p2p anonimato

THE ONION NETWORK (TOR) E TORBUTTON

L’installazione di TOR è abbastanza semplice.
Sempre da console dare:

wget http://repository.slacky.eu/slackware-12.1/network/tor/0.2.0.31/tor-0.2.0.31-i486-1sl.tgz
wget http://ftp2.pt.freebsd.org/slackware/addon/slacky/slackware-12.1/libraries/libevent/1.4.4/libevent-1.4.4-i486-1sl.tgz

seguiti da:

installpkg libevent-1.4.4-i486-1sl.tgz
installpkg tor-0.2.0.31-i486-1sl.tgz

Dopodichè lanciare Firefox e andare alla pagina https://addons.mozilla.org/en-US/firefox/addon/2275 e installare TorButton dall’interno di Firefox.

Riavviare Firefox e fare click destro sulla scritta in basso a destra “Tor Disabled”, scegliere Preferences e dalla scheda Proxy Settings togliere la spunta ad Use Privoxy.

Perchè non usare Privoxy? Cito testualmente: “Privoxy è un proxy per i protocolli http e https che ci aiuta a difendere la nostra privacy durante la navigazione. Si tratta di un software estremamente potente che permette una configurazione estremamente accurata delle proprie regole, ma che anche nella sua configurazione più semplice dimostra la sua efficiacia”.

Praticamente si interpone fra noi e Tor, filtrando una serie di dati che potrebbero compromettere l’anonimato nel caso ci agganciassimo ad un cancer-node di TOR (un nodo malevolo, tenuto da chi ha interesse a spiare il traffico in transito).

Dal punto di vista della navigazione pura, e ritenendo molto bassa la possibilità di collegarmi ad un cancer-node, ottengo un risultato simile utilizzando qualche estensione Firefox in più, ma togliendo un programma da installare, configurare e tenere in memoria, che è per l’appunto Privoxy.

In particolare parlo delle estensioni Stealther (https://addons.mozilla.org/en-US/firefox/addon/1306) e SecureBrowse (https://addons.mozilla.org/en-US/firefox/addon/5967).

Una volta installate, si può lanciare TOR da console dando il comando “tor” (senza virgolette) e riducendo ad icona la console. Da Firefox, click sinistro su TorButton e via, siamo nella “cipolla”.

ANTSP2P: il network delle formiche

Per quanto riguarda AntsP2P, dobbiamo prima procurarci l’installer JAVA indipendente dal sistema operativo.

Andiamo sul sito del progetto AntsP2P (http://sourceforge.net/project/showfiles.php?group_id=106782) e clicchiamo sulla voce “antsp2p installers”.

Andiamo a scaricare il file ANtsP2P_Setup_beta1.6.0_p1.0.0.jar

Una volta completato il download, da console avviamo l’installazione dando i comandi:

chmod u+x ANtsP2P_Setup_beta1.6.0_p1.0.0.jar
java -jar ANtsP2P_Setup_beta1.6.0_p1.0.0.jar

Si avvierà l’installer grafico: è importante, quando vi chiederà il vostro ip, dargli l’ip reale del PC in quel momento (potete rilevarlo con siti tipo http://whatsmyip.org). Come cartella di installazione del programma scegliete /usr/local/ants, visto che installare in /root può portare dei problemi.

Ad installazione finita, avviamo AntsP2P dando da console i comandi:

cd /usr/local/ants
java -jar AntsP2P.jar

[b]NOTA:[/b] con Fastweb AntsP2P non funziona a causa della NAT. L’unica soluzione è quella di attivare una sessione con IP pubblico, oltremodo costosa. Dato che io sono al momento un utente Fastweb non posso verificare che il programma funzioni a dovere.

INVISIBLE INTERNET PROJECT (I2P)

Ultima rete anonima della guida è I2P, a parità di condizioni forse la più veloce oggi esistente (anche se un pò meno robusta di Freenet).

L’installazione è oltremodo semplice.

Dare da console i comandi:

wget http://repository.slacky.eu/slackware-12.1/network/i2p/0.6.2/i2p-0.6.2-noarch-1sim.tgz
installpkg i2p-0.6.2-noarch-1sim.tgz

Per avviare il router I2P dare da console i comandi:

cd /etc/rc.d
chmod +x rc.i2p
./rc.i2p

Se si vuole che il router I2P parta ad ogni avvio della BT3, bisogna aggiungere con KWrite la riga “/etc/rc.d/rc.i2p start” (senza virgolette) nel file “/etc/rc.d/rc.local”.

Una volta avviato il router, lanciare Firefox. Andare nel menù Edit -> Preferences -> Bottone Advanced -> Scheda Network e nel riquadro Connection premere il bottone Settings.

Dalla nuova finestra, nel riquadro “Configure Proxies to access the Internet”, scegliere Manual Proxy Configuration.

Scrivere 127.0.0.1 alla voce HTTP Proxy e 4444 alla voce Port sulla riga corrispondente. Accettare le modifiche.

Inserire l’indirizzo localhost:7657 nella barra degli indirizzi di Firefox per accedere al pannello di controllo del nodo I2P. Da qui avrete accesso alla configurazione e ad I2PShark, il client BitTorrent anonimizzato interno del progetto Invisible Internet. Mettetevi in attesa della prima connessione, ci vorranno vari minuti.

Quando avrete finito di usare I2P è bene rifare il procedimento scegliendo “Direct Connection to the Internet”, per ripristinare la normale e diretta connettività ad Internet.

La rete I2P prevede la possibilità di rimbalzo sul Web “normale”: anche quando il proxy I2P è settato, a parte che sia in esecuzione il router I2P, è possibile dare da Firefox un normale indirizzo web ed aprirlo.

Gli I2P-Sites, al contrario, finiscono tutti con .i2p e necessitano che ci si sia connessi almeno ad un altro nodo I2P, cosa che può richiedere, come ho già detto, anche 5-10 minuti per le prime esecuzioni (fin quando il vostro router locale non avrà creato una “mappa” dei nodi più vicini a cui interfacciarsi all’avvio).

Dopo I2P direi che si può dichiarare conclusa la guida, per ora. Esistono altre reti nascenti “sommerse” o sistemi per il P2P anonimo (ne cito qualcuna: Entropy, Mute, StealthNet).

Secondo la mia personale opinione ed esperienza, con Freenet, Ants, I2P e TOR si ha tutta l’infarinatura base per proseguire da soli nel mondo delle subnet/darknet.

Buon divertimento a tutti!

linux tux

AGGIORNARE SLAPT-GET E LA LISTA DEI REPOSITORY

La BT3 Persistent Changes, in teoria e pratica, è già usabile per conto vostro arrivati a questo punto, con supporto ai container di TrueCrypt.

Quello che segue è il percorso per l’installazione di Freenet e di altre reti a flusso dati anonimo.

Prima di tutto dobbiamo aggiornare Slapt-Get: per motivi abietti a me ignoti se si installa l’ultima sub-versione disponibile (e), la BT3 fallirà il checksum di qualsiasi richiesta di aggiornamento che darete via Slapt-Get. Se installate, come abbiamo già fatto creando l’apposito pacchetto LZM, una subversione superata (c) e poi aggiornate alla e, tutto funzionerà normalmente.

Quindi diamo i seguenti comandi:

slapt-get –update

Scansionerà nei repository (contenuti nel file /etc/slapt-get/slapt-getrc) la lista dei pacchetti disponibili per la distro e gli upgrade disponibili.

Importante: slapt-get nel suo file di configurazione, per default, tiene solo due repository, quello ufficiale SlackWare e quello del progetto Slapt-Get. Spesso possono essere sovraccarichi o molto lenti.

Si può editare il file /etc/slapt-get/slapt-getrc e aggiungerne altri o utilizzare la soluzione “pappa pronta”: aprire il file, selezionare le due righe che cominciano con SOURCE e sostituirle incollandovi quello che segue fra le due coppie di trattini.


SOURCE=http://ftp.gwdg.de/pub/linux/slackware/slackware-current/
SOURCE=http://www.nymphomatic.org/mirror/linuxpackages/Slackware-12.1/
SOURCE=ftp://ftp.slackware.com/pub/slackware/slackware-12.1/
SOURCE=http://software.jaos.org/slackpacks/12.1/
# Italia / www.slacky.eu
SOURCE=http://www.slacky.eu/repository/slackware-12.1/
SOURCE=http://darkstar.ist.utl.pt/slackware/addon/slacky/slackware-12.1/
SOURCE=http://slacky.uglyplace.org/repository/slackware-12.1/
SOURCE=http://filer-1.filearena.net/pub/slackware/addon/slacky/slackware-12.1/
SOURCE=http://darkstar.ist.utl.pt/slackware/addon/slacky/gnome-slacky-12.1/
SOURCE=http://www.slackware.at/data/slackware-12.1/
SOURCE=http://software.jaos.org/slackpacks/12.1/
SOURCE=http://software.jaos.org/slackpacks/current/
SOURCE=http://ftp.belnet.be/packages/slackware/slackware-current/
# Naist / Japan
#SOURCE=http://ftp.naist.jp/pub/Linux/linuxpackages/Slackware-12.1/
#SOURCE=ftp://ftp.nara.wide.ad.jp/pub/Linux/linuxpackages/Slackware-12.1/
# ReCo-Systems / Hannover Germany
SOURCE=http://linuxpackages.reco-systems.de//Slackware-12.1/
SOURCE=ftp://linuxpackages.reco-systems.de//Slackware-12.1/
# Inode.at / Austria
SOURCE=http://linuxpackages.inode.at/Slackware-12.1/
SOURCE=ftp://linuxpackages.inode.at/Slackware-12.1/
# Rol / Moscow
SOURCE=http://slackware.rol.ru/linuxpackages//Slackware-12.1/
# Open Systems / Romania
SOURCE=http://opensys.linuxpackages.net/Slackware-12.1/
SOURCE=ftp://opensys.linuxpackages.net/pub/Slackware-12.1/
# Chang-Gung University / Taiwan
SOURCE=http://linuxpackages.cgucccc.org/Slackware-12.1/
# Slackware Support / Richmond VA.
SOURCE=http://lp.slackwaresupport.com/Slackware-12.1/
# Unixsol / Sofia Bulgaria
SOURCE=http://mirrors.unixsol.org/linuxpackages/Slackware-12.1/
SOURCE=ftp://mirrors.unixsol.org/linuxpackages//Slackware-12.1/
# University of Utah / Utah
SOURCE=http://linuxpackages.cs.utah.edu//Slackware-12.1/
SOURCE=ftp://mirror.cs.utah.edu/pub/linuxpackages//Slackware-12.1/
# Software Mirror / Colorado
SOURCE=http://www.software-mirror.com/linuxpackages/Slackware-12.1/
# Scarlet.be / Belgium
SOURCE=http://ftp.scarlet.be/pub/linuxpackages/Slackware-12.1/
SOURCE=ftp://ftp.scarlet.be/pub/linuxpackages/Slackware-12.1/
# NYI New York Internet / New York USA
SOURCE=http://www2.linuxpackages.net/packages/Slackware-12.1/
SOURCE=ftp://ftp3.linuxpackages.net/pub/Slackware-12.1/
# Szombathely Linux Association / Hungary
SOURCE=ftp://ftp.slackware.hu/linuxpackages/Slackware-12.1/
# Telecoms / Varna Bulgaria
SOURCE=http://linuxpackages.telecoms.bg/Slackware-12.1/
SOURCE=ftp://linuxpackages.telecoms.bg/Slackware-12.1/
# IEEE Student Branch / Croatia
SOURCE=http://www.nymphomatic.org/mirror/linuxpackages/Slackware-12.1/
SOURCE=ftp://ftp.nymphomatic.org/linuxpackages/Slackware-12.1/
SOURCE=http://de.repos.slackware-current.net/

Direi che ne avete abbastanza anche per i posteri, ora.

Appena finito, ad ogni modo, dare:

slapt-get –upgrade

Vi chiederà di aggiornare Slapt-Get. Fatelo.

INSTALLARE JAVA E FREENET

Ora è il momento di del Java Runtime Environment. Si serie sulla BT3 c’è la versione 6 update 1, sufficiente per installare Freenet, ma putroppo suscettibile di alcuni attacchi alla sicurezza. E’ necessario avere a disposizione la versione 6 update 7 (o, fra non molto, la versione 6 update 10, ora arrivata alla candidate release). Prepariamo, sul modello precedentemente illustrato, il pacchetto LZM corrispondente, dando alla console i comandi:

wget http://slackware.osuosl.org/slackware-current/slackware/l/jre-6u7-i586-1.tgz jre-6u7-i586-1.lzm
tgz2lzm jre-6u7-i586-1.tgz jre-6u7-i586-1.lzm

e copiamo il nuovo pacchetto LZM nella cartella /BT3/modules della partizione FAT32 della pendrive.

Riavviamo e torniamo in modalità PChanges.

Lanciamo la console e andiamo a rimuovere JRE 6u1 (il vecchio ambiente Java che ora non ci serve più) col comando:

slapt-get –remove jre-6u1-i586-1

E ora, Freenet!

Prima di tutto, l’installer Java di Freenet non funziona se siete utente root. Dato che lo siamo, dovremo creare un utente dedicato a Freenet.

Diamo il comando “adduser”: come Login name scegliamo freenet (tutto minuscolo), diamo un numero a nostra scelta come Used ID (es. 1234), confermiamo l’initial group (users) dando INVIO, diamo come gruppi addizionali, separati da virgola e senza virgolette “adm,bin,daemon,disk,floppy,root,sys,wheel”, confermiamo /home/freenet come home e /bin/bash come shell, non diamo nessuna data di scadenza (INVIO).

Ancora INVIO e creiamo l’utente, diamo solo come nome completo Freenet Account e saltiamo il resto dando INVIO a ripetizione. Assegniamo una password (anche semplice, tanto siamo root normalmente ed abbiamo il dominio assoluto sui nostri utenti) e finiamo la procedura.

Passiamo sull’utente freenet. Pulsante K -> Switch User -> Star New Session -> Login e Password.

Ci apparirà il Wizard di KDE: io ho messo layout tastiera Italiano, lingua sistema Inglese, effetti grafici al minimo e aspetto Plastic (KDE Default).

Lanciamo una console e installiamo freenet dando i comandi:

wget http://downloads.freenetproject.org/alpha/installer/new_installer.jar
java -jar new_installer.jar (quest’ultimo lancerà l’installer grafico on-line)

Facciamo una installazione completa (sottolineo completa, in particolare serve il plugin per l’autostart per avere Freenet come un demone) e ad installazione finita chiudiamo la sessione di lavoro, tornando sull’utente root.

Una volta fatto, lanciamo Firefox e diamo come indirizzo 127.0.0.1:8888, dopo qualche secondo ci apparirà la home page del nostro nodo, dove potremo passare alla configurazione.

Non è lo scopo di questa guida illustrare la configurazione di un nodo freenet, Google saprà rispondervi in modo esauriente. Ad ogni modo, tenetevi nei 4Gb di datastorage (mai meno di 2Gb, però) e abilitate la modalità OpenNet. Mettetevi in attesa, ci vorranno dei minuti prima che comincino ad arrivare dati. La cartella del vostro nodo Freenet sarà /home/freenet/Freenet. Non è necessario utilizzarla obbligatoriamente anche per Frost, Thaw e FMS (alcuni fra i più noti applicativi interni di Freenet).

(continua)

backtrack3

PREPARARE IL TERRENO ALLA MODALITA’ PERSISTENT CHANGES

Una volta avviata la BT3 in modalità live, dobbiamo applicare alcune modifiche che permetteranno di godere della modalità Persistent Changes (da qui in avanti PChange).

Prima di tutto, cos’è questa modalità PChange? E’ una modalità di funzionamento particolare offerta dalla BackTrack3 e da qualche altra distribuzione Linux basata su SlackWare. Praticamente consente di applicare delle modifiche al sistema, copiandole dinamicamente ed autonomamente su una partizione EXT2 bersaglio in una cartella Changes. Durante il boot, tutte le modifiche contenute in Changes vengono applicate al sistema, senza che l’utente se ne accorga.

Di fatto, sembra di lavorare con una installazione reale di BackTrack3.

Vantaggi? La prima partizione resta LIVE, quindi si può sempre avviare un sistema completamente pulito e riportato ai default. Poi, anche se si sceglie di entrare in PChanges, tutta la fase di riconoscimento dell’hardware è uguale a quella di un avvio live, quindi avete un sistema portatile e plasmabile su qualsiasi PC su cui deciderete di avviarlo.

Svantaggi? A parte una fase di boot più lunga del normale, dovuta al riconoscimento dell’hardware che viene fatto di volta in volta, non ne vedo.

Visto che alla fine del processo avremo un multi-nodo per reti anonime, usare la BT3 è funzionale. Massimo riconoscimento e supporto alle periferiche di rete e, contestualmente, possibilità di usare gli strumenti proprio della BT3 per cercare varchi ed appoggi su cui far girare i nodi.

Dal Desktop della BT3 andare su System -> Storage Media.

Cercare, dalla pendrive (riconoscibile anche dall’icona), la partizione su cui ci sono le cartelle “boot” e “BT3″.

Andare in boot -> syslinux e doppio click sul file syslinux.cfg.

Si aprirà KWrite.

Menù Edit -> Select ALL -> Canc

Soluzione pappa pronta: copiare e incollare tutto quello che sta di seguito fra le due coppie di trattini.


PROMPT 0
TIMEOUT 60
DEFAULT /boot/vesamenu.c32

LABEL pchanges1
MENU LABEL BT3 KDE Persistent Changes SDA2
KERNEL /boot/vmlinuz
APPEND changes=/dev/sda2 vga=0×315 initrd=/boot/initrd.gz ramdisk_size=6666 root=/dev/ram0 rw autoexec=xconf;kdm

LABEL pchanges2
MENU LABEL BT3 KDE Persistent Changes SDB2
KERNEL /boot/vmlinuz
APPEND changes=/dev/sdb2 vga=0×315 initrd=/boot/initrd.gz ramdisk_size=6666 root=/dev/ram0 rw autoexec=xconf;kdm

LABEL pchangesvesa1
MENU LABEL BT3 VESA KDE Persistent Changes SDA2
KERNEL /boot/vmlinuz
APPEND changes=/dev/sda2 vga=0×315 initrd=/boot/initrd.gz ramdisk_size=6666 root=/dev/ram0 rw autoexec=kdm

LABEL pchangesvesa2
MENU LABEL BT3 VESA KDE Persistent Changes SDB2
KERNEL /boot/vmlinuz
APPEND changes=/dev/sdb2 vga=0×315 initrd=/boot/initrd.gz ramdisk_size=6666 root=/dev/ram0 rw autoexec=kdm

LABEL xconf1
MENU LABEL BT3 KDE Esecuzione Modalità LIVE
KERNEL /boot/vmlinuz
APPEND vga=0×315 initrd=/boot/initrd.gz ramdisk_size=6666 root=/dev/ram0 rw autoexec=xconf;kdm

LABEL livekdevesa
MENU LABEL BT3 VESA KDE Esecuzione Modalità LIVE
KERNEL /boot/vmlinuz
APPEND vga=0×315 initrd=/boot/initrd.gz ramdisk_size=6666 root=/dev/ram0 rw autoexec=kdm

LABEL BT3_Safe
MENU LABEL BT3 Avvio in modalità TESTUALE (a riga di comando)
KERNEL /boot/vmlinuz
APPEND vga=normal initrd=/boot/initrd.gz ramdisk_size=6666
root=/dev/ram0 rw

Salvare e chiudere KWrite.

Dal Desktop andare in System -> Storage Media

Scegliere l’altra partizione della pendrive, quella da 7GB e rotti. All’intero della partizione creare una cartella dal nome “changes” (senza virgolette). Questo passaggio è fondamentale, altrimenti non ci sarà mai nessuna modalità PChanges. Mi sembra ovvio, la BT3 senza la cartella changes sulla partizione EXT2 non saprà dove salvare e ripescare i cambiamenti permanenti applicati.

Riavviare il sistema, con la pendrive sempre inserita.

ANDIAMO AD AVVIARE IL SISTEMA IN MODALITA’ PERSISTENT CHANGES

A seconda che la vostra pendrive sia riconosciuta come /dev/sda o /dev/sdb, avviate la modalità grafica corrispondente dal menù di boot della BT3. Ho usato le impostazioni solo per sda ed sdb, che sono le più comuni. Se doveste aggiungere una sdc e così via vi basta modificare in modo appropriato syslinux.cfg.

Non abbiate paura di sbagliare a scegliere fra SDA e SDB. Se sbagliate, avrete un errore kernel panic e dovrete riavviare con CTRL+ALC+CANC. Quindi, se non è zuppa è pan bagnato.

Una volta partita la BT3 in PChanges, ricordatevi prima di tutto che tutto quello che modificherete ora diventerà (semi)permanente. Anche se i cambiamenti possono essere annullati cancellando tutto il contenuto della cartella changes sulla seconda partizione, non fa piacere ripartire da capo.

Consiglio: prima cosa cambiate lo sfondo e mettete quello verdastro. Così saprete che VERDE/BLU=cambiamenti persistenti e NERO/ROSSO=modalità live (ovvero, libertà di fare errori).

Poi cambiate il layout della tastiera. Vicino all’orologio c’è la bandierina americana. Cliccateci col destro e scegliete Configure. Togliete tutte le altre nazioni eccetto Italia e Stati Uniti. Così con un click cambierete layout della tastiera al volo, è molto comodo.

Questi sono i primi due cambiamenti. Riavviate e verificate che siano diventati persistenti scegliendo di nuovo la modalità Persistent Changes adatta al vostro sistema. Se volete, potrete anche verificare che, invece, scegliendo la modalità LIVE torna tutto come prima.

Torniamo in PChanges e cominciamo a fare le nostre modifiche.

La BackTrack3 Final è stata spogliata dai suoi curatori di ogni gestore pacchetti, è disponibile solo la coppia di comandi installpkg e removepkg.

Quindi, per facilitare i lavori in futuro, è bene dotare la distribuzione di Slapt-Get, il gestore pacchetti più famoso per distro Slackware-based, e della sua interfaccia grafica, GSlapt. Visto che stiamo colmando i buchi della distribuzione, approfittiamo dell’occasione anche per inserire il supporto ai volumi criptati di TrueCrypt.

Dare i seguenti comandi da console per prelevare i pacchetti.

wget http://distro.ibiblio.org/pub/linux/distributions/zenwalk/i486/current/d/gcc-4.2.3-i486-1.tgz
wget http://distro.ibiblio.org/pub/linux/distributions/zenwalk/i486/current/d/gcc-g++-4.2.3-i486-1.tgz
wget http://slackware.osuosl.org/slackware-current/slackware/n/gnupg-1.4.9-i486-1.tgz
wget http://slackware.osuosl.org/slackware-current/slackware/n/gpgme-1.1.6-i486-1.tgz
wget http://slackware.cs.utah.edu/pub/linuxpackages/Slackware-12.0-i386/jasorg/gslapt/gslapt-0.4.0-i386-1.tgz
wget http://slackware.osuosl.org/slackware-current/slackware/n/libassuan-1.0.4-i486-1.tgz
wget http://slackware.rol.ru/linuxpackages/Slackware-10.2-i386/jasorg/slapt-get/slapt-get-0.9.12c-i386-1.tgz
wget http://repository.slacky.eu/slackware-12.0/security/truecrypt/5.1a/truecrypt-5.1a-i686-1ng.tgz

Una volta scaricati tutti i pacchetti, bisogna convertirli in moduli LZM che andremo poi ad aggiungere alla distribuzione. I pacchetti LZM permettono di aggiungere applicazioni alla distribuzione, quindi sia alla modalità live che pchanges, senza doversi preoccupare di installarli in seguito.

Dare i comandi di seguito per compiere l’operazione:

tgz2lzm gcc-4.2.3-i486-1.tgz gcc-4.2.3-i486-1.lzm
tgz2lzm gcc-g++-4.2.3-i486-1.tgz gcc-g++-4.2.3-i486-1.lzm
tgz2lzm gnupg-1.4.9-i486-1.tgz gnupg-1.4.9-i486-1.lzm
tgz2lzm gpgme-1.1.6-i486-1.tgz gpgme-1.1.6-i486-1.lzm
tgz2lzm gslapt-0.4.0-i386-1.tgz gslapt-0.4.0-i386-1.lzm
tgz2lzm libassuan-1.0.4-i486-1.tgz libassuan-1.0.4-i486-1.lzm
tgz2lzm slapt-get-0.9.12c-i386-1.tgz slapt-get-0.9.12c-i386-1.lzm
tgz2lzm truecrypt-5.1a-i686-1ng.tgz truecrypt-5.1a-i686-1ng.lzm

Dal Desktop della BT3 andare su System -> Home.

Selezionare e copiare tutti i file LZM nella cartella “BT3/modules” della partizione primaria FAT32 della Pendrive (Desktop -> System -> Storage Media)

Lanciare Firefox, aggiornarlo all’ultima versione: la cosa richiederà un paio di aggiornamenti successivi. Quando finalmente entrerà nella versione 3.x vi segnalerà che due plugin di serie nella BT3 sono incompatibili. Disattivateli e proseguite, o cercate, prima di aggiornare alla versione 3.x di trovarne degli aggiornamenti compatibili con la serie 3.

Si fa dall’interno di Firefox, come con Windows, nulla di nuovo.

Riavviare e tornare in modalità Persistent Changes. E’ il momento di prepararci ad installare Freenet ed altri programmi.

(continua)

backtrack3

Guida alla creazione di una pendrive da 8Gb con installata la BT3 in modalità persistent changes e orientata all’uso dell’EeePC come nodo portatile di Freenet, I2P, Tor, Mute con funzionalità di gestione dei volumi criptati via TrueCrypt e possibilità di uso del nodo anche su PC desktop, senza necessità di una installazione reale.

Ho scelto la BT3 per l’alto riconoscimento e supporto alle periferiche di rete, in linea di massimo lo stesso procedimento dovrebbe essere applicabile a tutte le distro con ISO USB Live derivate da SlackWare. Inoltre, visto che nasce specificamente per il penetration testing e collateralmente per il wardriving, può essere vista come una soluzione “apri e gusta” per appoggiare la connettività di un nodo su una rete compiacente o pubblica.

Credetemi, è molto più facile a creare il tutto che a scriverlo in maniera, spero, quanto più potabile possibile e diretta soprattutto ai neofiti assoluti di Linux.

PRIMA PARTE: PORTIAMO LA BT3 SU PENDRIVE

Occorrente: una SD o una MMC da almeno 1gb, una Pendrive o un Disco USB esterno da almeno 8Gb, WinXp installato a bordo dell’EeePC per questa versione della guida.

Prima di tutto, andate sul sito di Remote Exploit e scaricare il file bt3final_usb.iso (784MB), contenente appunto la distribuzione Linux BackTrack3 per USB.

FASE PRELIMINARE

Con WinRar o 7zip estraete il contenuto della ISO in una cartella.

Inserite la SD da 1GB nel lettore schede di memoria e formattatela col file system FAT.

Dalla cartella in cui avete estratto il contenuto del file bt3final_usb.iso, copiate le due cartelle “boot” e “BT3” nella SD.

Aprite un Prompt dei Comandi (Start->Esegui->Cmd)

Andate sulla SD (nel mio caso F:, ma tanto un altro pò e finisco l’alfabeto), date “cd boot” e poi “bootinst.bat” (senza virgolette).

WinXP vi darà errore di tipo Exception Processing Message. Premete “Continua” finchè non becca la lettera associata alla SD, dopodiché la renderà bootabile.

RIAVVIARE, con l’EeePC premere ESC durante la schermata d’avvio del Bios con la SD inserita e scegliere “USB 2.0 Card Reader SD0” come boot device. Sconsiglio di mettere il lettore SDHC come periferica preferenziale per il boot, dimenticare la SD inserita è facile, tutto sommato.

Partirà il menù d’avvio della BT3, scegliere avvio in modalità BT3 Graphics Mode (KDE).

La BT3 darà subito un errore riguardo alla modalità video selezionata (You passed an undefined mode number). Per ora non ci interessa, quindi premere SPAZIO per proseguire e attendere l’avvio della distribuzione in modalità live.

PARTIZIONARE LA PENDRIVE DA LINUX e PREPARARLA CON LA BT3 LIVE

A sistema pronto, aprire una console comandi (seconda icona in basso da sinistra, vicino all’icona azzurra).

Inserire la pendrive da 8GB, aspettarne il riconoscimento da parte del sistema. Quando vi chiederà cosa fare, premete pure Cancel.

Dalla console precedentemente aperta, dare il comando “fdisk –l” (senza virgolette).

Dovrete individuare la vostra pendrive dalla lista, basandovi sulla dimensione. Il disco da 4034Mb circa è l’SSD primario dell’EeePC, quello da 16.1 Gb circa è l’SSD secondario, un disco di 1024Mb circa sta ad indicare la vostra SD da 1Gb (nel mio caso è il disco da 2057Mb visto che ne ho usata una da 2Gb per l’operazione). Infine il disco da circa 8000Mb è la vostra pendrive da 8GB.

Segnatevi il percorso della pendrive, nel mio caso era /dev/sdb. La partizione era una sola, e quindi identificata come /dev/sdb1.

Individuata la Pendrive, dare” fdisk /dev/sdX”, dove X identifica la pendrive (nel mio caso, ho già detto, /sdb). Fdisk si metterà in attesa di comandi.

Nell’ordine, dare i seguenti:

p -> verificate il nome della partizione e la sua esistenza;

d -> cancella la partizione esistente, non c’è bisogno di selezionarne il numero se è una sola come nel mio caso;

p -> verificate che la partizione sia scomparsa;

n -> crea una nuova partizione; quando chiede “Command Action” dare “p” per primary partition e darle il numero 1; il primo cilindro è 1, per l’ultimo cilindro dare “+1080M” (così WinXP ve la vedrà come di 1GB esatto);

p -> verificate di aver creato una nuova partizione (nel mio caso appare /dev/sdb1)

n -> crea una nuova partizione; quando chiede “Command Action” dare “p” per una seconda partizione primaria e darle il numero 2; darle come primo e come ultimo cilindro il valore di default (premere due volte INVIO)

p -> verificate di aver creato anche la seconda partizione (nel mio caso appare /dev/sdb2). Ora avrete due partizioni tipo Linux EXT3. Se vogliamo che il contenuto almeno della prima sia visibile sotto Windows (visto che ci servirà per trasferire la distribuzione come sulla SD), dobbiamo trasformare la primaria in un formato leggibile da WinXP. Quindi dobbiamo trasformare la prima partizione in FAT32 e la seconda, successivamente, in EXT2, visto che EXT3 di tanto in tanto fa i capricci con la modalità Persistent Changes (capricci mica da poco, vi manda in kernel panic)

t -> cambiamo il tipo di file system della prima partizione primaria, scegliendo il numero 1 e dando come Hex Code la lettera b;

w -> applicate le modifiche

Ora dobbiamo formattare le due partizioni.

Sempre sotto console dei comandi dare:

“mkfs -t vfat /dev/sdX1” (ancora X identifica la lettera associata alla pendrive, nel mio caso è /dev/sdb1)

e successivamente

“mkfs -t ext2 /dev/sdX2” (i comandi vanno dati sempre senza virgolette)

La partizione primaria FAT32 è ora creata ed usabile e WinXP dovrebbe vederla tranquillamente senza doverla riformattare “ modo suo”. Nel caso si dovrà riformattarla sotto Windows, ma non sarebbe un buon segno per il prosieguo dell’operazione.

Premere sull’equivalente dell’icona Start di Windows e dare LOG OUT -> TURN OFF COMPUTER (primo bottone azzurro in basso a sinistra). L’EeePC si spegnerà. Sfilare la pendrive e riavviarlo, stavolta in modalità WindowsXP.

A sistema caricato, inserire la pendrive e, nel caso non fosse già direttamente accessibile, formattare la prima (ed unica) partizione che WinXP sarà in grado di vedere in FAT32. La partizione EXT2 resterà invisibile al sistema operativo della Microsoft, visto che non sa gestirlo. Dalla cartella, sotto Windows, in cui avete estratto all’inizio della procedura il contenuto del file bt3final_usb.iso, copiate le due cartelle “boot” e “BT3” nella pendrive.

Aprite un Prompt dei Comandi (Start->Esegui->Cmd)

Andate sulla pendrive (J:, nel mio caso), date “cd boot” e poi “bootinst.bat” (senza virgolette).

WinXP vi darà errore di tipo Exception Processing Message. Premete “Continua” finchè non becca la lettera associata alla pendrive, dopodiché la renderà bootabile. Stessa cosa della SD, uguale fino all’ultima goccia.

Togliete la SD, inserite la Pendrive e riavviate. Premete ESC durante il boot e scegliete la penna USB come device boot. Ripartirà il menù della BT3, di nuovo scegliete l’avvio BT3 Graphics Mode (KDE).

(continua)

mastrianiE questo veniva scritto 130 anni fa. Francesco Mastriani resta sempre d’attualità: certo i suoi testi a me risultano in qualche passaggio un po’ indigesti (il Libro Primo è un’icona alla “virtute” e al “timor di Dio”), ma quando affronta la storicità dei fatti e della societàà di allora è molto zelante, riflessivo…quasi innovativo.

Tratto da “I misteri di Napoli”, Francesco Mastriani, 1875

Libro Secondo, La Mal’aria, Capitolo I

“I ricchi non conoscono i due più fieri flagelli onde sono torturate milioni e milioni di umane creature: il Freddo e la Fame.

Sono due agonie, che hanno presso a poco gli stessi caratteri, quelli della morte, l’immobilità, il pallore, la stupefazione. Nelle grandi città, dove ad ogni passo è una bottega in cui si vendono vettovaglie o un mercante ambulante di cose da mangiare; dove ad ogni canto di via è un caffè od un ristoratore; ove l’arte dei cuochi fa miracoli per far venire l’appetito a quelli che l’hanno guasto per eccessi di gozzoviglie e di stravizi, nelle grandi città la fame e il freddo non dovrebbero essere che due mezzani di nuovi piaceri; la fame, anzi, è desiderata da quella turba di parassiti in cravatta bianca che circondano le splendide imbandigioni.

Nelle grandi città un gran numero non muore né di fame né di freddo, perché ci sono altre due F che salvano da queste morti: il Furto e la Frode.

Nelle grandi città non si vede nessuno che cammina nudo per le vie o che caschi a terra morto per assoluta inedia. Ci sono per la povertà luoghi pii, stabilimenti di beneficienza, ospizi di carità, asili per la mendicità. E la carità del prossimo? E la compassione così innata nei cuori?

Vedete dunque che nelle grandi città non si può morire né di freddo né di fame – dicono gli ipocriti. È vero; i bari, gli affaristi, i truffatori, i ciarlatani, i ladri, i ruffiani e le prostitute si salvano tutti più o meno da queste due agonie. Ma, gli onesti? La carità pubblica e privata li salva? No, rispondiamo noi senza tema che altri possa dare una smentita alle nostre parole.

Il freddo e la fame mietono ogni anno un buon terzo della popolazione di una vasta e civile città capitale.

Le morti che avvengono per freddo e per fame non sono di quelle che i medici denunziano alle autorità municipali. Si muore, è vero, di tisi, di tifo, di colera, di apoplessia, di febbri reumatiche, gastriche, di convulsioni epilettiche e di altri infiniti malori; ma si muore con un nome di morbo creato dalla scienza medica; si muore civilmente.

E sapreste dirmi, signora scienza – domandiamo noi – perché su cento poveri ne muoiono una trentina all’anno per febbri reumatiche e gastriche, per tisi e per tifo? Non vogliate schermirvi, signora scienza; riconoscete per cause efficienti di questi morbi e di queste morti il freddo e la fame.

Ciò nonostante, nessuno dice: Quel povero muratore o quella misera tessitrice sono morti di freddo e di fame; ma invece dirà, secondo il certificato del medico, che il povero muratore è morto di polmonite e la misera tessitrice è morta di consunzione.

Noi facciamo a gara per burlarci l’un con l’altro in questo burlesco mondo. La verità ci sfugge da tutti i lati; e, quando crediamo di afferrarla, abbranchiamo invece una larva. I governi ingannano i popoli, e questi ingannano quelli. La luce è importuna ai pipistrelli.

La verità produce il freddo e la fame.

La bugia produce i tappeti e i timballi.


Dunque, morte alla luce ed alla verità.

Adoriamo le larve, le maschere, le bugie.

Ecco il culto del mondo.”