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AlternativEee XP Ver. 2.5 “Hokusai” – Tutto in 1Gb!
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ALTERNATIVEEE XP Ver. 2.5 “HOKUSAI”
Compatibilità accertata: Asus EeePC serie 70x e 900, dovrebbe risultare compatibile con qualunque EeePC dotato di Celeron ULV.
Questo progetto ha il fine ultimo di fornire un sistema agile e molto compatto, destinato all’utente con grado di esperienza media nell’utilizzo di ambienti Windows e, possibilmente, con grado di esperienza almeno elementare per ambienti Linux a riga di comando. Per questo motivo il sistema operativo è stato epurato di tutte le sue parti non fondamentali, inoltre sono stati scelti software antivirus e antispyware dotati della sola funzione di scansione a richiesta, per preservare le risorse di sistema.
AlternativEee-XP non è mai stato pensato e realizzato a fini di lucro. Non è, e non potrebbe mai essere per sua stessa natura, in vendita. Se in qualche modo vi ritenete particolarmente soddisfatti del progetto e volete gratificarmi con una “regalia” volta a compensare esclusivamente il tempo speso per questo lavoro, potete venirmi a trovare spesso sul mio sito. Ogni click, eventuale, sui banner AdSense mi porterà qualche centesimo, ma non ho intenzione di comprarci casa: mi basterebbe, se potessi esprimere un desiderio, pagare i piccoli canoni annuali dei servizi presenti sul sito o poterne inserire di nuovi.
=> basato su Windows XP Professional SP3 (aggiornato al 07-11-08)
=> pensato e realizzato per occupare appena 1Gb su hard-disk
=> shell Aston in sostituzione della shell Explorer
=> vasta gamma di software integrati scelti bilanciando risorse e prestazioni (più di 50)
=> utilità specifiche per gli Asus EeePC integrate
=> supporto alla connettività Internet via cellulare (*)
=> ridotto uso di Ram: lavora bene già con 1Gb, vola con 2Gb
=> permette l’uso della funzione sospensione anche con 2Gb di RAM
=> più autonomia: registro ottimizzato per usare il meno possibile gli hard disk e tweak status C3
=> più sicurezza: antispyware, antivirus on-demand e software di crittografia sono già a bordo
=> più versatilità: numerosi programmi selezionati offerti a parte nell’ISO (cartella VALUEADD)
=> compressione trasparente NTFS-based LZ-77 attivata
=> gestione dei file duplicati via hard-link, possibilità di usare link simbolici e/o folder junction
=> risolto il problema su Wireless Zero Configuration trovato nella V1
=> conservati gli uninstaller per tutti i programmi, al contrario della V2
=> ripristino dell’immagine su hard disk via Ping Project 2.0.19 da CD bootabile
=> disponibile un USB Boot Installer (basato su SysLinux) per creare una pendrive d’installazione
=> nuova documentazione per l’installazione, la configurazione e l’uso
(*) vedi FAQ.RTF, domanda n°33
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ISTRUZIONI PER L’INSTALLAZIONE
01) Masterizzare la ISO su CD/DVD se si preferisce un ripristino via unità ottica.
02) Nel caso si voglia una installazione da Pendrive/SD, decompattare la ISO in una cartella a piacere, leggere con attenzione il documento USB_BOOT.RTF e, con inserita una Pendrive/SD di capacità adeguata (min. 2Gb), lanciare il file USB_BOOT.BAT. Seguire le istruzioni a video per creare la propria unità USB di ripristino.
03) Andare nel Bios del proprio computer e settarlo per accettare l’unità CD/DVD (in caso di ripristino da supporto ottico) o la periferica di archiviazione USB (in caso di ripristino da pendrive/SD) come fonte primaria per il boot, salvare e riavviare.
04) Assicurarsi che l’unica periferica connessa al PC sia o il CD/DVD con Ping o la Pendrive generata dall’USB Boot Installer.
05) La sequenza di istruzioni è pressoché uguale sia per il CD/DVD che per un ripristino via USB.
06) Aspettare che PING completi lo start-up, quando arriva ad una schermata statica dare INVIO per avviare l’interfaccia grafica del programma.
07) Leggere le avvertenze e dare INVIO per andare avanti.
08) Alla domanda “When the job is completed” rispondere “Reboot the system”.
09) Alla domanda “Where do you want to save/restore” rispondere “Local Disk/Partition”.
10) Al menu “Choose the partition to backup” selezionare “### CHOOSE THIS if you want a RESTORATION ###” e dare OK.
11) Se state avviando da CD/DVD vi chiederà di selezionare il disco bersaglio: scegliete “sda1″.
12) Se state avviando da Pendrive/SD vi chiederà prima qualche immagine ripristinare: scegliete “alteeexp”. Dopodichè alla richiesta di selezionare il disco bersaglio scegliete “sda1″.
13) Aspettate il ripristino dell’immagine e al termine, nel caso non lo faccia da solo, riavviate.
Al prossimo avvio, se la procedura è stata seguita in modo corretto, partirà AlternativEee-XP.
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DOCUMENTAZIONE DI RIFERIMENTO PRESENTE NELLA ISO
\LEGGIMI.TXT
Questo file.
\INSTALL.RTF
Istruzioni passo-passo per l’installazione.
\USB_BOOT.RTF
Guida all’uso dell’USB Boot Installer.
\DOCS\SOFTWARE.RTF
Elenco commentato software integrati.
\DOCS\INFO.RTF
Informazioni, Credits, Disclaimer Legali.
\DOCS\FAQ.RTF
FAQ – Domande Frequenti. V.1.0.0.
\VALUEADD\VALUEADD.RTF
Elenco commentato software proposto.
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VIDEO DIMOSTRATIVO (riferito alla versione ALPHA)
LINK ED2K ALLA SOLA DOCUMENTAZIONE
GUIDA ALL’INSTALLAZIONE
GUIDA ALL’USB BOOT INSTALLER
F.A.Q. – DOMANDE FREQUENTI
INFORMAZIONI, CREDITS, DISCLAIMER LEGALI
ELENCO SOFTWARE INTEGRATO
ELENCO SOFTWARE PROPOSTO
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NOME FILE DA CERCARE SULLA RETE ED2K (EMULE) PER ALTERNATIVEEE XP Ver. 2.5 “HOKUSAI”
AlternativEee-XP_v2.5_Hokusai.iso
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DISCLAIMER LEGALI
La versione personalizzata del sistema operativo Microsoft Windows XP Professional allegata a questo documento (di seguito AlternativEee-XP), indipendentemente dal mezzo con cui è messa a disposizione, è fornita “come tale”, senza garanzia esplicita o tacita di nessun tipo. AlternativEee-XP è suscettibile di modifica senza necessità di preavviso e non può dar luogo a eventuali diritti d’indennizzo.
Il curatore del progetto alla base di AlternativEee-XP non si assume alcuna responsabilità per qualsiasi conseguenza arrecata da possibili errori presenti nel software o per la perdita di profitti o danni che possono derivarne, né potrà essere ritenuto responsabile della trasmissione di virus informatici attraverso AlternativEee-XP, né responsabile di qualsiasi danno provocato ai computer che utilizzano, hanno utilizzato o utilizzeranno AlternativEee-XP. E’ compito dell’utente adottare tutte le misure necessarie per proteggere i propri dati e/o software dall’infezione di eventuali virus che circolino sulla rete Internet e, in generale, curare la manutenzione di AlternativEee-XP.
Il curatore del progetto alla base di AlternativEee-XP, i suoi collaboratori e i terzi menzionati nei suoi siti, non potranno in nessun caso essere ritenuti responsabili, in caso di un’azione per responsabilità contrattuale, per responsabilità penale oppure per qualsiasi altra azione, per qualsiasi danno diretto o indiretto, incidente o accessorio, o di qualsiasi natura, oppure di eventuali danni, in particolar modo di natura finanziaria o commerciale, derivanti dall’utilizzo di AlternativEee-XP.
Il sistema operativo Microsoft Windows XP Professional, alla base di AlternativEee-XP e tutto in software in seguito installato, è tutelato dalle leggi sul copyright e sugli altri diritti di proprietà intellettuale. E’ autorizzato il download e l’uso estensivo di AlternativEee-XP solo agli utenti in possesso delle licenze d’uso dei software a licenza commerciale in esso inclusi. In caso contrario, è autorizzato il download di AlternativEee-XP agli utenti in possesso almeno della licenza d’uso del sistema operativo Microsoft Windows XP Professional, a patto che gli stessi utenti cancellino il software di cui non hanno licenza d’uso. E’ vietata esplicitamente la vendita di AlternativEee-XP, in quanto progetto non finalizzato al lucro.
L’utente, utilizzando o procurandosi AlternativEee-XP, dichiara di accettare i precetti contenuti in questi disclaimer legali.
ott
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Per la rubrica “Dentro Freenet”, oggi vi propongo la traduzione di un documento molto delicato.Si tratta di un documento interno della FBI riguardante i simboli utilizzati dai pedofili per riconoscersi fra loro. E’ interessante notare la complessità dei sistemi messi a punto da questi soggetti per nascondersi nelle trame della società, oltre che nella Rete.
Sempre in tema di pedofilia, sono in attesa del saggio “Olocausto Bianco” (Ferruccio Pinotti, ed. BUR) e del romanzo “Un assassino qualunque” (Piernicola Silvis, ed. Mondadori), di cui spero di potervi offrire prossimamente i relativi “Inviti alla Lettura”.
NOTE LEGALI: Questa è la traduzione di un documento etichettato come “UNCLASSIFIED” dalla FBI e quindi teoricamente accessibile al pubblico. La traduzione è da intendersi come non professionale e liberamente adattata. Non è intenzione del traduttore offrire con questa traduzione informazioni utili per la ricerca di materiale pedopornografico, né fare apologia di alcuno dei reati connessi alla pedofilia.
Il documento originale è disponibile presso WikiLeaks cliccando qui. Nel caso fosse rimosso, provvederò a reintegrarlo. Sia il collegamento al documento originale che la sua eventuale reintegrazione saranno rimossi in caso di richiesta da parte di aventi diritto e comunque nel rispetto delle libertà di parola e di informazione costituzionalmente protette.
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FEDERAL BUREAU OF INVESTIGATION
BOLLETTINO DI INTELLIGENCE
Divisione Cibernetica, Iniziativa Nazionale Immagini di Innocenti
31 Gennaio 2007
(U) Simboli e Loghi usati dai pedofili per identificare le preferenze sessuali.
(U//FOUO) Questo bollettino d’intelligence riguarda i crimini contro i bambini, in accordo all’informativa contenuta nel documento Q-FBI-2200-005-06, HRWC CAC-VI.A.5.
(U//LES) I pedofili, termine usato per includere chi abusa sessualmente dei bambini così come chi produce, distribuisce o commercia pedopornografia, stanno usando vari tipi di loghi identificativi o simboli per riconoscersi uno con l’altro e per distinguere le loro preferenze sessuali. Per indicare specificamente il genere sessuale preferito dal pedofilo, i membri delle organizzazioni pedofile incoraggiano l’uso di descrizioni come “boylove”, “girllove” e “childlove”.
Questi simboli sono incisi su anelli o ne viene data la forma di ciondoli e sono stati trovati impressi anche su monete.
(U) Il “BoyLover logo” (BLogo) è una piccola spirale triangolare azzurra circondata da un triangolo più grande, dove il triangolo più piccolo rappresenta un bambino e il triangolo più esterno rappresenta un uomo adulto. Una variante del BLogo e il “Little Boy Lover logo” (LBLogo), che a sua volta rappresenta una piccola spirale triangolare inscritta in un triangolo più largo; in questo caso gli angoli del logo sono arrotondati per dare l’impressione di un disegno fatto da un bambino piccolo. Le immagini del BLogo e del LBLogo sono presentate di seguito.
(U) Il “GirlLover logo” (GLogo) mostrato di seguito rappresentata un piccolo cuore circordante da un cuore esterno più grande, a simbolizzare una relazione fra un maschio o una donna adulti e una ragazza minorenne. (U) Il “ChildLover logo” (CLogo), come si può vedere di seguito, rappresenta una farfalla e rappresenta i molestatori di bambini senza preferenze di genere. “The Childlove Online Media Activism Logo” (CLOMAL), anch’esso visibile di seguito, è un logo per fini generali utilizzato da singoli individui per identificare dei media online, come blog e webcast, a contenuto pedofilo o pro-pedofilia.


(U//LES) Indagini della FBI in varie città hanno scoperto alcuni simboli utilizzati dai pedofili per proclamare la loro attrazione verso i bambini. Dopo il sequestro di un computer di un soggetto coinvolto in un caso di detenzione di immagini pedopornografiche nella Divisione di Jacksonville, il rapporto conclusivo d’indagine del gruppo d’analisi informatica forense ha segnalato un simbolo non familiare, in cui il gruppo si è imbattuto, che poi risultato essere stato integrato nel banner di un sito Web denominato “ATBOYS.COM”, dove la lettera “A” di “ATBOYS” era in realtà il BLogo, secondo la forma scritta “(BLogo)TBOYS.com”. E’ stato successivamente determinato che “ATBOYS” è un acronimo di “Attracted to Boys” (Attratto/a dai Ragazzi/ini). Questi simboli relativi alla pedofilia appaiono anche su siti Web come su uno dei banner pubblicizzati dal sito www.boylover.net, mostrato di seguito.
(U//LES) In un’altra indagine, la FBI di Sacramento è stata allertata dal Dipartimento di Giustizia della California circa l’inusuale punzonatura di una moneta. Le ricerche sul marchio impresso hanno concluso che il BLogo è stato punzonato sulla testa della moneta e la frase “Kids Love Pedos” (I Bambini Amano i Pedofili) sull’altra faccia della moneta stessa. L’apparizione del BLogo sulle monete è un altro metodo utilizzato dai pedofili per proclamare le loro preferenze sessuali. La moneta è mostrata nell’immagine seguente. (U) L’uso di simboli collegati alla pedofilia su gioielleria, bigiotteria (foto seguente), monete, siti Web ed altri mezzi sono indicativi dei metodi utilizzati dai predatori sessuali infantili per promuovere la loro causa. Gli attivisti pro-pedofilia (c.d. pedofilia culturale) avvocano il diritto all’accettazione sociale delle relazioni sessuali fra adulti e bambini. Queste organizzazioni cercano di decriminalizzare i rapporti sessuali fra adulti e bambini e di legalizzare la pornografia infantile/minorile, basandosi sul loro credo secondo cui i bambini hanno l’abilità di acconsentire ad atti sessuali. (U//LES) La presenza di simbologia o gioielleria identica o simile a quella descritta in questo bollettino d’intelligence dovrebbe sollevare il sospetto di possibili attività pro-pedofilia o relative alla pedopornografia quando ritrovata durante le ricerche. Gli investigatori dovrebbero inoltre essere attenti ai simboli collegati alla pedofilia sui siti Web. Durante l’esame di file su computer, gli investigatori dovrebbero essere a conoscenza dell’esistenza di soggetti che cercano di nascondere materiale pedopornografico etichettandolo con simboli invece che con i tipici, suggestivi ed espliciti nomi. BIBLIOGRAFIA: (U) Pedophile Activism, http://en.wikipedia.org/wiki/Childlove_movement. 


(U) BLogo Variations, http://www.freespirits.org/blogo/blvari.htm.
(U) Pedophile Activism, http://en.wikipedia.org/wiki/Childlove_movement.
(U) BoyLover.net Support and Fellowship, http://www.boylover.net.
(U) E-mail interna della FBI, 24 Ottobre 2006.
set
17
Guida: creare da WinXP una Pendrive con BackTrack3 in modalità Persistent Changes (4)
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THE ONION NETWORK (TOR) E TORBUTTON
L’installazione di TOR è abbastanza semplice.
Sempre da console dare:
wget http://repository.slacky.eu/slackware-12.1/network/tor/0.2.0.31/tor-0.2.0.31-i486-1sl.tgz
wget http://ftp2.pt.freebsd.org/slackware/addon/slacky/slackware-12.1/libraries/libevent/1.4.4/libevent-1.4.4-i486-1sl.tgz
seguiti da:
installpkg libevent-1.4.4-i486-1sl.tgz
installpkg tor-0.2.0.31-i486-1sl.tgz
Dopodichè lanciare Firefox e andare alla pagina https://addons.mozilla.org/en-US/firefox/addon/2275 e installare TorButton dall’interno di Firefox.
Riavviare Firefox e fare click destro sulla scritta in basso a destra “Tor Disabled”, scegliere Preferences e dalla scheda Proxy Settings togliere la spunta ad Use Privoxy.
Perchè non usare Privoxy? Cito testualmente: “Privoxy è un proxy per i protocolli http e https che ci aiuta a difendere la nostra privacy durante la navigazione. Si tratta di un software estremamente potente che permette una configurazione estremamente accurata delle proprie regole, ma che anche nella sua configurazione più semplice dimostra la sua efficiacia”.
Praticamente si interpone fra noi e Tor, filtrando una serie di dati che potrebbero compromettere l’anonimato nel caso ci agganciassimo ad un cancer-node di TOR (un nodo malevolo, tenuto da chi ha interesse a spiare il traffico in transito).
Dal punto di vista della navigazione pura, e ritenendo molto bassa la possibilità di collegarmi ad un cancer-node, ottengo un risultato simile utilizzando qualche estensione Firefox in più, ma togliendo un programma da installare, configurare e tenere in memoria, che è per l’appunto Privoxy.
In particolare parlo delle estensioni Stealther (https://addons.mozilla.org/en-US/firefox/addon/1306) e SecureBrowse (https://addons.mozilla.org/en-US/firefox/addon/5967).
Una volta installate, si può lanciare TOR da console dando il comando “tor” (senza virgolette) e riducendo ad icona la console. Da Firefox, click sinistro su TorButton e via, siamo nella “cipolla”.
ANTSP2P: il network delle formiche
Per quanto riguarda AntsP2P, dobbiamo prima procurarci l’installer JAVA indipendente dal sistema operativo.
Andiamo sul sito del progetto AntsP2P (http://sourceforge.net/project/showfiles.php?group_id=106782) e clicchiamo sulla voce “antsp2p installers”.
Andiamo a scaricare il file ANtsP2P_Setup_beta1.6.0_p1.0.0.jar
Una volta completato il download, da console avviamo l’installazione dando i comandi:
chmod u+x ANtsP2P_Setup_beta1.6.0_p1.0.0.jar
java -jar ANtsP2P_Setup_beta1.6.0_p1.0.0.jar
Si avvierà l’installer grafico: è importante, quando vi chiederà il vostro ip, dargli l’ip reale del PC in quel momento (potete rilevarlo con siti tipo http://whatsmyip.org). Come cartella di installazione del programma scegliete /usr/local/ants, visto che installare in /root può portare dei problemi.
Ad installazione finita, avviamo AntsP2P dando da console i comandi:
cd /usr/local/ants
java -jar AntsP2P.jar
[b]NOTA:[/b] con Fastweb AntsP2P non funziona a causa della NAT. L’unica soluzione è quella di attivare una sessione con IP pubblico, oltremodo costosa. Dato che io sono al momento un utente Fastweb non posso verificare che il programma funzioni a dovere.
INVISIBLE INTERNET PROJECT (I2P)
Ultima rete anonima della guida è I2P, a parità di condizioni forse la più veloce oggi esistente (anche se un pò meno robusta di Freenet).
L’installazione è oltremodo semplice.
Dare da console i comandi:
wget http://repository.slacky.eu/slackware-12.1/network/i2p/0.6.2/i2p-0.6.2-noarch-1sim.tgz
installpkg i2p-0.6.2-noarch-1sim.tgz
Per avviare il router I2P dare da console i comandi:
cd /etc/rc.d
chmod +x rc.i2p
./rc.i2p
Se si vuole che il router I2P parta ad ogni avvio della BT3, bisogna aggiungere con KWrite la riga “/etc/rc.d/rc.i2p start” (senza virgolette) nel file “/etc/rc.d/rc.local”.
Una volta avviato il router, lanciare Firefox. Andare nel menù Edit -> Preferences -> Bottone Advanced -> Scheda Network e nel riquadro Connection premere il bottone Settings.
Dalla nuova finestra, nel riquadro “Configure Proxies to access the Internet”, scegliere Manual Proxy Configuration.
Scrivere 127.0.0.1 alla voce HTTP Proxy e 4444 alla voce Port sulla riga corrispondente. Accettare le modifiche.
Inserire l’indirizzo localhost:7657 nella barra degli indirizzi di Firefox per accedere al pannello di controllo del nodo I2P. Da qui avrete accesso alla configurazione e ad I2PShark, il client BitTorrent anonimizzato interno del progetto Invisible Internet. Mettetevi in attesa della prima connessione, ci vorranno vari minuti.
Quando avrete finito di usare I2P è bene rifare il procedimento scegliendo “Direct Connection to the Internet”, per ripristinare la normale e diretta connettività ad Internet.
La rete I2P prevede la possibilità di rimbalzo sul Web “normale”: anche quando il proxy I2P è settato, a parte che sia in esecuzione il router I2P, è possibile dare da Firefox un normale indirizzo web ed aprirlo.
Gli I2P-Sites, al contrario, finiscono tutti con .i2p e necessitano che ci si sia connessi almeno ad un altro nodo I2P, cosa che può richiedere, come ho già detto, anche 5-10 minuti per le prime esecuzioni (fin quando il vostro router locale non avrà creato una “mappa” dei nodi più vicini a cui interfacciarsi all’avvio).
–
Dopo I2P direi che si può dichiarare conclusa la guida, per ora. Esistono altre reti nascenti “sommerse” o sistemi per il P2P anonimo (ne cito qualcuna: Entropy, Mute, StealthNet).
Secondo la mia personale opinione ed esperienza, con Freenet, Ants, I2P e TOR si ha tutta l’infarinatura base per proseguire da soli nel mondo delle subnet/darknet.
Buon divertimento a tutti!
set
16
Guida: creare da WinXP una Pendrive con BackTrack3 in modalità Persistent Changes (3)
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AGGIORNARE SLAPT-GET E LA LISTA DEI REPOSITORY
La BT3 Persistent Changes, in teoria e pratica, è già usabile per conto vostro arrivati a questo punto, con supporto ai container di TrueCrypt.
Quello che segue è il percorso per l’installazione di Freenet e di altre reti a flusso dati anonimo.
Prima di tutto dobbiamo aggiornare Slapt-Get: per motivi abietti a me ignoti se si installa l’ultima sub-versione disponibile (e), la BT3 fallirà il checksum di qualsiasi richiesta di aggiornamento che darete via Slapt-Get. Se installate, come abbiamo già fatto creando l’apposito pacchetto LZM, una subversione superata (c) e poi aggiornate alla e, tutto funzionerà normalmente.
Quindi diamo i seguenti comandi:
slapt-get –update
Scansionerà nei repository (contenuti nel file /etc/slapt-get/slapt-getrc) la lista dei pacchetti disponibili per la distro e gli upgrade disponibili.
Importante: slapt-get nel suo file di configurazione, per default, tiene solo due repository, quello ufficiale SlackWare e quello del progetto Slapt-Get. Spesso possono essere sovraccarichi o molto lenti.
Si può editare il file /etc/slapt-get/slapt-getrc e aggiungerne altri o utilizzare la soluzione “pappa pronta”: aprire il file, selezionare le due righe che cominciano con SOURCE e sostituirle incollandovi quello che segue fra le due coppie di trattini.
–
SOURCE=http://ftp.gwdg.de/pub/linux/slackware/slackware-current/
SOURCE=http://www.nymphomatic.org/mirror/linuxpackages/Slackware-12.1/
SOURCE=ftp://ftp.slackware.com/pub/slackware/slackware-12.1/
SOURCE=http://software.jaos.org/slackpacks/12.1/
# Italia / www.slacky.eu
SOURCE=http://www.slacky.eu/repository/slackware-12.1/
SOURCE=http://darkstar.ist.utl.pt/slackware/addon/slacky/slackware-12.1/
SOURCE=http://slacky.uglyplace.org/repository/slackware-12.1/
SOURCE=http://filer-1.filearena.net/pub/slackware/addon/slacky/slackware-12.1/
SOURCE=http://darkstar.ist.utl.pt/slackware/addon/slacky/gnome-slacky-12.1/
SOURCE=http://www.slackware.at/data/slackware-12.1/
SOURCE=http://software.jaos.org/slackpacks/12.1/
SOURCE=http://software.jaos.org/slackpacks/current/
SOURCE=http://ftp.belnet.be/packages/slackware/slackware-current/
# Naist / Japan
#SOURCE=http://ftp.naist.jp/pub/Linux/linuxpackages/Slackware-12.1/
#SOURCE=ftp://ftp.nara.wide.ad.jp/pub/Linux/linuxpackages/Slackware-12.1/
# ReCo-Systems / Hannover Germany
SOURCE=http://linuxpackages.reco-systems.de//Slackware-12.1/
SOURCE=ftp://linuxpackages.reco-systems.de//Slackware-12.1/
# Inode.at / Austria
SOURCE=http://linuxpackages.inode.at/Slackware-12.1/
SOURCE=ftp://linuxpackages.inode.at/Slackware-12.1/
# Rol / Moscow
SOURCE=http://slackware.rol.ru/linuxpackages//Slackware-12.1/
# Open Systems / Romania
SOURCE=http://opensys.linuxpackages.net/Slackware-12.1/
SOURCE=ftp://opensys.linuxpackages.net/pub/Slackware-12.1/
# Chang-Gung University / Taiwan
SOURCE=http://linuxpackages.cgucccc.org/Slackware-12.1/
# Slackware Support / Richmond VA.
SOURCE=http://lp.slackwaresupport.com/Slackware-12.1/
# Unixsol / Sofia Bulgaria
SOURCE=http://mirrors.unixsol.org/linuxpackages/Slackware-12.1/
SOURCE=ftp://mirrors.unixsol.org/linuxpackages//Slackware-12.1/
# University of Utah / Utah
SOURCE=http://linuxpackages.cs.utah.edu//Slackware-12.1/
SOURCE=ftp://mirror.cs.utah.edu/pub/linuxpackages//Slackware-12.1/
# Software Mirror / Colorado
SOURCE=http://www.software-mirror.com/linuxpackages/Slackware-12.1/
# Scarlet.be / Belgium
SOURCE=http://ftp.scarlet.be/pub/linuxpackages/Slackware-12.1/
SOURCE=ftp://ftp.scarlet.be/pub/linuxpackages/Slackware-12.1/
# NYI New York Internet / New York USA
SOURCE=http://www2.linuxpackages.net/packages/Slackware-12.1/
SOURCE=ftp://ftp3.linuxpackages.net/pub/Slackware-12.1/
# Szombathely Linux Association / Hungary
SOURCE=ftp://ftp.slackware.hu/linuxpackages/Slackware-12.1/
# Telecoms / Varna Bulgaria
SOURCE=http://linuxpackages.telecoms.bg/Slackware-12.1/
SOURCE=ftp://linuxpackages.telecoms.bg/Slackware-12.1/
# IEEE Student Branch / Croatia
SOURCE=http://www.nymphomatic.org/mirror/linuxpackages/Slackware-12.1/
SOURCE=ftp://ftp.nymphomatic.org/linuxpackages/Slackware-12.1/
SOURCE=http://de.repos.slackware-current.net/
–
Direi che ne avete abbastanza anche per i posteri, ora.
Appena finito, ad ogni modo, dare:
slapt-get –upgrade
Vi chiederà di aggiornare Slapt-Get. Fatelo.
INSTALLARE JAVA E FREENET
Ora è il momento di del Java Runtime Environment. Si serie sulla BT3 c’è la versione 6 update 1, sufficiente per installare Freenet, ma putroppo suscettibile di alcuni attacchi alla sicurezza. E’ necessario avere a disposizione la versione 6 update 7 (o, fra non molto, la versione 6 update 10, ora arrivata alla candidate release). Prepariamo, sul modello precedentemente illustrato, il pacchetto LZM corrispondente, dando alla console i comandi:
wget http://slackware.osuosl.org/slackware-current/slackware/l/jre-6u7-i586-1.tgz jre-6u7-i586-1.lzm
tgz2lzm jre-6u7-i586-1.tgz jre-6u7-i586-1.lzm
e copiamo il nuovo pacchetto LZM nella cartella /BT3/modules della partizione FAT32 della pendrive.
Riavviamo e torniamo in modalità PChanges.
Lanciamo la console e andiamo a rimuovere JRE 6u1 (il vecchio ambiente Java che ora non ci serve più) col comando:
slapt-get –remove jre-6u1-i586-1
E ora, Freenet!
Prima di tutto, l’installer Java di Freenet non funziona se siete utente root. Dato che lo siamo, dovremo creare un utente dedicato a Freenet.
Diamo il comando “adduser”: come Login name scegliamo freenet (tutto minuscolo), diamo un numero a nostra scelta come Used ID (es. 1234), confermiamo l’initial group (users) dando INVIO, diamo come gruppi addizionali, separati da virgola e senza virgolette “adm,bin,daemon,disk,floppy,root,sys,wheel”, confermiamo /home/freenet come home e /bin/bash come shell, non diamo nessuna data di scadenza (INVIO).
Ancora INVIO e creiamo l’utente, diamo solo come nome completo Freenet Account e saltiamo il resto dando INVIO a ripetizione. Assegniamo una password (anche semplice, tanto siamo root normalmente ed abbiamo il dominio assoluto sui nostri utenti) e finiamo la procedura.
Passiamo sull’utente freenet. Pulsante K -> Switch User -> Star New Session -> Login e Password.
Ci apparirà il Wizard di KDE: io ho messo layout tastiera Italiano, lingua sistema Inglese, effetti grafici al minimo e aspetto Plastic (KDE Default).
Lanciamo una console e installiamo freenet dando i comandi:
wget http://downloads.freenetproject.org/alpha/installer/new_installer.jar
java -jar new_installer.jar (quest’ultimo lancerà l’installer grafico on-line)
Facciamo una installazione completa (sottolineo completa, in particolare serve il plugin per l’autostart per avere Freenet come un demone) e ad installazione finita chiudiamo la sessione di lavoro, tornando sull’utente root.
Una volta fatto, lanciamo Firefox e diamo come indirizzo 127.0.0.1:8888, dopo qualche secondo ci apparirà la home page del nostro nodo, dove potremo passare alla configurazione.
Non è lo scopo di questa guida illustrare la configurazione di un nodo freenet, Google saprà rispondervi in modo esauriente. Ad ogni modo, tenetevi nei 4Gb di datastorage (mai meno di 2Gb, però) e abilitate la modalità OpenNet. Mettetevi in attesa, ci vorranno dei minuti prima che comincino ad arrivare dati. La cartella del vostro nodo Freenet sarà /home/freenet/Freenet. Non è necessario utilizzarla obbligatoriamente anche per Frost, Thaw e FMS (alcuni fra i più noti applicativi interni di Freenet).
(continua)
set
11
Guida: creare da WinXP una Pendrive con BackTrack3 in modalità Persistent Changes (2)
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PREPARARE IL TERRENO ALLA MODALITA’ PERSISTENT CHANGES
Una volta avviata la BT3 in modalità live, dobbiamo applicare alcune modifiche che permetteranno di godere della modalità Persistent Changes (da qui in avanti PChange).
Prima di tutto, cos’è questa modalità PChange? E’ una modalità di funzionamento particolare offerta dalla BackTrack3 e da qualche altra distribuzione Linux basata su SlackWare. Praticamente consente di applicare delle modifiche al sistema, copiandole dinamicamente ed autonomamente su una partizione EXT2 bersaglio in una cartella Changes. Durante il boot, tutte le modifiche contenute in Changes vengono applicate al sistema, senza che l’utente se ne accorga.
Di fatto, sembra di lavorare con una installazione reale di BackTrack3.
Vantaggi? La prima partizione resta LIVE, quindi si può sempre avviare un sistema completamente pulito e riportato ai default. Poi, anche se si sceglie di entrare in PChanges, tutta la fase di riconoscimento dell’hardware è uguale a quella di un avvio live, quindi avete un sistema portatile e plasmabile su qualsiasi PC su cui deciderete di avviarlo.
Svantaggi? A parte una fase di boot più lunga del normale, dovuta al riconoscimento dell’hardware che viene fatto di volta in volta, non ne vedo.
Visto che alla fine del processo avremo un multi-nodo per reti anonime, usare la BT3 è funzionale. Massimo riconoscimento e supporto alle periferiche di rete e, contestualmente, possibilità di usare gli strumenti proprio della BT3 per cercare varchi ed appoggi su cui far girare i nodi.
Dal Desktop della BT3 andare su System -> Storage Media.
Cercare, dalla pendrive (riconoscibile anche dall’icona), la partizione su cui ci sono le cartelle “boot” e “BT3″.
Andare in boot -> syslinux e doppio click sul file syslinux.cfg.
Si aprirà KWrite.
Menù Edit -> Select ALL -> Canc
Soluzione pappa pronta: copiare e incollare tutto quello che sta di seguito fra le due coppie di trattini.
–
PROMPT 0
TIMEOUT 60
DEFAULT /boot/vesamenu.c32
LABEL pchanges1
MENU LABEL BT3 KDE Persistent Changes SDA2
KERNEL /boot/vmlinuz
APPEND changes=/dev/sda2 vga=0×315 initrd=/boot/initrd.gz ramdisk_size=6666 root=/dev/ram0 rw autoexec=xconf;kdm
LABEL pchanges2
MENU LABEL BT3 KDE Persistent Changes SDB2
KERNEL /boot/vmlinuz
APPEND changes=/dev/sdb2 vga=0×315 initrd=/boot/initrd.gz ramdisk_size=6666 root=/dev/ram0 rw autoexec=xconf;kdm
LABEL pchangesvesa1
MENU LABEL BT3 VESA KDE Persistent Changes SDA2
KERNEL /boot/vmlinuz
APPEND changes=/dev/sda2 vga=0×315 initrd=/boot/initrd.gz ramdisk_size=6666 root=/dev/ram0 rw autoexec=kdm
LABEL pchangesvesa2
MENU LABEL BT3 VESA KDE Persistent Changes SDB2
KERNEL /boot/vmlinuz
APPEND changes=/dev/sdb2 vga=0×315 initrd=/boot/initrd.gz ramdisk_size=6666 root=/dev/ram0 rw autoexec=kdm
LABEL xconf1
MENU LABEL BT3 KDE Esecuzione Modalità LIVE
KERNEL /boot/vmlinuz
APPEND vga=0×315 initrd=/boot/initrd.gz ramdisk_size=6666 root=/dev/ram0 rw autoexec=xconf;kdm
LABEL livekdevesa
MENU LABEL BT3 VESA KDE Esecuzione Modalità LIVE
KERNEL /boot/vmlinuz
APPEND vga=0×315 initrd=/boot/initrd.gz ramdisk_size=6666 root=/dev/ram0 rw autoexec=kdm
LABEL BT3_Safe
MENU LABEL BT3 Avvio in modalità TESTUALE (a riga di comando)
KERNEL /boot/vmlinuz
APPEND vga=normal initrd=/boot/initrd.gz ramdisk_size=6666
root=/dev/ram0 rw
–
Salvare e chiudere KWrite.
Dal Desktop andare in System -> Storage Media
Scegliere l’altra partizione della pendrive, quella da 7GB e rotti. All’intero della partizione creare una cartella dal nome “changes” (senza virgolette). Questo passaggio è fondamentale, altrimenti non ci sarà mai nessuna modalità PChanges. Mi sembra ovvio, la BT3 senza la cartella changes sulla partizione EXT2 non saprà dove salvare e ripescare i cambiamenti permanenti applicati.
Riavviare il sistema, con la pendrive sempre inserita.
ANDIAMO AD AVVIARE IL SISTEMA IN MODALITA’ PERSISTENT CHANGES
A seconda che la vostra pendrive sia riconosciuta come /dev/sda o /dev/sdb, avviate la modalità grafica corrispondente dal menù di boot della BT3. Ho usato le impostazioni solo per sda ed sdb, che sono le più comuni. Se doveste aggiungere una sdc e così via vi basta modificare in modo appropriato syslinux.cfg.
Non abbiate paura di sbagliare a scegliere fra SDA e SDB. Se sbagliate, avrete un errore kernel panic e dovrete riavviare con CTRL+ALC+CANC. Quindi, se non è zuppa è pan bagnato.
Una volta partita la BT3 in PChanges, ricordatevi prima di tutto che tutto quello che modificherete ora diventerà (semi)permanente. Anche se i cambiamenti possono essere annullati cancellando tutto il contenuto della cartella changes sulla seconda partizione, non fa piacere ripartire da capo.
Consiglio: prima cosa cambiate lo sfondo e mettete quello verdastro. Così saprete che VERDE/BLU=cambiamenti persistenti e NERO/ROSSO=modalità live (ovvero, libertà di fare errori).
Poi cambiate il layout della tastiera. Vicino all’orologio c’è la bandierina americana. Cliccateci col destro e scegliete Configure. Togliete tutte le altre nazioni eccetto Italia e Stati Uniti. Così con un click cambierete layout della tastiera al volo, è molto comodo.
Questi sono i primi due cambiamenti. Riavviate e verificate che siano diventati persistenti scegliendo di nuovo la modalità Persistent Changes adatta al vostro sistema. Se volete, potrete anche verificare che, invece, scegliendo la modalità LIVE torna tutto come prima.
Torniamo in PChanges e cominciamo a fare le nostre modifiche.
La BackTrack3 Final è stata spogliata dai suoi curatori di ogni gestore pacchetti, è disponibile solo la coppia di comandi installpkg e removepkg.
Quindi, per facilitare i lavori in futuro, è bene dotare la distribuzione di Slapt-Get, il gestore pacchetti più famoso per distro Slackware-based, e della sua interfaccia grafica, GSlapt. Visto che stiamo colmando i buchi della distribuzione, approfittiamo dell’occasione anche per inserire il supporto ai volumi criptati di TrueCrypt.
Dare i seguenti comandi da console per prelevare i pacchetti.
wget http://distro.ibiblio.org/pub/linux/distributions/zenwalk/i486/current/d/gcc-4.2.3-i486-1.tgz
wget http://distro.ibiblio.org/pub/linux/distributions/zenwalk/i486/current/d/gcc-g++-4.2.3-i486-1.tgz
wget http://slackware.osuosl.org/slackware-current/slackware/n/gnupg-1.4.9-i486-1.tgz
wget http://slackware.osuosl.org/slackware-current/slackware/n/gpgme-1.1.6-i486-1.tgz
wget http://slackware.cs.utah.edu/pub/linuxpackages/Slackware-12.0-i386/jasorg/gslapt/gslapt-0.4.0-i386-1.tgz
wget http://slackware.osuosl.org/slackware-current/slackware/n/libassuan-1.0.4-i486-1.tgz
wget http://slackware.rol.ru/linuxpackages/Slackware-10.2-i386/jasorg/slapt-get/slapt-get-0.9.12c-i386-1.tgz
wget http://repository.slacky.eu/slackware-12.0/security/truecrypt/5.1a/truecrypt-5.1a-i686-1ng.tgz
Una volta scaricati tutti i pacchetti, bisogna convertirli in moduli LZM che andremo poi ad aggiungere alla distribuzione. I pacchetti LZM permettono di aggiungere applicazioni alla distribuzione, quindi sia alla modalità live che pchanges, senza doversi preoccupare di installarli in seguito.
Dare i comandi di seguito per compiere l’operazione:
tgz2lzm gcc-4.2.3-i486-1.tgz gcc-4.2.3-i486-1.lzm
tgz2lzm gcc-g++-4.2.3-i486-1.tgz gcc-g++-4.2.3-i486-1.lzm
tgz2lzm gnupg-1.4.9-i486-1.tgz gnupg-1.4.9-i486-1.lzm
tgz2lzm gpgme-1.1.6-i486-1.tgz gpgme-1.1.6-i486-1.lzm
tgz2lzm gslapt-0.4.0-i386-1.tgz gslapt-0.4.0-i386-1.lzm
tgz2lzm libassuan-1.0.4-i486-1.tgz libassuan-1.0.4-i486-1.lzm
tgz2lzm slapt-get-0.9.12c-i386-1.tgz slapt-get-0.9.12c-i386-1.lzm
tgz2lzm truecrypt-5.1a-i686-1ng.tgz truecrypt-5.1a-i686-1ng.lzm
Dal Desktop della BT3 andare su System -> Home.
Selezionare e copiare tutti i file LZM nella cartella “BT3/modules” della partizione primaria FAT32 della Pendrive (Desktop -> System -> Storage Media)
Lanciare Firefox, aggiornarlo all’ultima versione: la cosa richiederà un paio di aggiornamenti successivi. Quando finalmente entrerà nella versione 3.x vi segnalerà che due plugin di serie nella BT3 sono incompatibili. Disattivateli e proseguite, o cercate, prima di aggiornare alla versione 3.x di trovarne degli aggiornamenti compatibili con la serie 3.
Si fa dall’interno di Firefox, come con Windows, nulla di nuovo.
Riavviare e tornare in modalità Persistent Changes. E’ il momento di prepararci ad installare Freenet ed altri programmi.
(continua)
set
10
Guida: creare da WinXP una Pendrive con BackTrack3 in modalità Persistent Changes (1)
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Guida alla creazione di una pendrive da 8Gb con installata la BT3 in modalità persistent changes e orientata all’uso dell’EeePC come nodo portatile di Freenet, I2P, Tor, Mute con funzionalità di gestione dei volumi criptati via TrueCrypt e possibilità di uso del nodo anche su PC desktop, senza necessità di una installazione reale.
Ho scelto la BT3 per l’alto riconoscimento e supporto alle periferiche di rete, in linea di massimo lo stesso procedimento dovrebbe essere applicabile a tutte le distro con ISO USB Live derivate da SlackWare. Inoltre, visto che nasce specificamente per il penetration testing e collateralmente per il wardriving, può essere vista come una soluzione “apri e gusta” per appoggiare la connettività di un nodo su una rete compiacente o pubblica.
Credetemi, è molto più facile a creare il tutto che a scriverlo in maniera, spero, quanto più potabile possibile e diretta soprattutto ai neofiti assoluti di Linux.
PRIMA PARTE: PORTIAMO LA BT3 SU PENDRIVE
Occorrente: una SD o una MMC da almeno 1gb, una Pendrive o un Disco USB esterno da almeno 8Gb, WinXp installato a bordo dell’EeePC per questa versione della guida.
Prima di tutto, andate sul sito di Remote Exploit e scaricare il file bt3final_usb.iso (784MB), contenente appunto la distribuzione Linux BackTrack3 per USB.
FASE PRELIMINARE
Con WinRar o 7zip estraete il contenuto della ISO in una cartella.
Inserite la SD da 1GB nel lettore schede di memoria e formattatela col file system FAT.
Dalla cartella in cui avete estratto il contenuto del file bt3final_usb.iso, copiate le due cartelle “boot” e “BT3” nella SD.
Aprite un Prompt dei Comandi (Start->Esegui->Cmd)
Andate sulla SD (nel mio caso F:, ma tanto un altro pò e finisco l’alfabeto), date “cd boot” e poi “bootinst.bat” (senza virgolette).
WinXP vi darà errore di tipo Exception Processing Message. Premete “Continua” finchè non becca la lettera associata alla SD, dopodiché la renderà bootabile.
RIAVVIARE, con l’EeePC premere ESC durante la schermata d’avvio del Bios con la SD inserita e scegliere “USB 2.0 Card Reader SD0” come boot device. Sconsiglio di mettere il lettore SDHC come periferica preferenziale per il boot, dimenticare la SD inserita è facile, tutto sommato.
Partirà il menù d’avvio della BT3, scegliere avvio in modalità BT3 Graphics Mode (KDE).
La BT3 darà subito un errore riguardo alla modalità video selezionata (You passed an undefined mode number). Per ora non ci interessa, quindi premere SPAZIO per proseguire e attendere l’avvio della distribuzione in modalità live.
PARTIZIONARE LA PENDRIVE DA LINUX e PREPARARLA CON LA BT3 LIVE
A sistema pronto, aprire una console comandi (seconda icona in basso da sinistra, vicino all’icona azzurra).
Inserire la pendrive da 8GB, aspettarne il riconoscimento da parte del sistema. Quando vi chiederà cosa fare, premete pure Cancel.
Dalla console precedentemente aperta, dare il comando “fdisk –l” (senza virgolette).
Dovrete individuare la vostra pendrive dalla lista, basandovi sulla dimensione. Il disco da 4034Mb circa è l’SSD primario dell’EeePC, quello da 16.1 Gb circa è l’SSD secondario, un disco di 1024Mb circa sta ad indicare la vostra SD da 1Gb (nel mio caso è il disco da 2057Mb visto che ne ho usata una da 2Gb per l’operazione). Infine il disco da circa 8000Mb è la vostra pendrive da 8GB.
Segnatevi il percorso della pendrive, nel mio caso era /dev/sdb. La partizione era una sola, e quindi identificata come /dev/sdb1.
Individuata la Pendrive, dare” fdisk /dev/sdX”, dove X identifica la pendrive (nel mio caso, ho già detto, /sdb). Fdisk si metterà in attesa di comandi.
Nell’ordine, dare i seguenti:
p -> verificate il nome della partizione e la sua esistenza;
d -> cancella la partizione esistente, non c’è bisogno di selezionarne il numero se è una sola come nel mio caso;
p -> verificate che la partizione sia scomparsa;
n -> crea una nuova partizione; quando chiede “Command Action” dare “p” per primary partition e darle il numero 1; il primo cilindro è 1, per l’ultimo cilindro dare “+1080M” (così WinXP ve la vedrà come di 1GB esatto);
p -> verificate di aver creato una nuova partizione (nel mio caso appare /dev/sdb1)
n -> crea una nuova partizione; quando chiede “Command Action” dare “p” per una seconda partizione primaria e darle il numero 2; darle come primo e come ultimo cilindro il valore di default (premere due volte INVIO)
p -> verificate di aver creato anche la seconda partizione (nel mio caso appare /dev/sdb2). Ora avrete due partizioni tipo Linux EXT3. Se vogliamo che il contenuto almeno della prima sia visibile sotto Windows (visto che ci servirà per trasferire la distribuzione come sulla SD), dobbiamo trasformare la primaria in un formato leggibile da WinXP. Quindi dobbiamo trasformare la prima partizione in FAT32 e la seconda, successivamente, in EXT2, visto che EXT3 di tanto in tanto fa i capricci con la modalità Persistent Changes (capricci mica da poco, vi manda in kernel panic)
t -> cambiamo il tipo di file system della prima partizione primaria, scegliendo il numero 1 e dando come Hex Code la lettera b;
w -> applicate le modifiche
Ora dobbiamo formattare le due partizioni.
Sempre sotto console dei comandi dare:
“mkfs -t vfat /dev/sdX1” (ancora X identifica la lettera associata alla pendrive, nel mio caso è /dev/sdb1)
e successivamente
“mkfs -t ext2 /dev/sdX2” (i comandi vanno dati sempre senza virgolette)
La partizione primaria FAT32 è ora creata ed usabile e WinXP dovrebbe vederla tranquillamente senza doverla riformattare “ modo suo”. Nel caso si dovrà riformattarla sotto Windows, ma non sarebbe un buon segno per il prosieguo dell’operazione.
Premere sull’equivalente dell’icona Start di Windows e dare LOG OUT -> TURN OFF COMPUTER (primo bottone azzurro in basso a sinistra). L’EeePC si spegnerà. Sfilare la pendrive e riavviarlo, stavolta in modalità WindowsXP.
A sistema caricato, inserire la pendrive e, nel caso non fosse già direttamente accessibile, formattare la prima (ed unica) partizione che WinXP sarà in grado di vedere in FAT32. La partizione EXT2 resterà invisibile al sistema operativo della Microsoft, visto che non sa gestirlo. Dalla cartella, sotto Windows, in cui avete estratto all’inizio della procedura il contenuto del file bt3final_usb.iso, copiate le due cartelle “boot” e “BT3” nella pendrive.
Aprite un Prompt dei Comandi (Start->Esegui->Cmd)
Andate sulla pendrive (J:, nel mio caso), date “cd boot” e poi “bootinst.bat” (senza virgolette).
WinXP vi darà errore di tipo Exception Processing Message. Premete “Continua” finchè non becca la lettera associata alla pendrive, dopodiché la renderà bootabile. Stessa cosa della SD, uguale fino all’ultima goccia.
Togliete la SD, inserite la Pendrive e riavviate. Premete ESC durante il boot e scegliete la penna USB come device boot. Ripartirà il menù della BT3, di nuovo scegliete l’avvio BT3 Graphics Mode (KDE).
(continua)
set
8
Quando il violentatore è donna (3)
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Terza e ultima parte dell’articolo tratto da Freenet che affronta il tema degli abusi sessuali commessi dalla donne. La parte finale dell’articolo è particolarmente dura, rispecchiando il drammatico vissuto dell’autore e le difficoltà, anche sociali, insiste nell’accettazione di questa forma misconosciuta di abuso.
Il lavoro cruciale, apripista per esporre al mondo la vasta gamma di molestie sessuali è stato fatto, e in larga misura continua ad essere fatto, da donne coinvolte e investite nel compito di cambiare una società che discrimina attivamente le donne e che perpetra un sistema brutale che sfrutta sessualmente le donne.
Ma per risvegliare le coscienze su questo reale olocausto, è stata messa in atto dai media una subdola demonizzazione degli uomini, con una ingiustificata santificazione concomitante delle donne. La responsabilità di ciò è di quelle donne, che si definiscono femministe, che hanno promosso questa dinamica e la supposizione che le donna siano solo delle vittime di una società patriarcale, innocenti di ogni crimine.
Do grande credito alle donne che hanno fatto da pioniere nel percorso di cura per l’incesto, visto che dubito che oggi sarei ancora vivo se loro non avessero tracciato, in passato, un sentiero. Eppure, allo stesso tempo, sono arrabbiato per la loro esclusione dei maschi dalla categoria delle vittime e delle donne da quella delle perpetratrici. Non c’è da discutere sul fatto che i violentatori siano in numero nettamente maggiore rispetto alle violentatrici, ma questa non è una scusa per ignorare le donne che si macchiano di questi crimini.
La coperta indiscriminata di vergogna stesa sugli uomini senza riguardo per le loro azioni individuali è servita per un grande, e in qualche modo nobile, scopo: indurre sensi di colpa negli uomini per provocare in loro i necessari cambiamenti. Eppure ciò ha avuto un effetto collaterale particolarmente distruttivo, mascherando gli abusi femminili sotto la maschera dell’incapacità: le donne sono per natura incapaci di perpetrare tali abusi.
Io credo che le madri fondatrici del nostro movimento di recupero abbiano, consciamente o inconsciamente, ignorato la questione, a causa della possibile invalidazione della richiesta femminile di superiorità etica e morale sugli uomini che l’accettazione del fatto che anche le donne abusano avrebbe provocato.
Nessuno trae divertimento dal doloroso processo di esplorazione del proprio lato oscuro. Preso atto che il settanta percento degli abusatori/trici sono stati a loro volta abusati, è innegabile che anche gran parte di quelle donne (le abusatrici) sono state a loro volta infettate, e che hanno avuto il mostruoso male introiettato nella profondità del loro animo.
La casualità del genere sessuale non garantisce immunità naturale all’esternazione della furia, anche se ci sono prove che dimostrano che le donne tendono a sfogare internamente la rabbia (autolesionismo), mentre gli uomini tendono ad esternarla. Non tutte le donne sfogano questa furia contro sé stesse, comunque.
Mia nonna molestò mia madre e mia madre ha molestato me; mio nonno molestò mio padre e mio padre ha molestato me. Io non sono un molestatore e posso ascrivere questo miracolo solo alla grazia divina, non al mio genere sessuale. Eppure io sono un uomo, condannato dall’ortodossia corrente, mentre quelle donne che hanno ereditato la “malattia” continuano a diffonderla.
Io non sono la sola vittima di un abusatore donna, ma le nostre voci di vittime si confondono, nel migliore dei casi, fra quelle di tutte le altre vittime e, nel peggiore dei casi, sono attivamente ridotte al silenzio.
La dolorosa ironia di questa dinamica è che i sopravvissuti all’abuso da parte di una donna sono la prova drammatica che le donne sono state create con in sè lo spettro potenziale di tutti i comportamenti umani, inclusi quelli che portano ai crimini più vili. Ciò però contraddice il dogma comune ad un grande segmento di terapisti professionali ed educatori ed ad una grande porzione della comunità di recupero. I sopravvissuti che rompono il silenzio, di conseguenza, sono frequentemente dimessi e messi all’indice anche dalle persone che avrebbero le capacità e le conoscenze per aiutarli a guarire.
Siamo tragicamente revittimizzati, a volte, da coloro a cui chiediamo assistenza per il nostro percorso di cura: le nostre ferrite non sono politicamente corrette ed inoltre sfidiamo la nozione secondo cui un sesso è sicuro mentre l’altro è pericoloso. Sarebbe una soluzione efficace, ed anche confortante, se potessimo esorcizzare le nostre paure dimostrandoci belligeranti solo contro gli uomini o mettendo all’indice solo gli uomini. Oh, che bello sarebbe sapere che i nostri bambini sono al sicuro o sapere di poter assicurare loro la sicurezza puntando i nostri occhi vigili solo su un sesso, sapendo che alle nostre spalle c’è la protezione di donne incorruttibili e fedeli.
Se solo questa fosse la verità.
Ma voi ed io sappiamo che le donne abusano.
E voi ed io dobbiamo parlare di questa altra verità.
ago
31
Seconda parte della traduzione dell’articolo offerto da VolodyA su Freenet, riguardante lo stupro e l’incesto perpretato da una donna, sui luoghi comuni e sulle omertà che accompagnano questa forma più sudbola e sommersa di abuso sessuale.
Penso che la natura di questa forma di esclusione parta da più da lontano che dalle pressioni sociali tradizionali volte a mantenere il silenzio sull’abuso di bambini. Il pregiudizio sembra, almeno parzialmente, germinare da una idealizzazione della femminilità: da una percezione secondo cui le donne sono incapaci non solo di violenza in sé, ma in particolar modo di violenza contro i loro bambini. Sia la società in senso generico che, in grado maggiore, i fautori di molto del contenuto della nostra teoria psicologica corrente sembrano ciechi alla realtà della testimonianza di legioni di sopravvissuti a queste violenze.
Questa inabilità a prendere atto della realtà delle violenze femminili prende origine da più di una mera idealizzazione, ovviamente. I violentatori uomini, per loro natura fisica, tendono a lasciare prove delle forme più estreme di abuso: una penetrazione violenta porta a lacrime e lesioni. Non ci fu nessuna mutilazione o lesione del mio corpo quando mia madre costrinse il suo figlioletto di cinque anni ad un rapporto orale. Il danno all’anima è un danno che la legge non può identificare, misurare e quantificare.
La natura dell’abuso sessuale femminile è di per sé molto più sudbola e difficile da identificare e definire rispetto a quello maschile. Il maschio penetra, la femmina avviluppa. Uno tende ad esibire, l’altra a coprire di segretezza. Le violentatrici possono mascherare l’abuso sessuale sotto la forma della cura parentale; per esempio, mia madre avrebbe potuto facilmente scusare la sua forma di tortura ai miei genitali affermando che mi stava semplicemente lavando, forse un po’ troppo entusiasticamente.
Ma lei non ha mai dovuto giustificarsi con nessuno delle sue azioni finchè io non l’ho presa di petto, perché nessuno mi avrebbe difeso o mi avrebbe creduto, se fossi stato tanto temerario da parlare.
I sopravvissuti maschi inoltre devono trascendere dalla abitudine sociale di considerare l’iniziazione sessuale da parte di una donna più anziana come un rito di passaggio, specialmente quando l’autrice del reato non è una parente. Ho posto una domanda ipotetica a varie persone mentre cercavo di spiegare la dinamica dei fatti: “Un uomo di trentadue anni fa sesso con una quattordicenne disponibile: è seduzione o stupro?”
Tutti hanno risposto: “Stupro”.
Scambiate i generi degli adescatori/trici e delle vittime e gli standard dell’etica e della moralità cambiano.
Io non sono stato “fortunato” quando ero quattordicenne. Non ho potuto affatto godere di un’adeguata transizione verso l’età adulta.
Io sono stato stuprato. Sono stato sfruttato da una donna avente dalla sua una esperienza ed un potere di gran lunga maggiore del mio e devo coesistere con le conseguenze di quei giorni. Eppure una vittimizzazione così orribile non è né capita né condivisa dalla gran parte della società, e le menzogne che marchiano la mia esperienza come un’iniziazione mi suonano, in modo oltre mai sospetto, come le razionalizzazioni di una violentatrice.
Eppure il diniego di queste violentatrici non è solo l’ostracismo comune della società verso ogni forma di incesto, o un mero prodotto dell’idealizzazione delle donne. C’è una orrenda forza strisciante al lavoro: la faccia oscura e politica di alcuni dei “pionieri” della riabilitazione dopo un incesto.
Non posso provarlo, e non sto per fare nomi, però posso elencarvi una parte dei loro pregiudizi. Per quel che può contare, offro la mia opinione.
(continua)
lug
17
Per avviare la rubrica “Dentro Freenet”, voglio cominciare con un documento proposto da una persona che gestisce un freesite (un sito Freenet) che, secondo il suo intendimento, vuole porsi come una piattaforma di discussione sullo stupro.
E’ interessante notare che il freesite vuole raccogliere informazioni anche sulle forme “atipiche” di violenza sessuale. In particolare presenta un’esperienza di violenza sessuale dove il violentatore è una donna, una persona appartenente alla categoria percepita dalle masse come “vittime” e molto raramente come aguzzine.
La scelta per la pubblicazione è caduta su Freenet per ragioni di occultamento dell’identità.
Vado a proporvi la prima parte della testimonianza.
–
Gli uomini sono violentatori.
Gli uomini non possono essere le vittime.
Le donne sono le vittime.
Le donne non possono essere violentatrici.
Il messaggio è semplice e diretto, e pervade praticamente l’intera letteratura relative agli abusi sessuali sui minori. Che la cosa sia palese o occulta, diretta o indiretta, un sopravvissuto alle molestie di una donna che cerca conferme sull’orrore, che cerca un’autorità che può offrire un aiuto, va incontro alla negazione.
Che sia femmina o maschio, il superstite di un abuso perpetrato da una donna troverà pochissimo aiuto e un supporto minimo dai libri che pretenderebbero di soddisfare i loro bisogni. Invece, piuttosto che trovare strumenti per la guarigione, il superstite potrebbe – come è stato per me – essere attaccato e messo all’indice anche dalle organizzazioni per il recupero delle vittime di incesto. Come nelle nostre famiglie.
Stai zitto.
Stai mentendo.
Lo stai facendo apposta.
Non era abuso, era amore.
Le donne non abusano. Gli uomini abusano.
A volte l’omissione è sottile, una sorta di esclusione: l’essere ignorati nei libri che proclamano di avere una visione d’insieme del problema in tutte le sue prospettive. Ricordo di aver letto un libro raccomandatomi da un’amica – uno studio pioniere sull’abuso di minore – e mi sono ritrovato perplesso di fronte ad una prospettiva tanto ristretta.
Non solo gli autori hanno virtualmente esonerato il genitore non abusante da ogni responsabilità (rilevando che il non abusante, in questo libro, era sempre una donna), ma hanno praticamente ignorato l’esistenza di donne violentatrici, “sollevando” gli uomini dal ruolo di vittime. Non solo avendo la pretesa che in fondo non abbiano sofferto poi tanto, ma che esistano in numero tanto esiguo da non meritare menzione.
Mi sono infuriato. La mia amica, ovviamente, non ha notato la discrepanza, essendo stata vittima della forma classica di incesto: padre e fratello. Il libro parlava ai suoi bisogni e ignorava i miei. Non vorrei condannare gli autori per avermi ignorato, ma i loro errori mi hanno attivamente danneggiato: non solo mi hanno ignorato, ma hanno anche affermato che il problema dell’incesto femminile contro un ragazzo non esiste.
Per caso, ho visto il solo film che affronta direttamente il problema dell’incesto madre-figlio: Rompere il Silenzio. Mi ci sono sintonizzato solo perché il titolo mi intrigava. La guida TV riportava in un francobollo di spazio il solo tema principale del film. Il film non è stato promosso secondo il normale hype (livello di attesa): non ci sono state pubblicità e/o annunci, al contrario del bombardamento continuo che precede i film a tema d’incesto d’impostazione “tradizionale” (incesto di un uomo su una ragazza).
Mi è sembrato che la rete televisiva stesse trasmettendo il film come se dovesse rispondere ad uno sgradevole dovere, nascondendolo nei palinsesti estivi. Inoltre, secondo la mia personale opinione,, il film era strutturato in modo corretto sia per i contenuti che per la forma, e molto più guardabile di tanti polpettoni che pretendono di essere esempi di cinema sociale illuminato.
Ho visto più talk show televisivi di quanti possa contarne sulle forme “tradizionali” di incesto, ma non ho ancora avuto modo di vedere una sola trasmissione che si focalizzasse su uomini o donne sopravvissuti a molestie femminili.
Due anni e mezzo fa, ho pianto quando ho trovato il primo libro scritto specificamente per i sopravvissuti di sesso maschile. “Non più vittime” di Mike Lew. Non più. Precedentemente, la mia unica risorsa erano libri scritti da e per donne che focalizzavano la loro attenzione esclusivamente sui perpetratori maschi, sulle donne vittima di violenze sessuali. Dovevo tradurre lo loro esperienze sulle mie esigenze. Né potevo avvicinarmi a quei libri in uno stato tale da prendere io stesso le distanze dalla rabbia contro gli uomini che pervade la maggior parte di questi lavori: dalla subdola messa all’indice alla, talvolta deliberata e talvolta involontaria, inclusione di tutti gli uomini nella categoria dei violentatori.
Il tono mi ha ricordato la voce di mia madre. Ha condannato tutti gli uomini classificandoli come “mostri congeniti”, e ha violentato i suoi figli. Ha ereditato la sua voce da mia nonna, che aveva violentato i suoi nipoti. Sceglieva le sue amiche fra chi avesse lo stesso odio, come la vicina che mi ha sedotto quando ero un quattordicenne ferito, e che si è suicidata due mesi dopo.
Ho bisogno di sentire voci amiche, eppure oggi, tre anni dopo la pubblicazione del libro di Lew, gli uomini sono appena all’inizio del percorso per la costruzione di una bibliografia che parli delle nostre comuni esperienze.
Per essere più diretti, per quanto di mia conoscenza: non esistono pubblicazioni che parlano in generale di sopravvissuti ad abusi femminili, che le vittime siano uomini o donne; non esistono libri che sottolineano la realtà dei fatti che dice che anche le donne abusano dei bambini; non sono incappato in un solo libro che esplora il male più subdolo, passivo ed aggressivo del genitore non-abusante che in colpa, peccato, ignoranza o codardia, permette all’abuso di avvenire.
La dinamica del perpetratore è stata esaustivamente esplorata, ma troppo spesso in letteratura, il genitore non abusante è visto con indulgenza, come un’altra vittima con responsabilità attenuate o inesistenti.
La lista degli errori e delle omissioni è infinita. Ne menziono qualcuno per far luce sul problema, ma la più grande preoccupazione è la causa.
L’ovvio bersaglio del mio disprezzo è la società in tutta la sua grandezza: il tabù inveterato contro il parlare dell’incesto, il tacito permesso concetto dalla nozione assurda secondo cui i bambini sono delle proprietà. Non importa il genere dell’abusato o del violentatore, tutti noi dobbiamo combattere l’ignoranza e il pregiudizio, il silenzio e l’ostracismo, per raccontare le nostre storie e guarire.
Ed ancora: si è creato un ambiente in cui una vittima di abuso sessuale perpetrato da un uomo può trovare conforto e sostegno in gruppi in cui si possono raccontare la proprie verità e sentire quelle degli altri, dove si può testimoniare sulle proprie ferite e dibattere sui cambiamenti necessari per fermare le violenze.
Non esiste nessun luogo di ritrovo simile per le vittime di abuso femminile.
lug
15
Guida all’installazione e alla configurazione
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Installare Freenet è oltremodo semplice. Questa breve guida parlerà di come installarlo rapidamente sotto Windows, i collegamenti in fine articolo spiegheranno anche come installarlo sotto sistemi Linux.
Prerequisito per l’esecuzione di Freenet è l’installazione di JAVA Runtime Environment. Freenet, inoltre, richiede che la versione delle librerie JAVA installata sia quella della Sun, e non un suo equivalente a codice aperto (ciò vale soprattutto per i sistemi Linux).
Il primo passo è quindi procurarsi JAVA dal sito della SUN.
Dopodichè servirà avere a disposizione Firefox. Se già lo si usa, l’installazione di Freenet andrà a creare un profilo apposito quando si vorrà esplorare la rete anonima. In caso contrario, seppur Freenet funzioni anche con Internet Explorer, Opera e ogni altro browser, è consigliato procurarsi l’ultima versione di Firefox dal sito di Mozilla Europe.
A JAVA e Firefox installati si potrà procedere a installare, presso il sito del Freenet Project, l’ultima versione del programma, ovvero la Freenet 0.7 “Darknet” (ndA Alla data della revisione di quest’articolo è disponibile la versione 0.7.5). Non c’è nulla da scaricare, a librerie JAVA installate basta cliccare su “Install Freenet 0.7” per avviare il processo.
A installazione di Freenet completata, vi verranno richiesti alcuni semplici dati per la sua configurazione: un nickname, la quota di spazio da assegnare al datastorage (più spazio date, migliori saranno le vostre prestazioni), la quantità di RAM da assegnare a Freenet (con 2Gb di Ram se ne possono assegnare tranquillamente 256Mb).
Vi verrà infine chiesto se collegarvi a nodi conosciuti (agganciandovi ad una Darknet, una sorta di rete ancora più interna alla stessa Freenet) o a nodi aperti. Scegliere la seconda opzione non pregiudicherà l’anonimato e la sicurezza dell’esplorazione, mentre è necessario avere già dei contatti consolidati in Freenet per accedere alle Darknet.
Freenet, come vi ho già detto, lavora principalmente per indici, più che per motori di ricerca. Cliccate dalla vostra pagina principale di Freenet (che avrà indirizzo http://127.0.0.1:8888) uno dei bottoni fra “The Ultimate Freenet Index” (in foto) o “Freenet ActiveLink Text Version” e aspettate.
Per i primi due/tre giorni, finchè sul vostro datastorage non incominceranno ad accumularsi dati, l’apertura delle pagine richiederà anche svariati minuti. Poi la situazione migliorerà nettamente.
Ma volete mettere la soddisfazione di poter accedere all’intero oceano dell’Internet “nascosta”?
Valgono le raccomandazioni dell’articolo “Dentro Freenet: sulla lama del rasoio”. Non sono responsabile dei contenuti che potrete trovare e, principalmente, dell’uso che vorrete fare di quei contenuti.
Ripeto: Freenet è uno strumento. Ora sta a voi scegliere come utilizzarlo e come gestire quest’overdose di libertà.
Chiudo con le lezioni su Freenet, a cura di Punto Informatico e scritte da Marco Calamari, a cui vanno i miei ringraziamenti per lo sforzo profuso.
Freenet lezione 1: storia
Freenet lezione 2: installazione
Freenet lezione 3: configurazione
Freenet lezione 4: pubblicazione