute entro una determinata religione non si sentono soddisfatte, non ci credono e disapprovano le cattive azioni che si compiono in suo nome. Se è il vostro caso, questo libro è per voi. Intende risvegliare le coscienze, facendo luce sul fatto che l’ateismo è un’aspirazione non soltanto realistica, ma anche nobile e coraggiosa. Si può essere atei felici, equilibrati, morali e intellettualmente appagati”.
Opinione personale:
Per me rappresenta, insieme ad altri 6 libri che vi proporrò senz’altro fra saggi, romanzi e documenti, il nucleo culturale e bagaglio nozionistico indispensabile all’ateo moderno, capace di difendersi dagli attacchi dei sempre pronti “adepti convertitori” in modo stringente e risoluto e anche, volendo, di attaccare la fede dei credenti colpendo alternativamente di fioretto e di spada. Contiene le risposte alle strategie offensive e di propaganda maggiormente usate dai religiosi, unite ad una solida dottrina votata all’evoluzionismo. Il libro va, come tutti i saggi dai grandi temi, contestualizzato: esso nasce per rivolgersi principalmente alla realtà americana, con il suo rischio di deriva teocratica e la sua lotta senza quartiere fra evoluzionismo e creazionismo. E’ un manuale che si prefigge, credo unico nel suo genere, apertamente di convertire all’ateismo il lettore che, colto dal dubbio, non si accosti al libro credendolo sicura opera di Satana. Parte prima di tutto affrontando la differenza fra dio personale e dio einsteniano e la questione del rispetto dovuto e non dovuto. Una volta poste le premesse del discorso, analizza la questione dell’esistenza di Dio prima sotto gli aspetti classici (comprese le vie dell’Aquinate, la scommessa di Pascal, la presunta docuveridicità delle Scritture) e poi riducendolo ad ipotesi scientifica sottoponibile all’inferenza statistica e al calcolo delle probabilità. Dio ne esce a pezzi, non impossibile ma incredibilmente improbabile, ad un livello di eccezionalità tale da cadere sotto il rasoio di Occam di fronte alla spiegazione dell’Universo e della vita offerta dal principio antropico combinato alla gru evoluzionistica, a loro volta improbabili ma ad un livello infinitamente inferiore del “Grande Progettista”. Una volta escluso l’attore Dio, passa all’attacco della religione in sé, dimostrando gli inganni e la fallacia della sua origine (quale prodotto collaterale di processi darwinistici utili al genere homo) e arguendo la sua inutilità, se non più spesso controproduttività, alla costruzione di un corpo etico e morale sostenibile. Illustra la teoria dell’assolutismo consequenziali stico contrapposto all’assolutismo religioso, denuncia e condanna le innumerevoli nefandezze dei sistemi religiosi del presente e del passato: l’intromissione nella vita privata, il ruolo del nefasto fenomeno nella politica mondiale, la minaccia che rappresenta per un mondo pacifico. Non risparmiando nessun aspetto della religione, urla alle coscienze dei lettori dei soprusi psicologici, dei sottendimenti, dei ricatti morali e sociali da cui trae linfa la religione affondando le sue infette radici nei bambini, approfittando della loro incapacità di effettuare una scelta libera e consapevole in materia di religione. Conclude con la demolizione ultima dei presunti “vantaggi innegabili” della religione: consolazione e ispirazione. Magnifico. Non offende gratuitamente la religione in sé, ma non le riserva più rispetto di quanto dovuto alle fate dei giardini. E’ un testo diretto, senz’altro impegnativo. Ma non posso nascondere a nessuno che più volte ho letteralmente gongolato di fronte ai ragionamenti e alle logicissime conclusioni di Dawkins: ho apprezzato infinitamente l’ipocrisia dei magisteri separati, il concetto di Dio ridotto ad ipotesi scientifica, la teoria delle complessità irriducibili, la gru evoluzionistica di Darwin, la denuncia della falsità morale della Bibbia e dei Vangeli. Già senza la lettura di questo saggio ero in grado di difenderebene le mie ragioni di convintissimo ateo e di indurre il dubbio nel credente: ora posso permettermi addirittura il lusso di mordere ai garretti chi provasse ad attaccarmi o a difendersi usando gli argomenti della formazione teologica. Bellissimo.
Autore: Richard Dawkins.
Titolo: L’illusione di Dio. Le ragioni per non credere
Editore: Mondadori
Anno di pubblicazione: 2007
Pagine: 400
ISBN: 8804570822
Letto: gennaio 2008