barca a vela al tramonto

Quarta e penultima puntata della guida pratica di sopravvivenza alla perdita di un amico.

Nota bene: visto che ho ricevuto un paio di e-mail sull’argomento: per perdita di un amico intendo il venir meno improvviso e irreversibile del rapporto di amicizia per tradimento/cattiveria/litigio, non per morte. In tal caso non può bastare un anno scarso per superare la perdita di un amico di lunga data, è impensabile. Ed in tal caso la postilla “e vivere felici” sarebbe decisamente fuori luogo.

Argomento di oggi: Considerazioni sul primo mese

Il primo mese, ovvero il mese della riorganizzazione e della ricerca di una nuova normalità, da intendersi come una protettiva routine fatta di lavoro, studio, attività sociali e culturali, intrattenimento e amicizie. Più o meno nella prima settimana avrete raccontato la vicenda della rottura della Gemma un paio centinaia di volte, tante da alienarvi dal fatto in sé e tramutarvi in lettori di un copione già scritto e rifinito con partecipazione emotiva via via più blanda. Ma, a un mesetto di distanza, almeno non si cade sul discorso con quella frequenza allucinante dei primi giorni. Finalmente.

Il che vuol dire: avete finalmente la libertà, nonché il dovere morale, di riorganizzare la vostra vita negli aspetti lacerati dalla rottura.

Prima di tutto: ad un mese circa di distanza non ci sarà molta più materia, di quella che fu l’amicizia, ancora in putrefazione. Non dovreste temere ulteriori travasi di elisir tossici, la guerra del Day After appartiene al passato, così come le controversie più sterili che di solito vi si accompagnano (relative a proprietà, civiltà, educazione). Il gruppo superstite, tranne il caso non si tratti di capre e muli, avrà avuto il tempo, nel bene e nel male, di formarsi una opinione e scegliere più o meno chi appoggiare, in che ambito e perché.

Contrariamente alla prima settimana, questo è il momento delle “immense compagnie”, dei viaggi, dell’intrattenimento, del relax convintamente cercato.

Dato che il mio crack è avvenuto durante una vacanza, ho voluto bissare la vacanza stessa per ripulire l’estate dai ricordi taglienti di quel che era avvenuto. Certo, ho scelto un altro posto di mio gradimento, sia per luoghi che per ritmi. Nel caso specifico, un soggiorno ad Ischia, con annesse cure termali. Ovviamente ho previsto ed ottenuto la presenza del Diamante, l’amico più stretto e anch’egli coinvolto indirettamente nella catastrofe, oltre che quella dei fratelli/compagni. Assolutamente rigenerante, un autentico lenitivo del corpo e della mente. A distanza di un mese, ho ripreso a ridere di gusto, ad addormentarmi senza pensieri angoscianti e a svegliarmi sereno.

Replicare, ripulendola dai connotati maligni, lo stesso tipo di esperienza durante la quale si è spezzata l’amicizia, secondo la mia opinione ed esperienza, è una terapia efficace e preziosa.

Vista l’efficacia della “terapia”, ne ho ordinato una seconda dose, andando (sempre in compagnia) al Romics 2007 (manifestazione culturale/commerciale con tema il mondo del fumetto), cosa che mi ero proposto più volte negli anni addietro. E che avevo sacrificato al bene più grande di quella vecchia amicizia: visto che l’ex-amico non aveva molto gusto di viaggiare per andare a vedere i “cartoni animati” ho sempre lasciato perdere, giusto perché non mi sembrava né bello né corretto andarmene per i fatti miei con qualcun’altro del gruppo spezzandolo, sia pure occasionalmente, a metà. Ben fatto, due giorni intensi e divertenti. Il mondo può essere migliore anche senza quella vecchia Amicizia, sulla terra arsa dal fuoco ricresce l’erba.

Anche le idee cominciano a riordinarsi. Le dinamiche del crack, i suoi prodromi, i giorni immediatamente ad esso successivi, possono essere ripensati e catalogati con una migliorata obiettività. Immediato il beneficio: nel mio caso, il crack stava rischiando di espandersi ad un’altra amicizia una quindicina di giorni più tardi, ma, indovinate un po’, è stato possibile evitare il secondo collasso col dialogo. Civile. Ricostruendo gli avvenimenti, interpretandoli criticamente, formulando equilibrati proponimenti. Di comune accordo.

Praticamente il tipo di confronto che, ad oggi, sono sicuro di non riuscire ad ottenere dall’Innominato, anche a dieci mesi dalla rottura. Non voglio che si presenti da me (o meglio, da noi: non sono stato io solo il “bersaglio” della forza dirompente) strisciante, madido di lacrime e vestito solo di un cilicio, ma almeno i due secondi necessari per pronunciare la frase “Credo di aver fatto una cazzata” mi (ci) sembrano dovuti. Due secondi per stendere un ponte. Un secondo a pilastro, trovatemi un ingegnere tanto brillante.

Quattro sono i Mali del Mondo: religione, orgoglio, onore, viltà. Fare un passo indietro non richiede uno sforzo fisico, di quelli che ti fanno dire “è al di là delle tue possibilità”. E’ solo questione di intelligenza e volontà, corroborate dal coraggio di cercare una verità.

Siano maledette le volontà accecate dall’orgoglio e le intelligenze azzoppate dalla viltà.

Tornando alla chiarificazione delle idee: ho potuto, col senno di poi, ripensare a certe stranezze nel comportamento dell’ex-amico e chiedere consiglio. Ho così preso coscienza, anche grazie ad alcune interpretazioni e riflessioni fornitemi appunto dal resto del gruppo degli Amici, che con tutta probabilità il fattaccio era in preparazione da Aprile.

Insomma, se la decisione di provocare una rottura in fondo era già stata presa nessuno di noi avrebbe potuto farci proprio niente. Agosto è stata una mera data, la località di vacanza un mero luogo. Al massimo oggi saremmo stati qui a parlare di coordinate spazio-tempo diverse, ma la mano era già armata e decisa all’affondo. Ite, missa est.

In forza anche di questo convincimento ho potuto affrontare da li a poco una prova importante per la mia futura vita lavorativa in piena serenità e, permettetemi il narcisismo, anche con un certo sentimento di superiorità.

Si, il giorno dell’esame di ammissione alla laurea specialistica è stato il primo giorno in cui mi sono guardato indietro e ho soffiato via con insperata semplicità le polveri che restavano di quel che fu. La ferita stava guarendo.

Nella prossima e ultima puntata: le amicizie crescono, i rifiuti avvizziscono. E finalmente si buttano.

Si chiude un libro, se ne apre un altro. Barra a dritta, Capitano, e pronti a scalare il Vento!

teieraLo spettro delle probabilità si adatta bene all’agnosticismo temporaneo. Si sarebbe tentati a prima vista di porre l’agnosticismo permanente al centro dello spettro, nella categoria del 50% di probabilità, ma non sarebbe corretto. Gli agnostici permanenti affermano che non si può dire né che Dio esiste né che Dio non esiste. Secondo loro la questione è in linea di principio senza risposta, sicché a rigor di termini dovrebbero rifiutarsi di collocarsi in qualsiasi punto dello spettro di probabilità. L’impossibilità di sapere se il rosso di qualcun altro è uguale al mio verde non rende le probabilità 50 e 50: la proposizione è troppo priva di significato perché le si conceda l’onore delle probabilità. Eppure è un errore comune, in cui ci imbatteremo ancora, saltare dalla premessa che la questione di Dio sia teoricamente insolubile alla conclusione che l’esistenza e l’inesistenza di Dio siano equiprobabili.

Si può illustrare la dinamica dell’errore anche in termini di onere della prova e, in effetti, Bertrand Russell si è divertito a usare questo metodo quando ha proposto il paradosso della teiera celeste.

Molti credenti sembrano ritenere che sia compito degli scettici confutare i dogmi vigenti anziché compito dei credenti dimostrare la verità di ciò in cui credono. È un errore, naturalmente. Se sostenessi che esiste tra la Terra e Marte una teiera di porcellana che gira intorno al sole con orbita ellittica, nessuno potrebbe confutare la mia asserzione, purché fossi abbastanza prudente da specificare che la teiera è troppo piccola per essere individuata dai più potenti telescopi terrestri. Ma se aggiungessi che, siccome la mia asserzione non può essere confutata, è un’intollerabile presunzione della ragione dubitare dell’esistenza della teiera, si avrebbe motivo di ritenere il mio discorso sciocco. Se però la storia della teiera comparisse in antichi testi, se ogni domenica venisse definita dal pulpito una verità sacra e se a scuola fosse insegnata ai bambini, non credervi diverrebbe segno di eccentricità e lo scettico sarebbe mandato dallo psichiatra in un’epoca illuminata e dall’inquisitore in un’epoca più oscura.

Non ci disturbiamo a dichiarare il nostro scetticismo perché nessuno, ch’io sappia, adora le teiere, ma, se costretti, non esiteremmo a dirci convinti che non esistono teiere nello spazio compreso tra la Terra e Marte. Per la verità, a rigor di termini, dovremmo essere tutti agnostici della teiera: non possiamo dimostrare in maniera incontrovertibile che non esiste una teiera celeste. Invece, in pratica, non siamo agnostici, ma a-teieristi.

Un mio amico educato nella religione ebraica, che osserva ancora il sabato e altre consuetudini per fedeltà alla propria cultura, si autodefinisce «un agnostico del topino del dente». A suo avviso, le probabilità che Dio esista sono pari alle probabilità che esista il topino del dente. Entrambe le ipotesi non possono essere confutate ed entrambe sono altrettanto improbabili. È a-teo nella stessa ampia misura in cui è a-topinista. Ed è agnostico su Dio e sul topino nella stessa limitata misura.

La teiera di Russell vale, naturalmente, per le innumerevoli cose di cui si può concepire ma non confutare l’esistenza. Ha detto il celebre avvocato americano Clarence Darrow: «Non credo in Dio come non credo in Mamma Oca». Il giornalista Andrew Mueller ritiene che abbracciare una religione sia «bizzarro quanto credere che il mondo sia romboidale e viaggi nel cosmo sorretto da Keith ed Esmeralda, le chele di una gigantesca aragosta verde». Il grande favorito per il ruolo di divinità inesistente è l’invisibile, intangibile, inudibile unicorno rosa, adottato come esercizio alla confutazione per i bambini di Camp Quest, il primo campo estivo di libero pensiero per ragazzi. Una popolare divinità di Internet è, al momento attuale, il Mostro Volante di Spaghetti – inconfutabile quanto Jahvè o qualsiasi altro dio – che con i suoi lunghi tentacoli di pasta ha toccato, a sentir loro, molti fedeli. Sono deliziato di vedere che è stato pubblicato con successo perfino un suo vangelo. Non l’ho letto, ma che bisogno c’è di leggere un vangelo quando si sa che è vero? A proposito, com’era inevitabile, si è già verificato un Grande Scisma che ha prodotto la Chiesa Riformata del Mostro Volante di Spaghetti.

Tutti questi bizzarri esempi sono inconfutabili, eppure nessuno pensa che l’ipotesi della loro esistenza stia su un piano di parità con l’ipotesi della loro inesistenza. In sostanza, Russell sostiene che l’onere della prova spetta ai credenti, non già ai non credenti. E, in questo quadro, io ritengo che le probabilità a favore dell’esistenza della teiera (o dell’unicorno o del Mostro Volante di Spaghetti o di Keith ed Esmeralda) non sono pari alle probabilità a sfavore.

Nessuna persona ragionevole ritiene che il fatto che teiere orbitanti o topini del dente sono inconfutabili li consacri come argomenti interessanti. Nessuno di noi si sente in dovere di confutare i milioni di cose improbabili che una fantasia fertile o faceta può concepire. Quando mi hanno chiesto se ero ateo, mi sono divertito a sottolineare che chi mi rivolgeva la domanda era a sua volta ateo nei confronti di Zeus, Apollo, Amon-Ra, Mitra, Baal, Thor, Odino, il vitello d’oro e il Mostro Volante di Spaghetti. In fondo, sono ateo solo nei confronti di un dio in più.

Tutti ci sentiamo in diritto di esprimere grande scetticismo o totale rifiuto verso unicorni, topini del dente e dèi greci, romani, egizi e vichinghi, solo che (oggi) la nostra indifferenza non importa a nessuno. Nel caso del Dio di Abramo, invece, importa parecchio, perché molti abitanti del pianeta sono convinti che esista. La teiera di Russell dimostra che l’ampia diffusione della credenza in Dio, rispetto alla scarsa diffusione della credenza nelle teiere celesti, non modifica dal punto di vista logico l’onere della prova, anche se sembra modificarlo dal punto di vista della politica pratica. Che non si possa dimostrare l’inesistenza di Dio è un fatto riconosciuto, se non altro perché non si può dimostrare in maniera incontrovertibile l’inesistenza di niente. L’importante non è se Dio sia confutabile (non lo è), ma se Dio sia probabile. È tutt’altra questione.

Alcune cose inconfutabili sono giudicate dalle persone ragionevoli molto meno probabili di altre cose inconfutabili. Non c’è ragione per ritenere che Dio non debba rientrare nello spettro delle probabilità. E di sicuro non c’è nessuna ragione per presumere che, siccome la sua esistenza non può essere né provata né confutata, egli abbia il 50% di probabilità di esistere.

Come vedremo, è proprio il contrario.

DAWKINS R., L’illusione di Dio. Le ragioni per non credere (tit. originale: The God Delusion, 2006). Mondadori, 2007. Pagg. 58-60.

>dio non è grandeUn atto di accusa contro la religione in tutte le sue manifestazioni, un duro pamphlet in difesa della ragione e del laicismo firmato da uno dei grandi nomi del giornalismo di opinione internazionale. “La fede religiosa è inestirpabile, appunto perché siamo creature ancora in evoluzione. Non si estinguerà mai, o almeno non si estinguerà finché non vinceremo la paura della morte, del buio, dell’ignoranza e degli altri”. Questa la tesi da cui parte “Dio non è grande”. Muovendosi tra l’analisi dei testi di fondazione delle grandi religioni (Bibbia e Corano sopra tutti) e la riflessione sull’attualità politica e sullo scontro di civiltà in atto, Hitchens costruisce un implacabile atto di accusa contro le follie cui l’uomo si abbandona nel nome di una fede: oscurantismo, superstizione, intolleranza, senso di colpa, terrore verso la sessualità, anti-secolarismo. Contro questi non-valori, e memore della grande tradizione laica anglosassone, Hitchens reclama un ritorno alle idee dell’illuminismo, intessendo un elogio arguto e a tratti commovente della ragione umana. Un saggio che senza mai rinunciare alle armi dell’ironia e del paradosso, costringe faziosamente il lettore a schierarsi.

Opinione personale:
E’ un libro snello, di livello ma scritto in modo da risultare discorsivo e di conseguenza non particolarmente impegnativo. Rappresenta, secondo me, una buona introduzione ai temi dell’ateismo, da proporre prima di avventurarsi in tomi più robusti e intensi. Introduce una biblioteca di minima composta da “L’Illusione di Dio”, per l’appunto “Dio non è grande”, “Rompere l’incantesimo”, “Perché non possiamo essere Cristiani e meno che mai cattolici” e “Libri Proibiti: quattro secoli di censura cattolica” (per contestualizzare il tutto anche allo scenario italiano). So che a livello editoriale sta riscuotendo un successo simile a “L’Illusione di Dio” di Dawkins: spero che il pubblico sia diverso, perché diverso è il target a cui sono rivolti i due libri. Se “L’Illusione di Dio” è un manuale di “conversione atea”, “Dio non è grande” ne rappresenta un compendio divulgativo di massa. Si riproduce un po’ lo stesso rapporto che intercorre fra la Bibbia e i manuali per catechisti. Liberamente ispirato, ma fatto della stessa sostanza del padre.

Tutti e due i libri, infatti, non si nascondono dietro al “rispetto non dovuto”, ma passano all’attacco della religione in modo secco e risoluto. L’intento è quello di scuotere, di dare uno schiaffo ad un pubblico dormiente. Rende l’idea il breve passaggio in cui la religione viene definita a bruciapelo come violenta, irrazionale, intollerante, alleata del razzismo e della bigotteria, unta d’ignoranza, ostile alla libera ricerca, sprezzante delle donne, coercitiva dei bambini. Segue dimostrazione, in cui Hitchens non risparmia il lancio di frecce avvelenate col veleno dell’ironia. Andando avanti nella lettura mi sono trovato, in un paio di occasioni, a chiedermi se l’Autore avesse letto “Il nome della Rosa” di Eco, con Dio timorato della commedia.

I titoli dei capitoli sono volutamente polemici e riassumono in una stilettata le tesi che vengono progressivamente esposte. Alcuni esempi: “La religione uccide”, “La pretese metafisiche della religione sono false”, “Il Nuovo Testamento supera in malvagità l’Antico”, “I guasti inizi della religione”, “Non c’è una soluzione orientale”, “La religione è abuso di minore” (quest’ultimo addirittura caustico). Pungente.

Titolo: Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa
Autore: Hitchens Christopher
Traduttore: Marchetti M.
Editore: Einaudi
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Einaudi. Stile libero. Inside
ISBN: 8806183370
ISBN-13: 9788806183370
Pagine: 271
Letto: agosto 2007

il matematico impertinenteImpertinente, in senso letterale, è chi “non appartiene”, ad esempio a una politica o a una religione, e non appartenendo, suscita i risentimenti e le stizze di coloro che, appartenendo, lo tacciano di arroganza o insolenza. Il matematico impertinente è una specie del genere, caratterizzata dal fatto di non appartenere non per partito preso ma per motivi mutuati dalla più pura razionalità esistente: quella matematica. E l’incarnazione del matematico impertinente è Piergiorgio Odifreddi che nei saggi raccolti in questo volume su politica, religione, letteratura, filosofia e scienza – dispiega l’arsenale della ragione per argomentare che non è affatto vero che non possiamo non dirci cristiani, o che siamo tutti americani, o che la cultura è solo quella mitologica e (pseudo) filosofica sulla quale vive l’informazione. Ed è invece vero che non possiamo non dirci tecnologici, che siamo tutti africani, e che la cultura è anche (o soprattutto?) quella matematica e scientifica che informa la vita.

Opinione personale:
I bigotti lo definiscono mediocre e maleducato, ma confondendo maleducazione con impertinenza qualificano la loro pochezza culturale e si tagliano fuori dall’ambito di una critica creativa prediligendo la demolizione tanto cara all’estabilishment cristiano-cattolico. Sebbene vi sia in questo (ottimo) libro una parte in cui si attacca direttamente la religione in sé (l’intervista a Gesù è banale solo all’apparenza, denunciando come alla fine il vero cristiano cattolico dovrebbe essere anticlericale, abbracciando alcune teorie e dottrine “eretiche”), “Il Matematico Impertinente” è soprattutto un libro dedicato allo stupore del mondo, ai corsi e ricorsi storici dell’umanità e della sua cultura.

E’ un saggio di alto livello letterario e scientifico, tant’è che la sezione dedicata alla matematica e alle scienze può creare secondo me delle difficoltà al “baudesco mediocre medio”, che tanto spopola e prolifica in Italia. Il volume tratta di storia, politica, religione, logica, lingua, letteratura, scienze e, ovviamente, matematica. Oddifreddi accompagna il lettore in un percorso trasversale lungo i sentieri della ragione, invitandolo allo studio. Di particolare pregio sono le interviste che l’autore ha o realmente condotto negli anni o inventato sulla base dei suoi ritenimenti: Gesù, Chomsky, Hitler, il Dalai Lama, Dante, Saramago, Aristotele, Kripke, Archimede, Nash, Newton, Watson sono gli ospiti a sorpresa del saggio. Concordando con quanto annunciato in quarta di copertina da “Lo Specchio della Stampa”, il libro è secondo me e a pieno titolo “Un benefico massaggio per il cervello”. Buona terapia a tutti.

Titolo: Il matematico impertinente
Autore: Odifreddi Piergiorgio
Editore: TEA
Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Saggistica TEA
ISBN: 8850214545
ISBN-13: 9788850214549
Pagine: 347
Letto: gennaio 2008

lettera sbattezzo

Ho una terza data importante nella mia vita, dopo l’horribilis 31 Ottobre 1989 e la liberazione del 31 Ottobre 2007. E’ il 13 Febbraio 2008.

Oggi mi sono sbattezzato. La raccomandata diretta alla Parrocchia Santa Maria delle Grazie di Capodimonte è partita. E’ fatta. Suono fuori dalla Chiesa. Sono fuori dalla Chiesa!

Sono uscito dall’ufficio postale che il mondo sembrava più colorato. Bellissimo.

Ma in definitiva, cos’è lo sbattezzo? Rappresenta l’atto con cui si cancellano gli effetti civili del battesimo. E’ una scelta di coerenza, di democrazia diretta, di protesta, di autodeterminazione. Priva la Chiesa dei finanziamenti relativi alla presenza del vostro nome sul registro dei fedeli e della possibilità di sventolarvi al vento come “cattolico” nelle loro indagini statistiche.

In Italia la grande maggioranza dei cattolici non è praticante. Un’altra buona fetta è “atea battezzata”. L’Italia non è più, nei fatti, una nazione col 97% di rappresentanza cattolica. Resta tale solo sulle carte vaticane usate per batter annualmente cassa.

Propongo una sintesi delle parti più rappresentative della scheda sullo “sbattezzo” dell’UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti Italiani, di cui da oggi sono socio ordinario).

Prima di tutto, cos’è il battesimo? Gesù, pur battezzato da Giovanni, stando al Nuovo Testamento personalmente non battezzò mai nessuno, né tanto meno risulta siano mai stati battezzati gli apostoli.

Stando al catechismo della Chiesa cattolica, il battesimo è il mezzo «mediante il quale ci si libera dal peccato e, rigenerati come figli di Dio, si diventa membra di Cristo, ci si incorpora alla Chiesa e resi partecipi della sua missione». Come un bambino di pochi giorni possa essere reso partecipe della missione della Chiesa resta, ovviamente, un mistero della fede.

Gesù decise di farsi battezzare solo quando ebbe compiuto trent’anni. Anche agli albori della cristianità il battesimo veniva impartito agli adulti, e solo dopo un congruo periodo di catecumenato. Successivamente, con l’affermarsi della nuova religione, il rito venne gradatamente anticipato agli infanti (di qui il nome di “pedobattesimo”).

Se un neonato non ha la potestà legale di stipulare alcun atto, non si capisce perché debba compiere una scelta che potrebbe pregiudicarne l’accesso al paradiso. L’ assurdità della cosa le Chiese a istituire la cresima: la Chiesa cattolica ha tuttavia, anche in questo caso, giocato d’astuzia, anticipando progressivamente l’età della cresima, che oggi viene somministrata anche a dieci anni.

La Chiesa cattolica, nel corso della sua storia, ha spesso abusato del battesimo per ottenere “conversioni forzate”. Ancora oggi il diritto canonico stabilisce questa norma: «il bambino di genitori cattolici e persino di non cattolici, in pericolo di morte è battezzato lecitamente anche contro la volontà dei genitori». Tale articolo stabilisce anche che «è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i propri figli». Attenzione, però: “istruire” non significa affatto “imporre”.

Ed allora, cos’è lo “sbattezzo”? Si tratta dell’ atto che, visto dalla parte della Chiesa, prende il nome di apostasìa. Esistono tuttavia delle differenze: l’apostasia, stando al Codice di diritto canonico, è «il ripudio totale della fede cristiana», e non ha bisogno di essere formalizzato; lo “sbattezzo”, invece, è proprio la formalizzazione, in ottemperanza alla legge italiana, dell’abbandono della Chiesa cattolica (io ho percorso entrambe le vie: atto di apostasia letto ad alta voce a Piazza San Pietro e richiesta formale inviata oggi. Non sia mai detto che il troppo storpia… NdA).

Ne consegue che, per la Chiesa cattolica, chi si proclama ateo e agnostico, anche se non si “sbattezza”, è da considerarsi un’apostata, e pertanto soggetto alla scomunica latae sententiae (can. 1364), un tipo di provvedimento canonico che si applica automaticamente, anche se la Chiesa non è al corrente del “delitto” commesso.

Chiudo con una piccola raccolta di link utili, sempre dal sito dell’UAAR.

La scheda completa sullo “sbattezzo”:
http://www.uaar.it/laicita/sbattezzo/

Il modulo da compilare (in RTF) e inviare alla parrocchia dove si è stati battezzati:
http://www.uaar.it/laicita/sbattezzo/sbattezzo-modulo-per-parroco.rtf

La presentazione in PowerPoint sullo “sbattezzo”:
http://www.uaar.it/laicita/sbattezzo/sbattezzo.pps

(foto: scansione busta A/R della mia lettera di sbattezzo)

illusione di dioSono sicuro che molte persone cresciute entro una determinata religione non si sentono soddisfatte, non ci credono e disapprovano le cattive azioni che si compiono in suo nome. Se è il vostro caso, questo libro è per voi. Intende risvegliare le coscienze, facendo luce sul fatto che l’ateismo è un’aspirazione non soltanto realistica, ma anche nobile e coraggiosa. Si può essere atei felici, equilibrati, morali e intellettualmente appagati”.

Opinione personale:
Per me rappresenta, insieme ad altri 6 libri che vi proporrò senz’altro fra saggi, romanzi e documenti, il nucleo culturale e bagaglio nozionistico indispensabile all’ateo moderno, capace di difendersi dagli attacchi dei sempre pronti “adepti convertitori” in modo stringente e risoluto e anche, volendo, di attaccare la fede dei credenti colpendo alternativamente di fioretto e di spada. Contiene le risposte alle strategie offensive e di propaganda maggiormente usate dai religiosi, unite ad una solida dottrina votata all’evoluzionismo. Il libro va, come tutti i saggi dai grandi temi, contestualizzato: esso nasce per rivolgersi principalmente alla realtà americana, con il suo rischio di deriva teocratica e la sua lotta senza quartiere fra evoluzionismo e creazionismo. E’ un manuale che si prefigge, credo unico nel suo genere, apertamente di convertire all’ateismo il lettore che, colto dal dubbio, non si accosti al libro credendolo sicura opera di Satana. Parte prima di tutto affrontando la differenza fra dio personale e dio einsteniano e la questione del rispetto dovuto e non dovuto. Una volta poste le premesse del discorso, analizza la questione dell’esistenza di Dio prima sotto gli aspetti classici (comprese le vie dell’Aquinate, la scommessa di Pascal, la presunta docuveridicità delle Scritture) e poi riducendolo ad ipotesi scientifica sottoponibile all’inferenza statistica e al calcolo delle probabilità. Dio ne esce a pezzi, non impossibile ma incredibilmente improbabile, ad un livello di eccezionalità tale da cadere sotto il rasoio di Occam di fronte alla spiegazione dell’Universo e della vita offerta dal principio antropico combinato alla gru evoluzionistica, a loro volta improbabili ma ad un livello infinitamente inferiore del “Grande Progettista”. Una volta escluso l’attore Dio, passa all’attacco della religione in sé, dimostrando gli inganni e la fallacia della sua origine (quale prodotto collaterale di processi darwinistici utili al genere homo) e arguendo la sua inutilità, se non più spesso controproduttività, alla costruzione di un corpo etico e morale sostenibile. Illustra la teoria dell’assolutismo consequenziali stico contrapposto all’assolutismo religioso, denuncia e condanna le innumerevoli nefandezze dei sistemi religiosi del presente e del passato: l’intromissione nella vita privata, il ruolo del nefasto fenomeno nella politica mondiale, la minaccia che rappresenta per un mondo pacifico. Non risparmiando nessun aspetto della religione, urla alle coscienze dei lettori dei soprusi psicologici, dei sottendimenti, dei ricatti morali e sociali da cui trae linfa la religione affondando le sue infette radici nei bambini, approfittando della loro incapacità di effettuare una scelta libera e consapevole in materia di religione. Conclude con la demolizione ultima dei presunti “vantaggi innegabili” della religione: consolazione e ispirazione. Magnifico. Non offende gratuitamente la religione in sé, ma non le riserva più rispetto di quanto dovuto alle fate dei giardini. E’ un testo diretto, senz’altro impegnativo. Ma non posso nascondere a nessuno che più volte ho letteralmente gongolato di fronte ai ragionamenti e alle logicissime conclusioni di Dawkins: ho apprezzato infinitamente l’ipocrisia dei magisteri separati, il concetto di Dio ridotto ad ipotesi scientifica, la teoria delle complessità irriducibili, la gru evoluzionistica di Darwin, la denuncia della falsità morale della Bibbia e dei Vangeli. Già senza la lettura di questo saggio ero in grado di difenderebene le mie ragioni di convintissimo ateo e di indurre il dubbio nel credente: ora posso permettermi addirittura il lusso di mordere ai garretti chi provasse ad attaccarmi o a difendersi usando gli argomenti della formazione teologica. Bellissimo.

Autore: Richard Dawkins.
Titolo: L’illusione di Dio. Le ragioni per non credere
Editore: Mondadori
Anno di pubblicazione: 2007
Pagine: 400
ISBN: 8804570822
Letto: gennaio 2008


galileoJoseph Ratzinger non sarà presente all’apertura dell’anno accademico alla Sapienza di Roma. Una grande vittoria. Non importa assolutamente nulla di quello che penne anche eccellenti stanno scrivendo in Italia sulla notizia (mentre all’estero la stessa prende solo pochi trafiletti): senza voler imbastire un discorso troppo completto ci si dimentica anche del principio dei magisteri separati (citando Gould: “Il dominio, o magistero, della scienza copre il reame empirico: di cosa è fatto l’universo (fatto) e perché funziona in questo modo (teoria). Il magistero della religione si estende sopra le domande dei significati ultimi e del valore morale. Questi due magisteri non si sovrappongono”).

E’ un principio di massima, fallibile nell’assunto che non si possa ridurre Dio a un ipotesi scientifica da valutare per via probabilistica, ma è un principio a cui le chiese si aggrappano solo quando le fanno comodo, gridando alla censura quando è la controparte a chiamarlo a sè.

Ad un papa che ha definito “giusto” il processo a Galileo va riservato solo questo tipo di trattamento.
Prendo a citazione un estratto dell’articolo apparso su Repubblica.it a firma Virginia Piccolillo:
“«La paura – spiega l’ex preside di Sociologia delle comunicazioni Paolo De Nardis – era che dalla pena di morte passasse a parlare di aborto: per una vicenda nata male è la soluzione “meno peggio” ». «Ha vinto l’università laica del sapere autonomo» gioisce Francesco Brancaccio (collettivo di fisica). «Il Papa incarna uno dei poteri forti che portano all’arretramento culturale »rincara Fabio Ingrasso (Unione Universitari). E parla di «vittoria strepitosa» Francesco Raparelli, leader degli studenti in rivolta. «Il Papa si ritira con le sue divisioni – festeggia il leader cobas Piero Bernocchi -. Pretendeva di dare direttive alla maggiore università statale. Come se un fisico cantasse a Natale alla Sistina per il Papa». Ma è una festa amara per chi, come il filosofo Paolo Flores D’Arcais teme che «ora il Papa verrà fatto passare come una vittima. In realtà censurati e oscurati dalle tv sono solo i laici e gli atei». Per la cantautrice Fiorella Mannoia «papa Ratzinger paga i suoi atteggiamenti oscurantisti diventati intollerabili. Non si può legiferare nulla che c’è il veto della Chiesa (come su Pacs e staminali)». “

Vorrei anche consigliare un libro, per capire chi è l’entità che oggi si definisce “censurata”:

Titolo: Libri proibiti. Quattro secoli di censura cattolica
Autori: La Mantia Benito, Cucca Gabriella
Editore: Nuovi Equilibri Data di Pubblicazione: 2007
Collana: Eretica
ISBN: 887226961X
ISBN-13: 9788872269619
Pagine: 261
Mi è arrivato l’altro ieri, pensavo di poterlo tenere da parte un pò dandomi il tempo di finire “L’illusione di Dio” e “Toghe Rotte”. Sarà bene che mi metta a leggerlo subito.

missione compiutaEcco svelato il mistero. Il 31 ottobre di un anno significativo per me (1997-1999-2004-2007-2009) in congiunzione con l’evento che più mi ha cambiato la vita (31 ottobre 1989), ho deciso di fare il passo reale per abbandonare la religione. L’ho fatto in modo eclatante, leggendo ad alta voce un atto preliminare di apostasia al centro di Piazza San Pietro in Vaticano, mentre Papa Benedetto XVI teneva discorso davanti a 40 mila pellegrini. Ho ricevuto una dose bastante per varie generazioni di occhiatacce in cagnesco, ma che soddisfazione. Il perfezionamento in sbattezzo formale ci sarà nei primissimi giorni del 2008, contestualmente all’iscrizione all’ UAAR.

Segue il testo completo del mio Atto Preliminare di Apostasia.


Destinato A Chiunque Abbia la Buona Volontà di Leggere

- Atto Preliminare di Apostasia -

Oggi esprimo, prendendo a testimoni il lettore e la mia coscienza, unica mia guida morale, la volontà di uscire per sempre dall’istituzione umana denominata “Chiesa Cattolica Apostolica Romana”.

Abiuro il suo dio e la divinità di ogni altra religione, riconoscendole come emanazioni dal basso della mente umana ingannata dall’ignoranza e dalla manipolazione dei rispettivi officianti. Rinnego i sacramenti impostimi dalla “Chiesa Cattolica Apostolica Romana”, denuncio dinanzi agli Uomini la coercizione di incapace con cui questa istituzione trae linfa per il suo sostentamento e la sua fallacità quale costrutto umano, ne condanno i dogmi, i riti, l’ipocrita pretesa di arrogarsi la conoscenza della verità ultima e assoluta, l’invadenza intollerabile nella vita pubblica e privata dei cittadini di autonomi e laici Stati Sovrani praticata quale costante linea ideologica e politica.

Rinnego l’esistenza di qualsiasi aldilà, esalto il valore della Vita quale unico patrimonio concessosi non dalla divinità ma da un Umano atto d’Amore. Di fronte all’ineluttabilità e alla naturalità della morte ammetto la nostra esistenza dopo la stessa nell’unica forma di ricordo negli altri e di traccia sulla realtà. Gli sforzi della mia vita hanno mirato, mirano e mireranno non alla conquista di un’illusoria e generica salvezza ma ad una autentica pace interiore conseguenza della costruzione di un positivo ricordo di me e al cambiamento in meglio, in quanto nelle mie possibilità e in accordo alla mia morale, del Mondo.

Abbraccio la corrente di pensiero denominata Ateismo Razionale e i suoi valori, fra cui cito ad exempla: l’affermazione della libertà in ogni sua forma socialmente utile, la tolleranza e il rispetto della diversità, l’uguaglianza fra i popoli, l’amore per la pace e la famiglia in qualsiasi forma essa venga a comporsi, il diritto/dovere al confronto, l’etica a misura umana nella ricerca, il rispetto delle autonomie, l’amicizia, il diritto di critica. Riconosco la superiorità della dialettica razionale contro l’impostazione dogmatica delle confessioni religiose, umiliante della dignità intellettuale umana.

Sono perfettamente a conoscenza delle conseguenze, per me ininfluenti se non inesistenti, della mia libera scelta, sostenuto dall’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Questo primo atto di apostasia ha come destinatario la Chiesa come astrazione umana, ed è strutturato in modo da rispettare la forma di atto in pectore, mancante di un’identità riconoscibile. Il suo scopo è di infondere in me stesso la consapevolezza che il Mondo, quale concetto astratto, sia a conoscenza della mia autodeterminazione.

Questo atto, da valutarsi come informale, è per chi scrive propedeutico alla prosecuzione di un cammino che si risolverà secondo l’unica Legge degli Uomini ed in particolare dello Stato Italiano; gli atti a cui darò seguito paleseranno inequivocabilmente, e solo allora, la mia identità.

Mi accingo a fare apporre sul registro dei battezzati per me competente la nota esplicita di volontà ad uscire dalla confessione religiosa oggetto della presente, cancellando ogni effetto civile e morale del battesimo e della prima e fortunatamente per me unica comunione, pur restando la storicità dei due avvenimenti.

Ho voluto scegliere una data per me rappresentativa e posta a chiusura di un ciclo di vita e di crescita. La motivazione che mi ha portato a scegliere il 31 Ottobre 2007 è destinata a restare ignota a chi legge, in quanto facente parte della mia storia personale e culturale.

Lascio a chi legge il destino di questa breve missiva: la sua diffusione o la sua distruzione non sono eventi in cui investo interesse. Auguro comunque al lettore ogni bene, ogni soddisfazione e la possibilità di vivere la sua vita in serenità di coscienza e coerenza, diritto a cui, finalmente, oggi accedo anch’Io.

Grazie.

Città del Vaticano, lì 31/10/2007

zapateroQuanti cristi inchiodati a una sedia o a un letto la gente scavalca, per inchinarsi a un cristo di legno. Quanti sacrifici dimenticati, per ricordarne uno. Se mi facessero entrare in una chiesa, griderei: smettete di guardare quell’altare vuoto. Adoratevi l’un l’altro. (Stefano Benni)

Tratto da Repubblica.it

Se il centrodestra avesse rivinto le elezioni questo sarebbe stato l’anno di Isabella la Cattolica, la regina che avendo cacciato i Mori dalla Spagna oggi ispira un culto di cui la Fallaci è la fondatrice, Aznar il sacerdote e opinionisti italiani i missionari. Ricorrendo il quinto centenario della morte (1504), il governo aveva predisposto grandi mostre, concerti di musica antica e l’esposizione del trattato con cui s’arrese l’ultimo re musulmano, Boabdil di Granada.

Alla Moncloa il cerimoniale avrebbe regalato agli ospiti illustri la biografia di Isabella già consegnata da Aznar al papa alla vigilia dell’invasione dell’Iraq, per ricordargli che dopotutto anch’egli combatteva i Mori come la Cattolica. E l’ambasciatore spagnolo presso la Santa Sede avrebbe raddoppiato gli sforzi perché Isabella sia beatificata malgrado i cacadubbi ricordino che la candidata inaugurò in Europa la persecuzione statale degli ebrei. Insomma la paffuta regina castigliana sarebbe diventata un’icona della Spagna aznariana, la polena del galeone spagnolista che avanzava nel nome della civiltà cristiana: finché non è arrivata la tempesta.

In marzo Aznar ha perso le elezioni, e dopo quel naufragio non solo Isabella è sparita tra i flutti, ma all’improvviso non è più chiaro se il cattolicesimo sia un tratto costitutivo dell’identità spagnola. Cosa voglia dire essere cattolici in Spagna era una questione complicata già tre secoli fa, al tempo della Mas Catolica Monarquia, la monarchia più cattolica del pianeta, quando le ragazze dell’aristocrazia scandalizzavano madame d’Aulnoy parlando delle loro malattie veneree “come si trattasse d’un’emicrania”. Però questo rimescolamento di codici morali non impediva alla Chiesa spagnola di conservare, talvolta con metodi feroci, la sua centralità nel potere e nella storia: rappresentava i valori della tradizione, il nucleo etico della nazione. Adesso proprio quella centralità sta per essere abrogata dal governo socialista con un’offensiva su più fronti che incontra una resistenza debole.

E forse per questo oggi la palazzina dell’Opus dei in via Vitruvio, col suo pianterreno vuoto e silenzioso, sembra un po’ il comando d’un esercito che stia preparando la ritirata per salvare il salvabile. Da qui al 2008 i socialisti vorrebbero, nell’ordine, autorizzare gli omosessuali a contrarre il matrimonio e ad adottare; riformare la legge (ora sospesa) per la quale gli insegnanti di religione avrebbero dato il voto agli studenti iscritti a quella materia; creare un “registro centrale delle ultime volontà” contro l’accanimento terapeutico (cioè in sostanza cominciare a discutere d’eutanasia); snellire tempi e procedure per il divorzio, complicato come in Italia; allargare le maglie d’accesso all’aborto; formulare un progetto di legge sulla ricerca con cellule staminali.

Infine il Psoe allude alla possibilità di rinegoziare i patti per i quali lo Stato risulta determinante sia nel pagamento dei salari di 20mila sacerdoti, 30mila insegnanti di religione, un migliaio di cappellani militari, ospedalieri o carcerari, sia nell’agevolare le scuole cattoliche parificate, di fatto gratuite. Anche se la questione del finanziamento probabilmente sarà risolta aumentando la percentuale che il contribuente può devolvere alla Chiesa, oggi il 52 per mille, la sostanza non cambia: il governo intende “abolire la posizione di innegabile vantaggio di cui gode la confessione cattolica… nessuna religione può essere più ufficiale delle altre” (così il sottosegretario alla Giustizia, Guerra). Insomma, la rivoluzione. O perlomeno una trasformazione inimmaginabile in Italia, dove la sola idea di togliere i crocefissi dalle aule, da tempo spariti in quasi tutte le scuole pubbliche spagnole, provoca svenimenti nel centrosinistra.

A fronte di questa sfida la reazione del vertice ecclesiastico sulle prime è stata veemente, talvolta sopra le righe: si è gridato al “fondamentalismo laicista”, e monsignor Gea ha accusato i socialisti di volere la morte della Chiesa, nientemeno. Ma spentesi queste voci, dal silenzio che è seguito si poteva perlomeno sospettare che a negare centralità alla Chiesa non fosse Zapatero ma la società spagnola. L’appello alla controffensiva aveva radunato non molto più di quella destra dura che vorrebbe usare la religione per rissare con i socialisti e impedire la riconversione centrista del Partido popular, non più sotto il controllo di Aznar. Il Pp se ne restava defilato, e anzi i suoi sindaci annunciavano che avrebbe celebrato nozze gay se così avesse deciso il parlamento. Dormivano le tv con proprietari o direttori cattolici: i cardinali non fanno audience. La stampa amica non si scalmanava.

E soprattutto, i sacerdoti e i fedeli non seguivano. Stando anzi a quanto ci dice un conoscitore, il sociologo cattolico Rafael Diaz Salazar, nella Chiesa ora prevalgono “malessere” e “irritazione” per l’atteggiamento conflittuale adottato da un vertice ecclesiastico già malvisto, “perché in genere scelto da Roma e perché caro all’Opus dei”. Forse anche a causa di questo isolamento adesso l’Opus cerca il dialogo, come ricaviamo da una conversazione con il numerario Manuel Garrido. Ma se dialogo vuol dire trattativa, stando al primo test, la legge che estende il matrimonio agli omosessuali, il psoe non pare disponibile. “Non consideriamo negoziabile l’eguaglianza dei diritti”, ci dice la deputata Carmen Monton.

Dunque all’inizio del 2005 il parlamento riconoscerà agli omosessuali non solo il diritto a sposarsi, ma anche ad adottare, come in Olanda. Nella realtà cambierebbe poco: in Spagna le coppie gay già ora possono adottare bambini ricorrendo alla legge (non osteggiata dal Pp) che permette l’adozione ai single. Secondo la Monton, ricerche statunitensi e spagnole dimostrano che i figli adottivi delle coppie omosessuali (di solito i più bisognosi, perché in precedenza scartati dalle coppie etero) distinguono perfettamente i ruoli maschile e femminile; invece ne dubita il cardinal Rouco, primate di Spagna.

Ma questo aspetto resta sulla sfondo, come se non fosse cruciale. Lo scontro è soprattutto di principio. Ciascuno dei due campi vuole affermare un assoluto.

Da una parte l’eguaglianza dei diritti, quali che ne siano i titolari; dall’altra il diritto naturale, per il quale è insensato chiamare “matrimonio” un’unione senza possibilità di procreare. Secondo il portavoce della Conferenza episcopale, i socialisti stanno immettendo “un virus” nella società, quasi fossero appestatori; a loro volta i socialisti si dichiarano “rattristati dalla reazione del vertice ecclesiastico”, quasi fosse dovere dei ministri dì una fede millenaria allinearla ai voleri effimeri dell’elettorato.

Non è facile tenere bassi i toni d’uno scontro mai sopito da quando, nell’Ottocento, clericalismo e liberalismo spagnoli cominciarono a combattersi ferocemente. Ed è enorme la questione sottesa dalle riforme annunciate dal Psoe: infatti si tratta di decidere se il cattolicesimo sia un elemento residuale o costitutivo, se lo Stato debba tutelarlo come qualcosa di prezioso oppure considerarlo un gravame. Qual è il suo posto in una Spagna non più rurale, dove 12 neonati su 100 sono figli di immigrati, dove sono arrivati dal Maghreb l’islam e dall’America latina il cristianesimo riformato, sicché ora l’Alleanza evangelica (un milione di fedeli) ha diritto di chiedere un’istruzione “depurata dei pregiudizi contro il protestantesimo”? La società spagnola è così cambiata che secondo il rettore dell’ateneo di Madrid, Josè Luis Abellan, diventa inevitabile rifondare anche la hispanidad senza il cattolicesimo: l’unico ostacolo sarebbero le “poderose forze della reazione”.

Le “poderose forze” devono essersi ben camuffate perché non se ne vede traccia in giro. E anzi il cattolicesimo spagnolo dà l’impressione d’essere armato di vecchi archibugi, e fiacco, e diviso in fazioni che si odiano con l’intensità che riesce solo ai cattolici quando detestano altri cattolici.

La Chiesa dimostra poi un’incapacità di comunicare “quasi patetica”, concorda un cattedratico vicino all’Opus dei, Rafael Navarro Valls, fratello del portavoce vaticano. Infine è difficile mobilitare una fede plurima com’è anche in Spagna il cattolicesimo. Molti fedeli, e la metà dell’elettorato di centrodestra, sono favorevoli alle nozze gay (il cattolicissimo sindaco di Victoria ne è stato tra i promotori). E ancora: secondo una ricerca della Fundacion Santa Maria, solo il 5% dei giovani cattolici segue la morale della Chiesa. Insomma non c’è un cattolicesimo, magari con le sue morali doppie o triple ma politicamente univoco: ve ne sono diversi, di destra o di sinistra, ortodossi o eterodossi, tra loro distanti quanto Baget Bozzo e Nigrizia, don Milani e Biffi. Prevale una fede “à la carte”, secondo la definizione sarcastica che ci consegna Navarro Valls.

Però una sezione del menù è fissa, non solo per i cattolici ma per gran parte della popolazione: sia convinzione o convenzione, gli spagnoli battezzano i figli (il 90%), li iscrivono all’ora di religione (il 75%), in grande maggioranza si sposano in chiesa e per l’81% dichiarano il cattolicesimo la loro fede. In virtù di tutto questo la Chiesa ha particolare diritto, conclude Navarro Valls, a quella cooperazione che la Costituzione garantisce alle religioni, lì dove stabilisce la “distanza amichevole” che le separa dallo Stato aconfessionale; invece il governo sarebbe mosso da un “laicismo ostile”, di cui sarebbero prova “l’intenzione di degradare il rango della religione (cattolica) all’interno dell’insegnamento scolastico, l’attacco al matrimonio anche attraverso il divorzio express, e lo stesso metodo di annunciare quelle riforme senza prima discuterne (con il vertice dell’espiscopato)”.

L’Opus rimpiange il tempo di Aznar e della concertazione, quando la Chiesa s’illuse di conservare con accordi di potere quella centralità che avrebbe fatto meglio a conquistarsi nella società spagnola, magari osando chiedere un minimo d’autenticità al cattolicesimo light così diffuso tra i suoi credenti. Ora non pare facile trovare comprensione in una sinistra dove, ci dice Lola Galan del quotidiano el Pais, “se un politico dicesse del papa le stesse cose positive che mi disse Bertinotti, susciterebbe uno scandalo”. Ma anche il psoe dev’essere giudizioso. Zapatero ha dimostrato l’audacia che manca a tante sinistre europee, ma deve guardarsi dal rischio di maneggiare questioni assai delicate con una disinvoltura eccessiva. Inoltre sarebbe stolto dimenticare che la Chiesa qua e là produce un sapere non banale, anche se poi lo spreca malamente quasi temendo di comunicarlo. Infine (ma di questo al psoe sembrano consapevoli) in Spagna come altrove i preti di periferia – magari rozzi, magari esagitati – ormai sono quasi gli unici a dare ancora concretezza alla parola più usata dalla sinistra europea: solidarietà.

Sarebbe bello se mi ricordassi dove ho letto sta roba che mi sono trovato salvato in un anonimo “Nuovo file di testo.txt” che ho sul desktop. Ho però il sospetto che venga da qualche sito di evangelisti.

1. Tra tutte le invenzioni umane praticate dalla Chiesa Romana e contrarie al Vangelo, le più antiche sono la preghiera per i morti e il segno della Croce. Ambedue furono inventate verso l’anno 310. Furono ufficialmente adottate intorno al 500 dopo Cristo.

2. La venerazione di santi e morti e di angeli, verso l’anno 375.

3. La definizione attribuita al Papa di “santo Padre” non ha alcun riscontro nei vangeli, dove Gesù insegna che tutti siamo fratelli con un unico maestro e un unico Padre. (matteo 23:8) E nel versetto successivo ci viene ricordato: “non chiamate nessuno padre vostro sulla terra, perchè uno solo è il Padre vostro del Cielo. Addirittura, il titolo di “santo Padre” lascia intendere che il papa sia più importante di Dio, semplice “padre”.

4. Il Culto di Maria, madre di Gesù, e l’uso dell’espressione «Madre di Dio» a lei applicato, ebbe origine nel Concilio di Efeso del 431. (ED E’ UN’AUTENTICA BLASFEMIA, del tutto antivangelica)

5. Il Monachismo fu introdotto in occidente da Benedetto da Norcia che costruì il primo monastero a Monte Cassino nel 528. Gesù ordinò ai Suoi discepoli di predicare a tutti i popoli della terra, non di segregarsi in conventi o monasteri (Matteo 10:5-8; 28:19-20; Marco 16:15-20)

6. La dottrina del Purgatorio fu istituita da Gregorio Magno verso l’anno 593.

7. Secondo il Vangelo le preghiere devono essere dirette solo a Dio. Nella chiesa primitiva non ci furono mai preghiere rivolte a Maria o ai Santi. Tale pratica ebbe origine 600 anni dopo Cristo. (Leggi: Matteo 11:28; Luca 1:46; Atti 10:25-26; 14:14-18).

8. Il Papato è di origine pagana. Il titolo di Papa, ossia di vescovo universale, venne per la prima volta dato dall’empio imperatore Foca al vescovo di Roma nell’anno 610. Ciò egli fece per far dispetto al vescovo Ciriaco di Costantinopoli che lo aveva scomunicato per aver egli fatto assassinare il suo predecessore, l’imperatore Maurizio. L’allora vescovo di Roma, Gregorio I, ricusò il titolo, e fu il suo successore, Bonifazio III il primo ad avvalersi del titolo di Papa. Gesù non lasciò nessun capo fra gli apostoli, essendo Egli sempre il capo fra gli apostoli, essendo Egli sempre il capo immortale della Chiesa (Leggi: Luca 22:24-26; Efesini 1:22-23; Colossei 1:18; 1° Corinzi 3:11).

9. Il bacio del piede del Papa cominciò nell’anno 709. Gli imperatori pagani si facevano baciare il piede. Il Vangelo condanna simili pratiche. (Leggi: Atti: 10:25-26; Apocalisse 10:10; 22:9)

10. Il potere temporale papale cominciò nell’anno 750. Quando Pipino, l’usurpatore del trono di Francia, discese in Italia chiamato da Papa Stefano II per far guerra ai Longobardi, li sconfisse e dette la città e i dintorni di Roma al Papa. Gesù assolutamente proibì ciò, ed Egli stesso rifiutò di essere fatto re. (Leggi: Matteo 4:8-9; 20:25-26 e Giovanni 18:36).

11. L’adorazione della croce, delle immagini e delle reliquie fu adottata ufficialmente nel 788. Ciò fu per ordine dell’imperatrice Irene di Costantinopoli, che prima fece cavare gli occhi al proprio figlio Costantino IV, e poi convocò un concilio della Chiesa per richiesta di Adriano I, vescovo di Roma in quel tempo. Nella Bibbia tale pratica è chiamata idolatria ed è severamente condannata. (Leggi: Esodo: 20:4-6; Deuteronomio 27:15; Salmo 115; Geremia 10:1-5).

12. La venerazione di San Giuseppe ebbe inizio nell’anno 890.

13. La canonizzazione dei santi avvenne per la prima volta ad opera di Papa Giovanni XV nell’anno 995. La Bibbia chiama santi tutti i credenti e i veri seguaci di Cristo (Leggi: Romani: 1:7; 1° Corinzi 1-2; ecc.)

14. La Messa come sacrificio fu sviluppata gradualmente e la frequenza ad essa resa obbligatoria nell’undicesimo secolo. Il Vangelo insegna che il sacrificio di Cristo fu offerto una sola volta per tutte, e non dev’essere ripetuto, ma solo commemorato nella Santa Cena (Leggi: Ebrei 7-27; 9:26-28; 10:10-14).

15. Il celibato dei preti fu decretato da Papa Gregorio VII nell’anno 1079. Il Vangelo invece insegna che i ministri di Dio possono avere moglie e figli, San Pietro era ammogliato, Paolo prescrisse che i vescovi devono avere famiglia. (Leggi: 1° Timoteo 3:2, 5, 12; Matteo 8:14-15)

16. La Corona del Rosario fu introdotta da Pietro l’eremita nell’anno 1090. Questa fu copiata dai Maomettani. Il contare le preghiere è pratica pagana ed è severamente condannata da Cristo (Leggi: Matteo 6:5-13)

17. La Inquisizione per gli eretici fu istituita dal Concilio di Verona nell’anno 1184. Gesù condanna la violenza e non forza nessuno ad accettare la Sua religione.

18. Le Indulgenze (con le quali si rimetteva la punizione per i peccati) vennero concesse per la prima volta nell’anno 850 da Papa Leone IV a coloro che salivano la «Scala Santa» sulle loro ginocchia. Le vendita di esse iniziò nell’anno 1190 e continuò fino all’epoca della Riforma 850 e 1190. San Pietro rifiutò danaro da Simon Mago che credeva di poter acquistare il dono di Dio con l’oro (Atti 8:20). La religione cristiana secondo l’insegnamento dell’Evangelo è contro un simile traffico e fu appunto la protesta contro tale traffico che provocò la Riforma Protestante del XVI secolo.

19. Il dogma della Transustanziazione fu decretato da Papa Innocenzo III nell’anno 1215. Con questa dottrina il prete pretende di creare Gesù Cristo ogni giorno e poi mangiarLo in presenza del popolo durante la Messa. Il Vangelo condanna simili assurdità. Nella Santa Cena c’è solo la presenza spirituale di Cristo (Leggi: Luca 19-20; Giovanni 6:63; 1° Corinzi 11:26).

20. L’adorazione dell’ostia fu sancita da Papa Onorio III nell’anno 1120. Così la Chiesa Romana adora un Dio fatto nelle mani di uomini. Tale pratica è il colmo dell’’idolatria ed è assolutamente contraria allo spirito del Vangelo (Leggi: Giovanni 4:23-24)

21. Lo scapolare fu inventato da Simone Stock, monaco carmelitano inglese, nell’anno 1287.

22. Il battesimo per aspersione fu reso legale dal Concilio di Ravenna nell’anno 1311. Il battesimo secondo il Nuovo Testamento è per immersione in acqua, da amministrarsi ai soli credenti (Matteo 3:6, 7, 16; 28:18-20; Marco 16:16; Atti 8:36-39 ed altri passi)

23. La Chiesa Romana proibì il calice ai fedeli nella comunione, al Concilio di Costanza, nell’anno 1414. Il Vangelo ci comanda di celebrare la comunione col pane e col vino (Leggi: Matteo 26:27; 1° Corinzi 11:25-27)

24. I Sette Sacramenti vennero per la prima volta così elencati da Pietro Lombardo nell’anno 1160 dopo Cristo ma la dottrina dei Sette Sacramenti divenne ufficiale con Concilio di Firenze, nell’anno 1439. L’Evangelo dice che Cristo istituì due soli sacramenti, il Battesimo e la Santa Cena (Leggi: Matteo 28:19-20; 26:26-28)

25. L’Ave Maria, preghiera indirizzata a Maria, venne ordinata tale nella sua prima parte, che è tolta dalla Bibbia, da Oddo, vescovo di Parigi nel 1196 A.D. e la sua seconda parte come «preghiera della chiesa» venne completata da Papa Pio V nell’anno 1568. La Bibbia ci esorta in molti passi a pregare Iddio soltanto. Il pregare altri è considerato idolatria. Maria non disse mai di indirizzare a lei le nostre preghiere.

26. Il Concilio di Trento dichiarò che la Tradizione deve essere ritenuta di eguale autorità che la Bibbia, nell’anno 1545. Per tradizione s’intendono insegnamenti umani. I Farisei credevano lo stesso e Gesù li rimproverò acerbamente, poiché con la tradizione degli uomini si annulla la Parola di Dio (Leggi: Marco 7:7-13; Colossei 2:8; Apocalisse 22:18)

27. Il Credo Cattolico di Pio IV fu imposto nel 1560. I veri cristiani si attengono solo al Vangelo e al Credo degli Apostoli, che è di 1500 anni più antico del Credo dei Cattolici.

28. La devozione del «Sacro Cuore» fu adottata ufficialmente nel 1765.

29. L’immacolata concezione di Maria fu proclamata dogma da Papa Pio IX nell’anno 1854. Il Vangelo invece dice che tutti gli uomini, eccetto Cristo, sono peccatori, e Maria stessa ebbe bisogno del Salvatore (Leggi: Luca 1:30; 46-47; Romani 3:23; 5:12; Salmo 51:5)

30. Nell’anno 1870 dopo Cristo, Papa Pio IX stabilì il dogma della Infallibilità Papale. Questo è il colmo della bestemmia e il segno dell’apostasia e dell’anticristo predetto da S. Paolo (Leggi: 2° Tess. 2:2-12; Apocalisse 13:5-8-18). La Bibbia dice che non v’è nessun uomo giusto sulla terra che non pecchi. (Leggi: Romani 3:4-23; 2° Tess. 2:3-4; Apocalisse 17:3-9; 13:18).

31. Pio X nel 1907 condannò assieme al «Modernismo» tutte le scoperte della scienza che non piacciono al Papa. (Lo stesso aveva fatto Pio IX nel Sillabo del 1864).

32. Nel 1931 lo stesso Pio XI ha confermato la dottrina che Maria è «Madre di Dio». Dottrina che fu per la prima volta inventata dal Concilio di Efeso nel 431. Questa è una eresia contraria alle stesse parole di Maria. (Leggi: Luca 1:46-49).

33. Nell’anno 1950 l’ultimo dogma, l’Assunzione della Vergine Maria, proclamato da Papa Pio XII.

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